"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

mercredi, décembre 31, 2008

2008 year in travel

Dodici istantanee dodici.
Dodici mesi dell’anno : un anno di viaggi e in viaggio indiscutibilmente. Un anno difficile per me per tanti motivi, forse il più difficile in assoluto. Un anno da “frequent flyer” (22 voli) per cercare di mascherare bene i momenti no. Ho visto tante nuove belle città : Budapest, Bratislava, Amburgo, Helsinki, Tallin, San Pietroburgo e Cracovia. Ho scoperto sei nuove nazioni : Ungheria, Slovacchia, Finlandia, Estonia, Russia e Polonia. Un’esplorazione soprattutto nell’est europeo. Momenti toccanti ad Auschwitz e Czestochowa, la fuga verso il sole e il caldo della Spagna del Sud con le meraviglie di Granada e Cordoba, i sapori natalizi di Dublino e Merano … E poi i miei punti fermi da sempre Parigi (quest’anno anche per celebrare i 50 anni di Vito), Londra per vedere una partita del mio amato Chelsea e le cene, pranzi e colazioni con Umberto & famiglia. Tanti viaggi enogastronomici, artistici (Billy Idol ad Amburgo, Brachetti a Torino e tutta la gioia e felicità musicale della città di Dublino), tifo-sportivi per seguire i Blues londinesi. Un “frequent flyer” non da uomo d’affari ma da uomo in cerca di ritrovare se stesso. Un grazie particolare e infinito ad Anna e Lucio amici da sempre che mi hanno “alleggerito” in modi diversi i pensieri pesanti e grazie anche alle mie preghiere quotidiane per la salute mia e delle persone che mi stanno a cuore. Un 2008 dove ho visto Cinzia laurearsi a pieni voti (lode ed encomio) in ostetricia e dove la New Twingo è subentrata all'Almera che in quasi 12 anni è stata compagna di tanti piccoli viaggi (Cotswolds, Disneyland Paris, Costa Azzurra, Austria e i tour in bicicletta ... etc.etc.) Il mio pensiero va ad Angela (Jolie) e Irene per le quali auguro la guarigione completa per una meritata serenità e alla mia mamma per starmi sempre vicino in tutte le cose che faccio.
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Cosa mi auguro e cosa auguro per tutti nel 2009 ?
Senza assoluta retorica … salute, salute e ancora salute. Nient’altro.
Per l'oroscopo cinese sarà il 2009 sarà l'anno del bufalo esattamente come lo era stato il 1961.
Spero nel buon auspicio.
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Post's song : "Boa sorte / Good luck" performed by Vanessa Da Mata e Ben Harper

mercredi, décembre 24, 2008

Since 1999, hundreds of people ...

Nel periodo natalizio del lontano 1999 (*) ho elaborato le mie creazioni originali e personalizzando le etichette per il prodotto che amo di più in assoluto : la Nutella. La prima etichetta l’ho stampata su un comune foglio A4 quello utilizzato per fare le fotocopie in ufficio e poi incollata con il Vinavil sul vetro dei bicchieri da 200 gr. : quel Natale le regalai a tutte le mie colleghe e i miei colleghi della SPER collocandole una a fianco e una sopra all’altra per formare un simbolico albero di Natale. Da allora ne ho fatta di strada e di etichette ne ho stampate a migliaia (ho ancora quasi tutti i file elaborati sul PC). Ogni occasione è buona : per il Natale soprattutto, per i compleanni, per le feste tradizionali, per le occasioni speciali, come bomboniere per la nascita di bambini, cresime, matrimoni, battesimi ecc.ecc. Le ho esportate persino negli States a Chicago in occasione del Thanksgiving da Giulia e a Londra per ringraziare Gary Staker del Chelsea per la sua cortesia. Tutto è possibile quando il prodotto è la Nutella. Negli anni ho cambiato i computer e le stampanti, ho cercato, trovandolo, il supporto più adatto passando da carta normale a etichette adesive speciali e ho migliorato al massimo il design grafico. Ora ho raggiunto davvero il top (per me) sia per qualità grafica sia per la qualità del supporto (etichette adesive lucide di taglio fotografico). Le stampo in tutti formati, dalle vaschette piccole, al bicchiere dal 200 gr., dai vasetti da 400gr. e 750 gr. al formato da 3 kg., fino a quello da 5 kg. utilizzato dai bar pasticcerie per le crepes e le gauffres. Sotto il periodo Natalizio ricevo tantissimi richieste, anche all’ultimo momento, per aiutare gli amici in un regalo originale e le utilizzo anche io per fare regali personali. Come testimonianza vi riporto gli sms di ringraziamento ricevuti questo Natale dagli amici per i lavori effettuati che mi hanno davvero fatto piacere.
Da Lucio : “ Grandioso successo. Sono rimaste tutte estasiate. Mi sono preso un po’ parte del merito anche se io non ho fatto nulla. Sei un grande. Grazie e a dopo. Baci”. (etichette stampate e regalate per le sue giocatrici e per i suoi collaboratori della squadra di pallavolo dello Schuster nel formato vasetto da 400gr.)
Da Stefano : “Grande successone delle nutelle, tutti vogliono sapere il segreto, ma ti proteggerò come la formula della Coca-Cola zero !!! E stasera forza blues.”
Da Florence : “Il risultato delle nutelle è stato stupefacente ! Tutti entusiasti ! Grazie ancora, sei il migliore. Flo.” (etichette stampate e regalate per amiche e amici nei formati vasetto da 400 gr. e vasetto da 750 gr.)
Da Emanuela che nel suo blog nel post intitolato "The best of Christmas 2008" cita testuali parole "La Nutella è una delle invenzioni più riuscite nella storia dell'umanità. Questo vasetto vince il premio miglior regalo ricevuto 2008 per l'abbinamento riuscitissimo tra bontà e creatività. The winner is......Cinzia. GRAZIE" (etichetta commissionatami da Cinzia e stampata e regalata nel formato da 400gr.).

Che mondo sarebbe senza Nutella e in qualche caso senza Michele, Lele, Mich, Mik, Mike, Michael, Miguel … non è un caso che l'uomo più ricco d'Italia e patron della Ferrero si chiami Michele.

buon natale

(*) già nel 1995 in occasione del mio matrimonio con Silvia avevo stampato delle etichette speciali commemorative e avevo utilizzato oltre la Nutella anche i marchi storici della Coca-Cola, Guinness, Cote d'Or (per i cioccolatini da accompagnare al caffè), Fanta e Ferrero Rocher.

Post’s song : “I Want You Back” performed by Jackson 5

lundi, décembre 22, 2008

Meraner Advent

La foto a destra ritrae da sinistra i "sorridenti" Patrizia (Patty), Michele (Mich), Umberto (Bumby) e Daniele (Lele) prima della succulenta cena in quel di Lana (BZ) a pochi chilometri da Merano nel Gasthof Krone. Cena a base di piatti locali che spaziavano dai canederli al formaggio fuso, alla minestra di milza con pane, al tradizionale piatto tipico sudtirolese con salumi formaggi e cren, alle uova fritte adagiate su un letto di speck, per concluderla degnamente con lamponi caldi con gelato alla vaniglia e il classicissimo strudel di mele. Calorie alla conta ... meglio non contarle ... anche se abbiamo tentato di diluirle con la grappa di pere (per noi era di mele) offerta gentilmente dalla padrona di casa Frau Blücher direttamente arrivata dal cast di Frankestein Junior di Mel Brooks.A Lana, ma anche a Merano e in tutta la zona del Sudtirolo si parla principalmente il tedesco e l'accento forzato degli abitanti della zona quando parlano in italiano è esattamente quello dei films doppiati con ambientazione teutonica. Tutto finisce in "en" e con le desinenze classiche verbali "are, ere, ire". Frau Blücher (nome d'arte per noi ovviamente) voleva che finisssimo tutti i piatti senza lasciare alcuna briciola all'interno (in modo scherzoso ma imperativo) e ci siamo sentiti un po' come Mr.Bean quando nascondeva i resti della "tartare" di carne sotto i tovaglioli, sotto il posacenere, sotto il tavolo, sotto la formaggera, ecc.ecc. Nel finale di cena Frau Blücher innamoratissima di Umberto ha richiesto esplicitamente una foto con lui mentre lo sbacciucchiava sulla guancia ... ho fatto fatica a rimanere impassibile nello scattare le foto. Insomma per farla breve abbiamo riso tutta la serata e vi assicuro in modo spassionatamente sorprendente. Ho anche scoperto che Patrizia è gelosa. Domenica mattina, di buon'ora e dopo la più lunga notte dell'anno trascorsa sotto la trapunta dei letti dove eravamo alloggiati ci siamo recati a Merano teatro del famoso mercatino natalizio che si snoda lungo le rive del fiume Passirio. Il tempo era addirittura primaverile con la suggestiva cornice delle montagne innevate. Giro turistico della piacevole cittadina oltre alle soste negli stand in legno degli 80 e più espositori che offrivano prodotti alimentari locali e tipici oggetti d’artigianato, dagli addobbi natalizi ai lavori in legno, dai tessuti tradizionali ai giocattoli di una volta. Un panino con wurstel grigliati e crauti per suggellare questo ultimo weekend pre-natalizio e via di nuovo verso la casa di Cermenate non prima di aver comprato per Umberto le tipiche pantofole locali di lana in versione arancione (e pensare che Bumby insisteva nel volerle grigie). In questa piccola fuga di Natale l'accessorio protagonista assoluto è stato il coinvolgente Nintendo DS lite e perchè no anche un improponibile profumo da donna di Clinique che Patrizia ci propinava a nostra insaputa nei momenti di estremo relax mentale costringendoci a non respirare per evitare l'esalazione letale...

La foten a destren ritraen da sinistren die "sorridenten" Patrizien (Patty), Michelen (Mich), Umberten (Bumby) e Danielen (Lele) primen dem succulenten abendessen dass Lana (BZ) a pochen kilometren von Meran im Gasthof Krone. Abendesseb auf ... etc.etc.etc.

Frohe Weihnachten 2008 !

Post's song "O è Natale tutti i giorni ..." performed by Irene Grandi
12/8

mardi, décembre 16, 2008

Live music at Christmas in Dublin

Musica musica e ancora musica. Nelle strade, nelle piazze, nei giardini, nelle chiese, nella sala del Powercourts shopping center o in quelle vere e proprie da concerti, ma soprattutto nei pub. 
Dublino sotto questo punto di vista è fantastica. Non c’è nessuna città di quelle visitate così legata alla musica. Per me è stata una novità assoluta. In compagnia dell’esperto musicale Vito (mio fratello) di Betty e di Edoardo si faceva quasi a gara per passare da un pub all’altro della zona di Temple Bar (cuore pulsante nel vero senso della parola di Dublino) ad ascoltare musica tradizionale (cantata o suonata) e musica attuale sempre seguita con trasporto dalle persone che ballano o cantano insieme agli interpreti che si alternano nei locali. Di giorno in questo periodo sono le “carole” a tener banco, ma di sera si scatena la vera musica irlandese o comunque anglosassone. Lungo il miglio di Temple Bar si susseguono pub classici i cui nomi ormai sono famosi a molti come il The Oliver Saint John Gogarty, dove tutti i giorni dalle 14,30 fino a notte fonda si può ascoltare ottima musica dal vivo oppure l’omonimo leggendario Temple Bar o il Farringtons’s (vedi foto post) o il Fitzsimons o il Teac na Ceibe. E’ stato davvero piacevole, magari davanti a qualche piatto locale (in queste escursioni l’irish stew con pinta di birra annessa è stato semplicemente il giusto accompagnamento alla musica dal vivo, per non dimenticare l’immancabile fish & chips e il delizioso pane con burro salato). E’ quasi Natale e a Dublino l’atmosfera si sente eccome. Noi avevamo due missioni da compiere in questo viaggio : recuperare Edoardo (e tutte le sue innumerevoli e pesanti valigie) che ha trascorso tre mesi in terra irlandese per studiare inglese e portare a casa per Donatella, la mia amica collega, un bodhran di buona fattura (il bodhran è un tamburo a cornice usato soprattutto nel repertorio della musica popolare irlandese). Missioni compiute. A dire il vero la reunion con Edoardo è stata più articolata in quanto Vito e Betty sono arrivati a Dublino il giovedì; io mi sono aggregato loro il sabato mentre il buon Edoardo (che doveva arrivare il venerdì) con la scusa di una fastidiosa bronchite è rimasto a Copenaghen tra le braccia della fidanzata danese Sofie fino a domenica. Tutti insieme poi a recuperare i bagagli di cui sopra nella casa dove è stato ospitato. Bagagli di tutti i generi e di tutte le misure … ah questi giovani che non hanno la benché minima idea del tempo e dell’organizzazione ! E’ stata una vacanza breve ma festaiola e divertente sotto tutti i punti di vista, enogastronomici compresi. La ciliegina sulla torta è stata la gita domenicale in quel di Howth piccolo paese magico per pescatori e sognatori sulla costa a nord-est di Dublino. Mezz’ora esatta di treno Dart dal centro ed eccoci in un altro mondo. Nel porticciolo piccoli negozi di vendita e affumicatura del pesce e l’attrazione di ben nove foche (all’appello se ne sono presentate due) con i versi dei gabbiani a far da colonna sonora. Poi camminata intorno alla costa sul promontorio adiacente fino a quasi l’altro faro di questa piccola penisola. Da Howth partono infatti molti sentieri che si inerpicano sulle colline circostanti, non ancora urbanizzate, e lungo la costa, tra le scogliere e spiagge di questa parte d’Irlanda. Una zuppa a base di pesce locale innaffiata dall’inesauribile birra (Vito è l’unico che “insiste” con la Guinness) a coronamento di una mattinata nel verde con il contorno del mare d’Irlanda. Nel pomeriggio nel pub del nostro hotel visione live di Chelsea-West Ham terminata ahimè 1 a 1. Note curiose (per me) : è la terza volta che mi reco a Dublino e non ho mai visto una goccia di pioggia … Prossimo appuntamento con Dublino … fine anno 2009 Capodanno 2010 !

Per leggere qualcosa di più approfondito sulla città di Dublino vi rimando al mio post di marzo 2007 intitolato “Il cielo sopra Dublino”.

Post’s song : “Fairytale of New York” performed by The Pogues feat.Kirsty MacColl
12/8

mercredi, novembre 26, 2008

Maravillas árabe en Granada y Córdoba

Andalusia (Andalucia). Questa parte della Spagna del Sud dove tutto scorre lentamente. Il ritmo di vita è diverso e le ore di sole scandiscono tranquillamente le giornate. Ci si sveglia e si fa colazione con calma magari seduti in una "pasteleria" all’aperto, si pranza tardi (dopo le ore 15) e si cena sempre tardi (almeno dopo le 22) andando di tapas bar fino a tirare la mezzanotte : un vero trionfo di sangrie, cervezas (birre) , vini tinti (rossi), tortillas di patata, queso manchego (formaggio), tostadas de tomates, habitos con jamon e soprattutto di jamon iberico (prosciutto crudo) dove quello di Trevelez (il posto più alto della Spagna) va per la maggiore. Ma io ero qui principalmente per vedere le bellezze architetturali e artistiche di influenza araba : l’Alhambra di Granada e la Mezquita di Cordoba che sono le due attrazioni chiave dell’Andalusia. La distanza tra le due città è coperta dal treno che in due ore e mezza mi porta a destinazione. Cordoba dopo l‘invasione dei musulmani nell‘VIII secolo si è sviluppata e civilizzata in arte e cultura e raggiunse una magnificenza tale che può essere ritrovata nella famosa moschea (Mezquita) che domina il centro città. Il perimetro che circonda la Mezquita è pieno di aranceti che colorano la parte che preannuncia l'ingresso. Entrando si resta folgorati dall'architettura color rosa e beige. Impressionante è l’immensità della sala della preghiera il cui tetto è sostenuto da 800 archi (vedi foto grande all'inizio del post). Dopo la visita alla moschea si passeggia tranquillamente nella zona circostante la Juderia (vecchio quartiere ebreo), dove ci si imbatte in un susseguirsi di stradine strette e case bianche decorate con vasi di fiori. Il ritorno in serata a Granada mi prepara alla visita del giorno seguente dell’Alhambra. Alhambra significa la rossa, per via del colore della roccia impiegato per la costruzione esterna. In Spagna non esiste un altro edificio che abbia un fascino equiparabile. L’Alhambra è un palazzo fortezza. Un vero capolavoro di arte orientale e architettura araba. E’ di una bellezza mozzafiato. Meglio prenotare in anticipo (io l’ho fatto un mese prima) i biglietti per la visita in quanto il numero di visitatori è rigidamente limitato. Esternamente è di una semplicità unica, sembra quasi una grossa nave di colore rosso mattone arenata sulla collina; una volta entrati si capisce del perché è dovuta tutta questa fama (è una delle meraviglie moderne). L’interno è uno straordinario complesso di palazzi, fortezze, chiostri, sale per la preghiera : c’è sempre un giardino un patio un belvedere in questo luogo incantato. L’Alhambra fu costruita dalla dinastia Nasrid, dove i migliori architetti, artisti e artigiani musulmani dell’epoca crearono le magnifiche ed elaborate decorazioni degli interni. La parte più affascinante è quella relativa ai palazzi reali (Palacios Nazaries) dove raggiunge il massimo splendore nel grande patio de Los Arrayanes (giardino dei mirti) conosciuto anche come Palacio de Cornares. L’Alhambra è formata dall’Alcazaba, dai nominati Palazzi reali e dal Generalife (altra residenza lussuosa dove i sultani si rilassavano davanti alla fontana, ai laghetti, ai ruscelli e agli straordinari giardini adiacenti). E’ difficile spiegare tanta bellezza in poche parole. Basterà andarci e visitarla con calma e capire che forse il Paradiso non è poi così lontano. A Granada si visitano anche la Cattedrale, la Cappella Reale e soprattutto il quartiere dell’Albacin situato sulla collina proprio di fronte a quella dell’Alhambra. E’ un quartiere moresco caratterizzato da stradine strette ripide e scoscese. Gironzolando tra queste si notano una multitudine di chiese bianche con i campanili che si ergono sopra gli altri edifici. Dalla Plaza (o Mirador) San Nicolas si gode un’ottimo panorama sull’Alhambra a qualsiasi ora della giornata (si raggiunge facilmente con i piccoli bus (il 31 o il 32) che partono dalla Plaza Nueva (dove avevo il mio hotel). Un ottimo panorama dell’Alhambra si gode anche dalla collina del Sacromonte, vecchio quartiere zingaro della città noto per le sue grotte scavate nella roccia. C’è un centro (museo) che spiega le tradizioni e i metodi di vita nelle caverne (incluso la musica e la danza del famosissimo flamenco). E poi ancora i vecchi bagni arabi. Della gastronomia ho parlato velocemente all’inizio, così come dello splendido clima e della tranquillità dello stile di vita andaluso : sono rimasto affascinato da tutto. Non mi ricordavo (c’ero stato 13 anni fa) di quanto bella fosse questa parte della Spagna che ora grazie alle foto digitali scattate non potrò dimenticare (andare nel mio link all’inizio dell’homepage).

Post's song : "Didi" performed by Cheb Khaled
11/8

mardi, octobre 07, 2008

Come back to Stamford Bridge

L’sms dell’amico Steffe (producer a Sky Sport) parlava chiaro : “Ciao Mik, purtroppo domenica non facciamo vedere il Chelsea per la solita menata del contratto”. La mia risposta altrettanto eloquente e un po’ presuntuosa è stata : “Vorrà dire che andrò a Londra”. Il mio asso nella manica è la telefonata all’amico londinese Gary del Chelsea (per il biglietto del match) con un appuntamento di conferma il giorno prima dell’eventuale partenza, una prenotazione “al volo” dei biglietti aerei e della camera d’hotel sempre nella mia zona preferita “King’s Cross/St.Pancras” e in men che non si dica eccomi di nuovo catapultato a Stamford Bridge con annesso acquisto al megastore dello stadio della maglietta 2008/2009 per le partite in casa dei Blues. Seat 108 row 1 gate 3 nel settore Shed Upper sempre vicino al padre di Gary. Londra è nel mio cuore proprio per l’appartenenza ormai radicata al tifo per la squadra del Chelsea dal 2002. Londra sempre colorata, caotica, piena di vita e questo di tipo flash di 24 ore fa bene soprattutto se già si conosce la grande capitale d’oltremanica. 24 ore di shopping, di full immersion nella gastronomia londinese (fish & chips, il pollo fritto e gli ottimi china i miei preferiti), una spruzzatina di pioggia all’arrivo, le luci colorate di Piccadilly Circus e un po’ di relax a Covent Garden. Proprio qui ho incontrato l’artista peruviano Josè Luis Herrera Gianino, uno scultore d’avanguardia che dopo un’applicazione al volto per 5 minuti di una maschera organica siliconata e una lavorazione di un’ora per la realizzazione ecco pronto il calco del mio viso immortalato per fermare nel tempo un momento felice. E poi gli stereotipi classici british dalla moquette al set di preparazione del caffé nella camera d’albergo, alla colazione tipica inglese con uova, bacon, salsicce e fagioli, al look right and look left stampati sulle strade per evitare ai turisti di essere investiti dalle macchine, alle code ai teatri, alle file tutti sulla destra nel salire e scendere le scale mobili dell’underground, alla straordinaria emozionante visione di una partita di calcio in uno stadio londinese (non ci si rende conto finchè non si è lì sul posto). Per questi viaggi (vedi anche l’altra mia amata Paris) non uso mappe della città e in sporadici casi vengo teleguidato via sms o telefono (questa volta alla ricerca di uno dei migliori posti dove si mangia il fish and chips, il Golden Hind, suggeritomi da (B)UmbyUmberto e da lui stesso pilotato on-line). In questo viaggio sono arrivato all’aeroporto di Gatwick e ripartito da quello di Luton (due novità per me). Per arrivare a Luton si prende il treno da St.Pancras che vi assicuro è una delle più belle stazioni che ho visto di recente : pulita, avveniristica, arredata con gusto e con negozi e ristoranti veramente al top. Per la cronaca il Chelsea ha battuto l’Aston Villa per 2-0 con reti nel primo tempo e sotto la mia postazione di Joe Cole e Anelka. Porto sempre fortuna ai blues. A proposito di arte e artisti anche io ho fatto la mia bella figura esportando in Inghilterra il prodotto che da quasi dieci anni mi contraddistingue : il vasetto personalizzato della Nutella, in questo caso nella versione dei 400 gr., regalato per l’occasione all’amico Gary per la sua ormai proverbiale gentilezza nei miei confronti in queste personali escursioni per vedere il Chelsea dal vivo.

Post's song : "Love is noise" performed by The Verve
10/8

samedi, septembre 20, 2008

Charming Krakow and the site of memory

Per questo viaggio di fine estate in terra polacca avevo sperato (e anche detto agli amici) in un tempo meteorologico brutto, coperto, nuvoloso, freddo per il periodo, insomma grigio : ebbene sono stato accontentato. Il tempo influenza i viaggi e l’umore delle persone; quando invece sono le persone stesse a influenzare decidere condizionare gli stati d’animo o addirittura determinare i destini di altri simili allora il discorso si fa più pesante (e questo in senso letteralmente generale). Di questo e di altro riflettevo guardando fuori dal finestrino annerito del pullman che mi riportava a Cracovia dopo aver visitato il memorial dei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau nella città di Oświęcim. Il tramonto senza sole e il cielo plumbeo facilitano certi pensieri. E non riesci a fermarli, ti continuano a girare per la testa; è difficile descrivere le sensazioni e le emozioni provate come è altrettanto impossibile se non impensabile immaginare a quei crimini commessi e a tutte quelle vite stroncate di bambini adolescenti donne e uomini, vite spezzate nel fiore degli anni o talvolta ancora agli inizi. L’ammasso di capelli umani (donne principalmente) e di tutti gli effetti personali confiscati all’arrivo al campo come occhiali, utensili vari, scarpe, protesi, bagagli con il nome scritto così come furono ritrovati dai Russi alla liberazione di Auschwitz sono immagini che ti porti dentro, sono scioccanti, così come il binario dove arrivavano i treni stipati di deportati a Birkenau, i forni crematori, il “muro della morte”, le camere a gas … Da viaggi così si torna con dentro una forza d’animo maggiore, con buoni propositi e con la distinzione netta fra bene e male, fra il giusto e l’ingiusto. Certo non ho scoperto l’acqua calda ed ero preparato a questo. Sottolineo che tutto ciò vale in generale, per tutti i comportamenti degli esseri umani al mondo d’oggi, alle violenze su donne, bambini, uomini deboli e animali. Solo che allora si parlava di sterminio di massa senza giustificazione alcuna, inizialmente polacchi, poi ebrei polacchi, poi prigionieri di guerra russi, poi ebrei di tutta Europa. Un conto è leggere, vedere documentari e/o films sull’Olocausto un altro è vedere sul posto tutto questo. Il mio viaggio era iniziato a Cracovia, con l'sms augurale in polacco inviatomi da Umberto (witajcie w Krakow). Cracovia da sempre è la vera capitale, culturale, universitaria della Polonia. E’ una città con un centro storico medioevale (Stare Miasto) molto ben conservato, pulitissimo, con un tripudio di stili architettonici e con vie piene di negozi e una moltitudine di chiese sparse qua e là ovunque (addirittura in Grodzka Ulica ce ne sono tre una in fila all’altra). Tutto ruota intorno alla splendida vastissima piazza medioevale Rynek Glowny, detta anche del mercato con il Fondaco dei Tessuti (vecchio mercato) in bell’evidenza con la sua galleria ora piena di piccoli negozietti di ambulanti che vendono souvenir (soprattutto monili di ambra). Sempre affacciata alla piazza c’è la Chiesa di S.Maria (interni meravigliosi). Il centro storico è circondato per l’intero perimetro dai Planty, giardini sempreverdi gradevoli per rilassarsi passeggiando o sostando sulle panchine. Bellissima è l'università più vecchia della Polonia, il Collegium Maius. A sud sorge il Wawel piccolo quartiere interamente costituito dalla collina sulla quale si elevano il Castello e la Cattedrale. Sempre più a sud c’è il Kazimierz (da Casimiro il Grande) centro delle comunità ebraiche di Cracovia con le sue quattro sinagoghe. Camminando in questo quartiere ti rendi conto del suo passato ai tempi del nazismo. Ho visitato anche il Museo Czartoryski dove c’è il famoso quadro del Da Vinci nazionale “La dama con l’ermellino”. Superata la Vistola (il fiume che passa a sud del centro storico) entri nel quartiere industriale dove si può vedere dall’esterno la Fabbrica di Oskar Schindler (reso noto dal film di Steven Spielberg). Ho trovato molto rispetto nelle persone di Cracovia, vivono con poco ma quel poco sembra lo facciano bastare. Che altro ? La cucina … i luoghi e gli alimenti che in ogni viaggio mi fanno aumentar di peso. Monumento nazionale culinario sono i pierogi. I pierogi sono morbidissimi ravioli bolliti ripieni proposti in varie versioni, dalla gettonatissima “Ruskie” con patate e formaggio, a quelli di carne, a quelli di verdura, a quelli con funghi e cavoli rossi. Conditi con solo burro fuso (qualcuno con panna acida) sono una vera leccornia. E poi carne, maiale su tutte le altre. Ottima la birra locale e la Vodka Zubrowka (erba del bisonte). Agli angoli delle strade di trovano due specialità locali da non perdere nel vostro soggiorno in Cracovia : gli oscypki e gli obwarzanki che non sono due famiglie polacche sia ben chiaro; i primi (venduti da anziane signore col cesto) sono piccoli formaggi affumicati di latte di pecora tradizionalmente prodotti da pastori di montagna, mentre i secondi sono anelli di pane morbido ricoperti da semi di papavero o sesamo o cristalli di sale e a proposito di sale merita una gran citazione la visita effettuata alla Miniera di Salgemma di Wieliczka. Con una discesa da capogiro si arriva fino a 135 metri di profondità dove esiste un mondo tutto fatto di sale con sculture, cappelle, saloni da concerto ecc.ecc. : davvero incredibile e salutare (viene usato come luogo per curare l’asma bronchiale e le allergie in genere). Per fortuna la guida Alexandra definendoci i “Tre Moschettieri” ha aiutato me e altri due italiani (di Lodi … il mondo è piccolo) Luca e Antonio a capire bene tutta la storia della miniera. Con i simpatici Luca e Antonio, amanti dei viaggi all’Est e della vita notturna, ho chiacchierato anche di altre cose come se fossimo amici da sempre. Colgo l’occasione per salutarli con queste righe. Durante il soggiorno e con un bel viaggetto in treno di due ore e mezza ho visitato anche il Santuario di Jasna Gora di Czestochowa così caro a Papa Giovanni Paolo II nato in queste zone. Arrivato al Santuario sono andato subito alla ricerca del “quadro miracoloso” della Madonna Nera. Non trovandolo ho chiesto informazioni e mi hanno indicato la cappella a Lei intitolata. Guardando attentamente la cappella ancora non trovavo l’icona … in mezzo sopra all’altare c’era sì un quadro ma fatto completamente d’argento con dei rilievi sacri. Ho acquistato la guida che parlava del quadro ricoperto da questa cortina argentata, ma null’altro. Stavo quasi per andarmene quando, prima della celebrazione di una messa in spagnolo (alla quale ho assistito interamente), allo squillo di trombe è avvenuto lo scoprimento del quadro; la cortina argentata si leva e sotto compare il “quadro miracolo”. Mi sono emozionato come non mai … la Madonna e il bambino sono scuri proprio in contrasto con l’oro che sta attorno all’icona. Per i Polacchi il quadro miracoloso è la forza e il mistero che sprigiona, dall’aiuto chiesto in guerre o battaglie antiche e poi vinte. I pellegrini di tutto il mondo vanno per chiedere grazie o per esprimere la propria gratitudine per la loro vita, salute e fede. Ho scoperto poi che lo scoprimento e il ricoprimento del quadro avviene a orari definiti a seconda dell’afflusso dei pellegrini. Tornando al discorso iniziale rido ma ci sarebbe da piangere leggendo le affermazioni di questi giorni di partiti di estrema destra, traghettati negli anni nella destra moderata parlare con forza e decisione proclamandosi con ideali antifascisti dimenticandosi di quello che avevano detto o fatto in passato. L’ipocrisia non ha limiti e definendosi pionieri della libertà non fanno nient’altro che deridere e screditare quelle persone che purtroppo quella libertà non l’hanno mai nemmeno potuta vedere proprio grazie alla loro ideologia. Tanto che ero lì a Cracovia ... ne ho approfittato anche per compiere gli anni.

Ringrazio come sempre quelli che si sono ricordati (anche qualche giorno prima o qualcuno dopo) e cioè : Vito, Betty, Edoardo, Nick, Lucio (il primo a farmeli), Anna, Umberto, Patty, Daniele "Lele" (me li ha inviati in polacco "duzy zyczenie"), Cinzia, Steffe, Flo, Irene, Daniela "Cherie", Donatella, Cinzia (mia gemella), Sara (mia parrucchiera gemella), Roby e group, Cristina, Ivano, Tatiana, Vittoria, Gigliola, Deborah (altra gemella), Rita Russo, Melvin, Sarah (che quest'anno non è stata la prima ma aveva tutte le ragioni), Padre Mario, Lilly, Ettore, Claudio "Claude", Roberta, Luca Balan, Sara (due giorni prima), Momon e Milva (il giorno dopo)..

Ristorante da segnalare : “Pod Aniolami” restauracia in ulica Grodzka, Krakow.

Post’s song : “Up patriots to arms” performed by Franco Battiato.
9/8

lundi, septembre 01, 2008

Agosto a Milano

La pacchia è finita. Il rientro in città è incominciato.
Milano si ripopola … purtroppo. L’unico modo di vivere Milano è godersela ad agosto. E’ il quarto anno consecutivo che lavoro ad agosto nel mio “adorato” Poliambulatorio e pertanto mi godo la città con poca gente e buona compagnia. Lavorando fino alle 14 e con i sabati liberi mi sono permesso giornate in piscina (Centro la Villetta dell’Idroscalo) trascorrendole insieme a Lucio, amico del cuore storico … senza allusioni (anche se lo spalmarsi l’olio solare sulla schiena può sicuramente dare adito a …). Le nostre partite a carte sono memorabili. Per lo più a scala 40 con qualche intervallo di Machiavelli (con una "c" da Wikipedia). Lucio è sempre in vantaggio su di me e alla fine del mese gli devo (alla prima occasione) ben 12 euro. Lui dice che è bravura e non fortuna, io sostengo il contrario. La piscina è piccola ma veramente attrezzata (lettini e ombrelloni inclusi nel prezzo) e accogliente (docce calde e spazi per banchettare). L’acqua è di temperatura perfetta e quindi è un sollazzo immergersi per attenuare il caldo.Si passano le ore adocchiando la bella del giorno (come da foto grande iniziale) o spingendosi letteralmente in acqua a sorpresa : Lucio ci è riuscito con me mentre indossavo gli occhiali da vista … Gli aerei che decollano sopra di noi provengono dall’aeroporto adiacente di Linate e riuscire a leggere la compagnia e ipotizzare sulle destinazioni è un altro gioco per passare il tempo.
La pizza al trancio in serata o qualche leccornia a casa dei genitori di Lucio completano le giornate.
Questa è la prima parte delle mie “vacanze in città”. La seconda parte è caratterizzata dalle cene a casa di Umberto detto (B)umby amico del cuore … senza allusioni, insieme a Patrizia (Patty) e Daniele (Lele) come da foto commemorativa a sinistra. Le cene sono al 99% a tema (con il quale lavoro graficamente per gli originali segnaposto senza i quali non posso prendere possesso del mio posto) e Patty si destreggia al meglio (sempre ad alto livello). Sotto il pergolato della villetta si trascorrono allegramente le serate e non appena la brezza (a Cermenate la temperatura di fine giornata è di almeno 5 gradi inferiore a Milano) si fa sentire si rientra in casa e si suggella il tutto con partite a carte (dove riguadagno i soldi persi con Lucio … ma non si fa prima a far transitare il valore da Cermenate a Lucio ?), liquori dopocena e ultimamente anche qualche piccolo tiro dei cigarilli vanigliati importati da Parigi dal sottoscritto : insomma ci siamo dati alle peggio cose (o forse alle meglio cose) della vita. Per il reparto gastronomico cito per questo mese il risotto alle quaglie, la cena messicana e quella svedese-finlandese. Trascorrere l’agosto in città come avrete letto è piuttosto divertente e rilassante e questo vale anche per il muoversi a Milano con la macchina dove tutte le destinazioni sono rapide e dove i parcheggi sono facilissimi da trovare. Ho cenato anche con Milva (al giapponese in Corso Lodi), con Daniela (alla Vineria del 7° piano della Rinascente), con Steffe (amico del cuore ... anche lui senza allusioni), con Umberto (in questo caso da single) e con Vito Betty ed Edoardo. Senza dimenticare Anna (amica da sempre) via sms e telefono con la quale è sempre un vero piacere raccontarci dei nostri fatti personali. Per lo “spazio cultura” non mi sono perso la mostra dedicata a Robert Indiana al PAC di Via Palestro dove la sola scritta LOVE (anche nella versione AMOR) simbolo di pace fa bella rappresentazione, il resto mi ha lasciato indifferente. Il mese di agosto è terminato e Cinzia fra turni diurni e notturni di tirocinio sta scrivendo la sua tesi per la laurea in ostetricia (mi ha lasciato orfano delle cene al cinese ...). Quante cose si fanno a Milano (e dintorni) ad agosto ...

Post's song : "Titanic" performed by Francesco De Gregori
8/9

mardi, juillet 29, 2008

Мичаиловскы проспецт : summer days in St.Petersburg and Helsinki

Michailovsky Prospect cita la scritta in cirillico. Prospettiva Michele.
Naturalmente non avrei potuto intitolare il post in altro modo così influenzato come sono stato dalla Prospettiva Nevsky (citata anche dal Battiato cantautore) di San Pietroburgo dove alle undici di sera con il sole ancora vivo cenavo beatamente. Questo viaggio era iniziato con il tempo stretto necessario per il cambio del piccolo trolley blu usato ad Amburgo con il medio trolley rosso (per le vacanze oltre i 4 giorni) ed eccomi ad Helsinki (arrivato in treno via Tampere volando con Ryanair). Helsinki (Helsingfors) capitale della Finlandia è una bella città sul golfo omonimo (della Finlandia …). Al primissimo impatto assomiglia a Oslo ma poi passandoci le ore e ritornandoci l’ultimo giorno del viaggio si rivelerà indubbiamente più carina, forse per via delle passeggiate a bordo mare nella zona sud, per il centro storico dominato dal Duomo (Luterano) con le sue cupole celesti, per la cattedrale Uspenski la più grande chiesa ortodossa d’Europa e per il mercato all’aperto sul porto (frutta del sottobosco, prodotti tipici artigianali e souvenir locali). Tutto è a misura d’uomo. La si può visitare comodamente a piedi o al massimo utilizzare i tram per le zone non centrali. I prezzi sono sopra la media (il doppio almeno) e lo noti subito visto che la Finlandia (a differenza di Svezia Danimarca e Norvegia) ha adottato l’euro. Come prelibatezze culinarie ho assaggiato il loro salmone, il filetto di renna (ottimo quello preparato dal Ristorante Sattola in Piazza del Senato), il burro salato accompagnato da pane bianco o scuro e se proprio uno vuol provare ci sono anche l’orso e l’alce ad apparire nei menù. Nei negozi in aeroporto al rientro ho comprato i patè sia d'orso che di alce per provarli con Umberto & Co. in una delle nostre cene a tema. Ho "pasticciato" anche al caffè Engel dalle cui vetrate si specchia il Duomo. Il tempo (meteorologico) per tutto il mio soggiorno nelle tre nazioni è stato splendido; quando prenoto da solo voli e hotels aggiungo sempre l’opzione “bel tempo/sole”, così le fotografie vengono meglio e il mio viso si abbronza senza andare ai Caraibi. Ho trascorso anche un pomeriggio soleggiato a Tallin, capitale dell'Estonia a due ore di traghetto da Helsinki (si trova proprio di fronte nel golfo finlandese. Bella la zona “old town” medioevale. Mi sono ripromesso di ritornarci per visitarla con più calma. Lascio Helsinki di ritorno da Tallin come scrittura di post per ritornarci nel finale per via di una bellissima esperienza marinaro-gastronomica. Il breve volo (40 minuti) che porta a Санkt Петeрбург (San Pietroburgo si scrive così) ti permette di vedere le piccole isole dell’arcipelago : meraviglioso panorama. Controllo passaporti con visto e finalmente St.Petersburg (uso l’inglese lingua ufficiale della vacanza). Quando arrivi in Russia indossi il grembiulino nero con fiocco azzurro delle elementari e cominci a leggere ogni scritta scandendo le lettere cirilliche con l’aiuto dello schematico translitteratore presente anche nella mia Cartonville e cerchi di dare un senso alle parole (se inglesismi) ma il più delle volte non ci riesci nemmeno. La gioia arriva quando realizzi qualche scritta. Tutto è scritto in cirillico o quantomeno al 90% : insegne dei negozi, fermate della metropolitana, indicazioni stradali, nei menù dei ristoranti (a proposito si scrive “ресторанb” che fa anche una bella coppia col “ravintola” finlandese), ecc.ecc. Nel 10% c’è qualche scritta in inglese che compare e tra l’altro loro lo parlano meglio di noi (l’inglese ovviamente). Al quinto e ultimo giorno del mio soggiorno qualche parola era diventata familiare (vedi caffè, stop, ristorante, uscita, hotel, w.c., museo …). San Pietroburgo è stupenda. I suoi palazzi così in armonia architettonica, con i colori (pastello su tutti) e con la simmetria anche realizzata dagli italiani (Carlo Rossi italo-russo tra gli altri). L’impatto visivo è affascinante soprattutto nel finale di giornata (il sole in questo periodo cala intorno a mezzanotte) : è una città che ha solo 300 anni in fondo. Appena arrivato ho preso il primo battello (uno dei tanti) che attraversa i vari canali così per orientarmi al meglio e con la fortuna di colori imperdibili nel panorama mi sono subito innamorato. C'è un battello alla una di notte che porta a vedere l'apertura dei ponti sulla Neva. Ho cenato sempre sulla Prospettiva Nevsky, con tanto di vodka iniziale per aprire lo stomaco e rallentare il cervello : tutto sembra così tranquillo. Ho mangiato i pelmeni (ravioli ripieni in tante versioni), i blinis (crepes salate e dolci) ripieni di salmone e uova di caviale rosso, ho assaggiato la zuppa borsh (a base di barbabietole con una punta di panna acida), il pollo alla Kiev (di impronta ucraina) e spiedini di carne di maiale (sasliki) accompagnati (garnish) da riso, verdure, funghi e patate e ovviamente i loro cetriolini che compaiono fin dalla prima colazione. La città è grande, i viali (prospettive) lunghissimi, le donne bellissime. Tutti i monumenti, le chiese, le cattedrali, i palazzi, i musei, le piazze, le prospettive, i ponti, i canali, i giardini, i teatri, le statue sono assolutamente perfetti, belli da vedere e per questo vi lascio alla visione delle mie fotografie personali che troverete nel link apposito in alto a sinistra. Le posso nominare rileggendole nella mia guida : la Chiesa del Salvatore sul Sangue, la Cattedrale di Sant'Isacco, la Cattedrale della Madonna di Kazan, la Cattedrale di San Nicola dei Marinai, la Cattedrale della Trinità, la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, il Monastero di Smol'nyj, la Moschea, l'Ammiragliato, il Palazzo d'Inverno, l'Hermitage, il Museo Russo, il Museo di Storia Politica della Russia, il cimitero degli artisti, il teatro Mariinskij, la Kunstkamera, il castello Michailovskij, le colonne Rostrate, la Fortezza di Pietro e Paolo, la Piazza del Palazzo, la Piazza del Fieno, la Piazza delle Arti, la piazza Ostrovskij, la via dell'architetto Rossi, il Giardino d'Estate, la statua del Cavaliere di Bronzo, l'incrociatore Aurora e ovviamente la Prospettiva Nevskij. Nella città che durante la Rivoluzione si chiamava Leningrado ci sono due statue di Lenin, una nel piazzale davanti la Stazione Finlandia e l'altra nel cortile dell'Istituto Smol'nyj. Ora cerco di raccontare cose futili e utili della mia permanenza in terra russa. La metropolitana va in sotterranea di ben 60 metri e pertanto le scale mobili che salgono e scendono sono lunghissime. Le stazioni sono monumentali (marmo, lampadari) come forma e un po' meno nei vagoni. Ogni fermata dista circa 2 km. dall'altra. Ci sono 4 linee di metrò. Gli autobus (vecchissimi e malconci) hanno le insegne solo in cirillico e pertanto sconsigliabili (io ho preso solo quello che fa da spola con l'aeroporto di Pulkovo). Ci vogliono delle buone scarpe comode per visitarla. Ho fotografato a tutte le ore la Chiesa (ortodossa) del Salvatore sul Sangue versato (vedi in grande nel post) veramente da rimanere senza respiro per la bellezza e l’originalita. Ho visitato anche il famosissimo museo dell’Hermitage. Per fortuna avevo prenotato il biglietto online e ho evitato una coda di almeno un’ora e mezza/due. Prendete un hotel vicino alla metropolitana ( io ho scelto il Dostoevsky di buona struttura e due linee di metrò adiacenti). Usate il meno possibile il cellulare (gli sms costano quasi 90 centesimi di euro e le telefonate qualcosa come un euro ogni dieci secondi). Grazie al sole ben alto le giornate sono lunghissime e pertanto potete anche rimanere a dormire qualche ora in più (orario del breakfast permettendo). C’è tanta polizia in giro ma è cordiale col turista tantè che sono riuscito a fare un autoscatto con uno di loro. Fuori dalle chiese e dalle uscite della metropolitana ti attendono donne anziane che vendono fiori e frutta. Anche nei musei donne per noi in pensione controllano le sale (qualcuno l’ho vista anche dormire). Così come ho visto tanti festeggiamenti di matrimonio in giro per la città per via delle locations invidiabili e tanti gruppi di marinai in buonauscita. Per entrare in Russia ci vuole il visto sul passaporto ottenibile prenotando un hotel, a seguire la richiesta via fax all’hotel stesso di un voucher e un invito che si presentano insieme a una fotografia in una agenzia che si occupa di visti consolari che nel giro di una settimana ti fa la pratica con l’aggiunta di un’assicurazione. C’è tanto da visitare a San Pietroburgo anche grazie alle giornate lunghe di questo periodo (post notti bianche) : la luce del crepuscolo si confonde col sole che rinasce. Tornando all’ultimo giorno (o meglio all’ultima serata) l’aereo partito da San Pietroburgo alle 19.31 atterrava dolcemente alle 19.11 a Helsinki. Non mi era mai successo di tornare indietro nel tempo anche solo di venti minuti e in due posti diversi. Di corsa all’hotel (Helka, con stanze moderne e una prima colazione eccellente) lascio il mio trolley rosso, scendo in strada, prendo al volo un taxi e mi faccio portare all’imbarco del battello cha fa spola tra la terraferma e il ristorante Saari sull’isola di Sirpalessari. Cena sublime con lo spettacolo del panorama del sole che cala e luci meravigliose nel cielo. Ristorante aperto da maggio a settembre dove addirittura i tavolini sono sulla roccia davanti l’entrata. Cena a base di pesce della nouvelle cuisine. Ma come faccio a sapere tutte queste cose ? Sono un uomo di mondo no ? Di nuovo a prendere il battello (2 minuti di navigazione …) e ricerca di un altro taxi per riportarmi all’Hotel : il taxista Sergey era russo e precisamente di San Pietroburgo.
Il mondo è veramente piccolo.

Post's song Helsinki : "With or without you" performed by U2
Post's song St.Petersburg : "Allentown" performed by Billy Joel
7/8

samedi, juillet 19, 2008

Rebel yell in Hamburg

Trascinati dall’entusiasmo della precedente missione del concerto dei Police ad Amsterdam del settembre 2007, Umberto (Bumby), Daniele (Lele) e il sottoscritto (Mich) quest’anno non abbiamo voluto esser da meno e siamo volati ad Amburgo via Lubecca Airport per assistere al live di uno dei miei cantanti preferiti da sempre : Billy Idol. Avevamo prenotato (biglietti concerto, voli e hotel) con un mese di anticipo e all’arrivo ad Amburgo non eravamo ancora in possesso dei biglietti del concerto acquistati online dal sito ticketbande.de. Per fortuna ci attendeva in hotel la busta contenente i preziosi documenti. La data del concerto era per il giorno dopo : ore 20 allo Stadtpark.
Per tutte le ore precedenti l’evento, mentre allegramente visitavamo la città anseatica (da Hansa potente alleanza di comunità che nel tardo medioevo e fino all’inizio dell’era moderna mantenne il monopolio dei commerci su gran parte dell’Europa Settentrionale e del Mar Baltico con ben Sette città che tengono alta la memoria rinnovandone gli antichi fasti, tanto da aggiungere anche un' "H" alla loro targa automobilistica) cercavamo invano la vista di un poster o di una piccola locandina raffigurante il grande Billy e la certezza del concerto della serata. Nulla di tutto ciò ed eravamo veramente preoccupati anche per il fatto che mentre ci si recava allo Stadtpark non c’era un minimo di seguito di fans sulla metropolitana e nella zona circostante. Lo Stadtpark è un grande parco cittadino e l’entrata all’NDR Open Air Freilichtbuhne non era nemmeno segnata nelle vie attorno. Per farla breve abbiamo dovuto prendere un taxi e a un quarto d’ora dall’inizio del concerto siamo arrivati a destinazione. Ancora dubitanti, per via che davanti l’entrata non c’erano le solite bancarelle di merchandising con magliette e CD e nessun manifesto che certificava l’avvenire del concerto siamo entrati con la speranza che il buon Billy ci fosse (pensavamo fosse stato sostituito da qualche altro artista per via di un qualsiasi problema del quale non eravamo a conoscenza). Alle ore 20 precise … siamo stati premiati e le note di "Cradle of love" erano già nell’aria. Un concerto fantastico, trascorso totalmente con il ritmo che oscillava tra la testa e le gambe e con i virtuisismi incessanti dell'ottimo chitarrista Steve Stevens (da sempre con Billy Idol) e la precisione e l’energia del batterista a farla da padrone oltre ovviamente al carisma alla carica trasmessa e alla straordinaria performance del biondo cinquantatreenne inglese che incarna veramente l’anima del rock e dell’animale da palcoscenico. L’apoteosi si è raggiunta, prima dei meritatissimi bis con la canzone “Rebel yell” (che adoro e che è stata la colonna sonora delle mie prime uscite con Silvia) cantata a squarciagola dalle migliaia di spettatori che riempivano il catino (stile Piazza della Torre a Siena il giorno del Palio) dello Stadtpark Freilichtbuhne Stadium. Un successo davvero incredibile almeno per chi come a noi piace la musica di Billy Idol. Il concerto ci ha permesso di visitare con calma e spensieratezza la città di Amburgo. Seconda città della Germania, secondo porto con maggior traffico di merci d’Europa. E’ stata davvero una gradevole sorpresa scoprire che non è una città industrializzata e grigia come viene descritta e citata. Zone eleganti vicino il Rathaus (Municipio), bellissimo palazzo che ricorda quello di Monaco di Baviera, punto nevralgico della città e attorno al quale si visitano il laghetto Binner Alster, le chiese di St.Michaelis, St.Petri, St.Jacobi, la zona del porto sul fiume Elba con il suo Landunsbrucken come punto cruciale fino al Fishmarkt. Anche la camminata lungo il fiume è uno spettacolo (noi l’abbiamo vista anche dall’alto del bus del City Tour) con i quartieri-magazzini sul fiume : vecchi granai e depositi nel vecchio stile, alti e stretti di mattoni rossi che scendono sul fiume vicino a nuovi e moderni palazzi con vetrate. E’ una parte di Amburgo molto affascinante: i nuovi palazzi di vetro stanno benissimo accanto ai vecchi edifici, tutti riflessi su un canale tranquillo. Oltre che a piedi e dal bus si può anche vedere questa zona montando sulla metropolitana (sopraelevata). E poi la statua dell’Hummel Hummel (simbolo della città) nelle più di cento versioni ridipinte da artisti contemporanei a ripresa della vera fontana in pietra che riporta la storia di un portatore d’acqua l'amburghese Michel Johann Willhelm Bentz (1787-1854). Storia datata 1800 quando ad Amburgo non esistevano condutture d’acqua e la maggior parte dei cittadini andava a prenderla dai Fleeten (Canali) e dall'Alster, perché particolarmente buona e pulita (cosa impensabile ai giorni attuali). I nobili ovviamente non facevano questa fatica e si facevano portare l'acqua dai "portatori". Amburgo anche come luogo d’esordio dei giovanissimi Beatles (abbiamo visto la location del primissimo club dove suonarono all’epoca ora chiamato Indra) e come luogo di “perdizione” con il suo famoso quartiere (St.Pauli) a luci rosse. Notevole l'organizzazione dei trasporti con la metropolitana che con linee moderne che ti porta in ogni punto della città. Belli anche gli scorci dai canali attraversati da più di 2000 ponti. Una bellissima grande città della Germania del Nord. E alla fine noi … il trio dei viaggi/concerto … con le nostre battute segnate dai dialoghi dei film in cui ci riconosciamo e attraverso le quali abbiamo riso per due giorni di fila. Il ruolo di spalla e di attore portante ce li passavamo senza colpo ferire … e dove il ministro Brunetta, il trasformista Brachetti (Daniele per la sua rapidità non gli è da meno quando va in bagno a lavarsi) e il Charlie Chaplin del Grande Dittatore hanno avuto un ruolo rilevante nelle conversazioni quotidiane ovviamente il tutto condito dalle citazioni dell’Abatantuono di Marrakech Express. Un soggiorno speciale, disteso, tranquillo, divertente con il solo patema d’animo della non visione/ascolto del concerto di cui sopra rivelatosi poi fortunatamente infondato. Ultima annotazione : la crema più venduta al mondo, la Nivea, è prodotta ad Amburgo.

Post’s song : “Rebel yell” performed by Billy Idol
7/8

lundi, juin 23, 2008

Bratislava e Vienna : spirito mitteleuropeo

Altro giro, altro regalo.
Girando la mia personale ruota dei viaggi la freccia si è fermata nuovamente sul Danubio per concludere, in modo degno e importante con Bratislava e Vienna, il trittico delle tre capitali bagnate dal fiume blu iniziato il mese scorso con Budapest. Bratislava capitale della Repubblica Slovacca e Vienna capitale dell’Austria distano l’una dall’altra circa un’ora di treno (65 km. circa) Bratislava, scelta come base per un lungo weekend di fine primavera-inizio estate, è stata davvero una piacevole sosta e le "dritte" inviatemi da Umberto in primis, da Patty e dal Cappe si sono rivelate perfette : me l'avevano decantata e le aspettative sono diventate realtà.Ho alloggiato all’Hotel Kyjev residuo del periodo comunista. Un casermone di 15 piani (io ero al 14°) con vista sulla città nuova (Nove Mesto). Pensavo sempre mi venisse a prelevare qualcuno del Kgb per chissà quale missione : in fondo io sono di estrema sinistra. Il centro storico è un vero gioiello. Camminando per l'odierna Bratislava (la più giovane delle capitali europee) si sente comprensibilmente che le strade sono cariche di storia. Il centro storico della città (Stare Mesto) offre diverse bellezze storiche: i numerosi palazzi in stile barocco e rococò donano a tutta la città un'aria particolarmente romantica; un'atmosfera che viene enfatizzata dalla musica che in ogni periodo dell'anno pervade la capitale. (queste ultime non sono righe mie ma definiscono bene Bratislava). Passeggiando lungo le rive del Danubio si é attratti dalla maestosità del Castello di Bratislava. Oltre all’imponenza del Duomo di San Martino molte sono le altre bellezze architettoniche in città: il Vecchio Municipio, il Palazzo Primaziale (il "palazzo rosa"), il Palazzo Grassalkovich oggi sede del Presidente della Repubblica Slovacca (foto a destra), il neorinascimentale Teatro Nazionale Slovacco e la Porta di S.Michele. Tantissime le chiese sparse nel centro storico, la più originale però è quella di Santa Elisabetta (vicina all'Hotel Kyjev), detta la Chiesa Blu per il color azzurro del suo intonaco all’esterno e all’interno della stessa. E per chi vuole poi assaporare le specialità gastronomiche di questa splendida terra, le possibilità in città sono davvero molte: bar, enoteche, caffetterie e ristoranti sono pronti ad offrirvi il meglio della cucina slovacca. Il piatto slovacco più caratteristico è il "bryndzové halušky" gnocchi di patate con formaggio di pecora, lardini abbrustoliti e siero di latte di pecora. Tra le maggiori specialità della cultura culinaria di Bratislava ricordiamo le zuppe di verdure e i piatti a base di carne, che viene cucinata quasi sempre arrosto o in umido con un largo uso di spezie. Talvolta le carni sono avvolte in una palacinka (crepe) di patate. Pietanze che si alternano alla cucina internazionale. In particolar modo è proposta la cucina ungherese (goulash), ceca e austriaca (wiener schnitzel) che hanno influenzato la cucina originale slovacca. Vasta anche l’offerta di birre slovacche Zlaty bazant e Topvar su tutte. E non solo di quelle bionde è popolata la graziosa Bratislava …
Se siete amanti delle curiosità, non mancate di cercare le originalissime statue sparse nel centro storico della città, che vanno dall’osservatore che sbuca da un tombino, al soldato napoleonico appoggiato a una panchina (vedi foto sopra del post) , al paparazzo che “scatta” all’angolo di una via, all’uomo di strada (esistito veramente nei primi anni venti) che salutava i passanti e si inchinava alle signore. Anche il Novi Most, ponte mono campata alto 80 m, merita una citazione. Un’ora di treno ed ecco che si respira un’imponente ed elegante aria imperiale … sono arrivato a Vienna. Vienna che ti accoglie in maniera maestosa, con lo sfarzo dei suoi palazzi bianchi e di tutta la storia che racchiude. A Vienna ci ero già stato più volte, in genere sotto il periodo di Natale o di Capodanno. L’ultima volta (1999) ci ero arrivato in bicicletta con Silvia (non da Milano …) partendo da Scharding girando a Passau, proseguendo per Linz lungo la ciclabile del Danubio. Volevamo raggiungere anche Bratislava ma 65 km al termine di una settimana in sella (350 km circa se non ricordo male) ci sembrarono davvero troppi per il nostro sellino …
In questi giorni Vienna è ricoperta di loghi, marchi e gadgets dell’Europeo di Calcio 2008 e in molti punti della città, il Rathaus per primo (foto sopra a sinistra) hanno impiantato vere cittadelle per i tifosi con megaschermi e stands culinari di altissima attrazione. Non scriverò però della Vienna turistica con tutti i suoi bellissimi monumenti, chiese, musei, parchi, palazzi (Hofburg, Cattedrale di Santo Stefano, il Graben, il Rathas (municipio) , il Parlamento, il quartiere dei musei (bellissimi), il Belvedere, la “casa matta” coloratissima e particolare nella costruzione, il castello di Schonbrunn, il Prater, ecc.ecc.) ma vi racconterò della mia personalissima prova da cultore della Sachertorte, più comunemente chiamata Sacher. Ho voluto provare la stessa porzione tradizionalmente accompagnata con panna montata (mit schlag) non dolce e una tazza di caffè macchiato (kleiner brauner) nelle due pasticcerie viennesi la Sacher e la Demel che con due ricette ufficiali si contesero la causa per stabilire a quale delle due fosse permesso di vendere la Sacher “originale“ (Sachertorte che consiste in due strati di pasta di cioccolata leggera con al centro un leggero strato di marmellata di albicocche mentre sopra e nei lati è ricoperta da una glassa di cioccolata nera. Vinse la pasticceria Sacher. Ancor oggi i segreti della torta Sacher sono gelosamente custoditi dalla pasticceria dell'Hotel Sacher di Vienna, che ne produce artigianalmente oltre 270.000 pezzi all'anno). La Sacher torte originale è protetta da un marchio di fabbrica e non esistono al mondo licenze per la rivendita di questo prodotto. Esistono invece migliaia di imitazioni. Ordunque siamo al dilemma : ho trovato quella della Demel più leggera e meno pastosa (secca) sia alla gola che al taglio con forchetta rispetto a quella della Sacher che di contro ha un inconfondibile sapore e profumo di eccellente cioccolato. Il caffè macchiato del Cafè Sacher e la panna montata sono risultate più buone per il mio palato. Che dire ? Provatele sempre tutte e due per una piacevole sosta a mezza mattinata o a metà pomeriggio; il costo è più o meno lo stesso. Non si può lasciare Vienna senza nemmeno però aver assaggiato la Wiener Schnitzel (cotoletta impanata) rigorosamente di vitello (quella di maiale è meno costosa e per i palati alla buona va bene comunque). Come avrete capito in questa vacanza mitteleuropea ho preso un altro bel kg. che per uno che fa poco sport ultimamente questo aumento ha un certo peso ! Per lo spazio cultura ho visitato la mostra "da Monet a Picasso" all’Albertina Museum dove ho apprezzato non solo una una nuova versione di ninfee del mio prediletto Claude ma anche alcuni quadri di Paul Klee. Ho visitato al Mak la rassegna dei “recent Works” di Julian Opie (un artista contemporaneo della pop-art che mi piace molto) con opere in movimento davvero sorprendenti per semplicità e coloreMentre ero a Vienna sul metrò linea 6 (U6) in direzione Schonbrunn alla fermata di Gumperdorfer Strasse tutto di un colpo mi è sembrato di essere a Parigi sulla linea 6 subito dopo aver passato la Tour Eiffel in direzione Nation. Tutte e due le linee in sopraelevata, tutte e due le linee col n. 6, tutte e due con lo stesso paesaggio intorno. Mi piacerebbe un giorno prendere un metrò in una città e ritrovarmi all’improvviso in un’altra. Ah il dono dell’ubiquità …

Post’s song : “Dicono di me” performed by Cesare Cremonini
6/8

jeudi, juin 05, 2008

Bon anniversaire Vito

4 giugno 1958-2008 Happy birthday Vito.
Ebbene sì il buon Vito (mio fratello) è arrivato al gran traguardo dei 50 anni e per festeggiarli a dovere non ha esitato a scegliere Parigi come luogo dell'evento e io non ho tentennato ad accettare il suo invito ad essere dei "suoi" insieme a Betty, Edoardo e Nick. Vacanza eno-gastronomica per eccellenza ma non meno ricca di spazi culturali e di quelli tipici turistici che non ci siamo fatti mancare. 50 anni è davvero un bel traguardo e festeggiarli a Parigi non è da tutti. Vito c'è riuscito. Paris grandeur. Paris bonheur. Mi ricordo che tentai lo stesso con i miei 40 anni a New York. Avevo preparato tutto nei dettagli. Prenotato da tempo la cena al Tribeca Grill di Robert De Niro, la vista dei grattacieli di Manhattan in elicottero (regalo di Silvia), le visite ai bellissimi musei newyorkesi. Sfortunatamente era il mese di settembre e l'anno il 2001 : non andò come previsto. Parigi è stata anche motivo d'incontro, in zona Saint Germain des Près, con l'attore americano di origini calabresi Stanley Tucci (Il diavolo veste Prada, The Terminal, Shall we dance ?, E.R. ultimi episodi, ecc.ecc.). Quando si è artisti .....

Tanti auguri Vito, altri 50 di questi anni.

Ecco l'elenco dettagliato e cronologico (con foto annesse) dei luoghi di interesse e dei punti panoramici, dei cibi, dei vini, dei ristoranti, dei musei, dei quadri, dei mezzi di trasporto, dei personaggi, degli oggetti, ecc.ecc. per descrivere il viaggio in maniera non convenzionale e per ricordare questa lieta ricorrenza in futuro. 
Taxi, Linate, aereo Easyjet, Orly, Orlybus, metrò linea 6, Edgar Quinet, Hotel Central, crepes au sarrasin, camminata, Louvre, Gioconda e Leonardo da Vinci, La zattera della Medusa e Gericault, La libertà guida il Popolo e Delacroix, Giovanna d'Arco, sosta refrigerante, Place Vendome, ripresa della camminata, Place de la Concorde, Perrier, Champs Elysèès, Arc du Triomphe, Le Plomb du Cantal, truffade, candeline per il Nick (79), rientro in hotel, petit dejeuner, cimitero di Montparnasse, Gainsbourg, Tour Eiffel, coda, veduta dall'alto, Batobus, Notre Dame, omelettes, thè alla menta, funicolare, Place du Tetre a Montmartre, vigna, Lapin Agile, fisarmonica, Sacro Cuore, hotel, doccia, Fontaine Gaillon (Depardieu), champagne, vin blanc d'Anjou, foie gras, ostriche, nems langoustines thai, merlan, lapin, desserts fraises et chocolat, Opera de nuit, petit dejeuner, Hotel des Invalides, tombeau de Napoleon, pont Alexandre III, Virgin, Grand Palais, acquarelli in numero di tre, Batobus, Saint Germain de Pres, Cafè de Flore, Les Deux Magots, Lilly Gruber, quiche au saumon, salade, croque madame, Stanley Tucci, Musée d'Orsay, impressionisti, thè alla menta, Beauburg, metrò concerto d'archi, Opera de jour, Ecaille de la Fontaine (Depardieu), champagne, Petit Chablis, menù alla lavagna, cappello, Angelique, tour Montparnasse, veduta dall'alto, ville lumiere, crepes e sidro, festeggiamento Vito (50), petit dejeuner, cimitero Pere Lachaise, Henri Salvador, Bastille, Place des Vosges, portici, Pinot Noir de la Bourgogne 2005, hotel, RER B, CDG Charles de Gaulle terminal 2, aereo Easyjet, Malpensa, taxi, pizza, torta, casa ...

Post's song : "Viva la vida" performed by Coldplay
6/8

jeudi, mai 29, 2008

Total relax in Budapest


I bagni turchi, la cucina, i ponti, i palazzi, le chiese, i musei, i parchi di Budapest.

E il Danubio …
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I bagni turchi o bagni termali sono una vera istituzione a Budapest. La capitale ungherese è ricca di sorgenti d’acqua termale e d’acqua medicinale, e abbonda di bagni termali. Conquistò il rango di "città delle terme" già tra le due guerre mondiali. I bagni turchi, costruiti nel Cinquecento, sono i loro tesori più custoditi. Disseminati in tutta la città i bagni turchi ti cullano per l’intero soggiorno. Ho avuto la fortuna (mia scelta) di alloggiare all’Hotel Gellert dove ci sono le terme più conosciute e frequentate della città. Avere l’accesso libero alle terme con discesa direttamente dai piani dell’Hotel è impagabile. Si viene letteralmente coccolati immergendosi nelle piscine d’acqua calda (36°/38° gradi) sotto i mosaici blu del complesso decorato in stile art nouveau crogiolandosi nel morbido accappatoio in spugna fornito dalla casa alberghiera. Tutto è rallentato nei movimenti e nei pensieri. Sembra che il tempo si fermi. E’ un vero godimento, un relax unico completo. Se a questa delizia si aggiunge un massaggio al viso, un massaggio ai piedi, un thai massage e una buona tazza di thé verde (il mio preferito è il Jasmine) allora si raggiunge davvero l’estasi. La mattina appena alzato, prima di fare l’abbondante colazione del Gellert, e così la sera al rientro dalle camminate turistiche, un’immersione nelle acque termali più esclusive di Budapest è stato un vero toccasana. I bagni turchi sono divisi in reparti uomo e donna ed è un peccato viste le bellezze locali. Da provare ovviamente anche le piscine esterne (una con onde artificiali e l’altra a calda temperatura) e il solarium. Sono volato a Budapest per consolarmi della recentissima sconfitta del mia squadra del cuore Chelsea nella finale di Champions League e non potevo scegliere soggiorno migliore.

La cucina di Budapest. E’ stata una vera sorpresa sapere che non c’è il solo gulash (spezzatino di manzo in salsa piccante). Sono rimasto incredulo alla scoperta che il foie gras o goose liver (uno dei miei cibi preferiti) è nei menù di tutti i ristoranti. Lo propongono in tutte le varianti possibili : al naturale, alla griglia, arrostito (per me il migliore) e fritto; il tutto viene accompagnato dall’ottimo Tokaji (stiamo parlando di un vino che si avvicina come gusto al Sauternes francese ma altrettanto delizioso). E poi tutte le carni (pollo, maiale, vitello) proposte con paprika e panna acida o l’ottimo filetto farcito di foie gras, oppure la wiener schnitzel (cotoletta di vitello fritta) di impronta austriaca o lo stinco al forno etc. etc. E poi le zuppe, i gnocchetti di pasta … e poi ancora i desserts, altra vera delizia per il palato : la torta dobos (5 strati di Pan di Spagna ripieni di crema al cioccolato), lo strudel, la palacinka (crepe). Indirizzo storico : Pasticceria Gerbeaud in piazza Vorosmarty ! Che bella vita ! Relax per lo spirito e delizie per il corpo.

I ponti di Budapest. Ne ho attraversati (avanti e/o indietro) in numero di sei e vista la grandezza del fiume notoriamente blu non è stata una passeggiata. Il più imponente, molto bello esteticamente e simbolo della città è il Ponte delle Catene (Széchenyi Lánchíd foto a sinistra) che ricorda quello di Brooklyn a NY e che separa esattamente la zona di Buda da quella di Pest; poi c’è il ponte Liberty (Szabadsag hid foto sopra a destra) di colore verde in stile art nouveau (attualmente in ristrutturazione) adiacente all’hotel Gellert; il ponte Elisabetta (Erzsèbet hìd) di stile liberty (foto a sinistra) ristrutturato completamente dopo la distruzione durante la seconda guerra mondiale di colore bianco e con una struttura minimalista molto apprezzata. Gli altri sono i due ponti (Arpad hid e Margit hid) che collegano a nord e sud l’Isola Margherita e l’ultimo da me attraversato, il Ponte Petofi il più recente come costruzione eretto per servire ad alleggerirne il traffico.

I palazzi, le chiese, i musei e i parchi di Budapest. I più importanti per bellezza e richiamo turistico sono nella zona di Buda il Palazzo Reale, la chiesa Mathias (bellissima negli interni) e i Bastioni dei Pescatori. Dalle “volte” di quest’ultimi si ha un’imperdibile vista su Pest dove il Parlamento fa bella mostra di sé a tutte le ore e la chiesa rinascimentale di Santo Stefano gli fa buona compagnia. Sempre nel distretto di Pest c’è la più grande sinagoga d’Europa e l‘Hosok Tere (il colonnato degli Eroi) e la particolare statua della piccola regina (foto a sinistra). I polmoni verdi della città sono dislocati all’isola Margherita (antica riserca reale di caccia ora popolata da piscine, prati tranquilli, roseti e curiosi bicicli a noleggio), al Varosliget e nella zona adiacente il Monte Gellert (Gellert sta per Gerardo patrono di Budapest). Ho visitato due “muzeum“. Il primo è quello di Victor Vasarely (uno dei miei artisti moderni preferiti) che con le illusioni ottiche i giochi di colore e i volumi geometrici delle sue opere ne hanno fatto un maestro della pop art. L’altro degno di nota è il Museo delle Belle Arti (Szepmureszeti Museum) dove ho trovato altri magnifici quadri (da quelli dei grandi impressionisti con Monet in testa come sempre per me a quelli di Raffaello). E’ stata una vacanza al massimo della gradevolezza che unisce la storia con il relax.

Per non dimenticare : la visita (appena fuori Budapest) al Memento Park, un parco che raccoglie le statue imponenti costruite in città durante il periodo comunista e il ricordo particolare di un mio collega ungherese Pal Zima dei tempi Publietas/Sper scomparso prematuramente una decina di anni fa e che all’epoca del nostro lavorare insieme mi parlava sempre di Budapest e con il quale ero andato a mangiare in un ristorante ungherese a Milano (ora non esiste più) dove grazie alla sua mediazione col cuoco arrivavano portate meno piccanti rispetto alle originali.
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Quando siete a Budapest prendetevi tutto il tempo possibile per non rinunciare ai bagni termali; saltate su e giù dai tram che percorrono il Danubio da una parte e dall’altra (il n.2 e il 19); provate tutte le specialità culinarie locali nei ristoranti lungo il Danubio dove al tramonto la vista su Buda e sui ponti è spettacolare e fate la gita in crociera sul Danubio di sera per non perdervi la bellissima illuminazione dei monumenti. Il tutto risulterà estremamente rilassante proprio come il soggiorno da me trascorso a Budapest.

Post's song : "At times we do forget" performed by Steve Winwood
5/8

mardi, avril 22, 2008

À la recherche de Milou

La prima volta che sono stato a Parigi non avevo ancora compiuto diciott’anni. Con Vito (mio fratello), Giacomo (mio cugino), Biffi (Giampiero) e Codini (Dario) affittammo un camper avveniristico della Laverda color celeste e partimmo alla volta della capitale d‘Oltralpe : fu un avvenimento nella nostra zona per quei tempi. Era aprile proprio come quest’anno. Era il 1979. Da allora a Parigi ci vado con una discreta frequenza, con cadenza annuale negli ultimi anni e il prossimo anno festeggerò, salute permettendo, il “trentennale”. Quell’anno (il ’79) ci ritornai anche a settembre con Vito (viaggio in treno e tenda canadese prestataci dal Biffi) per il Festival dell’Umanité dove il buon Edoardo Bennato avrebbe dovuto cantare con il suo gruppo. Poi passarono dieci anni e nel 1989 per ragioni di cuore e di amore ci tornai due volte (a febbraio e ad agosto) con Silvia. La svolta, nel bene e nel male, la feci nel 2002 ad agosto allorchè invitato da Flo e Steffe in uno dei periodi più infelici della mia vita non ci pensai due volte e piombai con il treno (cuccetta) alla volta degli Champs Elysèes. Da allora non mi faccio mancare una visita all’anno, talvolta anche due, in compagnia di parenti (Vito, Betty ed Edoardo a gennaio 2004) di amici (Lucio e Maurizio ad aprile del 2003, Anna a giugno del 2007) o da solo come nel luglio 2003, nel luglio 2004 , nel luglio 2005, nel luglio 2006 … Quest’anno come primo viaggio del 2008 ho voluto andarci da solo. E’ stata una vacanza “forzata” dal mio stato non buono fisico e psicologico. Volevo staccare dalla routine, dai troppi pensieri, per capire come sto veramente. A Parigi ci vado perché ormai è la mia seconda città, il mio hotel a Montparnasse la mia seconda casa. Sollecitato questa volta non dal dottore e spinto con forza da amici (leggi Umberto) ho prenotato il tutto (aereo e hotel) a meno di 24 ore dalla partenza. Non avevo voglia di città nuove, avevo bisogno di stare a casa ma lontano da casa. Certo ogni volta che vado a Parigi cerco di vedere lati nuovi della città, oppure di rivedere gli stessi sotto un’altra angolazione, controcorrente al turismo di massa Le novità di quest’anno sono state il Palais Royal con i suoi spazi e giardini all’aperto, il cimitero di Montmartre (i cimiteri a Parigi sono una visita culturale), la chiesa di Saint-Eustache a Les Halles), il ritorno a Eurodisney, la Piramide al contrario del Louvre (vedi foto a destra), les Passages Couverts (sontuose gallerie vetrate dove i commercianti hanno mantenuto la viva tradizione del loro esercizio), un salto al “Georges” di Beaubourg (ultimo piano del Centre Pompidou) da dove si gode un’impareggiabile vista sulla città sorseggiando un caffè e ... poi lo sfizio di mangiare nei due ristoranti di proprietà di Gerard Depardieu, il Fontaine Gaillon e l’Ecaille de la Fontaine (vedi foto in basso), entrambi situati uno di fronte all’altro in una piccolissima ma suggestiva piazzetta (Place Gaillon) adiacente l’Opera. Ho mangiato divinamente il giorno del mio arrivo e il giorno della mia partenza il tutto accompagnato da un‘ottima coppa di champagne. E poi le solite cose che adoro di Parigi, il camminare continuo, i monumenti prestigiosi sempre più familiari quasi ti appartenessero, le crepes alla Nutella (in francese è al maschile “au Nutella“), i tetti di Parigi dall’alto della Tour Montparnasse, i rilassanti giardini di Luxembourg, il mio tentativo di farmi capire in francese aiutato dalla mia “erre” arrotolata, il prendere la metropolitana della linea 6 che è sopraelevata come a Chicago ecc.ecc. A proposito di metropolitana hanno cambiato il look al nuovo biglietto, non è più lilla/viola ma bianco. Le cose cambiano ma … i ricordi restano. Non mi stanca mai Parigi, è adorabile. Ovviamente è il mio parere personale, che peraltro condivido (citazione già inserita in altri miei post, ma irresisitibile). Fosse per me mi trasferirei subito, certo andarci in vacanza è una cosa e viverci un’altra, ma perché non tentare un giorno ? E poi avevo una missione come avrete letto dal titolo del post : riportare a casa Milou. Milou è il cagnolino, amico fidato di Tintin personaggio dei fumetti creato dal belga Hergè.  Ultimamente mi sento un po’ Tintin. Da Wikipedia leggo : Tintin sembra avere illimitate risorse finanziarie, che gli permettono di prendere l’aereo all’ultimo momento e viaggiare per il mondo cercando di capire i suoi abitanti e dare loro un contributo a migliorare. Ecco la variante è che forse io vado a cercare me stesso per migliorarmi. Il Milou che ho riportato a casa è il peluche a riproduzione fedele quasi anche nelle proporzioni (vedi immagine a destra). Riportato perché il precedente era diventato celeste dopo il lavaggio ad acqua effettuato nonostante le istruzioni impartite alla tintoria nella quale mi servo.
Paris, Paris, alla prossima !

Post's song : "Love song" performed by Sara Bareilles
4/8

mercredi, janvier 30, 2008

You got lucky (for my wife)

Lascio al testo della canzone "You got lucky",
dal CD di Tom Petty & Heartbreakers "Long after dark" (1982),
ogni mio pensiero come primo post del 2008.
(per ascoltarLa cliccate a sinistra nella my playlist blog's post)

You better watch what you say
You better watch what you do to me
Don't get carried away
Girl, if you can do better than me go ....
Yeah, go but remember

Good love is hard to find
Good love is hard to find
You got lucky babe
You got lucky babe
When I found you

You put a hand on my cheek
And then you turn your eyes away
If you don't feel complete
If I don't take you all of the way, go
Yeah go, but remember

Good love is hard to find
Good love is hard to find
You got lucky, babe
You got lucky, babe
When I found you

Yeah go, just go,
But remember

Good love is hard to find
Good love is hard to find
You got lucky, babe
You got lucky, babe
When I found you.