"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

lundi, novembre 19, 2018

Tintin et la gemme de Dinant


«Se mi sono messo a viaggiare non è stato solamente per vedere nuovi paesaggi o per documentarmi, ma per scoprire altri modelli di vita, altri modi di pensare: insomma, per allargare la mia visione del mondo.» Questa frase, che identifica perfettamente il mio pensiero di viaggiatore, l’ha scritta Georges Prosper Remi più conosciuto al mondo con lo pseudonimo di Hergé, il fumettista belga, creatore di Tintin. Ed è proprio il Belgio la meta di questo mio weekend di metà novembre. E’ il ritorno al Belgio della Vallonia francofona, polmone verde nel cuore dell’Europa, dopo il viaggio a Liegi dello scorso anno. Uno sguardo al meteo compiacente e la scelta azzeccata di Dinant come destinazione.
Dinant è una autentica località da cartolina, un'incantevole gemma incastonata tra una falesia e il fiume Mosa. Basta soltanto attraversare il ponte intitolato a Charles De Gaulle, che qui fu ferito combattendo contro i tedeschi nel 1914, e fermarsi sulla banchina del lungofiume accanto alla sua statua. Qui godrete l’immagine di Dinant più affascinante : lo sguardo che sale verso l’imponente Cittadella sovrastante e il bulbo del campanile della Collegiata di Notre-Dame in pietra nera, il tutto incorniciato dal nastro di case colorate, negozi e ristoranti posti lungo la riva del fiume. Un quadro da ammirare a tutte le ore della giornata. Come è da ammirare lo strapiombante panorama che si offre davanti ai vostri occhi arrivati in cima alla Cittadella prendendo, alle spalle della Collegiata, la funivia sospesa che si impenna a 100 m d’altezza o percorrendo, con le gambe adeguatamente allenate, una ripida scalinata di oltre quattrocento gradini (408 per l’esattezza). Qui si domina tutto e lo sguardo di insieme mi ha permesso di individuare le tappe successive del mio itinerario alla ricerca delle attrazioni di Dinant.
Dal belvedere della “Cittadelle” arroccata sullo spuntone di roccia che domina la stretta vallata si nota subito il fiore all’occhiello di questo borgo del Belgio: la chiesa (o Collegiata) gotica di Notre Dame, con il suo caratteristico campanile a forma di bulbo. Dalla base della Collegiata inizia il percorso che porta a due delle tre “icone” diventate famose in tutte il mondo che hanno avuto origine in questa cittadina belga : il sax (sassofono) e la birra Leffe. La terza è legata alla leggenda delle “Frites”, le patatine fritte. Camminando lungo la strada parallela al lungo fiume ci si imbatte nella  statua di Adolphe Sax seduto su una panchina. Adolphe Sax, nato a Dinant, è l’inventore del sassofono. E proprio dietro la sua statua si trova uno spazio-installazione che racconta la vita e le opere del musicista attraverso un allestimento accattivante impreziosito da suoni ed estratti musicali. Non si tratta di un vero e proprio museo, ma di una “maison” dove viene studiato e presentato il suo lavoro.
La storia di Dinant è rigorosamente intrecciata con quella dello strumento musicale inventato da “Monsieur” Sax e passeggiando per la città vi imbatterete in molte statue raffiguranti questi strumento a ricordo del suo mitico inventore. Le piazzette, le vie del centro storico e soprattutto il ponte De Gaulle sulla Mosa sono chiazzati dalle forme allegre di coloratissime sagome di sassofono. Superando la statua di Sax e proseguendo sulla stessa riva del fiume si raggiunge l’abbazia duecentesca di Notre-Dame de Leffe (purtroppo oggi non visitabile), da cui per secoli è stata prodotta la celebre birra (ora le etichette con il marchio sono confezionate industrialmente a Leuven). I monaci dell'abbazia iniziarono a produrre la loro birra per due ragioni: la paura di bere acqua contaminata, che trasmetteva malattie ed epidemie mortali e l'ospitalità verso i viaggiatori e i pellegrini di passaggio. A poca distanza, sulla parte opposta del fiume si può andare a curiosare alla Maison Leffe un vero e proprio museo con installazioni interattive, che utilizzano moderni touch screen.
Qui si scopriranno la storia e i segreti di questa mitica birra risalenti al 1240 e potrete degustare le nove varietà della loro produzione e ricevere l’omaggio del classico bicchiere. La Maison Leffe è ospitata nella cappella dell’antico e affascinante convento
di Bethléem, oggi trasformato in hotel con ristorante annesso. La terza “icona” di Dinant narra la leggenda secondo la quale gli abitanti di Dinant fossero soliti friggere i piccoli pesci pescati nella Mosa. Durante il lunghi inverni però il fiume ghiacciava e così è nata l’idea di utilizzare le patate, tagliandole a forma di piccoli pesci, e friggerle nell’olio bollente. Ecco spiegata la storia delle Frites e della straordinaria bontà delle stesse con la doppia cottura che le lascia croccanti all’esterno e morbide all’interno.
Un’altra attrazione da non perdere è il Rocher Bayard, una spettacolare guglia di roccia di circa 35 metri di altezza completamente staccata dal resto della falesia a ridosso del fiume. Dinant mi ha conquistato per la bellezza d’insieme e per la tranquillità del luogo. Ho camminato tanto anche per bruciare le calorie in corpo grazie regalate dalla sostanziosa gastronomia belga che verrà relazionata nel finale del racconto. E’ stato un sabato felicemente intenso, baciato dal sole e dal cielo completamente azzurro privo di nuvole, confortato dalle mie riflessioni solitarie, staccato dalla quotidianità del mio habitat. La mattina di domenica ho preso il treno in direzione aeroporto fermandomi a metà strada a Louvain-le-Neuve per una sosta culturale alla scoperta
del favoloso mondo di uno, per me, dei più grandi artisti del XX secolo, Hergé, omaggiato a inizio post. In un luogo magico dalla costruzione audace e luminosa si fa un viaggio nel cuore dell’artista attraverso ottanta tavole originali, ottocento fotografie, documenti e oggetti vari con uno sguardo appassionato alla vita e all’opera di Tintin, la sua creazione più famosa.L’edificio che ospita questo mondo sognante è fuori dagli standard tipici ai margini di un piccolo parco nella bellissima provincia del Brabante Vallone.
Graphic designer, pubblicista, sceneggiatore e pittore, Hergé era tutto questo e molto altro ancora. Un uomo dai molteplici talenti. Ho ancora qualche ora da spendere di questo spensierato weekend e le userò recandomi, sempre in treno, nel cuore di Bruxelles … la Grand Place. Un salto nell’atelier di Tintin, una mitragliata di scatti dell’architettura “merlettata” della piazza e vista l’ora di pranzo una sosta gustosa in un locale (Ballekes) con personale giovane e intraprendente che propone un piatto autentico della gastronomia belga : le boulettes (polpette di carne).
Per pochi euro si possono scegliere le differenti carni (manzo, maiale e pollo), accoppiando la grossa polpetta a una delle sei salse proposte, a un contorno e a una bibita a scelta. Io ho scelto la polpetta di manzo, con salsa di crema di verdure ispirata allo waterzooi di Gent, le morbidissime crocchette di patate e la mia Coca-Cola zero che ha sostituito il fiume di birra bevuto a partire dalla serata del mio arrivo. Ho provato per prima una Leffe bionda insieme a un cartoccio di patatine fritte e ho poi continuato nella giornata di sabato, degustando nella visita alla Maison Leffe la “Ruby” incredibilmente fruttata e nel loro ristorante a cena la Leffe bruna (la mia preferita). A pranzo avevo scelto, inseguendo la tradizione,  l’immenso piatto di moules (cozze) e patatine nel locale Chez Bouboule autodefinitosi come da insegna “Le roi des moules” (il re delle cozze). Cultura e gastronomia in questo mio viaggio in territorio belga; un weekend semplicemente inappuntabile, immedesimandomi nella figura di Tintin alla scoperta della gemma di Dinant, come da titolo del personalissimo racconto. In Belgio non dimenticatevi di assaggiare una gauffre (cialda croccante fuori e morbida dentro, cotta su doppia piastra) … provatene una al cioccolato dal “Maitre” Pierre Marcolini in una delle sue pasticcerie (all’apparenza gioiellerie) coi fiocchi. “Voilà c’est tout.” (questo è tutto).

PS in questo viaggio ho preferito una bruna a una bionda. 
Si trattava di una birra, ma forse anche un monito a guardare oltre ...

Post's song : "Romantic" performed by Hooverphonic
11/18

jeudi, novembre 08, 2018

Mod revival in London

Camminare per Londra per me significa caricare la batteria dei pensieri positivi. Lo faccio una volta l’anno e in genere durante il periodo autunnale, quasi fosse una terapia programmata. Lo faccio con tutta la spensieratezza di chi deve passare un weekend godendo dei piaceri della vita mischiandomi tra la popolazione e i turisti cercando quelle idee curiosamente particolari, quegli spunti creativi che solo una metropoli così viva ti regala. Certo il mio pretesto parte sempre dall’emozione di vivere l’esperienza “blues” all’interno dello stadio Stamford Bridge di proprietà del Chelsea e attorno al mio essere “blue”, che in più di un post in questi anni è emerso amorevolmente, ho “programmato” una tre giorni in un perfetto mix di prelibatezze culinarie, shopping eccentrico e passeggiate alla ricerca dell'originalità. Per non perdere un solo minuto di tempo avevo scelto il volo della British Airways che mi ha proiettato immediatamente nel cuore della City, partendo da Linate all’alba e atterrando nell’aeroporto cittadino con l’orologio che ti riporta indietro di un’ora. Poche attese ai controlli, il treno veloce associato alla claustrofobica metropolitana e sono a King’s Cross la mia base da anni nei viaggi in solitario. Prima colazione per ricordarmi di essere un “breakfast man” con uova alla benedict classiche (piatto della tradizione americana, con uova in camicia e salsa olandese), fette di pane tostato pronte per essere spalmate con burro salato e marmellata d’arance e un buon caffè in tazza grande obbligatoriamente affiancato, per il mio gusto, dal bricco di latte.
Ora sono pronto per affrontare il buon cammino della giornata programmata. Vado ad acquistare a prezzo scontato la maglietta blu del Chelsea della stagione calcistica in corso nel negozio che si affaccia su Piccadilly Circus. Il tempo meteo è dalla mia parte anche questa volta e la foto cartolina dei pannelli pubblicitari luminosi con davanti la statua dell’Eros ne è la prova evidente. Covent Garden, centro della vita culturale e artistica, è a due passi e la raggiungo per verificare che la preparazione delle festività natalizie è già a buon punto. Conosco bene Londra, quasi come la mia adorata Parigi, e quindi posso godermela senza la smania di chi si ritrova per la prima volta in questo mondo entusiasticamente frenetico. So come muovermi e dove indirizzarmi, ma lascio sempre al mio intuito e alla mia talentuosa curiosità  le sorprese che mi riserva la città del Big Ben attualmente incerottato per ristrutturazione (e penso a chi non era mai stato a Londra e ha deciso di venirci quest’anno …).
Mi sorprendo nel sorridere su questa riflessione. Quasi senza accorgermene mi ritrovo in Carnaby Street la via “cult” di Londra, nel quartiere di Soho divenuta popolare tra i seguaci dello stile Mod negli anni sessanta, All'epoca si potevano trovare molti negozi di musica indipendente e boutique di moda anticonformista e fu creato il termine di Swinging London per l’insieme di tendenze e dinamiche culturali che si svilupparono in Gran Bretagna in quegli anni. Oggi Carnaby Street è meno alternativa ma c’è ancora un negozio che vuole tenere alto lo spirito dei tempi del suo fasto, ispirandosi allo stile e alla cultura mod degli anni ’60. E’ quello della Pretty Green la linea di abbigliamento fondata da Liam Gallagher, ex frontman degli Oasis. Linea di abbigliamento, solo maschile, dove trovo originalità, un po’ snob ma sicuramente stravagante. Il mio momento shopping ha preso vita con l’acquisto di un maglioncino, che ho ritratto nel camerino del negozio alla prova di vestibilità e che potete vedere nella foto del post. Mi è venuta fame e il piccolo ristorante di fish & chips dove avevo prenotato è a cinque minuti di camminata. Cod (merluzzo) in porzione regolare, patatine fritte tagliate all’antica e salsa bernese, questo sarà il mio pranzo. Al termine torno in hotel per depositare i sacchetti dello shopping e per ricaricare i miei dispositivi elettronici.
Giusto il tempo per rilassare la muscolatura dei polpacci e riprendo il mio cammino londinese. E’ tempo di saltare dalla parte opposta del Tamigi, la riva destra. Il quartiere è quello di Southwark, la meta che negli ultimi viaggi londinesi sta diventando una delle mie preferite. Calciando le foglie dell’autunno, passo davanti al rinnovato Globe (il tempio di Shakespeare), alla Tate Modern, al Borough Market e alla moderna silhouette del City Hall (Municipio). Scatto le “mie” fotografie con lo sfondo del London Bridge. L'illuminazione naturale del giorno lascia spazio a quelle del tramonto prima e a quella della sera poi. E’ un vero spettacolo di luce. E proprio con la visuale d’insieme del Ponte e del Municipio mi siedo al tavolo del Dim’t dove si concluderà la mia prima intensa giornata a Londra. Qui si celebra il cibo asiatico e dove i dim sum (ravioli) sono il loro biglietto da visita culinario. Adoro questa cucina orientale. Riprendo l’amico “Tube” (metrò) e torno nella mia zona. Vado a fare gli ultimi acquisti proprio all’interno della stazione di King’s Cross nel negozio ispirato alla saga del mondo magico di “Harry Potter” e dove i turisti fanno la coda per farsi fotografare spingendo il carrello oltre il binario 9 e tre quarti. La cravatta giallo-rossa dei Grifondoro sarà mia. Stanco nel fisico ma felice nella mente mi attende il comodo letto a due piazze della mia camera. Il risveglio è felice. E’ domenica, è il giorno della partita derby del Chelsea contro il Crystal Palace (altra squadra di Londra). Indosso i miei nuovi occhiali a montatura blu con una lente tonda e una quadrata. La gente notando l'originalità del mio accessorio da vista sorride.
La mattinata la spendo tra una fugace visita del British Museum e una lunga camminata ai margini dell’Hyde Park. A mezzogiorno avevo prenotato un tavolo nel ristorante Céleste ospitato all’interno del lussuoso hotel “The Lanesborough”. La sala da pranzo è riccamente decorata ed è “naturalmente" illuminata durante il giorno da un tetto di vetro a cupola. Avevo optato per il Céleste per provare un piatto della tradizione anglosassone nella versione moderna creativa : le scotch eggs (uova sode farcite, impanate e fritte). Gusto delizioso e croccantezza leggera. Scelta azzeccata abbinata a un bicchiere di vino bianco portoghese del Douro (la zona dove avevo trascorso qualche giorno nel mese di settembre). Terminato il memorabile pasto riprendo la via per andare allo Stamford Bridge.
Il bus 14 a due piani transita proprio davanti l’entrata dell’hotel.
Salgo al “primo piano” e mi godo la visione delle vie dall’alto. Il resto del pomeriggio è pura formalità. Consegna del biglietto della partita procuratomi da Gary Staker il team manager del Chelsea, foto di rito insieme e visione dello spettacolo del match. Tre reti a una sarà il risultato finale, la mia striscia vincente continua. Il dopo partita è scandito da una lunga camminata iniziale per riprendere il bus che mi riporterà proprio al centro dell’ombelico di Londra : Piccadilly Circus. E’ ormai buio, passeggio tra le vie della zona “cinese” alla ricerca di un ristorante sempre di ispirazione orientale. Ne proverò uno vietnamita. Le luci della sera sono al massimo del loro splendore e io mi gongolo di aver vissuto un’altra giornata perfetta.
Musica “sparata” nelle cuffiette e un'altra lunga gioiosa camminata mi riporterà a “casa”. Il mattino seguente, quello della giornata del rientro, lo vivrò percorrendo ancora intensamente le vie di Londra. Oxford Circus e il grande magazzino di Selfridges mi aspettano. Guardo il reparto già pronto per l’arrivo del Natale, cerco ispirazione nelle sue originali creazioni e riprendo l’itinerario che mi catapulterà in zona Bank dove il treno mi condurrà all’aeroporto per il volo di ritorno. Un’ultima sosta in una “taverna” tradizionale con una birra e un classico grosso sandwich a base di pollo e bacon. Riguardo le fotografie dei tre giorni, mi preparo per l’ultimo autoscatto indossando il maglioncino a righe larghe acquistato nel negozio “Pretty Green” e vado a custodire i miei ultimi pensieri felici. Londra non mi delude mai, anche se la trovo sempre più presa d’assalto dal turismo di massa in questo caso coincidente con il ponte di Ognissanti. Quando “London calling” (chiama) io rispondo sempre.

Post's song : "Church of the poison mind" performed by Culture Club
11/18