"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

mercredi, juillet 31, 2013

The heart of Dubrovnik

Sei e mezza del mattino. La strada che mi porta all'aeroporto per il ritorno costeggia il litorale. Lo scenario è bellissimo. Il panorama è di quelli che emozionano. La calma è così insolita. Il mare è una tavola. Tutto sembra così sereno, in pace. E pensare che vent'anni fa in questa zona c'è stata la guerra. Una guerra fratricida, cruenta, orribile, agghiacciante. Sto rientrando a casa dal viaggio a Dubrovnik e Mostar (Croazia e Bosnia e Herzegovina) ed è quasi impossibile credere che a pochi chilometri dal confine italiano ci siano state tante atrocità in nome del nazionalismo, del secessionismo, delle manie di grandezza di piccoli dittatori, delle diversità di etnie e di religione dell'ex Jugoslavia. La mostra fotografica (L'enclave) cui ho fatto visita solo ore prima mi ha dato lo stesso pugno allo stomaco di quando vidi il film di Spielberg “Schindler's list”. Sconcertante. 
Torno indietro di qualche giorno ed è tutta un'altra storia. La città di Dubrovnik mi ha accolto con tutta la vitalità, con tutta la bellezza, con tutto il cuore dei suoi abitanti. La parte vecchia raccolta dentro le mura è un vero gioiello architettonico. Il giro completo delle mura è imperdibile. Si cammina quasi fossimo in equilibrio sui tetti. E' un autentico spettacolo. Il bianco e nero delle fotografie della guerra di vent'anni anni fa è stato sostituito con un'esplosione di colori. Basta prendere la “cable car”  (funivia) e ammirare  dall'alto i tetti rosso arancione della cittadella immersi nell'intenso blu dell'Adriatico. Dubrovnik è in Croazia, che solo da poco più di venti giorni è entrata a far parte dell'Unione Europea. La parte vecchia ha poche rivali nelle città europee. Costruita, distrutta, ricostruita, conservata in maniera che rasenta la perfezione. In questi giorni c'è il Dubrovnik Summer Festival e il design scelto per promuoverlo è proprio l'anatomia del cuore umano che riprende la conformazione del vecchio centro storico. Il cuore di una città che pulsa, il cuore di una città in continuo movimento, che inizia a vivere nel momento in cui si scrolla di dosso la polvere turistica quando i crocieristi ritornano sulle grandi navi e prende le fattezze di città reale patrimonio dell'Umanità secondo l'Unesco, con la sua grazia e la sua eleganza. In quel momento, dopo l'ora del tè se fossimo nel Regno Unito, Dubrovnik riprende possesso delle stradine che convogliano e costeggiano la via principale … lo Stradun con la sua pavimentazione in marmo. Vicoli che si preparano per la cena con i tavoli dei ristorantini che fanno effetto domino uno dietro l'altro.  Dubrovnik è di una bellezza e di un'atmosfera irresistibile, una vera “perla” (dell'Adriatico) come la definì Lord Byron o addirittura “il paradiso in terra” nelle parole di George Bernard Shaw. Questo piccolo gioiello della Croazia (il più a sud) è famoso per le antiche mura che lo circondano. Costruite, ampliate e rafforzate nei secoli delimitano la città vecchia incluso il porto. Lunghe quasi due chilometri, tutte percorribili a piedi. In alcuni punti lo sguardo è aperto completamente verso l'orizzonte del mare. Dubrovnik è una meta speciale, romantica. Basta incamminarsi all'ora del tramonto su e giù per le piccole strade acciottolate, passare davanti ai suoi edifici barocchi e rinascimentali, sedersi alle caffetterie, sbirciare tra le vetrine dei suoi negozi. 
La passeggiata avanti e indietro sullo Stradun, la Cattedrale, l'ingresso dalla parte occidentale delle mura attraverso la porta Pile, un drink al Buza Cafè al tramonto, un break in barca all'isola di Lockrum proprio di fronte al porto di Dubrovnik sono le altre attrattive interessanti come lo è ugualmente il contesto naturalistico che la circonda : coste panoramiche, piccole isole, mare cristallino, spiaggette dorate il tutto immerso in una rigogliosa vegetazione mediterranea di un verde lussureggiante tra colture di aranci e limoni, piante tropicali portate qui nei secoli dai mercanti e dai marinai di ritorno dai viaggi in Oriente. E nonostante l'assedio dei serbi durante la Guerra dei Balcani con i colpi di mortai l'avessero ferita ora è ritornata a risplendere. 
La Bosnia ed Erzegovina confina con la Croazia e non mi sono lasciato sfuggire di visitare l'altrettanto suggestiva città di Mostar ubicata nella valle del fiume Neretva. Il pulmino dell'Adriatic-Explore mi trasporta insieme ad altri turisti europei. Il tragitto verso Mostar avviene passando il confine con la Bosnia ed Erzegovina in due tratti. Passaporti alla mano, nessun problema. Sì arriva a Mostar passando prima per Počitelj un piccolo villaggio in stile orientale tutto in pietra, anch'esso sito preservato dell'Unesco. Una torre fortezza a forma di silo troneggia dall'alto della collina sopra il borgo. Dopo la recente guerra la cittadina di origine ottomana è stata completamente ristrutturata così come la bellissima moschea soggetto preferito dagli artisti di tutto il mondo insieme ai melograni rosso lucido e ai fichi che crescono in abbondanza sulle colline adiacenti. Mezz'ora di auto e si arriva finalmente a Mostar che rappresenta la capitale virtuale dell'Erzegovina. Ad attenderci, oltre alla guida locale, è il colore verde spettacolo dell'acqua del fiume Neretva. Mostar è una città di contrasti, nella cultura, nel colore, nella cucina. Multietnica, punto di congiunzione del mondo orientale con quello occidentale; a Mostar convivono quattro etnie religiose (cattolici, ortodossi, islamici ed ebrei) e anche questo costituisce parte del suo fascino unico. La gente è molto ospitale e i prezzi nei negozi e nei ristoranti sono molto economici. Nel centro storico, anch'esso patrimonio dell'Umanità, si susseguono l'antica via degli orefici, il bazaar cittadino tipicamente orientale, le mosche e gli edifici di ispirazione turca o quelli insoliti del periodo austro-ungarico. Il verde fiume Neretva che scorre attraverso la vallata divide da una sponda all'altra la religione e la cultura. Ma ciò che rende però famosa questa città è il celebre antico ponte, il Ponte Vecchio (Stari Most), il ponte più famoso dei tutti i Balcani. Ed è lo spettacolare Ponte Vecchio, a riunire tutti quei contrasti di cui sopra e che teneva unita l'ex Jugoslavia. Un ponte memorabile dove l'Oriente incontra l'Occidente. Un ponte dal fascino incredibile. Un ponte, costruito durante la dominazione dell'Impero Ottomano, distrutto nel 1993 dalle forze croato-bosniache e ricostruito interamente nel 2004 e da sempre piattaforma per i giovani impavidi che si buttano nel fiume dal punto più alto. Ora c'è solo da sperare che il rancore e la diffidenza conseguenti agli orrori della guerra rimangano per sempre in disparte e non vengano mai più alimentati da assurde lotte intestine per diversità di etnie. L'ultima parentesi è per la gastronomia locale croata e bosniaca dove pesce e carne convivono felicemente con influenze turche, ottomane e mitteleuropee. Ho apprezzato moltissimo i deliziosi piccoli teneri calamari fritti, le cozze alla marinara, le polpette di carne variamente speziata (ćevapčići), i formaggi sott'olio e il prosciutto affumicato. Ora che per la prima volta sono stato in questa parte d'Europa credo che si apriranno nuove porte per altrettante piccole avventure.  

Post's song : “See the lights“ performed by Simple Minds

7/13

lundi, juillet 08, 2013

Tanger Express

Al ritmo dell'Antica Medina di Tangeri … seduto al Café Central bevendo un té alla menta, all'emozione dell'incantevole vista dalla terrazza ... sul tetto dell'hotel Las Cortes di Cadice e alla brezza del vento sulla spiaggia atlantica … aspettando i colori del tramonto dal chiringuito Bien Star di Tarifa. In alto i calici per Cadiz, Tarifa, Tanger le mete del mio viaggio diviso tra l'estremo sud dell'Europa e il nord dell'Africa. Un viaggio deciso all'ultimo minuto cercando il sole guardando le previsioni del meteo. E se un giorno, per qualsiasi motivo, non avrete mie notizie non allarmatevi, prendete il primo aereo e venite a cercarmi lì : probabilmente mi troverete a brindare alla vita, dove il Mediterraneo incontra l'Atlantico. E' lunedì e Cadice era una destinazione che da tempo mi ripromettevo di visitare, “dimenticata” nel mio viaggio di nozze in Andalusia e “risvegliata” guardando l'uscita dall'acqua sulla spiaggia della Caleta di Halle Berry nel film “007-La morte può attendere”, dove Pierce Brosnan cerca di abbordarla.  Cadice, la perla bianca andalusa della Costa della Luce, non lontana dal confine portoghese. Dall'alto della Torre Tavira, attrazione turistica per la presenza di una specie di camera oscura (grazie a un gioco di lenti), potete spiare la vita quotidiana della città cercando le donne che stendono i panni sulle terrazze o i turisti seduti ai tavolini all’aperto; il colore bianco delle case è quasi accecante e la cupola dorata della Cattedrale diventa il punto di orientamento. Il colore bianco qui è più di un semplice colore; è un modo di essere, luminoso, vitale. Bianco come semplicità e come certezza. Io amo circondarmi in casa con questo “non” colore. In questo strepitoso panorama spuntano i campanili delle chiese ed è bello poi perdersi realmente passeggiando tra le mille animate stradine che caratterizzano il centro storico di quella che probabilmente è la più antica città fondata nell'occidente dell'area mediterranea. Cadice è quasi un’isola bianca, circondata dal mare e unita alla terraferma solo da una striscia di terra.  La mattina seguente, col sole di un caldo splendido “visito” le spiagge cittadine che sono di una meravigliosa sabbia fine. L'acqua è  fredda ma è quasi un dovere “pucciare” i piedi nell'oceano atlantico. Arriva l'ora della siesta e mi riparo in hotel attendendo al tramonto il rito delle tapas, da me menzionato in precedenti viaggi e anche qui presente in gran sontuosità spaziando tra il prosciutto crudo iberico e il tonno locale. Visto che siamo in “zona” festeggio con un bicchierino di bianco sherry (Tio Pepe) rigorosamente secco. Tutto sembra armonioso e vivace come questa città di mare. Una città che sa di Africa pur essendo in Europa. Inizia un nuovo giorno e il tempo di un'ora e tre quarti di bus sono a Tarifa. Tarifa è conosciuta come la città del vento (caratteristico della zona il levante) e come la città del surf. Sulla via principale prima di immettersi nel piccolo centro storico sono numerosi e alla moda i negozi che vendono materiale sportivo per surfare e favolose magliette originali. E' la città più meridionale dell'Europa continentale, a soli 14 km dal Marocco. Il punto più a sud si trova sull'isolotto di Las Palomas, collegato alla città da un piccolo tratto di strada bagnato dalle acque del Mare Mediterraneo e da quelle dell'Oceano Atlantico con i due cartelli che le indicano in bellavista. Il posizionamento di questa cittadina è il motivo per il quale viene considerata il punto di congiunzione fra due continenti, fra due mari, fra due culture. E' un luogo simbolico di notevole interesse, forse le classiche Colonne d'Ercole che nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo conosciuto. Non è una meta per fare la tipica vita da spiaggia, in quanto il vento è talvolta molto forte e certamente non dei più rilassanti. E nonostante nell'aria sentivo i piacevoli profumi dei prodotti solari (pre e dopo) io mi sono letteralmente “bruciato” fronte e naso : eppure avevo cercato di prendere il sole in orari consigliati da lei che mi ha seguito nei viaggi di coppia al mare !!! E' arrivata l'ora dell'aperitivo e un piatto di nachos con guacamole sorseggiando un tinto di verano (vino rosso fresco estivo) nel chiringuito Bien Star sulla spiaggia atlantica sono il perfetto toccasana alla mia “arrossatura”. La mattina dopo mi aspettava la rossa nave veloce della compagnia FRS che copre il tragitto verso Tangeri in Marocco in 35 minuti. Il controllo dei passaporti avviene a bordo. Appena sceso dalla nave mi dirigo verso l'Ancienne Medina dove avevo prenotato una camera presso il Bayt Alice una stupenda casa hotel gestita da Fabienne signora francese.  Arrivato all'interno del quartiere antico chiedo informazioni agli abitanti locali per arrivare alla mia meta. Mi mandano in direzioni vicine ma opposte tra i vicoli che scendono a zig-zag finchè quasi mi ritrovo al punto di partenza il Piccolo Socco, quartiere pieno di caffè e negozi di artigianato marocchino. Non mi perdo d'animo e arriva il colpo di fortuna stampato su una parete del vicolo che si apre alla piazzetta. Seguo le frecce dipinte sui muri che indicano il Bayt Alice e finalmente lo raggiungo. Questa abitazione hotel su due piani ospita un hammam, un soggiorno fornito di libri e una terrazza con viste panoramiche sulla Medina e, in lontananza, sul mare. E' in posizione perfetta per visitare l'Antica Medina e soprattutto per essere facilmente localizzato. In questi posti, mi era già capitato a Marrakech e Fez, ci si perde facilmente e la gente del luogo talvolta ti si attacca per aiutarti pretendendo un piccolo contributo. Il mio luogo di stazionamento è stato il Cafè (Grand) Central dove al rito del tè alla menta si passa il tempo a osservare la popolazione e i venditori ambulanti di mercanzie varie. Il ritmo è lento ma non ci si annoia. Ho scattato foto su foto cercando di fissare istantanee di vita quotidiana. Non lontana dalla piazzetta (Petit Socco) ai margini della Medina c'è la piazza 9 aprile (Grande Socco) vero punto di riferimento di Tangeri, circondata da alte palme con vista sulla Moschea. Tangeri è una città estrema per la posizione geografica: sulla punta dell’Africa di fronte a Gibilterra. Europa o Africa ? Le culture, le lingue e le religioni si sono mescolate regalandole un respiro di libertà e tolleranza. Per il suo impulso creativo molti grandi artisti del ventesimo secolo sono venuti in cerca di ispirazione, dai Rolling Stones a Matisse da Paul Bowles (autore del té del deserto) a Yves Saint-Laurent. cercando un’alternativa ai cliché occidentali. Porto franco, città di mare, di frontiera e ritiro di benestanti inglesi. Per me è stata vera Africa. Nei colori, nei profumi e nel calore delle persone. I richiami arabi arrivano direttamente dalle voci dei muezzin delle moschee. Conoscere le mille facce di Tangeri non è facile, ma camminare e perdersi tra i vicoli, godersi la vista e la brezza dell'Atlantico e del Mediterraneo che si confondono, vivere i vari mercatini, sedersi ai tavoli dei caffè storici (tra i quali spicca il Cafè Hafa) è una delizia d'esperienza. Non dimenticate di fare un salto anche tra i negozi vicini alla Kasbah, dove si vendono babouches, ceramiche e acquisti tradizionali a buon prezzo. Due sere a Tangeri, due cene a Tangeri. Nella prima, a un prezzo che definire irrisorio è quasi riduttivo (4 euro) ho assaggiato la gastronomia locale con l'harira una zuppa tradizionale berbera e il classico couscous con spiedini pollo (pane e bevanda inclusi). Nella seconda ho seguito le recensioni locali sulla qualità di un ristorante francese alla moda (La Fabrique) consumando un'insalatina ai piccoli formaggi di capra, un superbo filetto di manzo con copertura di foie gras scottato accompagnato da purè e un soufflè al cioccolato caldo abbinato a una delizia di gelato alla vaniglia. Un bicchiere di vino rosso ha suggellato il tutto. Prima di presentarmi a questo cena ho provato l'hamman del Bayt Alice con tanto di gommage e massaggio ai piedi. Il viaggio tra il Mediterraneo e l'Atlantico, tra l'Europa e l'Africa, tra lo spagnolo e il francese è quasi al termine. L'imprevisto della non partenza della nave veloce per via del forte vento mi farà provare l'esperienza di un tragitto in taxi di 40 minuti verso il nuovo porto di Tangeri (dove partono le grossi navi in direzione di Algeciras in Spagna) in compagnia del conducente e di altri quattro viaggiatori adulti posti sul sedile posteriore dell'abitacolo. Niente cinture, guida senza regole, pelo sul cruscotto. Da provare. Il mio rientro a Tarifa arriva nel tardo pomeriggio. Faccio in tempo per i piccoli acquisti di rito e mi dirigo al Bien Star sulla spiaggia di Los Lances dove avevo prenotato un tavolo per la cena. E' in atto una festa stile caraibico (a saperlo avrei portato una delle mie camicette floreali in Jimmy Buffett style).  Musica, giovani all'ora dell'aperitivo, luci e colori del tramonto. Ordino finalmente il tonno rosso di Tarifa alla piastra. Cottura perfetta. Piatto squisito.  Il “muy encantada” finale della proprietaria ha reso ancor più felice la mia serata. Domenica ultimo giorno. L'autobus mi riporta a Siviglia dove in serata ho l'aereo per il rientro. Ho qualche ora da spendere nello splendido capoluogo andaluso. Mi faccio portare col taxi in centro dove ammiro la Cattedrale con la sua Giralda, scatto una foto di rito davanti alla Torre dell'Oro, passeggio sotto i portici della ristrutturata Plaza de Espana. La temperatura sale. Prima 40, poi 41, 42, 43, 44 ! Il clima però è secco : incredibile ma vero non si suda ed è sopportabile. Sette giorni sette … di sole, di mare e di culture diverse. Amo da impazzire viaggiare, penso lo si sia capito. Hasta luego, à bientot ! In questo viaggio, dal nome delle due stanze di Cadice e Tangeri, sono stato Francisco Isturiz (deputato spagnolo) e Roi Salomon (Re Salomone). Miguel, Michel etc. etc. il mio nome si adatta alle circostanze, io semplicemente mi adatto ai luoghi del mondo, lingue, culture, monete, cibi diversi …

Post's song : “Black angel“ performed by Roberto Ciotti
7/13