"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

lundi, octobre 30, 2017

"Turné" in Abruzzo

Lucio e io siamo amici di lunga data, una amicizia nata sui banchi di scuola di ragioneria nella seconda metà degli anni settanta. Due caratteri completamente diversi, ma uniti nel volerci bene e questo ha determinato negli anni l’essere il "migliore amico" l’un per l’altro. In oltre quarant’anni di cementata fratellanza non c’è mai stata una ben che minima incrinatura. Mai. Lucio mi è stato accanto nei momenti difficili e poi nella ricostruzione della mia vita e … della mia casa con la creazione dei nostri famosi muri bianchi con mattoni a vista e della piastrellatura della cucina. Mi è stato vicino soprattutto in quel trittico di anni tormentati di inizio nuovo secolo e proprio nell’anno a metà fra i due, il duemilatre, per staccare per qualche giorno la spina dei miei pensieri, mi invitò nel mese di agosto nella località d’origine nativa della sua mamma a Villamagna a pochi chilometri dalle spiagge di Francavilla al Mare. Siamo sulla costa adriatica in Abruzzo, al confine delle province di Pescara e Chieti. E fu proprio in quell’occasione che conobbi Pino, un amico di Lucio, e la sua famiglia. Ricordo ancora con una certa emozione quei giorni e l’amicizia che si era creata con Pino e famiglia. Ricordo ancora il profumo del caffè che Lilly, la mamma di Lucio, ci preparava, il sapore degli arrosticini alla griglia della Trattoria da Lina sulla strada che ci portava al mare, le note delle canzoni di quell’anno che uscivano dall’autoradio e il clima spensierato delle giornate trascorse. Giornate che partivano dalla discesa a Francavilla al Mare a mezzogiorno e arrivavano alle chiacchierate-passeggiate serali lungo la via principale del centro storico di Villamagna. Tornammo a Villamagna anche l’anno seguente per le festività pasquali, con le temperature fredde che prendevano il posto di quelle calde agostane. Solo due anni più tardi Pino ci lasciò tragicamente e in tutti questi anni ci eravamo ripromessi di tornare insieme per rendergli onore nella sua terra. E così in questo weekend di fine ottobre siamo partiti alla volta di Francavilla al Mare e Villamagna. Con noi si è unita al viaggio Paola, compagna da tempo di Lucio e tutti e tre insieme abbiamo percorso in auto quei seicento chilometri che separano Milano dall’Abruzzo. Naturalmente saranno anche seicento chilometri a tornare ma il tutto si è compiuto con il conforto del cuore alternando risate, lacrime, chiacchierate, sorrisi, confidenze, abbracci, pensieri, albe e tramonti con lo sfondo di scenari che hanno ricordato le belle emozioni del passato. La partenza ancor prima del chiarore ci ha dato la possibilità di arrivare a destinazione per l’ora di pranzo, il tempo giusto per lasciare i piccoli bagagli nell’hotel fronte mare di Francavilla. Il pasto a base di pesce al Ristorante il Brigantino si è rivelato un’autentica sorpresa con piatti genuini, ricchi di sapore di questa zona d’Italia, con una materia prima di vera eccellenza. Il dopo pasto l’abbiamo celebrato e smaltito camminando sul lungomare e sulla battigia di Francavilla macinando alla fine una decina di chilometri. Il rientro in hotel ci ha permesso di riposarci e rilassarci in attesa della serata quasi fossimo in tournée teatrale ricordando e citando il film “Turné” di Gabriele Salvatore che abbiamo omaggiato con la foto e il titolo del post. La nostra “pièce” teatral-gastronomica l’abbiamo poi messa in scena davanti a un piatto di olive ascolane e nel ricordo della griglia della Trattoria da Lina con il meglio degli arrosticini e di un galletto, deliziosi nel gusto e perfetti nella cottura. Tra la cena e la notte solo il tempo di appoggiare la testa ai cuscini; la stanchezza felice della giornata e dello stare insieme aveva preso il sopravvento. Sveglia !!! E’ domenica e oggi sarà la giornata con la famiglia di Pino. C’è ancora il sole anche se accompagnato da una leggera brezza. Paola si alza per prima e va a camminare sulla spiaggia regalando al suo organismo ii benefici dello iodio. Al suo rientro glorifichiamo il rito della prima colazione dell’hotel con un buffet ricchissimo. E’ arrivata l’ora del grande ritorno a Villamagna. Qui ci attendono Aldo, Maria e mamma Maria per il saluto emotivamente forte a Pino e poi a seguire per me Lucio e Paola con il giro turistico per la piccola cittadina capitanati dal cicerone Aldo. Nel frattempo a casa le “Due Marie” avevano organizzato nei dettagli il pranzo della domenica a base di spaghetti alla chitarra, arista di maiale e porchetta. Nonostante la nuvola della tristezza veleggiasse sui ricordi è stata una bella domenica, è stata una bella giornata. Emozione, pianti, ma anche sorrisi. La magia degli incontri, la magia di questi posti, la magia della vita. Il passato è una base del presente e in questi giorni il ricordo del tempo andato è stato predominante. Due date di una tournée, due location in Abruzzo e noi tre in perfetta sintonia. Una piccola parentesi lontani dalle abitudini personali. Per me l’ennesimo weekend fuori casa, dopo quelli di Leiden e Santorini, ha reso questo mese di ottobre davvero speciale. Grazie Lucio e grazie Paola. Abbiamo “recitato” bene in Abruzzo. Ognuno con la sua parte, ognuno con il suo carattere, ognuno col suo cuore.

Post's song : "Un'emozione per sempre" performer by Eros Ramazzotti
10/17

mardi, octobre 24, 2017

Mythical blue in Santorini

Blu. Da sempre il blu é il mio colore preferito. In tutta la gamma che va dall’azzurro al blu scuro. É la tinta del Chelsea la mia squadra del cuore, é quella preferita nel mio abbigliamento, é il suffisso della mia nuova e-mail rogues@blu.it che andrà a sostituire quella storica, é il colore prediletto degli occhiali della mia amica Anna, é quello del mare, del cielo e in varie nuances anche quello degli occhi di quasi tutte le mie muse. Anche la mia mamma aveva gli occhi blu e come dice il mio stilista preferito Giorgio Armani ... “Dio esiste e veste di blu”. Tutto questo per dirvi che a Santorini il blu ha effetto come caratteristica visiva, come del resto a Mykonos e nelle isole delle Cicladi. Lo vedi dappertutto perché, in contrasto con le case bianche, é qualcosa di irresistibile. E quando mi sono trovato a ridosso con le tre cupole delle chiese di Oia sono rimasto folgorato da tanta bellezza emotiva. La mia fuga a Santorini, a nemmeno una settimana di distanza da Leiden, é stata dettata dal mio cuore, dalla mancanza di questi posti da un paio d’anni. Parafrasando un dialogo del film “Il diavolo veste Prada”, nel quale Nigel, lo stretto collaboratore di Miranda (la strepitosa Meryl Streep) interpretato dal grande talento di Stanley Tucci , dice ad Andy la giovane aspirante assistente in fase depressiva : “Chanel, hai un bisogno disperato di Chanel”. La chiave del mio viaggio é stata nel sostituire Grecia con Chanel. Ed eccomi a Santorini, una scelta perfetta per un lungo weekend di fine ottobre. Clima incredibilmente gradevole, panorami mozzafiato, tramonti spettacolari, suite in hotel a strapiombo sulla Caldera per un ineccepibile relax e tanta tanta voglia di distacco dal ritmo di vita quotidiano. L’incipit delle mie giornate trascorse sull’isola aveva quell’incantesimo che solo chi ricorda il film Jumanji può capire. Aprivo il portone e mi ritrovavo davvero in un’altra dimensione. La vista sullo scenario dell’agglomerato urbano bianco del capoluogo dell’isola Thira era a dir poco stupefacente, davvero da fantasia. E tutte e tre le mattine l’impatto emotivo é stato realmente notevole, qualcosa di difficile a tradurlo a parole. Quella porta era la porta delle emozioni. Armato di buone scarpe e di una forma fisica non proprio smagliante ho riempito le giornate camminando sempre a ridosso del precipizio sul mare da una località e l’altra dell’isola prediligendo il villaggio di Oia, il più pittoresco di Santorini. Le bianche abitazioni trogloditiche che sembrano sospese nel vuoto,  intervallate dalle chiese dalle cupole blu splendenti, rappresentano perfettamente nell’immaginario collettivo la Grecia. Costruita in cima in alto a ridosso della Caldera (il bacino lasciato in eredità dall’eruzione vulcanica del 1600 a.c. circa) Oia ha piccoli vicoli, un panorama impressionante che la rende un luogo unico e lotta tutti i giorni, come del resto le località principali dell’isola, per conservare il suo fascino per sfuggire al turismo di massa. Oia, come detto, gode di una vista assolutamente fantastica sulla baia e sul vulcano perché é chiusa dagli scogli. Da qui si possono vedere i tramonti più belli e con ore di anticipo si “combatte” per avere la postazione migliore cui godere dell’emozione che la creazione del mondo ci ha donato. Io ho prenotato la seconda serata un tavolo in prima fila al ristorante Kastro che si affaccia proprio con vista tramonto e il tempo meteorologico mi ha dato, con fortuna, ragione. Spettacolo unico. Tutti i sentieri lungo la scogliera sono caratteristici e affascinanti e si snodano per km. Grazie a loro ho conosciuto le piccole località di Imerovigli e Firostefani, altri gioielli con vista d’insieme. L’isola é dotata di un buon servizio di autobus che ti portano nelle località turistiche più conosciute. Io l’ho utilizzato per andare a Oia da Thira, in alternativa ci si arriva con tre ore di camminata. Non badate agli orari, non vengono rispettati ma talvolta é un bene. Sono stato anche a Perissa, famosa per la sua spiaggia di sabbia nera. L’isola é di natura vulcanica, originariamente circolare ed é la più meridionale delle Cicladi. Prodotto tipico dell’isola é la fava con la quale propongono una purea veramente deliziosa con piccoli pezzi di pomodoro, cipolla, capperi e olio d’oliva. I piatti locali sono quelli già numerose volte decantati nei miei post su Mykonos e Atene e che personalmente trovo straordinari. Dalle salse come la tzatziki (yogurt cetrioli e aglio) e la melitzanosalata (melanzane affumicate e aglio), oltre naturalmente a quella con la fava di Santorini, ai piatti salati e dolci. Buona l’idea di  una moussaka croccante a forma di involtino o di uno gustoso souvlaki (spiedino) di carne mista per la scelta salata e di una baklava (sfoglia di miele e noci) proposta con gelato a base di mastika (liquore locale) o dell’onnipresente yogurt greco con miele per la selezione dolce. E quando avete un languorino fuori pasto un gyros pita (alternativa ellenica al kebap) é il perfetto cibo da strada per assaporare il gusto della cucina Greca. La sera prima della partenza in un contesto davvero idilliaco ho assistito alla visione all’aperto del film “Mamma mia” girato nelle isole greche delle Sporadi. Che sia stata una forma di messaggio subliminale per il prossimo viaggio in questa meravigliosa parte del Mediterraneo ? Tre giorni incantevoli che mi hanno ricaricato ancora per affrontare nuove sfide anche se credo sia davvero giunta l’ora di sostituire completamente la batteria al mio carattere in contemporanea a quella del mio iPhone che é giunta al suo termine. iLele8 (il mio numero) esattamente come il nuovo iPhone8. Non fa una piega ma di sicuro cambierà il mio status vivendi. Nel film “Mediterraneo” girato in Grecia c’é una frase rivolta ai tramonti che calza a pennello con la mia filosofia di vita : “Una vita è troppo poco. Una vita sola non mi basta. Se conti bene non sono neanche tanti giorni. Troppe cose da fare, troppe idee. Sai che ogni volta che vedo un tramonto mi girano i coglioni ? Perché penso che è passato un altro giorno. Dopo mi commuovo ... “. I viaggi servono anche a questo, per me sono fondamentali. Mi sono scoperto e riscoperto, mi sono messo alla prova in più occasioni, i viaggi lasciano in me un vulcano di pensieri. Sempre. E Santorini non é stata da meno. 

Post's song : "You're the best thing about me" performed by U2
10/17

mercredi, octobre 18, 2017

Leiden, the Dutch blessed oasis

Tolti i punti, tolti i cerotti, alleggeriti i pensieri. Riparto da Leiden anche se, nonostante tutto, non mi ero mai fermato. Leiden é un’incantevole, rilassante località olandese a soli meno di venti minuti di treno dall’aeroporto di Schiphol (Amsterdam). Il tragitto che dalla stazione mi condurrà all’hotel sarà un piacere per gli occhi con il susseguirsi di canali, ponticelli, lampioni con i fiori, biciclette e mulini. La mia scelta per l’ultima parte dei viaggi dell’anno non poteva essere la migliore sia per rilassarmi e al contempo per ricaricarmi, anche solo per due giorni. Sono ufficialmente in tournée quasi fossi uno scrittore per presenziare l’uscita dell’ultimo libro. Se tutto andrà come deve andare sarò presente dopo l’Olanda, in Grecia, in Abruzzo, in Francia, in Marocco, ancora in Francia, in Gran Bretagna fino al Natale di Roma anche se penso di aggiungere un’altra data viste le continue richieste (le mie interiori). La vista dalla mia camera al primo piano dell’hotel, che si affaccia su un piccolo parco, mi permette di monitorare i vari colori che la luce del giorno e della notte regalano al mulino. Mi sembra di essere in una fattoria proprio dietro il Morspoort, la porta occidentale della città di Leiden datata anno 1669 situata sul canale Morssingel. Anche la stanza é in simbiosi con l’ambiente; travi e pavimento in legno, accessori in ottone, un letto matrimoniale con un bel piumino bianco. Ma è proprio l’ubicazione e l’atmosfera circostante che mi danno l’idea di una vera oasi di tranquillità : panchine, il verde dell’erba, un mulino (Molen de Put), un canale con tanto di cigni bianchi. Mi cambio d’abito per la godibile temperatura primaverile nonostante l’autunno : polo arancione in omaggio alla nazione ospitante e i miei classici pantaloni da viaggio, quelli con le grandi tasche. Sono pronto e, preso dall’entusiasmo, decido subito quale sarà la foto del viaggio. Lo scenario proprio dietro l’hotel é quello che si presta al meglio per l’istantanea di Leiden. La bella porta di accesso alla città, il ponte levatoio bianco, il verde dell’erba e i colori fluttuanti del  canale. Un paio di click in autoscatto prima di trovare la giusta inquadratura, la posa e il sorriso di sempre ed é fatta. Ora posso dedicarmi con calma alla visione da viaggiatore della cittadina. Torno sui passi dell’arrivo e osservo con più attenzione l’altro grande e vecchio classico mulino, il De Valk del 1743 che macinando cereali è stato in attività fino al 1925 e oggi è divenuto museo. É già ora di pranzo e decido di assaggiare un piatto locale, il pannenkoeken una sorta di crespella stile pancake con formaggio prosciutto e speck come invito da piatto del giorno. Un buon boccale di birra sarà il giusto accompagnamento. Tavolino all’aperto nella piazza del bestiame e completo relax baciato dal sole caldo di metà giornata. Il momento è quello giusto per dare ancora piccola scrematura ai pensieri. Sono a distanza di una trentina di metri dall’imbarcadero per il giro dei canali e terminato il piccolo pasto, acquisto il biglietto e proseguo con un “trattamento rilassante” facendomi dondolare per altri cinquanta minuti sui canali (Leiden ne ha per 28 km sovrastati da 80 ponti). Alla fine del tragitto mi sarò regalato una bella infarinatura della città guardandola dal basso. Questo mi permetterà in seguito di ritornare sui punti più caratteristici della bella vita dei cittadini di Leiden. Con il mulino proprio di fronte al mio hotel come riferimento mi imbatto nella piazzetta-parco di Rembrandt che qui ha avuto i suoi natali. Peccato non ci sia un museo personale come quello visitato a Delft per Vermeer. L’impatto con Leiden é stato decisamente il migliore per la serenità che trasmette e per aver tutto a portata di mano (sarebbe meglio dire di occhi e di piedi). La mia impressione iniziale sarà poi confermata per tutto il soggiorno. Leiden sta all’Olanda come Fez sta al Marocco, questa la mia opinione personale. L’atmosfera che si sente e che si vive è proprio quella fuori dal turismo di massa e quindi più genuina più autentica, qui si assapora l’essenza di un popolo. Prima di recarmi nel ristorante che avevo scelto, mi godo il panorama del tramonto da un piccolo ponticello con vista mulino. La sensazione che trasmette é quella della quiete, il ritmo giusto per godersi la piccola vacanza. Ottima la cena al ristorante di carne dove per via del mio ordine vengo scambiato per uno spagnolo. Entrecote di Rubia Gallega e il bicchiere di Rioja le mie scelte. Ho apprezzato anche l’originalità del far scegliere ai commensali il coltello per tagliare le morbide carni. Ça va sans dire. Rientrando in hotel mi sembra che Leiden faccia da sempre parte di me e le poche ore trascorse sembrano l’equivalente di una settimana intera. Entro nella stanza, alzo la piccola tendina oscurante e mi godo il mio mulino di notte. Sembra una favola. L’alba arriva tardi in questa città in questo periodo dell’anno e quindi mi godo il tepore del soffice piumone. Al piano terra mi stanno però aspettando per coccolarmi con la colazione; non mi faccio attendere visto che per me é il momento più bello dei viaggi. Con gli occhi ancora “borseggianti” per la sveglia esco nel piccolo giardino adiacente l’entrata dell’hotel. Nulla si è mosso : la panchina, il verde del mattino, il canale, il mulino. Ci sarebbe tutto per restare lì incantati per ore ma io sono sempre in corsa, non voglio perdermi nulla. Inforco il manubrio della bicicletta bianca dell’hotel e vado a vedere da vicino il Corpus dove all'interno di un edificio trasparente alto 35 metri e a forma di corpo umano si trova una originale mostra dedicata proprio al “corpo umano” e al suo funzionamento. Percorrendo la piste ciclabile per arrivare a destinazione leggo dai cartelli che ci sono alcune città interessanti vicine a distanza di pedalata e la mia scelta cade su L’Aja (Den Haag) sede del governo olandese e residenza della regina d’Olanda. In un’ora e mezza con una pedalata blanda e fissa raggiungo l’Aja. Lego la bicicletta (ma qualcuno ne ruba ancora in queste città dove c’è ne sono più degli abitanti stessi ?) e mi addentro nella zona pedonale. C’ero stato tanti anni prima in camper con Vito & family e ricordavo con piacere il laghetto con le anatre e le oche intorno al quale ci sono il Parlamento, l’ufficio del primo ministro (solito recarsi al lavoro in bici) e il cortile interno con il palazzo medievale in stile gotico dove vengono convocate le sedute inaugurali del parlamento e le cerimonie reali. Mi fermerò soltanto davanti all’Atelier de Frites dove mi attendeva la porzione di patatine fritte stile gioielleria. É pur sempre un bel momento per uno che è stato in ristoranti stellati in giro per l’Europa. Le calorie regalatemi dalla maionese classica le consumerò rientrando a Leiden ripercorrendo la ciclabile dell’andata. Tre ore di pedalata varranno pur sempre qualcosa visto che sono lontano per infortunio dal campetto domenicale in erba sintetica di Bresso che mi vede talvolta ancora in gesta calcistiche da adolescente. Al rientro questa volta mi lascio coccolare dalla panchina, dal verde, dal canale e dal mulino lasciati prematuramente al mattino. La stanchezza e il piccolo fastidio che ti regala la sella quando si usa la bicicletta dopo tanto tempo si sentono ma é pur sempre relax. Il tempo di riprendermi e di nuovo risalgo sulle due ruote per percorrere la parte più bella dei canali e adocchiando un tavolino in posizione strategica mi fermo per una sosta a base di tè freddo della casa. Mando foto agli amici, chiacchiero al telefono con Vito e mi godo il panorama sui canali. Questa é vita. La serata mi regalerà poi un momento che in questi anni di viaggiatore solitario non mi era mai capitato. É stato l’incontro inconsapevolmente voluto dal cameriere del ristorante gourmet, tavoli vicini, con Barbara e Isabella due italiane (o meglio due cittadine del mondo con idioma italico) in libera uscita dal lavoro. La lunga chiacchierata si é rivelata gradevole sia per simpatia che di sorprendente empatia, quasi ci conoscessimo da sempre. Si é svariato su viaggi, lavoro, sentimenti e gastronomia. A fine cena ci siamo lasciati augurandoci il meglio dalla vita e per Isabella e il sottoscritto anche un futuro roseo sui sentimenti. Mi spiace non aver fatto una foto insieme ma capita di rado di avere conversazioni così piacevoli che il tutto é sfuggito dall’ebbrezza dell’evento. I cinque bicchieri di vino che hanno accompagnato il mio menù degustazione si sono fatti sentire nella camminata di rientro, ma ero felice. Sveglia ... c’é ancora qualche ora per gustarmi Leiden. Faccio una bella rilassante colazione, guardo il mio habitat di questi giorni e inizio a camminare beatamente per le stradine del centro città. Passeggiando senza fretta e senza mete precise, si scoprono piccoli gioielli rimasti “invenduti” come a esempio le poesie sui muri che addobbano alcune case sparse in giro per Leiden. É un progetto nato a inizio anni novanta in omaggio alla cultura che la storica e più antica Università d’Olanda già dispensa quotidianamente. Mi ritrovo senza saperlo in mezzo agli studenti nella zona vicino l’Orto Botanico. Pretendo l’investitura da insegnante per età e per esperienza che solo il viaggio ti dona. Laurea ad honoris causa. Fra tre giorni sarò ancora in viaggio e ...

Post's song : "Ti fa stare bene" performed by Caparezza
10/17