A Gainsbourg e Doisneau : note e scatti di una Parigi che non smette di sedurre.
Parigi è un libro infinito : anche dopo venticinque racconti precedenti, ogni viaggio mi offre capitoli nuovi da raccontare. Quest’anno la partenza ci ha dato qualche pensiero e un po’ di apprensione. Dopo aver organizzato tutto nei minimi dettagli (voli, hotel, ristoranti, musei) abbiamo scoperto che il giorno scelto per visitare la casa-museo di Serge Gainsbourg coincideva con una protesta del movimento francese “Bloquons tout” (blocchiamo tutto). Proprio in quella data era previsto il nostro volo verso la Ville Lumière. La vigilia, davanti a un caffè mattutino nel piccolo giardino del Circolo Familiare di Unità Proletaria (ex Boschetto di Gorla), ci siamo guardati — io, Betty e Vito — e abbiamo percepito all’unisono la stessa certezza : era meglio anticipare il viaggio e prendere un volo serale. Nessuno di noi voleva perdere Parigi, le sue strade da percorrere a piedi e in bici, i pranzi nei bistrot, le luci e l’atmosfera della sera, le nostre chiacchiere sul periodo storico che stiamo vivendo, il profumo della prima colazione al mattino. Meglio spendere qualcosa in più che rischiare di restare a terra e lasciare sfuggire l’occasione di vivere ancora una volta la città che amiamo. Dal 2002 non manco mai un ritorno a Parigi e, dal 2008, questo ritorno è diventato un rito irrinunciabile da condividere con Vito e Betty. La nostra base è sempre Montparnasse, cuore pulsante del 14° arrondissement, da cui partire per perdersi tra le vie di una città che sa sorprendere e incantare stagione dopo stagione, rivelando ogni volta particolarità nuove. Montparnasse è il quartiere ideale per respirare la vita quotidiana: le sue strade sono costellate di ristoranti e crêperie, memoria del passato bretone. Quando cala la sera i locali illuminati si mescolano ai teatri, trasformando il quartiere in una città dentro la città, viva e dinamica fino a tarda notte, proprio come al nostro arrivo “a sorpresa”, anticipato per evitare i possibili disguidi del giorno seguente. Una croque-monsieur gigante, quasi a mezzanotte, e un boccale di birra hanno dato simbolicamente l’inizio del nostro viaggio, celebrando la città e il rito di ritornare, sempre con la stessa curiosità e lo stesso entusiasmo di ogni volta. Il nuovo giorno, il giorno della protesta cittadina (rivelatasi per fortuna lontana dai nostri passi) lo abbiamo cominciato con la prima colazione a base di café au lait, spremuta fresca di arance e piccola baguette con burro e marmellata, seguita dalla visita omaggio a Serge Gainsbourg e Jane Birkin al cimitero di Montparnasse, un altro nostro piccolo rito, così come la prima camminata. Partiamo sempre dall’incrocio di vie davanti alla fermata della metropolitana Edgar Quinet. Attraversando Rue de Rennes, Saint-Germain-des-Prés e Rue de Bonaparte, arriviamo alla sponda della Senna. Dal 14° al 6° arrondissement, ogni passo racconta una storia : caffè iconici, librerie storiche, l’eleganza delle gallerie d’arte e quei dettagli che parlano della quotidianità, della gioia di vivere parigina e del suo passato rifugio di poeti, filosofi e musicisti. Dopo il pranzo al Bistrot de Paris, sempre per omaggiare Serge Gainsbourg che aveva qui il suo tavolo e che da anni i camerieri ci celebrano con affetto, abbiamo dato inizio all’esplorazione approfondita della cultura della città. Sotto camicie e giacche indossavamo le magliette con Serge che fuma una sigaretta, nostro piccolo tributo all’artista poliedrico icona di un’intera epoca, capace di sorprendere e provocare con ogni gesto, ogni parola, ogni nota. Nel pomeriggio, all’ora prenotata, abbiamo iniziato la visita dalla casa lasciata così com’era dopo la morte di Serge Gainsbourg. L’atmosfera era malinconica e cupa, e l’audioguida disponibile solo in francese e inglese ci ha lasciato un po’ di delusione. Il tutto conteneva migliaia di oggetti personali, che raccontavano la vita e la quotidianità dell’artista. Poi ci siamo spostati al museo, dove la qualità delle esposizioni e dell’audio ha reso la visita decisamente più piacevole e coinvolgente. Stanchi ma felici per l’inizio della piccola vacanza parigina, siamo ritornati nei nostri due hotel, vicini fra loro, prendendo la metropolitana. Dai molti viaggi precedenti ci erano rimasti ancora alcuni biglietti inutilizzati e, con sorpresa, nonostante gli anni andavano ancora bene. Così ne abbiamo approfittato per i tragitti più lunghi. La serata, bagnata dalla pioggia, l’abbiamo celebrata con un altro rito irrinunciabile : la cena in una crêperie, con galettes complete (uovo fritto, formaggio e prosciutto) e la bottiglia di sidro dolce versata nelle tradizionali ciotole. L’indomani mattina, naturalmente dopo la prima colazione con il croissant tutto burro in aggiunta al resto del giorno precedente, lo abbiamo trascorso a Montmartre, prendendo la metropolitana e la funicolare (stesso biglietto). Il quartiere ci ha accolto con un’atmosfera più tranquilla, senza la folla che si riversa nel pomeriggio : la “Place du Tertre” con gli artisti che iniziavano ad arrivare con i loro cavalletti pieni di colori, i suoi locali storici e la piccola sorprendente vigna. Poi, in sella alle biciclette, siamo scesi verso il centro, dirigendoci verso un ristorante già testato lo scorso anno, dove avevamo prenotato un tavolo, in una tranquilla strada laterale proprio dietro la Cattedrale di Notre-Dame. Entrarvi era come fare un passo nella vecchia Parigi. Il locale, risalente al Cinquecento, ha un arredamento eccentrico con pareti drappeggiate e mobili antichi. La carta propone la scaloppa di foie gras scottata, un vero must della cucina francese che noi apprezziamo molto. Peccato che quest’anno non fosse disponibile l’abbinamento con un vino bianco dolce adatto. A chiusura, un “plateau de fromage” à partager, da condividere. Il dopo pranzo lo abbiamo dedicato alla visita gratuita del Musée Carnavalet, in zona Marais, che racconta la storia di Parigi dagli albori ai giorni nostri. Lo abbiamo molto gradito. All’uscita, dirigendoci verso la suggestiva Place des Vosges, una scrosciante pioggia ci ha sorpreso. Per fortuna ci siamo riparati sotto i portici della piazza, tra eleganti archi e gallerie d’arte. Avevamo ancora nelle tasche dei biglietti della metropolitana, così, accantonate le biciclette, siamo tornati alle nostre basi alberghiere per riposarci un po’ in attesa della cena. La serata ci ha condotti al vicino Plomb du Cantal, un locale che custodisce la tradizione dell’Auvergne tra tavoli e sedie pesanti in legno. Abbiamo scelto un piatto tipico, l’aligot (purè di patate con formaggio filante e aglio) servito direttamente dai camerieri dalla padella al piatto e accompagnato da un’omelette al formaggio. Il vino rosso della casa ha reso il pasto un vero rito: semplice, genuino e con un rapporto qualità-prezzo eccezionale, proprio come vorremmo fosse sempre. Un’altra splendida e intensa giornata era trascorsa. Nonostante la pioggia della sera precedente, l’indomani il sole splendeva su un cielo terso. Prese le biciclette al solito incrocio di Edgar Quinet, ci siamo diretti verso la Tour Eiffel, facendo prima una breve sosta davanti alla casa di Gérard Depardieu e alla Cappella della Madonna della Medaglia Miracolosa, un piccolo rito del nostro passaggio a Parigi. Di nuovo davanti alla Tour Eiffel, imponente sul prato verde dei Champs de Mars, abbiamo scattato qualche foto insieme e giocato singolarmente con le prospettive : poi abbiamo ripreso le biciclette verso gli Champs-Élysées, tra la difficoltà di trovare posto per i nostri “velos”, e proseguito verso Place Vendôme passando per Place de la Concorde e costeggiando Rue de Rivoli. Quasi arrivata l’ora di pranzo, abbiamo deciso all’unanimità di tornare a una nostra vecchia “tradizione”, ereditata dalle serate post concerto del compianto Jimmy Buffett: il Café Bistrot Victoires. Un flute di champagne per Betty e Vito e una Coca-Cola Zero per me hanno accompagnato un succoso hamburger, una tartare di salmone appena scottata, un trionfo di patatine fritte croccanti in stile belga e un’insalata verde già condita alla perfezione. Il tutto in un’atmosfera familiare, perfetta per una pausa nel cuore di Parigi, dietro il Palais-Royal. Una piccola sosta post-pranzo nei giardini del Palais ci ha ricaricato per affrontare il caldo pomeriggio. A piedi ci siamo diretti verso il Quartiere Latino, attraversando i ponti sulla Senna, con un piacevole intermezzo musicale : una band di musicisti “âgés” che proponeva musica dixieland ha accompagnato i nostri passi, rendendo la passeggiata più leggera. Ci siamo poi diretti al ristorante enoteca “Signorvino” e abbiamo ritrovato Beatrice e Simona, che vi lavorano dopo il loro trascorso milanese. Il locale è diventato per qualche minuto un angolo italiano nel cuore di Parigi. Un’altra piccola sosta all’Hotel de l’Univers per salutare Caroline, mia vecchia conoscenza. Riprese le biciclette, da Saint-Germain-des-Prés abbiamo affrontato la salita verso i nostri hotel a Montparnasse. Dopo una breve pausa tra docce e riposini, siamo ripartiti per la serata musicale all’interno della Chiesa di Saint-Germain-des-Prés. Prima, però, ci siamo fermati alla creperie bretone, replicando il piccolo rituale di due giorni prima e preparandoci con gusto al concerto gratuito di musica classica: una soprano slovacca accompagnata al pianoforte tra le navate antiche della chiesa. Betty e Vito hanno apprezzato ogni dettaglio, mentre io mi sono lasciato cullare dal sonno, stanco ma felice per la giornata intensa. Il giorno seguente era quello del nostro rientro, con il volo previsto nel tardo pomeriggio. In bicicletta abbiamo raggiunto il Musée Maillol, dove ci attendeva la mostra fotografica di Robert Doisneau. All’interno, le fotografie in bianco e nero ci hanno catturati : Doisneau, con uno sguardo paziente e curioso, sapeva fermare i piccoli momenti della vita quotidiana parigina. Ogni scatto raccontava storie di quotidianità con poesia, trasformando la nostra ultima tappa in città in un dolce arrivederci a Parigi. Pranzo finale in un “bouillon” sul Boulevard di Montparnasse, poi la corsa in taxi verso l’aeroporto di Orly. Un altro “viaggio perla” nella nostra Parigi, segnato dai nostri piccoli e intoccabili riti. Forse Gainsbourg e Doisneau non si sono mai incontrati, o forse sì: ma nella memoria della città camminano ancora insieme, tra musica e immagini. E così, ancora una volta, ce ne torniamo a casa con il cuore pieno di Parigi, proprio come avevo scritto nel sottotitolo iniziale : la città che non smette mai di sedurre, anche in tempi difficili e con i costi in aumento.

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