"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

mardi, décembre 31, 2013

The beautiful things in life (the essential)

Non amo e non ho mai amato il giorno della fine dell'anno in corso come celebrazione di massa e di conseguenza anche il principio di quello nuovo. Amo i giorni e il susseguirsi degli stessi senza scadenze precise. Non amo il futuro e nemmeno il passato, amo il presente. Con il passare degli anni il mio pensiero è diventato più di una convinzione. Inizio ad amare tutte le stagioni, cerco il presente ovunque. Il momento è ora, il qui e adesso. Non faccio più programmi a medio termine, figuriamoci quelli a lungo. Vivo le giornate che passano cercando di emozionarmi in ognuna di queste, cercando di trovare in ogni istante una elegante ragione per viverla. La vita non ha un senso se alla fine di questa c'è la morte diceva qualcuno. Che senso ha ? Forse è il desiderio il senso della vita. Il mio desiderio è di vedere posti nuovi e incontrare persone che mi regalino emozioni.. Ed è quello che cerco di fare giorno dopo giorno. Cerco le piccole e belle cose della vita. La fine dell'anno mi serve solo come scadenza per fare un resoconto dei miei viaggi. E se Londra e Parigi saranno sempre delle mete irrinunciabili, sono i posti nuovi a incantarmi. 
Nei mesi passati di quest’anno il Giappone con Tokyo e Kyoto, Cadice, Tangeri, la Croazia con Dubrovnik, Girona sono state le mie new entry. Ma anche il ritornare a Ischia dopo quasi vent'anni e il trascorrere le festività natalizie a Napoli sono state delle autentiche nuove emozioni o forse saranno stati, nel caso di Ischia, il ripercorrerle cercando i profumi e le sensazioni di tempi passati. Cerco sempre qualcosa di nuovo anche nei posti dove sono già stato. Il famoso libro di Jorge Saramago “Viaggio in Portogallo” del quale in più di un'occasione ho citato alcuni passi è esattamente il mio spirito di viaggio quando torno in posti che ho già vissuto. E li vedo nuovi. Da quest'anno forse ho intrapreso una nuova idea di viaggio, che va oltre il visitare le maggiori attrazioni. Sono diventato un buongustaio del viaggio e ora cerco di alimentare i miei cinque sensi. Mi godo la bellezza della vita. Finché la mia salute mi assisterà non mi fermerò nel cercare nuovi entusiasmi. Sono curioso e ho i miei desideri di vita. Non me li lascerò sfuggire anche se talvolta non sono io a decidere per questi. Il mio trend dei nuovi giorni a venire sarà quello di coprire ogni mese dell'anno con viaggi itineranti o mirati. Una nuova spinta l'ho avuta nel viaggio sulle tracce di Salvador Dalì. Ho incominciato a gustarmi i piccoli piaceri della vita. Viaggio, mangio, scrivo, leggo, bevo, amo. Le belle cose della vita. E ancora sogno, sperimento, creo. Ogni giorno sarà un motivo per appassionarmi. E se la mia musa ispiratrice di questi ultimi due anni sta cercando in tutti i modi di annientare il mio entusiasmo, vorrà dire che lo cercherò attraverso la mia curiosità di sempre e la mia voglia di innamorarmi ancora. Io sono un sognatore. Non smetterò di certo ora. Come non smetterò di volare. Col volo di ritorno da Napoli ho raggiunto quota 250. Altro ironia della sorte … il mio primo volo fu un Napoli-Milano nel 1981 con Vito e altri due nostri amici  (Dario & Dario). Ho fatto gli ultimi 150 voli cento da settembre 2007 a dicembre 2013. Ora, ipotizzando (salute soldi tempo ecc.ecc.) una media di circa 25 voli l'anno, il traguardo che mi sono posto è di arrivare a quota 1000 e poi chiudere con i viaggi in aereo. Facendo i calcoli approssimativi quel giorno avrò, e questa è la mia speranza di vita, più o meno 82 anni. Il Nick ne ha 84 ed è così vispo di testa … ecco solo allora andrò a visitare la Sicilia (in treno) e la Sardegna (in nave) !!! Questa è la mia versione della relatività che va nella scia della citazione di Einstein che diceva : “ Tutto è relativo. Prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie.” In più di una occasione la donna che mi ha seguito nei viaggi di coppia degli scorsi anni mi ha pronosticato una lunga vita. Voglio darle ragione, almeno in questo. E' mia la massima che dice … la vita non è fatta di soldi, ma del tempo che ci permette di spenderli !!! Quindi godetevi il tempo che avete, non sprecatelo.
Auguro a tutte le persone che mi stanno care e che mi vogliono bene un ennesimo anno di buona salute e il togliersi qualche sfizio all'insegna della loro gioia e della felicità, anche a chi per un verso o nell'altro non ha voluto dar credito al mio entusiasmo e ha preferito uscire dalla mia sfera di vita. Il mio pensiero finale va a Lucio e al mio essergli amico e a Veronica per le dolorose perdite familiari che li hanno colpiti.. Una dedica va anche a Roberto Ciotti il grande bluesman che proprio oggi è scomparso. La sua musica ha caratterizzato alcuni momenti della mia vita anche in viaggio e non posso che essergli grato di così belle emozioni. La sua musica non morirà mai.

Postfazione : Bacco, tabacco e Venere … 

"Venerem sine Libero et Cerere frigere" recita un proverbio latino. Traduzione : "Senza Bacco e Cerere, si raffredda Venere", dove questa triade indica che c'è un vero legame  tra vino, cibo e amore. Sono una parte essenziale delle gioie concesse all'uomo e la loro correlazione è fonte di godimento. Cercherò di prendere mia anche questa massima. 

Post's song : “Get Lucky“ performed by Daft Punk feat. Pharrell Williams

jeudi, décembre 26, 2013

Napule. Ce piace 'o presepe ! ('o babà tour)

Il taxi prenotatoci dalla conciergerie del Renaissance Hotel di Napoli è appena arrivato. E' la  Multipla della Fiat che ci riporterà all'aeroporto di Capodichino per il volo di rientro. Mentre attendo il resto del gruppo (Nick, Vito, Betty ed Edoardo) per caricare i bagagli, mi avventuro col taxista in una simpatica conversazione sugli stereotipi, sugli usi e costumi della città partenopea. 
Gli confido che Vito e io appena tocchiamo il suolo di Napoli ci sentiamo come a casa. Sarà la parte di noi che ci ha regalato mamma Pupella, figlia di una napoletana verace. Il taxista mi dice che “ … 'o sang nunn'è acqua … “ (il sangue non è acqua) e io un po' ne sono fiero. Il Natale a Napoli è un evento straordinario e il regalo più bello mi è stato fatto proprio vivendo questa esperienza. L'hotel Renaissance che ci ha ospitato ha una stupenda terrazza sul golfo col il Vesuvio in bella evidenza. Fare la prima colazione all'interno dii questa cornice sarà il giusto dare il  “la” alle giornate. Napoli è una città contraddittoria. Tutto è il contrario di tutto. Una città musicale con i suoni, le grida e i rumori di fondo che diventano una perfetta colonna sonora. Paradossalmente Napoli è una città felice. Qui è il regno della filosofia popolare; ogni persona che incontri ha i suoi aforismi di vita.. Durante un soggiorno di vacanza non puoi fare a meno di incappare in taxisti che durante i tragitti nella città ti regalano autentiche perle di saggezza o di camerieri che dispensano massime sulla sapienza del vivere. Tutto in virtù del “storta va, deritta vene” o del “basta che ce stà ' sole”; la vita continua sempre, non ci si ferma. Esattamente come al semaforo rosso che qui non è un divieto, non è un obbligo alla regola, è solo un consiglio, un aver prudenza. Come quando ti suggeriscono di prestare attenzione nei luoghi o nelle strade trafficate di persone. L'unico che in questo viaggio ha continuato a mettermi(ci) le mani nelle tasche è stato Vito forse per esorcizzare questa diceria quando abbiamo passeggiato per via S.Gregorio Armeno, la stradina brulicante del centro storico, impero dell'artigianato napoletano in materia di Natale. Ma prima di arrivare in questo regno ci siamo imbattuti nel “caos” di Via Toledo una delle arterie principali di Napoli che da Piazza Plebiscito arriva fino a Piazza Dante. E qui in Piazza Dante abbiamo vissuto la prima incredibile esperienza culinaria a pranzo varcando la soglia del “Leon d'Oro”, dove la cucina napoletana è DOC con  piatti semplici di matrice popolare. L'arte culinaria tradizionale è di altissimo livello e gli ingredienti di prima qualità fanno la differenza (vedi olio e pomodoro). Si comincia, aiutati dai consigli del giovane affabile cameriere Gaetano, con l'antipasto misto che riunisce insieme sfiziose fritturine della casa (piccoli calzoncelli di ricotta, crocché di patate, arancini di riso), un'impareggiabile parmigiana di melanzane (con un sublime sugo di condimento) e con le veraci zucchine alla scapece dove l'equilibrio tra l'agro e il dolce è assoluto. Si prosegue sempre sotto l'ala protettrice di Gaetano con una varietà di primi piatti di notevole fattura : penne alla genovese (cipolla e carne), la classica pasta e patate, gnocchi alla sorrentina e spaghetto 'a vongole impreziosito da pecorino e peperoncino. Il tutto è accompagnato da ottimo vino rosso locale e da pane fatto in casa. E poi il gran finale con i dessert della casa che variano dalle speciali graffette di patate, fritte girate nello zucchero servite bollenti prima del caffè alla classica profumata pastiera napoletana; ma il re dei dolci è il “grandissimo” babà con l'impeccabile equilibrio tra rhum e acqua ai fiori d'arancio. Il locale è semplice, stile trattoria con sprazzi di vita vissuta che fuoriescono dalle fotografie appese sui muri che ritraggono artisti che sono transitati da questo “paradiso”, Si riconoscono tanti volti noti che  vengono a mangiare perché penso si sentono come a casa. Anche noi abbiamo avuto la stessa sensazione. La proporzione qualità prezzo è assolutamente all'altezza. Che straordinario inizio di vacanza ! Ironia della sorte sulla qualità prezzo pensando al nostro anticipo di Natale (insieme all'altro mio fratello Roberto e famiglia) che era avvenuto una decina di giorni prima con un pranzo a Villa Crespi sul Lago d'Orta proprio con un cuoco pluristellato natio di queste parti Antonino Cannavacciuolo, al quale avevo regalato il mio piccolo gioiello grafico : la miniatura di Nutella. All'uscita del locale ancora felici e inebriati dal primo impatto con la gastronomia napoletana ci siamo diretti, nelle vicinanze, a visitare il Monastero di Santa Chiara. Addentratici nel chiostro principale, quello delle Clarisse, ci siamo trovati di fronte  il giardino decorato dalla preziose piastrelle in maiolica (riggiole) che ricoprono tutte le colonne e le sedute, un vero incanto d'insieme. Il giorno sta tramontando e la luce artificiale dei lampioni e delle luminarie diventerà il bellissimo sfondo alla camminata che ci porterà al top delle attrazioni di Natale : il mercatino formato dal susseguirsi delle botteghe artigianali che fanno vivere la tradizione presepiale di Napoli. Via San Gregorio Armeno : un autentico presepe nel presepe. Alle scultore canoniche di pastori e scenari si alternano le statuine originali con fattezze di personaggi storici (da Totò a Eduardo de Filippo via Maradona) e di attualità (dai giocatori del Napoli di oggi, allenatore compreso, a cantanti, attori, politici conosciuti fino ad arrivare a Papa Francesco, la star dell'anno). Come detto sopra … un presepe nel presepe. Un'atmosfera unica, un quadro d'autore vivente. Che giornata speciale, rovinata a cena, ma solo marginalmente, dalla prima prova pizza nello storico locale “Sorbillo”. Pizza senza anima che fuoriesce dal piatto, cotta male e con ingredienti non di qualità. Peccato. Nota positiva il prezzo : 3.30 euro. Il secondo giorno, la vigilia di Natale, si apre con la salita con la funicolare che ci porta al Vomero e dopo una camminata circondati da eleganti palazzi, raggiungiamo la Certosa di S.Martino uno dei maggiori complessi monumentali di Napoli. Bellissimo il trittico cortile, chiesa, chiostro al termine del quale un corridoio espositivo di carrozze antiche ci conduce alla bellissima terrazza sulla città e sul golfo con incredibili scorci sul Vesuvio quasi fossero dipinti nel cielo, stile trompe l'oil naturali. Di bell'effetto anche l'esposizione navale di due grandi lance reali a remi. La mattinata sta vivendo il massimo fulgore. Si ridiscende con la funicolare. Via Toledo, dalla parte opposta a quella percorsa nel giorno precedente, ci attende. Raggiungiamo in pochi assi la Galleria Umberto I, disegnata e costruita sulla falsariga di quella di Milano con una grande palla azzurra di Natale che fa da cornice all'atmosfera del Natale. All'uscita lo scorcio di Piazza del Plebiscito; la raggiungiamo per una foto d'autore (quella che Vito ha fatto a me …). Si sente l'odore del mare e l'occasione di pranzare in prossimità dello stesso è doverosa. Scendendo verso il litorale ci aspetta un panorama da cartolina col Vesuvio e con la visita alla fontana di Santa Lucia. La nostra passeggiata termina davanti alla vista dell'imponente castello sul mare il Castel dell’Ovo, in prossimità del quale, nel Borgo Marinaro, ci rifugiamo per mettere le gambe sotto il tavolo del ristorante Oste Pazzo. Buona cucina di mare con antipasti misti, pizza bufalina con pomodoro fresco da dividere insieme e primi piatti di pasta con sapore di mare. Paccheri allo scoglio, linguine ai ricci di mare e ai frutti di mare accompagnati da una spigola cucinata a regola d'arte. Quando la materia prima è così fresca tutto riesce così bene, così come l'accompagnamento del fresco vino bianco di colore intenso Falanghina leggermente frizzante. I deliziosi dessert a base di babà concludono l'ottimo pranzo. Nel tardo pomeriggio, dopo una sosta in hotel per rinfrescarci, facciamo un primo tentativo di raggiungere il Duomo di San Gennaro e decidiamo di prendere la metropolitana alla fermata Toledo. Si scendono le scale e ci si ritrova in un mondo incredibile. La metropolitana non funziona ma si può visitare la modernissima struttura che è annoverata nelle 10 più belle al mondo. Affascinante viaggio nel sotterraneo ispirato al mare azzurro con lunghissime scale mobili e passaggi d'autore. All'uscita dalla parte opposta ci ritroviamo in un altro mondo ancora, quello dei Quartieri Spagnoli. Nel discendere verso Via Toledo il via vai di motorini è stupefacente. Da soli, in due e addirittura in tre sulle piccole due ruote motorizzate. Il casco tenuto rigorosamente al braccio è come il semaforo rosso, un optional. Ritentiamo quindi la visita al Duomo di Napoli col taxi guidato modello Playstation. Il Duomo è chiuso e lo “prenoteremo” per il giorno di Natale. Il buio della sera ha preso il sopravvento. I ristoranti sono tutti chiusi (la cena della vigilia è di assoluto potere delle famiglie napoletane) e fortunatamente troviamo una charcuterie dove ci vendono sei mozzarelle di bufala (rubate a detta loro alla cena di famiglia) da un etto l'una che delizieranno il nostro palato nella sosta all'aperto sul piazzale adiacente il Monastero di Santa Chiara. Il Nick è stanco e vuole rientrare in hotel. Lo accompagniamo per poi tornare (Vito Betty Edoardo e io) sulla centralissima Via Toledo alla ricerca di una pizzeria per una seconda prova della regina della gastronomia napoletana. La troviamo in Piazza della Carità. “Anticipiamo” la prova ordinando una grande mozzarella di bufala di Battipaglia per preparare armoniosamente la bocca per affondare poi le nostre posate sulla tradizionale pizza margherita. Esame superato, anche se rimango ancora dell'idea che la vera pizza napoletana deve essere più piccola e col bordo più alto. La tazzulella 'e café non me la servono con la piccola aggiunta di latte : si rifiutano !!! Sta arrivando la mezzanotte. Passiamo a riprendere il Nick e tutti insieme andiamo alla messa di mezzanotte di Natale nella Chiesa di San Nicola alla Carità dove scenograficamente nel buio della sala scende la luminosa stella per che dà inizio alla cerimonia del Natale. Funzione d'atmosfera cantata e recitata. All'uscita si va a nanna … è Natale. Di mattina dobbiamo onorare la promessa del giorno prima. Visitiamo il Duomo, famoso per le reliquie di San Gennaro che in più occasioni nell'anno si liquefano. All'uscita chiediamo a un taxista di portarci a visitare la tomba del grande principe Antonio de Curtis, in arte Totò. Non pensavamo ci portasse proprio davanti alla cappella di famiglia direttamente col taxi :  grandi questi napoletani. Momento di emozione alla lettura de la “'A livella” incisa sul muro del monumento funerario. Chiediamo al taxista di indicarci anche quella di Nino Taranto. Ci accompagna e ci attende per il ritorno. Al taxista, ormai quasi di “famiglia”, chiediamo un ultimo favore : quello di portarci a Marechiaro per cercare un ristorante sul mare per il pranzo di Natale. Detto e fatto : sarà la Trattoria da Cicciotto a ospitarci. Adagiata sulle sponde di Marechiaro ci  appaga con una cucina di mare con antipasti capricciosi che vanno dalla grande mozzarella di bufala alla caprese all'insalata fredda di teneri calamari e polipo, dal merluzzo fritto al capitone in umido, dalla frittura di fiori di zucca fino ai gamberi avvolti da spaghetti fritti. Primo piatto per l'intera tavolata con linguine ai frutti di mare con cottura e condimento di gusto. Si termina col “solito” gioioso immancabile babà e con una fetta di delicata torta con crema di limone. Il caffé ? Anche qui senza il latte. Ma a me il gusto del caffè piace solo col latte !?!?!?!? Vabbè lo metterò nelle note negative … Nel mezzo del pranzo Cicciotto ci ha deliziato cantando arie di canzoni napoletane, tra le quali la commovente Malafemmina di Totò. Torniamo in hotel per una piccola pennichella. Al risveglio ci dirigiamo verso lo storico caffè Gambrinus di Piazza Plebiscito per l'irrinunciabile assaggio di babà qui  affiancato da una prova di zeppola. All'uscita una piccola sgambata su Via Chiara, a metà della quale si incrocia la targa che commemora la nascita nel 1889 della pizza margherita. Per la serata finale Vito aveva prenotato dei posti al Teatro Trianon per la rappresentazione di Peppe Barra della “Cantata dei Pastori”. Grandissimo artista che dispensa continue risate. “Piece” molto divertente. La vacanza di Natale è al termine. Tre giorni di sole mentre sull'Italia de Nord imperversava la tempesta. L'aereo di Santo Stefano ci riporterà a casa non dopo aver avuto attimi di tensione per la ricerca dei documenti di Betty ed Edoardo lasciati inspiegabilmente nella cassaforte della stanza in hotel. Una corsa contro il tempo con i taxi di Napoli ma sul life-motive del “tutto è bene quel che finisce bene”. Un Natale spettacolare. La città di Napoli e la sua atmosfera di Natale sono davvero uniche.  PS senza saperlo il giorno della vigilia camminando nel buio della sera ci siamo inoltrati vestiti elegantemente nel quartiere di Forcella, che ha una nomea decisamente non carina. Non ce ne siamo accorti e dire che ho anche acquistato due pacchetti di sigarette di contrabbando dalla marca improbabile !!! Ho letto proprio oggi che l'Università della Sapienza ha stilato un ritratto sulla qualità della vita nelle città italiane. Milano è meno sicura di Napoli. Chi l'avrebbe mai detto ? Io. 

Post's song : “Funiculì Funiculà“ by Repertorio Canzoni Napoletane

12/13

mardi, décembre 03, 2013

Den smukke oplevelse igennem en gastronomiske tour de force med Copenhagen Concepts

Ogni promessa è debito e così, dopo averne sancito il patto con Edoardo nella hall del Crowne Plaza Hotel di Londra nella nostra performance di fine ottobre, sono atterrato a Copenhagen con la gioia di onorarla. 
La mia promessa era quella di andarlo a trovare entro l'anno e la sua quella di “pagarmi” in questa occasione una cena in un ristorante giapponese del gruppo dove lui lavora. 
Primo secondo e terzo giorno di dicembre. Tre giorni insieme a Edoardo, il mio nipote prediletto, col quale da più di dieci anni condivido le stanze d'hotel  in tutti i viaggi insieme a Vito e Betty (Svezia, Francia, Danimarca, Irlanda, Portogallo, Spagna, Scozia, Olanda, Germania e Italia).. Questa volta è stato lui a ospitarmi nella sua stanza-casa nella città della Sirenetta e con lui ho dato vita a un tour de force enogastronomico di alto livello avventurandoci all'interno del Copenhagen Concepts di cui lui fa parte come cameriere nel centralissimo ristorante steak-house Mash. Un'esperienza molto particolare potutasi realizzare proprio per il fatto che Edoardo, essendone dipendente, ha lo sconto del 50%;  senza questo “piccolo” dettaglio difficilmente saremmo riusciti a portare a termine questa “escursione culinaria” in tre giorni consecutivi. Sono stati tre giorni speciali, all'interno dei quali ho anche conosciuto Maria la sua nuova fiamma danese che in più di un'occasione ci ha fatto compagnia. Oltre alle cene e ai pranzi del tour enogastronomico le giornate si sono susseguite camminando per la città che si era appena vestita di festa per il Natale imminente. Rivelazioni personali e sentimentali,, memorie di viaggi trascorsi e idee per quelli a venire, gioie e speranze per il futuro raccontate passo dopo passo negli itinerari quotidiani per le vie di Copenhagen. A dare il via a tutto ciò è stata la colorata snap (grappa) bevuta a pranzo al ristorante Told and Snaps che la serve accompagnando dei meravigliosi smorrebrods danesi. Lo smørrebrød (panino aperto), letteralmente pane e burro è la preparazione più diffusa a Copenaghen per una pausa pranzo gustosa. Nella gastronomia tradizionale danese, lo smørrebrød nella sua versione classica consiste in una fetta di pane di segale imburrata e usata come base per diverse guarnizioni. Tra le centinaia di varianti che vengono servite, classiche sono quelle con aringa, salmone, anguilla o maiale, condite con cipolle rosse o rafano e tutte rigorosamente accompagnate da birra o da snap (acquavite), nel nostro caso la seconda opzione. All'uscita dal locale, rimango sorpreso nel verificare che il ponte che dovrebbe collegare la zona centrale con quella del ristorante stellato Noma non è ancora terminato (l'appalto dice con ironia Edoardo è di un'impresa italiana). Siamo finalmente pronti per vivere l'evento del corteo dei folletti e di Babbo Natale che dal Nyhavn, attraversando tutto lo Stroget (la strada pedonale più lunga d'Europa), ci porterà alla Piazza del Municipio per l'accensione del grande albero natalizio. Il buio arriva presto e nel ritorno ci fermiamo nel mercatino di Natale costruito sulla falsariga di quelli austriaci di Vienna. Ad attenderci c'è Maria e insieme a lei beviamo del vino caldo speziato e assaggiamo le frittelle di mele preparate al momento. Dopo i convenevoli di presentazione le nostre strade si divideranno ma solo il tempo di arrivare alla cena dove Edoardo aveva prenotato al “Le Sommelier” ristorante brasserie di impronta francese che fa parte anch'esso del Copenhagen Concepts. Una visita a Le Sommelier significa cucina francese senza compromessi con una una vasta selezione di vini provenienti da tutto il mondo dettagliata da una lista enciclopedica. Cena a tre in un ambiente caldo, romantico, informale ma elegante al tempo stesso. Scelte francesi dall'antipasto al dolce annaffiate da un flute di champagne e da una bottiglia di  Pomerol Chateau de Sales del 2008 (bordeaux).. Ostriche, seppie, capesante, anatra, manzo e formaggi vari in successione fino ad arrivare alla goduria della delizia delle delizie dello straordinario dessert al cioccolato. Sei piccoli gioielli di cioccolato in sequenza paradisiaca. Nella mia valutazione vanno la lode e l'encomio per il dessert di cui sopra. La prima intensa giornata è terminata, e il tutto è suggellato da una sigaretta insieme (io non aspiro) passeggiando verso casa nell'illuminata Copenhagen notturna. Il secondo giorno si apre con la sbirciatina del design danese nello store del Norman Copenhagen, dove ho visto dei divani stupendi e con una lunga passeggiata che costeggia il laghetto e che ci porterà al cimitero dove è sepolto Hans Chrstian Andersen favolista nazionale. Un cimitero molto particolare, verde, conviviale dove i ragazzi si ritrovano d'estate per un picnic o per fumarsi qualcosa di buono. Decidiamo poi di vivere l'esperienza del parco giochi Tivoli vestito anch’esso a festa per l'occasione del Natale. Intervalliamo il giro delle bancarelle natalizie, un po' per il freddo e un po' per passare il tempo, con una sosta al Caffè Retrò, giusto il tempo per rientrare nel parco e assistere allo spettacolo delle luci sull'acqua. Ci avventuriamo anche in qualche attrazione di questo regno delle favole avendone acquistato il pass valido per tutte le attrazioni e non rinunciamo soprattutto a un paio di giri sul vecchio ottovolante (montagne russe). Di ritorno ci aspettano i negozi dello Stroget, ricchi di design e di atmosfera natalizia. E' arrivato il momento della “promessa” e ci dirigiamo verso l'Umami il ristorante giapponese con influenza francese sempre del gruppo del Copenhagen Concepts. Un aperitivo d'attesa e poi via col menù Omakase (お 任せ) termine giapponese che letteralmente significa "Lascio a voi" dove lo chef ha potere assoluto sul cammino culinario che si traduce in una gamma di sei piccole composizioni stravaganti a base di prodotti di stagione, del miglior pescato dal mare e delle specialità della casa. Pertanto è un menù pieno di sorprese, mix tra innovazione e tradizione in perfetta fusione che seduce con un gusto impareggiabile. A questo menù noi abbiamo aggiunto due piccole varianti : la prima in nome e per conto del nostro piatto preferito, il sashimi di salmone, e la seconda per una piccola tempura di gamberi. Arredamento e locali moderni, quasi futuristi. Ottimo il sake (freddo) che abbiamo sorseggiato nella successione dei delicati piatti. Maria ci ha raggiunto per il dessert finale con tanto di foto di gruppo con autoscatto. Al rientro nella stanza-bunker di Edoardo visione in streaming del film Turnè (regia di Salvatores con Abatantuono e Bentivoglio interpreti straordinari). Il perché della visione di questo film è dovuto a un omaggio alla mia prima impressione-espressione della stanza di Edoardo all'arrivo sul canovaccio del dialogo iniziale della pellicola nella quale Abatantuono salito sull'auto di Bentivoglio, guardando l'autoradio installata esclama : “chi te l'ha montata : un elettrauto sciita di Beirut”. Ecco la stanza di Edoardo al primo impatto sembrava una derivazione di un quartiere di Beirut dopo un'esplosione in stile air-bag. Scherzo naturalmente anche perché il soggiorno è stato caldo e accogliente. Ultimo giorno a Copenhagen, Ci aspetta il pranzo da Mash … finalmente sul luogo di lavoro di Edoardo. Ottimi antipasti (tartare di tonno e animelle di vitello leggermente fritte) e il piatto forte del locale : la carne alla griglia ! Scelta danese e americana perfettamente abbinata a due bicchieri di rossi stranieri, lo spagnolo Anima Negra e l'argentino Manos Negras. Ci raggiunge Maria per un assaggio di antipasto e per i saluti finali. Le nostre strade si divideranno alla fermata del metrò dove Maria scenderà per recarsi al lavoro, Noi proseguendo ci dirigeremo verso l'Università di Copenhagen dove Edoardo dovrà “sorbirsi” una lezione individuale di mezz'ora. L'Università è modernissima e tecnologica. Edoardo studia musicologia. Nella visita dei vari ambienti riusciamo anche a ritagliarci il nostro spazio in una sala prove accessoriata dove lui al pianoforte e io al basso ci autofilmiamo in una session sulle note di “Message in a bottle” dei Police. La vacanza ha il giusto termine. Saluto Edoardo all'Università e prendo la metropolitana che mi riporta all'aeroporto per il volo di rientro. E' stato un delizioso antipasto del Natale in tutti i sensi. Wonderful Copenhagen !!! 

PS grazie a Edoardo e a al suo caro amico Mischa per la consulenza sul titolo del post.

Post's song : “That’s all right mama“ performed by Roberto Ciotti

12/13

lundi, novembre 18, 2013

El mundo excéntrico y loco de Salvador Dalì

Un viaggio sopra le righe in tutti i sensi, per aver seguito le tracce geniali di Salvador Dalì e quelle altrettanto talentuose dell'alta gastronomia catalana. Sopra le righe perché mi sono goduto ogni istante senza pensare troppo al "vil danaro” sull'onda del “si vive una volta sola” e del “prendersi i giorni buoni”. Forse avrei dovuto intitolare il post “El món excèntric i boig de Salvador Dalì” nella lingua della Catalunya (Catalogna) perché in tutto l'itinerario che ho seguito per questo fantastico viaggio si parla, si scrive, si legge (ahimè), si mangia, si beve e si trae godimento (ben venga) in catalano. In alcuni casi sembra l'esilarante dialetto usato dai doppiatori italiani nel film francese “Giù al Nord”. Mettiamo subito in chiaro che qui non è Spagna e lo noti subito dalle bandiere appese alle finestre e ai balconi delle case con la chiara dicitura di manifesta indipendenza “Catalunya, Nou Estat d'Europa” (nuovo stato d'Europa). In questa zona che ruota attorno a Girona, base azzeccata del mio viaggio, siamo nella contea dell'Empordà, che a sua volta si divide in alta e bassa (Alt i Baixa). Per dirla tutta siamo anche sulla Costa Brava visto che il litorale sul Mediterraneo è a un tiro di acceleratore. Il mio è stato quasi un “pellegrinaggio omaggio” al genio sregolato, stravagante, discusso, anticonformista, snob, eccentrico, irriverente, sognatore e per certi versi capriccioso (chi più ne ha più ne metta) di uno degli artisti più importanti del novecento vero re mito del surrealismo (il surrealismo sono io diceva ...) : Salvador Dalì. Mi limiterò a descrivere i posti dove ha vissuto e qualche piccola curiosità del suo mondo. Su Salvador Dalì si può dire tutto e il contrario di tutto, sopra le righe nel bene e nel male ma una cosa è certa : era un vera e propria mente creativa dotata di grande immaginazione. Ho seguito passo dopo passo i Musei della Fondazione Gala-Dalì : Casa, Teatro e Castello. Ho incominciato dalla casa sul mare di Port Lliagat a pochi minuti da Cadaques, piccolo golfo abitato da pescatori, dove Dalì conobbe la futura moglie russa Gala, sua musa, vero dolce motore di ispirazione. I due si rifugiavano in questo angolo selvaggio, quasi isolato dal mondo, dove vivere d'arte e di quel sentimento che li aveva uniti, stimolati e influenzati reciprocamente all'insegna dell'anticonformismo e dell'eccesso. Un rifugio che si contrapponeva alla frenetica esistenza trascorsa in giro per il mondo a stretto contatto con artisti ed esponenti del jet set internazionale. Un rifugio vero, fulcro delle loro vite artistiche e reali fuse insieme, una costruzione surrealista bianca ampliata su disegno dello stesso Dalì, a pochi passi dalla costa e formata da irregolari stanze comunicanti quasi fosse un labirinto con aperture con viste sul mare. Qui si trova di tutto e ci si meraviglia di tutto. Oggetti surrealisti di tutti i tipi, dipinti, attrezzature varie per le sue creazioni d'arte, specchi posizionati per visioni particolari, animali imbalsamati come il gigantesco orso all'entrata o i cigni collocati sulla libreria, fotografie, ritagli di giornali e altro ancora. In fondo nell'arredamento delle nostre case c'è un po' di Dalì dappertutto.
Dalì visse e lavorò abitualmente in questa dimora fino a che, nel 1982, alla morte di Gala fissò la residenza nel Castello di Pubol. Dalla costa si rientra all'interno fino alla città natale di Salvador Dalì : Figueres. Qui c'è il grande Teatro Museo di Dalì. Già la parte esterna fa capire l'originalità del suo mondo. Una piccola fortezza rossa con uova giganti bianche a circondare la cinta. E all'interno la più grande collezione di opere d'arte dell'artista Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech, marchese di Púbol. Pittore, scultore, scrittore, designer, cineasta, sceneggiatore, personaggio indiscusso del novecento. Oltre alla collezione di dipinti, fra i quali quelli dedicati a Gala, modella insostituibile è da apprezzare la stravagante stanza ritratto di Mae West con il divano rosso al centro che riprende la forma delle labbra della celebre attrice. Originali anche le creazioni di alta gioielleria che si possono ammirare nello spazio dedicato (Joies) all'interno del museo. Meraviglioso il soffitto del Palazzo del Vento che rappresenta Dalì e Gala visti dai piedi in su, in una sorta di trompe-l’oeil di ascensione al cielo. Dalì amava tutto ciò che è dorato ed eccessivo oltre alla sua passione per il lusso, per lo sfarzo e per l'Oriente. Ultima tappa è stata il Castello Gala Dalì di Pubol, che divenne il suo l'ultimo atelier e il mausoleo della sua musa. Qui materializzò un incredibile sforzo creativo pensando a Gala. Dalì ci visse alla morte della moglie e qui sono sepolte le spoglie della stessa in una cripta.
Tra le curiosità che ho letto o visto in questo viaggio … una su tutte quella sui celeberrimi baffi. Tratto inconfondibile della sua figura, li portò arricciati all'insù fissati con la brillantina ed erano ispirati a quelli del pittore del '600 Diego Velasquez che servivano per captare le idee (in francese erano chiamati moustaches radar (baffi antenna). Salvador Dalì creò anche il logo della Chupa Chups, la famosa azienda dolciaria produttrice di lecca-lecca. Celebre la sua frase “ogni mattina, appena prima di alzarmi, provo un sommo piacere : quello di essere Salvador Dalì”. 
Di questo prolifico eccentrico folle artista non si vorrebbe smettere di scrivere dopo aver letto tanti aneddoti nella sua biografia. Nonostante sia stato definito anche arrogante, arrivista, disgustoso essere umano (Orwell) le sue opere hanno comunque un’anima quasi mistica, esplosiva, luminosa, signorile. Dal genio assoluto dell'arte a quelli contemporanei della gastronomia qui il passo è breve. Ristoranti, piatti e curiosità del mondo dell'alta cucina catalana sono a portata di coltello e forchetta.
A Girona, dove avevo fissato meravigliosamente la mia base e dalla quale mi sono mosso nelle zone circostanti nel raggio massimo di settanta chilometri grazie alla Skoda Fabia noleggiata all'aeroporto El Prat di Barcelona, c'è il ristorante che ha vinto nel 2013 lo speciale premio di migliore del mondo. Si tratta del El Celler de Can Roca (tre stelle Michelin). Purtroppo per accedere a un tavolo ci vuole una prenotazione di oltre dodici mesi, ma sembra che la vicinanza a questa affermata istituzione culinaria abbia galvanizzato la creatività anche degli altri ristoranti della città. Io ne ho provati tre, uno dei quali stellato dalla Michelin, con una fantastica esclation di gusti e di sapori e non solo. Nel primo che ho provato, il Divinum, ho scelto a cena il menù Gastronomico. Composto da 9 portate nove con altrettanti bicchieri di vino d'accompagnamento ho apprezzato il foie-gras scottato, il maialino disossato e  il piccolo assaggio di formaggi artigiani locali. Strepitoso il Pinot Nero alsaziano del 2006 ad accompagnare l'altrettanto straordinaria tartare di tonno. Piccole delizie di gusto dove i 9 assaggi di vino hanno lasciato il segno. Nel secondo ristorante il Cal Ros sempre a cena ho scelto tre portate dal menù alla carte. Come entrata le crocchette di carne presentate bollenti croccanti in una teglia simil friggitrice, come portata principale un piatto degna di segnalazione per l'azzardo azzeccato di accompagnare a una tartare di manzo un bicchiere di gin da 70 gradi all'acqua tonica e come finale una crema catalana diversa da quelle classiche. Per concludere in bellezza questo viaggio itinerante nella gastronomia catalana ho scelto il ristorante Massana, una stella Michelin. Qui a pranzo ho scelto il menù degustazione di Pere Massana. Un trionfo di nove piccole creative portate  anticipate da altre sette eleganti e originali tapas. Con nove bicchieri di vino ad accompagnare un crescendo di bontà. Un delizioso Sauternes del 2010 abbinato a un originale  yogurt di foie gras, un Gran Claustro (rosso di questa zona) del 2006 accostato a un eccezionale taglio di carne di maiale iberico laccato e un dolce fatto di cocco, guacamole di platano, spugna di zucchero di canna e gelato di pina colada da leccarsi i finali baffi (quasi fossi Dalì) accoppiato da un Gewurztraminer del 2010 della zona tra Barcelona e Tarragona. Queste sono state le mie preferenze in assoluto. Tra i due itinerari di viaggio, quello d'arte e quello gastronomico, mi sono concesso due soste per vedere sulla Costa (Brava) le località di Tossa de Mar col suo castello in bellavista sul mare e la graziosa Calella de Palafrugell un tempo villaggio di pescatori e una finale a Barcelona solo per scattare una foto alla Sagrada Familia capolavoro di Gaudi, perennemente in fase “ultimazione” con il contrasto visivo delle gru mischiate alle guglie. Un viaggio sopra le righe in assoluto. In autunno la penisola iberica è diventata la mia meta preferita in virtù del tempo meteorologico e del lento muoversi della quotidianità, quasi per fissare al meglio gli istanti per ammirare il cospetto di cotante bellezze di vita. Penso che ci tornerò in bella compagnia per saggiare e godermi delle delizie del menù degustazione del El Celler Can de Roca dei fratelli Joan Jordi Josep Roca. Quando sarà … sarà, visti i tempi di prenotazione (ma sarà poi vero ?). 

Post's song : “Lover come back to me“ performed by Lily Frost

11/13

jeudi, octobre 31, 2013

Chords good in London


Ancora sull'onda dell'asse con Parigi eccomi a Londra per questo weekend di pieno autunno. La compagnia è quella della rappresentazione nella ville lumiere di settembre, in quanto il caro amico Umberto, che doveva essere il buon quinto, non è potuto essere dei nostri per improvvisi impegni di lavoro. Il felice pretesto di questo mordi e fuggi londinese è stata la reunion di Graham Parker (mio artista musicale preferito) con i suoi Rumour, dopo quasi trent'anni, in un concerto al O2 Sheperd Bush Empire. Questa volta siamo noi (Vito Betty e il sottoscritto) ad aspettare Edoardo in arrivo da Copenhagen. E l'attesa l'abbiamo felicemente trascorsa a bere sidro e a provare piccoli “fingers” piatti britannici (scotch eggs per Vito, piccoli calamari per Betty e un paté di fegato per me) nello storico pub “Blackfriars” di fronte all'hotel dove abbiamo alloggiato per questa escursione musicale. Tutto a portata di mano : pub, hotel, stazione della metropolitana e della ferrovia cittadina (Blackfriars) e il lungo Tamigi nelle due rive. Non c'è di meglio.
Ecco Edoardo che esce dai tornelli della metropolitana. Lo accogliamo con fazzoletti bianchi e foto di rito e via quasi di peso con la prima delle nostre passeggiate verso Westminster. Il tempo è meraviglioso. Il cielo azzurro punteggiato da nuvole perfette per disposizione. Un salto al Savoy per vedere com'è, un altro al negozio di Liam Gallagher, il Pretty Green di Covent Garden e poi lungo Carnaby Street in attesa dell'evento culinario serale. Grazie a Edoardo che lavora come cameriere al Mash (Moder American Steak House) di Copenhagen ci aspetta un tavolo riservato all'omonimo di Londra della stessa proprietà, di recente eletto il miglior ristorante di carne della capitale britannica. L'accoglienza per Edoardo è stata davvero speciale, dove tutti (dalla manager danese ai colleghi camerieri, a quelli di sala, al sommelier ecc.ecc.) hanno portato nei loro racconti un po' delle loro esperienze lavorative e di vita. Staff felice e attento ai prodotti e ai  piatti che stanno servendo; sono tutti giovani ma davvero professionali. Il locale è grande e in stile americano. Il nostro menù scelto è stato da gran gourmet con l'antipasto di foie gras scottato e tartare di carne Mash e un misto di teneri tagli di carne del mondo (America, Danimarca e  Uruguay) affettati davanti a noi e accompagnati da salse varie (bernese, al pepe, al vino rosso, all'aglio con timo), purèè con bacon e crema di spinaci saltati. Un ottimo Napa Valley del 2009 a farci compagnia e un profitterol gustoso per concludere. E poi l'arrivo della busta “The Damage” contenente il conto. Per noi, grazie a Edoardo, non è stato un “danno” ma una meravigliosa sorpresa (50% di sconto su tutto, dall'aperitivo al caffè). Non vedo l'ora di andare a trovare Edoardo in Danimarca per provare altri ristoranti dove lui, grazie al suo lavoro, ha questo incredibile sconto se seduto al tavolo con altri. Mi aspetta un sublime sushi o l'eleganza di un locale francese : non vedo l'ora. Torniamo a noi … e alla camminata di ritorno in notturna verso l'hotel transitando dal centro del mondo “Piccadilly Circus”, passando intorno al Leicester Square, tirando dritto verso Covent Garden e convergendo poi fino allo scorgere del Tamigi fino alla nostra destinazione.
Il mattino seguente, dopo una veloce colazione in camera (Vito mi ha portato un impeccabile croissant francese da inzuppare nel caffè preparato con il coffeemaker in dotazione), ci siamo incamminati sempre sul lungo Tamigi questa volta in direzione ponte della Torre di Londra. In prossimità del grattacielo di forma particolare stanno girando un film del quale scopriremo poi il titolo : London Fields. Edoardo riconosce l'attore (ma anche musicista) Billy Bob Thornton, già marito di Angelina Jolie. Vito “quasi” a interrompere il ciak del momento urla un “Billy” all'indirizzo del set. Il buon Bob si gira e inizia a comunicare con Vito di musica parlando di concerti italiani e di dischi passati. Scena quasi surreale, ma incredibilmente vera. Vito è l'amico per antonomasia degli artisti e anche qui l'ha fatta da padrone. L'attrice che accompagna BBT è la nuova fiamma di Johnny Depp … come è piccolo il mondo. Pioviggina e per me è quasi una novità visto che nelle mie innumerevoli incursioni a Londra il tempo è sempre stato soleggiato. Prendiamo il bus  188 che ci trasporta fino a Greenwich. Siamo alla periferia di Londra ma il ritratto è quello delizioso delle piccole città di campagna inglesi. Il Cutty Sark (grande nave a vela) è in bella esposizione sulla riva del Tamigi mentre il mercatino locale è nascosto nelle vie del centro. Edoardo e io anticipiamo il nostro pranzo con un sashimi di salmone “al volo” veramente gustoso. Attraversiamo la piccola collinetta in direzione dell'Osservatorio che viene attraversato dal meridiano 0 (longitudine) famoso nel mondo. E quale migliore coincidenza visto che siamo a Greenwich e che nella notte ci sarà il cambio dell'ora (da legale a solare) ? Quasi a dire che siamo al posto giusto nel momento giusto. A pranzo il pub dietro la chiesa ci aspetta per un “quattro fish and chips, please”. In questo weekend londinese abbiamo camminato tanto quasi a ricalcare i passi parigini. Nel rientro in centro città, dietro mia insistenza, facciamo sosta al Ritz per emulare Hugh Grant in “Notting Hill”. I miei compagni di viaggio non l'avevano mai visitato internamente e quale occasione migliore di questa. Sfarzo, lusso, scene quasi da ottocento con feste private e tavoli apparecchiati per l'ora del té. Il Ritz, sia a Parigi che a Londra, per noi è il top degli hotels. Usciamo, prendiamo il tube verso Knightbridge tappa obbligata per Harrods. E' ottobre, ma vale per tutti i mesi dell'anno,  e sembra Natale. E' festa e caos nei reparti gastronomici del pianoterra. Con calma iniziamo a dirigerci verso lo Sheperd Bush Empire per il concerto del nostro Graham.
Per me è un evento inseguito da trent'anni. Nell'unico concerto a Milano con i Rumour del 1983 ero ingiustificato assente per un torneo di calcio. Ancora oggi mi chiedo il perché di quella scelta : parola data ? Servivano i miei goals ? Bah. Eccomi finalmente dentro al teatro che consacrerà l'evento. Concerto straordinario, musica sublime, ritmi suggestivi, rock allo stato puro per un artista e per un gruppo di sessantenni. Che meraviglia !!! Si dorme un'ora in più questa notte ma per uno come me che si alza presto comunque non è un granché di differenza. E' domenica e la iniziamo con un “gratuito” breakfast buffet all'inglese, con tanto di uova e pancetta, hush brown, ceddar, pancakes, marmellata d'arancia e burro salato e tanto di tutto il resto del continente. Ci servirà come energia per la camminata del giorno, dove nell'ordine passeremo davanti a Westminster (Palazzo e Abbazia), agli scoiattoli, alle anatre, ai pellicani, alle mille specie di uccelli del St.James Park, lungo il “lungo” viale The Mall dove incrociamo la banda che corre verso il cambio della Guardia delle 11,30. Tagliamo a metà verso Piccadilly Street dirigendoci verso lo store sportivo del Lillywhite per acquistare un trolley per Edoardo (il giorno prima avevo comprato la maglia blu del mio Chelsea 2013/14). E' l'ora dei saluti con Edoardo, il nostro volo di rientro in partenza da Luton Airport ci attende. Uno spuntino veloce di nuovo al Blackfriars pub, un café (costosissimo) nella hall dell'hotel, baci e abbracci col nipote. Appuntamento a breve a Copenaghen per Vito e Betty e con me a dicembre (spero) per quel sushi promesso. Bye Bye London alla prossima. Mourinho mi aspetta …


Post's song : “White honey“ performed by Graham Parker
10/13

lundi, septembre 30, 2013

Paris, vélos et champagne

Settembre a Parigi per me vuol dire indossare una colorata camicia caraibica e trascorrere la serata  muovendomi al ritmo della musica di Jimmy Buffett. Ma vuol dire anche sorseggiare champagne, fare lunghe passeggiate, immergermi nella “joie de vivre” francese. Questo settembre è stato invece anche quello dell'utilizzo delle biciclette cittadine che si prendono e si lasciano in tantissimi posti strategici di Parigi. A noi (Vito Betty Edoardo e moi) non serve la piantina della città … ci sono io che la conosco bene. E allora tutti in fila nelle corsie degli autobus alla ricerca di nuove emozioni parigine. In bicicletta senza fare grossi sforzi si riescono a vedere scorci nuovi di quella che per me è “la mia città”. E' il quarto settembre che insieme a Vito e Betty ci ritroviamo per gustare l'unico concerto europeo di Jimmy Buffett, il terzo insieme a Edoardo che ci raggiunge da Copenhagen. Il tempo di scaricare i bagagli nell'hotel di “casa” di Montparnasse e via con i nostri “riti”. Scelta della creperie bretone per il pranzo e camminata pomeridiana lungo Rue de Rennes fino a Saint Germain-des-Près. Poi si imbocca Rue Bonaparte per percorrerla tutta fino a scorgere la Senna. E' la passeggiata delle passeggiate transitando davanti ai due Cafès storici, le Deux Magots e il Flore, resi così celebri dal susseguirsi nei decenni della presenza di numerosi artisti. A metà di Rue de Rennes a distanza di dieci anni mi sono fatto immortalare seduto al tavolo all'aperto del café-brasserie l'Horizon per un “trova la differenza” delle istantanee. In una traversa di Rue Bonaparte ci siamo soffermati esternamente davanti la casa museo di Serge Gainsburg che la figlia Charlotte sta ristrutturando. La passeggiata ci porta, attraversando il Louvre,  lungo i portici del Palais-Royal per giungere alla “galerie Vivienne” (passaggio coperto) dove finalmente quest'anno, vista l'ora pomeridiana riusciamo a goderci tutti i piccoli eleganti negozietti all'interno. 
Ci presentiamo al Cafè Bistrot Victoires in prossimità dell'omonima piazzetta per cercare di prenotare un tavolo per quattro per il dopo concerto. Ci ritorneremo con le nostre camicie colorate, ancora inebriati dalla musica di Jimmy Buffett per festeggiare in tarda serata la “fresca” laurea di Edoardo. Eccoci ora davanti al teatro de “La Cigale” in coda insieme al folklore dei suoi ammiratori.  Quelli scozzesi ci offrono biscotti tutto burro e whisky. Il tempo passa velocemente e ci troviamo dentro il teatro senza accorgercene mischiati al colorato e festoso pubblico cui noi ormai da anni ne facciamo parte. Il buon Jimmy non ci delude mai. Il concerto è sempre gioioso e spumeggiante. Oltre al suo repertorio ci regala anche una bellissima cover di “All night long” di Lionel Ritchie con cui ha duettato di recente. Il tempo corre di nuovo veloce e noi facciamo lo stesso per arrivare in orario per la cena dopo spettacolo al Cafè Bistrot Victoires. Ordiniamo le loro tartare poulé (appena scottate) di salmone e il loro champagne e nel buio della sala all'arrivo dei dessert i camerieri portano al buon Edoardo la candelina da spegnere per celebrare questo felice momento. Degna conclusione di una bellissima giornata. La mattina seguente dopo aver inzuppato il burroso croissant nel cafè au lait, la linea 6 della metropolitana ci porta all'Etoile dove l'Arco di Trionfo si staglia lungo gli Champs Elysées. A metà degli stessi facciamo una piccola deviazione per andare a “visitare” il lussuoso hotel George V, quello di alcune scene di “French Kiss”. Il “nostro” Ritz è chiuso per ristrutturazione e siamo alla ricerca di un degno sostituto. Ne “visiteremo” altri due, uno adiacente lo stesso George V e l'altro (Park Hyatt Paris Vendome) sulla rue che da l'Opera porta a Place Vendome. Tornando sui Campi Elisi mi fermo per acquistare la t-shirt del Paris Saint Germain e poi arriva la grande novità di quest'anno sponsorizzata da Edoardo : il noleggio dei velos “le biciclette cittadine”. Foto di rito per il “vernissage” e via per le “rues” e i grandi “boulevards” di Parigi. E quasi rilassante nonostante il traffico e lo sballottamento sul pavè di alcune vie. Su e giù alla ricerca di nuovi posti da vedere. La Moschea e il ristorante panoramico di Kenzo e poi ancora l'irrinunciabile lungo Senna, la Tour Eiffel, Notre Dame e il Quartiere Latino. Si prende la bicicletta, la si lascia in un dei punti posteggio, la si riprende e via ancora. La sera replichiamo la cena del giorno precedente; il Cafè Bistrot Victoires ci aspetta sempre con lo champagne (per festeggiare il mio San Michele) e i suoi piatti davvero deliziosi nell'ottimo rapporto qualità prezzo. E' il nostro bistrot di riferimento. Siamo alla fine di questa toccata e fuga musical-enograstronomica. E' arrivato lunedì, il giorno del rientro. Ci dedichiamo ancora a qualche scorribanda in bicicletta il tempo di coprire la mattinata in attesa del pranzo dove abbiamo prenotato da mesi al Le Bien Decidè il terzo ristorante del grande Gerard Depardieu, quello più simile alle enoteche con cucina o ai bistrot à vins. La scelta del vino (Vito e il sottoscritto) è caduta su un rosso eccelso, le “Ma Verité”. Piatti del giorno deliziosi e perfettamente cucinati, dal magret de canard (petto d'anatra) al tonno scottato, ai sublimi dolci. Adoro Parigi, non riuscirei a farne meno. Alla prossima, à bientot ... : è l'augurio più bello che io possa fare. Uso e abuso nei miei post aggettivi come sublime, straordinario, meraviglioso, incantevole, stupendo ecc.ecc. perché quello che vedo e vivo durante i miei viaggi è fuori dall'ordinario e se da una parte sogno il giorno in cui tutte queste emozioni diventino parte della mia quotidianità dall'altra vorrei sempre entusiasmarmi davanti a quelle nuove che mi coglieranno di sorpresa. Lo stesso vale per i miei sentimenti. 

Post's song : “All night long“ performed by Lione Ritchie feat.Jimmy Buffett
9/13

jeudi, septembre 19, 2013

A colorful sky above Mykonos

Nel cartellone dei miei viaggi di settembre la “pièce” di Mykonos è la regina incontrastata da cinque anni, nella quale ho “recitato” con la compagnia di Betty e Vito o in coppia. Quest'anno il ritorno sul palco con Betty e Vito ci ha portato in una nuova rappresentazione. Si apre il sipario … si va in scena. La scenografia è meravigliosa, gli sfondi di scena esplosivi. 
Le prove già al mattino presto, sulla falsariga delle interpretazioni di coppia, con l'immersione nelle limpide acque della piccola baia di Platis Yalos di fronte al nostro hotel. Rigenerante l'impatto con l'acqua, la temperatura dentro e fuori è perfetta. Qualche piccola bracciata nel silenzio del luogo con i primi raggi del sole pronti ad asciugarci e la giornata si apre. Praticamente sulla spiaggia ci aspetta il rito della prima colazione in un scenario fantastico. Le giornate di Mykonos si sono susseguite con il ritmo classico delle vacanze di settembre dove tutto è tranquillo e dove la folla turistica dei due mesi precedenti raggiunge il numero perfetto. Le ore con la luce del giorno si trascorrono sui lettini a riva, facendo bagni rilassanti, leggendo libri e soprattutto per me con il rapporto quotidiano con i venditori ambulanti di orologeria di replica. Mi sono piaciuti. un Panerai nero elegante e un Armani bianco sportivo. Qualche piccolo acquisto per gli amici e poi il dilemma di dove andare a vedere il tramonto magari insieme alla scelta del tavolo per la cena. Quest'anno i tramonti sono stati fantastici, i colori inimmaginabili. Una delle quattro sere il cielo era così incredibile quasi a simulare un fuoco enorme. Ogni anno cerco di descrivere con queste righe sul post il mio rapporto con Mykonos e ogni anno mi ritrovo a dire che Mykonos a settembre è la meraviglia delle meraviglie. Niente di paragonabile con altri posti. C'è tutto : i colori, le luci, il sole, il mare cristallino, la bellezza dei tramonti. Siamo nelle Cicladi e il bianco e il blu dell'architettura accostato alle luci delle ore del giorno e della sera è di una bellezza travolgente. A fine cena in ogni ristorante c'è sempre un piccolo “regalo” : dalle piccole palline di frittella col miele ai digestivi. Quest'anno è stato l'anno della Mastica, liquore proveniente dall'isola di Chios. Si tratta di un distillato di una resina dal sapore dolce e unico. E anche uno degli ingredienti che insieme all'anice costituisce il famigerato “ouzo”. Nella versione “solo resina” l'ho trovato superbo e cercando in Internet ho anche scoperto le sue molteplici proprietà mediche. Non male. Da provare in compagnia. Come una vacanza a Mykonos. Se proprio un giorno decidessi di risposarmi non avrei dubbi sulla scelta del posto e del periodo. Mykonos a settembre … Non c'è location migliore di questa. In una piccola chiesetta bianca, nel tardo pomeriggio, poi cena e festa sulla spiaggia con i parenti stretti e gli amici più cari a partire dall'ora del tramonto. Qui i tramonti sono unici. E la notte è lunga. Nell'attesa continuerò a cercare nuovi stimoli e nuove emozioni.  Devo godermi questi meravigliosi anni di vita che mi restano, per non dire un giorno … peccato non aver ..., peccato avrei potuto … , peccato ecc.ecc.  Il momento è ora. Io sono pronto.

Post's song : “Avalon“ performed by Roxy Music

9/13

mercredi, juillet 31, 2013

The heart of Dubrovnik

Sei e mezza del mattino. La strada che mi porta all'aeroporto per il ritorno costeggia il litorale. Lo scenario è bellissimo. Il panorama è di quelli che emozionano. La calma è così insolita. Il mare è una tavola. Tutto sembra così sereno, in pace. E pensare che vent'anni fa in questa zona c'è stata la guerra. Una guerra fratricida, cruenta, orribile, agghiacciante. Sto rientrando a casa dal viaggio a Dubrovnik e Mostar (Croazia e Bosnia e Herzegovina) ed è quasi impossibile credere che a pochi chilometri dal confine italiano ci siano state tante atrocità in nome del nazionalismo, del secessionismo, delle manie di grandezza di piccoli dittatori, delle diversità di etnie e di religione dell'ex Jugoslavia. La mostra fotografica (L'enclave) cui ho fatto visita solo ore prima mi ha dato lo stesso pugno allo stomaco di quando vidi il film di Spielberg “Schindler's list”. Sconcertante. 
Torno indietro di qualche giorno ed è tutta un'altra storia. La città di Dubrovnik mi ha accolto con tutta la vitalità, con tutta la bellezza, con tutto il cuore dei suoi abitanti. La parte vecchia raccolta dentro le mura è un vero gioiello architettonico. Il giro completo delle mura è imperdibile. Si cammina quasi fossimo in equilibrio sui tetti. E' un autentico spettacolo. Il bianco e nero delle fotografie della guerra di vent'anni anni fa è stato sostituito con un'esplosione di colori. Basta prendere la “cable car”  (funivia) e ammirare  dall'alto i tetti rosso arancione della cittadella immersi nell'intenso blu dell'Adriatico. Dubrovnik è in Croazia, che solo da poco più di venti giorni è entrata a far parte dell'Unione Europea. La parte vecchia ha poche rivali nelle città europee. Costruita, distrutta, ricostruita, conservata in maniera che rasenta la perfezione. In questi giorni c'è il Dubrovnik Summer Festival e il design scelto per promuoverlo è proprio l'anatomia del cuore umano che riprende la conformazione del vecchio centro storico. Il cuore di una città che pulsa, il cuore di una città in continuo movimento, che inizia a vivere nel momento in cui si scrolla di dosso la polvere turistica quando i crocieristi ritornano sulle grandi navi e prende le fattezze di città reale patrimonio dell'Umanità secondo l'Unesco, con la sua grazia e la sua eleganza. In quel momento, dopo l'ora del tè se fossimo nel Regno Unito, Dubrovnik riprende possesso delle stradine che convogliano e costeggiano la via principale … lo Stradun con la sua pavimentazione in marmo. Vicoli che si preparano per la cena con i tavoli dei ristorantini che fanno effetto domino uno dietro l'altro.  Dubrovnik è di una bellezza e di un'atmosfera irresistibile, una vera “perla” (dell'Adriatico) come la definì Lord Byron o addirittura “il paradiso in terra” nelle parole di George Bernard Shaw. Questo piccolo gioiello della Croazia (il più a sud) è famoso per le antiche mura che lo circondano. Costruite, ampliate e rafforzate nei secoli delimitano la città vecchia incluso il porto. Lunghe quasi due chilometri, tutte percorribili a piedi. In alcuni punti lo sguardo è aperto completamente verso l'orizzonte del mare. Dubrovnik è una meta speciale, romantica. Basta incamminarsi all'ora del tramonto su e giù per le piccole strade acciottolate, passare davanti ai suoi edifici barocchi e rinascimentali, sedersi alle caffetterie, sbirciare tra le vetrine dei suoi negozi. 
La passeggiata avanti e indietro sullo Stradun, la Cattedrale, l'ingresso dalla parte occidentale delle mura attraverso la porta Pile, un drink al Buza Cafè al tramonto, un break in barca all'isola di Lockrum proprio di fronte al porto di Dubrovnik sono le altre attrattive interessanti come lo è ugualmente il contesto naturalistico che la circonda : coste panoramiche, piccole isole, mare cristallino, spiaggette dorate il tutto immerso in una rigogliosa vegetazione mediterranea di un verde lussureggiante tra colture di aranci e limoni, piante tropicali portate qui nei secoli dai mercanti e dai marinai di ritorno dai viaggi in Oriente. E nonostante l'assedio dei serbi durante la Guerra dei Balcani con i colpi di mortai l'avessero ferita ora è ritornata a risplendere. 
La Bosnia ed Erzegovina confina con la Croazia e non mi sono lasciato sfuggire di visitare l'altrettanto suggestiva città di Mostar ubicata nella valle del fiume Neretva. Il pulmino dell'Adriatic-Explore mi trasporta insieme ad altri turisti europei. Il tragitto verso Mostar avviene passando il confine con la Bosnia ed Erzegovina in due tratti. Passaporti alla mano, nessun problema. Sì arriva a Mostar passando prima per Počitelj un piccolo villaggio in stile orientale tutto in pietra, anch'esso sito preservato dell'Unesco. Una torre fortezza a forma di silo troneggia dall'alto della collina sopra il borgo. Dopo la recente guerra la cittadina di origine ottomana è stata completamente ristrutturata così come la bellissima moschea soggetto preferito dagli artisti di tutto il mondo insieme ai melograni rosso lucido e ai fichi che crescono in abbondanza sulle colline adiacenti. Mezz'ora di auto e si arriva finalmente a Mostar che rappresenta la capitale virtuale dell'Erzegovina. Ad attenderci, oltre alla guida locale, è il colore verde spettacolo dell'acqua del fiume Neretva. Mostar è una città di contrasti, nella cultura, nel colore, nella cucina. Multietnica, punto di congiunzione del mondo orientale con quello occidentale; a Mostar convivono quattro etnie religiose (cattolici, ortodossi, islamici ed ebrei) e anche questo costituisce parte del suo fascino unico. La gente è molto ospitale e i prezzi nei negozi e nei ristoranti sono molto economici. Nel centro storico, anch'esso patrimonio dell'Umanità, si susseguono l'antica via degli orefici, il bazaar cittadino tipicamente orientale, le mosche e gli edifici di ispirazione turca o quelli insoliti del periodo austro-ungarico. Il verde fiume Neretva che scorre attraverso la vallata divide da una sponda all'altra la religione e la cultura. Ma ciò che rende però famosa questa città è il celebre antico ponte, il Ponte Vecchio (Stari Most), il ponte più famoso dei tutti i Balcani. Ed è lo spettacolare Ponte Vecchio, a riunire tutti quei contrasti di cui sopra e che teneva unita l'ex Jugoslavia. Un ponte memorabile dove l'Oriente incontra l'Occidente. Un ponte dal fascino incredibile. Un ponte, costruito durante la dominazione dell'Impero Ottomano, distrutto nel 1993 dalle forze croato-bosniache e ricostruito interamente nel 2004 e da sempre piattaforma per i giovani impavidi che si buttano nel fiume dal punto più alto. Ora c'è solo da sperare che il rancore e la diffidenza conseguenti agli orrori della guerra rimangano per sempre in disparte e non vengano mai più alimentati da assurde lotte intestine per diversità di etnie. L'ultima parentesi è per la gastronomia locale croata e bosniaca dove pesce e carne convivono felicemente con influenze turche, ottomane e mitteleuropee. Ho apprezzato moltissimo i deliziosi piccoli teneri calamari fritti, le cozze alla marinara, le polpette di carne variamente speziata (ćevapčići), i formaggi sott'olio e il prosciutto affumicato. Ora che per la prima volta sono stato in questa parte d'Europa credo che si apriranno nuove porte per altrettante piccole avventure.  

Post's song : “See the lights“ performed by Simple Minds

7/13

lundi, juillet 08, 2013

Tanger Express

Al ritmo dell'Antica Medina di Tangeri … seduto al Café Central bevendo un té alla menta, all'emozione dell'incantevole vista dalla terrazza ... sul tetto dell'hotel Las Cortes di Cadice e alla brezza del vento sulla spiaggia atlantica … aspettando i colori del tramonto dal chiringuito Bien Star di Tarifa. In alto i calici per Cadiz, Tarifa, Tanger le mete del mio viaggio diviso tra l'estremo sud dell'Europa e il nord dell'Africa. Un viaggio deciso all'ultimo minuto cercando il sole guardando le previsioni del meteo. E se un giorno, per qualsiasi motivo, non avrete mie notizie non allarmatevi, prendete il primo aereo e venite a cercarmi lì : probabilmente mi troverete a brindare alla vita, dove il Mediterraneo incontra l'Atlantico. E' lunedì e Cadice era una destinazione che da tempo mi ripromettevo di visitare, “dimenticata” nel mio viaggio di nozze in Andalusia e “risvegliata” guardando l'uscita dall'acqua sulla spiaggia della Caleta di Halle Berry nel film “007-La morte può attendere”, dove Pierce Brosnan cerca di abbordarla.  Cadice, la perla bianca andalusa della Costa della Luce, non lontana dal confine portoghese. Dall'alto della Torre Tavira, attrazione turistica per la presenza di una specie di camera oscura (grazie a un gioco di lenti), potete spiare la vita quotidiana della città cercando le donne che stendono i panni sulle terrazze o i turisti seduti ai tavolini all’aperto; il colore bianco delle case è quasi accecante e la cupola dorata della Cattedrale diventa il punto di orientamento. Il colore bianco qui è più di un semplice colore; è un modo di essere, luminoso, vitale. Bianco come semplicità e come certezza. Io amo circondarmi in casa con questo “non” colore. In questo strepitoso panorama spuntano i campanili delle chiese ed è bello poi perdersi realmente passeggiando tra le mille animate stradine che caratterizzano il centro storico di quella che probabilmente è la più antica città fondata nell'occidente dell'area mediterranea. Cadice è quasi un’isola bianca, circondata dal mare e unita alla terraferma solo da una striscia di terra.  La mattina seguente, col sole di un caldo splendido “visito” le spiagge cittadine che sono di una meravigliosa sabbia fine. L'acqua è  fredda ma è quasi un dovere “pucciare” i piedi nell'oceano atlantico. Arriva l'ora della siesta e mi riparo in hotel attendendo al tramonto il rito delle tapas, da me menzionato in precedenti viaggi e anche qui presente in gran sontuosità spaziando tra il prosciutto crudo iberico e il tonno locale. Visto che siamo in “zona” festeggio con un bicchierino di bianco sherry (Tio Pepe) rigorosamente secco. Tutto sembra armonioso e vivace come questa città di mare. Una città che sa di Africa pur essendo in Europa. Inizia un nuovo giorno e il tempo di un'ora e tre quarti di bus sono a Tarifa. Tarifa è conosciuta come la città del vento (caratteristico della zona il levante) e come la città del surf. Sulla via principale prima di immettersi nel piccolo centro storico sono numerosi e alla moda i negozi che vendono materiale sportivo per surfare e favolose magliette originali. E' la città più meridionale dell'Europa continentale, a soli 14 km dal Marocco. Il punto più a sud si trova sull'isolotto di Las Palomas, collegato alla città da un piccolo tratto di strada bagnato dalle acque del Mare Mediterraneo e da quelle dell'Oceano Atlantico con i due cartelli che le indicano in bellavista. Il posizionamento di questa cittadina è il motivo per il quale viene considerata il punto di congiunzione fra due continenti, fra due mari, fra due culture. E' un luogo simbolico di notevole interesse, forse le classiche Colonne d'Ercole che nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo conosciuto. Non è una meta per fare la tipica vita da spiaggia, in quanto il vento è talvolta molto forte e certamente non dei più rilassanti. E nonostante nell'aria sentivo i piacevoli profumi dei prodotti solari (pre e dopo) io mi sono letteralmente “bruciato” fronte e naso : eppure avevo cercato di prendere il sole in orari consigliati da lei che mi ha seguito nei viaggi di coppia al mare !!! E' arrivata l'ora dell'aperitivo e un piatto di nachos con guacamole sorseggiando un tinto di verano (vino rosso fresco estivo) nel chiringuito Bien Star sulla spiaggia atlantica sono il perfetto toccasana alla mia “arrossatura”. La mattina dopo mi aspettava la rossa nave veloce della compagnia FRS che copre il tragitto verso Tangeri in Marocco in 35 minuti. Il controllo dei passaporti avviene a bordo. Appena sceso dalla nave mi dirigo verso l'Ancienne Medina dove avevo prenotato una camera presso il Bayt Alice una stupenda casa hotel gestita da Fabienne signora francese.  Arrivato all'interno del quartiere antico chiedo informazioni agli abitanti locali per arrivare alla mia meta. Mi mandano in direzioni vicine ma opposte tra i vicoli che scendono a zig-zag finchè quasi mi ritrovo al punto di partenza il Piccolo Socco, quartiere pieno di caffè e negozi di artigianato marocchino. Non mi perdo d'animo e arriva il colpo di fortuna stampato su una parete del vicolo che si apre alla piazzetta. Seguo le frecce dipinte sui muri che indicano il Bayt Alice e finalmente lo raggiungo. Questa abitazione hotel su due piani ospita un hammam, un soggiorno fornito di libri e una terrazza con viste panoramiche sulla Medina e, in lontananza, sul mare. E' in posizione perfetta per visitare l'Antica Medina e soprattutto per essere facilmente localizzato. In questi posti, mi era già capitato a Marrakech e Fez, ci si perde facilmente e la gente del luogo talvolta ti si attacca per aiutarti pretendendo un piccolo contributo. Il mio luogo di stazionamento è stato il Cafè (Grand) Central dove al rito del tè alla menta si passa il tempo a osservare la popolazione e i venditori ambulanti di mercanzie varie. Il ritmo è lento ma non ci si annoia. Ho scattato foto su foto cercando di fissare istantanee di vita quotidiana. Non lontana dalla piazzetta (Petit Socco) ai margini della Medina c'è la piazza 9 aprile (Grande Socco) vero punto di riferimento di Tangeri, circondata da alte palme con vista sulla Moschea. Tangeri è una città estrema per la posizione geografica: sulla punta dell’Africa di fronte a Gibilterra. Europa o Africa ? Le culture, le lingue e le religioni si sono mescolate regalandole un respiro di libertà e tolleranza. Per il suo impulso creativo molti grandi artisti del ventesimo secolo sono venuti in cerca di ispirazione, dai Rolling Stones a Matisse da Paul Bowles (autore del té del deserto) a Yves Saint-Laurent. cercando un’alternativa ai cliché occidentali. Porto franco, città di mare, di frontiera e ritiro di benestanti inglesi. Per me è stata vera Africa. Nei colori, nei profumi e nel calore delle persone. I richiami arabi arrivano direttamente dalle voci dei muezzin delle moschee. Conoscere le mille facce di Tangeri non è facile, ma camminare e perdersi tra i vicoli, godersi la vista e la brezza dell'Atlantico e del Mediterraneo che si confondono, vivere i vari mercatini, sedersi ai tavoli dei caffè storici (tra i quali spicca il Cafè Hafa) è una delizia d'esperienza. Non dimenticate di fare un salto anche tra i negozi vicini alla Kasbah, dove si vendono babouches, ceramiche e acquisti tradizionali a buon prezzo. Due sere a Tangeri, due cene a Tangeri. Nella prima, a un prezzo che definire irrisorio è quasi riduttivo (4 euro) ho assaggiato la gastronomia locale con l'harira una zuppa tradizionale berbera e il classico couscous con spiedini pollo (pane e bevanda inclusi). Nella seconda ho seguito le recensioni locali sulla qualità di un ristorante francese alla moda (La Fabrique) consumando un'insalatina ai piccoli formaggi di capra, un superbo filetto di manzo con copertura di foie gras scottato accompagnato da purè e un soufflè al cioccolato caldo abbinato a una delizia di gelato alla vaniglia. Un bicchiere di vino rosso ha suggellato il tutto. Prima di presentarmi a questo cena ho provato l'hamman del Bayt Alice con tanto di gommage e massaggio ai piedi. Il viaggio tra il Mediterraneo e l'Atlantico, tra l'Europa e l'Africa, tra lo spagnolo e il francese è quasi al termine. L'imprevisto della non partenza della nave veloce per via del forte vento mi farà provare l'esperienza di un tragitto in taxi di 40 minuti verso il nuovo porto di Tangeri (dove partono le grossi navi in direzione di Algeciras in Spagna) in compagnia del conducente e di altri quattro viaggiatori adulti posti sul sedile posteriore dell'abitacolo. Niente cinture, guida senza regole, pelo sul cruscotto. Da provare. Il mio rientro a Tarifa arriva nel tardo pomeriggio. Faccio in tempo per i piccoli acquisti di rito e mi dirigo al Bien Star sulla spiaggia di Los Lances dove avevo prenotato un tavolo per la cena. E' in atto una festa stile caraibico (a saperlo avrei portato una delle mie camicette floreali in Jimmy Buffett style).  Musica, giovani all'ora dell'aperitivo, luci e colori del tramonto. Ordino finalmente il tonno rosso di Tarifa alla piastra. Cottura perfetta. Piatto squisito.  Il “muy encantada” finale della proprietaria ha reso ancor più felice la mia serata. Domenica ultimo giorno. L'autobus mi riporta a Siviglia dove in serata ho l'aereo per il rientro. Ho qualche ora da spendere nello splendido capoluogo andaluso. Mi faccio portare col taxi in centro dove ammiro la Cattedrale con la sua Giralda, scatto una foto di rito davanti alla Torre dell'Oro, passeggio sotto i portici della ristrutturata Plaza de Espana. La temperatura sale. Prima 40, poi 41, 42, 43, 44 ! Il clima però è secco : incredibile ma vero non si suda ed è sopportabile. Sette giorni sette … di sole, di mare e di culture diverse. Amo da impazzire viaggiare, penso lo si sia capito. Hasta luego, à bientot ! In questo viaggio, dal nome delle due stanze di Cadice e Tangeri, sono stato Francisco Isturiz (deputato spagnolo) e Roi Salomon (Re Salomone). Miguel, Michel etc. etc. il mio nome si adatta alle circostanze, io semplicemente mi adatto ai luoghi del mondo, lingue, culture, monete, cibi diversi …

Post's song : “Black angel“ performed by Roberto Ciotti
7/13

vendredi, juin 07, 2013

Ischia e 'o ritò ra' muzzarella

Erano quasi vent'anni che non tornavo su questa meravigliosa isola e fortunatamente il periodo scelto ha reso il tutto così stupendo. Quasi inaspettato, sicuramente sorprendente. Tanto è che già al rientro ho pensato al giorno che ci ritornerò. Mi sono sentito a casa, forse per le origini materne. Anche il fatto di aver lasciato trascorrere tutti questi anni senza tornarci in fondo ha giovato. Quanti ricordi, quante sensazioni. I profumi, i suoni, i sapori di Ischia; ti entrano dentro e ti fanno tornare indietro nel tempo. L'odore della nafta dell'aliscafo, l'accento musicale delle parlate, il gusto appetitoso delle prelibatezze culinarie. E poi gli scenari fantastici, dal candido bianco abbagliante della Chiesa del Soccorso di Forio che si staglia sul litorale a picco sul mare alla grandezza del Castello Aragonese pressoché sospeso sul mare. Entrambi i panorami al tramonto diventano dei quadri d'autore, così come le pennellate di color giallo pastello delle case all'arrivo nel piccolo porto e quelle di verde della vegetazione strabiliante e varia che si ritrova in tutta l'isola. Definirei Ischia come l'isola dei cinque sensi. Ischia a giugno, come anche nei miei ultimi ricordi settembrini, è bellissima. La prima volta che misi piede in questa isola campana era il 1976. Avevo 15 anni. Ci andammo con la famiglia invitati da zio (mio omonimo) Michele, fratello di mio papà. Grazie a lui conoscemmo le bellezze di questo piccolo spazio di terra sul Golfo di Napoli nel Mar Tirreno. Poi negli anni a seguire ci tornai anche con Vito e i nostri amici più cari e  ricordo ancora perfettamente la cotta che mi fece prendere Giulia nel 1980, che ho raccontato nel post di Chicago. E poi ancora agli inizi degli anni 90 con Silvia a settembre. Ischia per me ha un fascino particolare e questo mio ritorno me lo ha confermato.
”Ci” hanno conquistato tutte le persone incontrate sia a Napoli al “nostro” arrivo in aeroporto che durante tutta la permanenza sull'isola. Siamo stati (Vito Betty Edoardo e il sottoscritto) coccolati in maniera discreta e incantevole da tutto lo staff dell'Aragona Palace Hotel Terme dove abbiamo soggiornato, con tanto di inatteso cocktail di benvenuto con pasticceria napoletana. Un hotel con le terme annesse, con una piscina d'acqua calda strategicamente posta sul terrazzo all'ultimo piano e con una zona spa piccola ma con tutti i servizi perfetti per oziare. Per me sono stati esattamente due giorni di completo relax, trascorsi in due parchi termali e allietati dalla compagnia familiare. Conquistati (come dal titolo del post) dalla mozzarella di bufala campana DOP e a seguire dall'inimitabile pizza napoletana e dalla tazzulella 'e cafè che riempie il palato con il suo sapore vellutato sempre preceduto rigorosamente dal piccolo bicchiere d'acqua per gustare al meglio questo rito. Già l'acqua, il vero segreto (diceva la mamma) di tutte queste meraviglie del piacere. E non posso non citare anche la scoperta del fine pasto in compagnia del meloncello o del rucolino e l'incredibile miscela di sapori della sfogliatella calda nella variante “riccia” spolverata al momento con lo zucchero a velo così come l'ho gustata in un piccolo chioschetto di pasticceria (da Mary) all'angolo della Galleria Umberto I a Napoli. Una sfoglia a spirale croccante che avvolge un ripieno aromatico fatto con ricotta, semola e canditi. Che incredibile sapore. I dolci tipici partenopei sono un vero trionfo di gusto. Già il risveglio con la prima colazione dell'hotel era da vero “sbalordimento” con un'infinita varietà di brioche, paste e torte. Poi durante la giornata si è sempre attirati dai babà al rum esposti nelle vetrine delle pasticcerie e caffetterie, una vera acquolina alla bocca e per me che sono a dieta da quattro mesi quasi una vera tortura. Mi ricordo che nella settimana di vacanza settembrina con Silvia tornavo a casa sempre con un bella zavorra di due kg … di “ciccia”. Questa volta ne sono uscito bene, ho assaggiato di tutto senza eccedere mai. Abbiamo sfruttato fino all'ultima goccia le acque delle piscine dei due parchi termali (il Negombo nella baia di S.Montano e il Poseidon sulla spiaggia di Citara) per rallentare i ritmi delle nostre giornate. La permanenza in acqua calda termale era così rilassante che quasi ci si addormentava. I miei pensieri nei due giorni sono stati completamente resettati. E poi ci siamo goduti Edoardo, il mio nipote danese futuro laureando. Lo vedo e lo sento poco durante l'anno che trascorrere un paio di giorni insieme è stato così piacevole tanto da suggerirmi un'incursione futura a Copenhagen. Siamo stati bene tutti insieme in questi giorni e lo sfondo dell'isola di Ischia una vera coreografia da commedia all'italiana dei film di Totò. Ischia, Italia. Qui, come anche a Napoli ti senti più italiano di quanto lo puoi provare a Milano. Più che italiano direi … napoletano. E infatti l'ora trascorsa in centro a Napoli al ritorno, prima di ripartire dall'aeroporto di Capodichino per Malpensa, mi ha letteralmente sedotto. Mi ha permesso di scoprire una nuova realtà. Il tutto col piccolo trolley a rimorchio camminando dal Molo Beverello, passando davanti al Maschio Angioino, infilandomi nella Galleria Umberto I (sul modello della Galleria Vittorio Emanuele a Milano) e arrivando fino alla splendida Piazza del Plebiscito. Con il sole ancora alto del tardo pomeriggio, con i colori di questa città, con i suoi rumori, i suoi sapori, il suo profumo. Ho toccato con mano tanta gioia, tanta semplicità, tanta gioia di vivere, tanta creatività. Percorro via Chiaia, entro nel negozio del Napoli Calcio, vedo e acquisto la maglietta commemorativa di Maradona, che indosserò sotto quella della squadra di calcetto ed esporrò con fierezza al primo bel goal nel “memorial” ligure del fine settimana. Piccole dosi di felicità. Questa è la vita. “Prendetevi i giorni buoni” ... mai così perfette le parole di mamma Pupella in questo contesto. Carico di nuove idee e di nuovi sogni. Jamme ja’.

Post's song : “Shout“ performed by The Isley Brothers

6/13

mardi, mai 21, 2013

Swedish city break in Stockholm

Let's go … si ricomincia. Let's go … si riparte. Dopo dieci anni di viaggi in quasi tutta Europa era quasi doveroso un city break in una delle città più belle del nostro continente. capitale della Svezia e della Scandinavia. Un posto per persone creative, aperte. Un posto dove anche in un solo giorno si può vivere la storia culturale, la natura e il fervore della vita urbana. Ero stato dieci anni fa con Vito Betty ed Edoardo e me la ricordavo incantevole, ritornarci è stato una felice riscontro. Costruita su 14 isole collegate da 57 ponti, Stoccolma è quasi un set cinematografico all'aria aperta. Avvincente come alcune scene girate proprio qui del film  “Millenium. Uomini che odiano le donne” che avevo visto qualche mese fa su Sky, attraente come percorrere di sera le stradine sinuose del più antico quartiere Gamla Stan che avevo scelto come base per il mio hotel e intrigante come il passeggiare la mattina presto con la nebbia che oscura i campanili di ferro delle chiese. Esattamente tutto quello che ho provato dal mio arrivo a Stoccolma spingendo dolcemente sul ciottolato il piccolo trolley a quattro ruote nel percorrere il tratto che va dal terminal bus fuori dalla stazione centrale fino al quartiere della città vecchia. Quando si supera il ponte Riksgatan che collega la terra ferma a Gamla Stan si entra nella magia del centro storico medioevale, uno dei meglio conservati al mondo. Piacevole anche l'impatto con il Collector's Lord Nelson Hotel in una posizione favolosa per girare Stoccolma. La mia piccolissima stanza (col nome di una vecchia imbarcazione) sembra una cabina di una nave con arredamento e accessori in stile con tanto di oblò e scrivania da nostromo. E quasi fossi un componente dell'equipaggio al mio risveglio il mattino seguente sono andato a infilarmi nella nebbia mattutina sulla terrazza che domina il mare alla ricerca della statua di Evert Taube (vedi foto del post) cantautore poeta anche pittore vissuto a cavallo tra l'ottocento e il novecento. Il Municipio di Stoccolma (Stadhuset) è a breve distanza e sarò il primo a raggiungere, gradino dopo gradino, la cima della torre per godermi in splendida solitudine il meraviglioso panorama della città. Al ritorno è bello perdersi per le stradine della parte vecchia nella quale si susseguono negozi di artigianato, gallerie d'arte e di design, souvenir e café. Mi accorgo che molti turisti indossano magliette delle nazionali di hockey su ghiaccio (sport popolarissimo in Scandinavia) e me ne chiedo il motivo. La risposta è affissa sui molti manifesti e ornamenti per le strade : ci sono i campionati del mondo e nel weekend si disputano proprio a Stoccolma le semifinali e le finali.  La Svezia è il paese organizzatore insieme alla Finlandia. Con Internet cerco i dettagli dell'evento ed è una felice sorpresa scoprire che proprio nel pomeriggio c'è la semifinale proprio tra Svezia e Finlandia. Decido di incamminarmi (alla fine tra andata e ritorno avrò coperto più di una dozzina di km.) verso la gigantesca (la più grande del mondo) struttura emisferica dell'Ericsson Globe o Globe Arena che ne ospita l'evento. Riesco ad acquistare in tempo un biglietto e mi fiondo all'interno dell'impianto mischiato fra i tifosi giallo-blu (della Svezia) e quelli bianco-blu (della Finlandia). Era la prima volta che assistevo a una partita di hockey su ghiaccio e quale migliore debutto se non questo ? La “mia” Svezia (decisamente superiore) vincerà per 3 reti a zero e il giorno seguente si laureerà campione del mondo battendo per 5 a 1 la Svizzera. In serata avevo prenotato un tavolo da “The Flying Elk” (l'alce volante) il nuovo indirizzo gourmet che si ispira alla tradizione gastronomica dei pub inglesi nato sotto la guida dei due chef del pluristellato Frantzén/Lindeberg (ventesimo miglior ristorante al mondo) a Gamla Stan. Cena di pesce con antipasto a base di capesante grigliate con uova tartufate, patate a nido e burro affumicato e piatto principale con reinterpretazione del fish & chips britannico (merluzzo con patatine cotte 3 volte, salsa tartara e salsa con guacamole e prezzemolo fritto). Siamo a nord Europa e all'uscita dal ristorante è quasi l'ora del tramonto con i colori che si tingono di giallo arancione, lo stesso delle case di Gamla Stan, nonostante il grigiore del tempo per tutta la mia prima giornata. Buon auspicio per il giorno seguente e sarà proprio così. E' domenica e decido di passeggiare attraversando due ponti, prima il Strömbron e in seguito il Skeppsholmsbron (decorato con le corone reali) per raggiungere l'isolotto di Skeppsholmen che si attraversa fino all'imbarcadero dove in meno di cinque minuti si oltrepassa il canale e si arriva sull'isola parco di Djurgården, famosa per due attrazioni turistiche di Stoccolma, il museo Vasa che ospita la nave del 1600 che si inabissò al largo durante il viaggio inaugurale e recuperata nel 1961 (wow … il mio anno) e lo Skansen il più grande museo all'aperto che offre l'opportunità di scoprire i segreti della tradizione popolare svedese. Io li “bigio” entrambi (visitati nel 2003) e mi concentro sull'adiacente appena inaugurato Abba Museum, il museo interattivo dedicato alla storica band di musica pop svedese, con mirabilia e pezzi unici. All'uscita prendo il tram café turistico con consumazione annessa che mi riporta in centro in tempo per assistere nel cortile esterno del Palazzo Reale alla cerimonia del cambio della Guardia con la banda militare, una vera attrazione di Stoccolma. In Svezia la qualità del salmone è buonissima e non mi lascio sfuggire l'occasione di mangiarlo crudo (sashimi) in un sushi restaurant sulla via principale. Che delizia. Un altro affascinante richiamo di Stoccolma è fare un giro in metropolitana : è un po’ come visitare un museo. Per fare un esempio la linea blu della stazione T-Centralen della capitale svedese, progettata nel 1975 da Per Olof Ultvedt, si presenta con un enorme murale colorato di blu e di bianco dipinto sulla caverna. Peccato per il carissimo costo del biglietto. D'altronde Stoccolma è una delle città più care d'Europa e forse del mondo. Di attrazione in attrazione si arriva all'Absolut Icebar, locale che negli anni è diventato una vera e propria istituzione. Si tratta del primo bar di ghiaccio realizzato nel mondo. Al suo interno la temperatura è stabilmente sui -7 ° C tutto l'anno.  L'intero arredamento del locale, compresi i bicchieri, è realizzato in puro ghiaccio chiaro raccolto dal fiume Torne in Jukkasjärvi, nella regione della Lapponia svedese. Ricordatevi di prenotare prima della partenza. Siamo all'ultima parte di questo lungo weekend in terra svedese. Il sole è alto e quindi mi alzo presto per visitare un'altra parte importante del centro storico, quella intorno la Stortoget, la piazza più antica di Stoccolma. 
È il punto centrale di questo quartiere con le casette colorate con i tetti a punta o con gli edifici ricurvi ma perfettamente conservati. Nella parte meridionale di Gamla Stan il giorno precedente avevo prenotato per pranzo un tavolo al Den Gyldene Freden il locale che contende con la Casa Botin di Madrid il primato del ristorante più antico del mondo. Si tratta di un'antica cantina allestita a locale pubblico sin dal 1722. Il menù del Den Gyldene Freden propone quasi tutti i più famosi piatti della cucina tradizionale svedese, arricchiti da alcune moderne varianti e integrazioni. Io ho provato le deliziose polpette di carne (köttbullar) accompagnate da purè di patate e dalla marmellata di lingon, un frutto di bosco locale, rosso, simile al mirtillo. Due stanze principali, illuminate da candele soffuse e arredamento che richiama l'atmosfera tipica di un'antica locanda. Il Den Gyldene Freden è di proprietà dell'Accademia Svedese, quella che assegna il Premio Nobel per la letteratura, e la leggenda vuole che proprio molti vincitori del premio sarebbero stati decisi intorno ai tavoli di questo ristorante. Degna conclusione di un perfetto city break, l'ideale per staccare dalla quotidianità. Nelle mie possibilità, sempre nella mente il detto di mamma Pupella non mi lascerò sfuggire l'occasione di altri city break per l'Europa. Le idee non mi mancano per i prossimi appuntamenti. A proposito di Stoccolma … se 14 isole non sono sufficienti … c'è un arcipelago meraviglioso con 30.000 fra isole e isolotti. PS non ho mai nascosto la mia preferenza per le donne con i capelli biondi, naturali o finti che siano e gli occhi chiari. Dieci anni fa mi ricordo che dissi a Vito che era come se fossimo in paradiso. Sono ancora della stessa opinione. 

Post's song : “SOS“ performed by Abba

5/13