"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

mercredi, janvier 31, 2024

Mes "journées parfaites" à Taroudant et Agadir

Appunti di viaggio e riflessioni di vita nella prima uscita “around the world” del nuovo anno. Primo viaggio da quando sono ufficiosamente in pensione anche se l’ufficialità arriverà il primo di marzo. Le ore da recuperare per straordinari effettuati e le ferie non usufruite nel 2023 mi hanno dato la possibilità di anticipare il mio ultimo giorno di lavoro al 12 gennaio 2024 e così con il pretesto di festeggiare questo importante avvenimento mi sono preso cinque giorni per un viaggio “detox” in solitario. La scelta è caduta sul Marocco per tre ottime ragioni : il clima stupendo, il costo contenuto e naturalmente la bellezza della destinazione. Destinazione che ho scelto sulla base del volo diretto di Ryanair. E così, dopo Marrakech, Fes, Rabat, Meknes, Tangeri e Chefchaouen per la mia settima incursione in terra d’Africa ho scelto come mete Taroudant e Agadir. Taroudant, da sempre definita la “petite Marrakech” (piccola Marrakech) per la somiglianza della cinta muraria, in questo caso di argilla arancione, che attornia e protegge la sua Medina. E’ decisamente una località poco turistica e pertanto si assapora uno spaccato puro del Marocco. I quasi otto km di mura antiche di fango rinforzato, con cinque porte di ingresso, furono costruite nel sedicesimo secolo sotto la Dinastia dei sultani Saadiani, quando il Marocco visse anni di gloria. Le Mura al tramonto sono un vero spettacolo in quanto il sole le colora di rosso fuoco con sfumature incredibili. Io sono stato fortunato proprio perché il sole è stato dalla mia parte per tutto il soggiorno tra Taroudant e Agadir, con una punta massima di trenta gradi con clima secco. Le mie giornate sono partite sempre dal bellissimo Riad che mi ha ospitato, con tanto di piscina sulla terrazza e dove al mattino viene servita anche una prima colazione tipica e abbondante. Nei due giorni pieni nei quali mi sono fermato in questa cittadina berbera ho passeggiato felicemente mescolandomi con gli amabili abitanti, che ravvivano la giornata con i loro mercati, per lo più ortofrutticoli. Mi sono volutamente perso nel souk, meno caotico e più autentico di Marrakech, dove si trovano merci di artigianato (cuoio e ceramica), gioielli, tappeti e come appena citato quelle per gli acquisti di tutti i giorni fino ad arrivare alla piazza Assarag che costituisce il cuore della Medina e luogo di incontro preferito dei suoi abitanti. Appena fuori dalle mura si può visitare la Tannerie, piccola conceria delle pelli, lavorate con il metodo antico. Una tappa davvero indimenticabile e assolutamente da non perdere è la visita al Palais Claudio Bravo, a una distanza di venti minuti di taxi. Bellissima la strada che porta al palazzo con il panorama immenso delle montagne dell’Atlas, aldilà delle quali si trova Marrakech. Il “Palais” è un museo hotel dedicato all’artista cileno Claudio Bravo che lo ha costruito e dove ha vissuto dagli anni settanta fino all’anno della sua morte nel 2011. E’ un luogo magico, dove ancor oggi si sente la presenza di Claudio Bravo il grande pittore iperrealista che lo scelse come suo luogo di vita e di creatività. Il sito è incantevole per il suo design, per le sue dimensioni, per la sua bellezza, un posto davvero speciale dove si respira un’atmosfera unica dove è tangibile l’identificazione dell’amore per il Marocco di Claudio Bravo. Le parole che mi sono rimaste dentro dopo averlo visitato, con la fortuna di avere una guida personale (Ibrahim dipendente del Palais) e la compagnia del tassista (Aziz), sono state “fascino, meraviglia, incanto, raffinatezza, pace.” Di ritorno a Taroudant ho fatto un salto in una piccola cooperativa che produce l’olio di argan dove donne locali  rompono le noci, le spremono, ne estraggono la famosa essenza dalle importanti proprietà per la cura e il benessere della pelle e dei capelli oltre che, per piccola parte, per un utilizzo alimentare. La cittadina di Taroudant è anche un ottimo punto di partenza per andare alla scoperta delle coste atlantiche (oltre che delle montagne e delle oasi del Marocco) e così dopo un’oretta di taxi sempre col fido Aziz mi sono ritrovato ad Agadir dove ero atterrato col volo di Ryanair qualche giorno prima. Avevo scelto “online” come base la Maison Marocaine gestita da Wacyl e Nadège a cinque km dalla Marina di Agadir. Un altro posto di pace favorevole alla fuga e al relax, con un bellissimo giardino e con due proprietari che si sono rivelati un’autentica sorpresa per gentilezza e disponibilità. L’impatto è stato alla mia ora preferita, quella del tramonto, e con una cena tipicamente marocchina preparata dall’adorabile Nadège, un’affascinante donna francese di origini italiane ormai trapiantata ad Agadir con il suo compagno di origini carabiche (isola di Guadalupe). Insalata marocchina, tajine di pesce, torta ai mirtilli affiancata da una crema fresca con noci e miele, il tutto annaffiato da una mezza bottiglia di rosè della zona. Il giorno seguente, sempre con il sole e il bel tempo in tasca, Wacyl mi ha accompagnato con il suo Suv alla Marina di Agadir dove gestisce anche un negozio, l’Orient Bay, che vende abbigliamento e accessori per il mare oltre a creme, oli, saponi per la pelle. Nel tragitto Wacyl mi ha illustrato le meraviglie di vita di Agadir quasi fosse un tentativo di suggerimento per trasferirmi in Marocco. Dal suo negozio ho iniziato la mia camminata sotto il bellissimo sole immergendomi nella meravigliosa baia di Agadir, La baia è di circa sette km e io ho ne ho percorso a piedi tutto il lungomare di cinque km. L’oceano Atlantico era tutto per me e per tutti quelli che in una giornata climatica così favorevole si sono riversati in spiaggia. Agadir nel corso degli anni è diventata la principale località marittima del Marocco meridionale. E’ moderna ed è apprezzata soprattutto per la sua spiaggia, l’ambiente rilassato e la grande ospitalità dei suoi cittadini. La sabbia, il mare e il sole hanno fanno di questa città ricostruita e ridisegnata dopo il forte terremoto che la distrusse nel 1960, un immenso bellissimo resort verdeggiante e di lusso che rappresenta una grande attrazione turistica per i tantissimi visitatori europei, e non solo, durante i mesi invernali. Baciata dal sole per quasi tutto l’anno la città di Agadir è un’alternativa per quei viaggiatori alla ricerca anche del Marocco non tradizionale. Solo al termine della passeggiata sono rientrato nella “tradizione” prendendo un taxi (costano poco) facendomi portare al Souk El Had. Il Souk El Had è una vibrante energia di colori, profumi e suoni, che attira i visitatori incanalandoli nei suoi vicoli intrecciati gremiti di una varietà di merci. In mezzo al concitato via vai del commercio, il souk offre anche ai visitatori la possibilità di assistere alla vitalità quotidiana dei residenti di Agadir, un’esperienza che arricchisce e che aggiunge spessore nel comprendere qualcosa in più della cultura marocchina. Nel pomeriggio, dopo un pranzo alla Marina a base di harira, la zuppa marocchina con ceci e lenticchie e un piatto di grandi sardine alla griglia il tutto con la compagnia di una fresca birra, ho preso la teleferica e sono andato a visitare la bianca Kasbah, costruita anch’essa nel sedicesimo secolo, da dove di possono godere viste stupende della spiaggia di Agadir. Il connubio tra la vivacità del Marocco tradizionale e la tranquillità che trasmette il panorama tratteggiato dall’Oceano Atlantico è impagabile. Queste righe sono i miei appunti di viaggio, il mio diario personale, ma nelle trasferte, soprattutto in solitario, si fanno tante riflessioni sulla vita in quanto visitare culture diverse apre la mente e l’occhio alla ricerca di risposte sui comportamenti, sul senso, sulla gioia di vivere per affrontare anche in modo diverso situazioni che si presentano nel quotidiano. Il giorno prima della partenza, in compagnia di Vito e Betty, era andato al cinema a vedere l’ultimo film di Wim Wenders “Perfect days”. La pellicola è un vero inno alla vita semplice. Minimalista agli estremi, con pochissimi dialoghi e con una grande dose di umiltà e di interessamento dove l’interprete principale nell’arco del giorno segue le sue abitudini con un ritmo di vita quasi perfetto. Con assoluta dedizione cura tutte le attività della sua giornata, dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo all’amore per i libri, alla musica, alle piante, alle fotografie e a tutte quelle piccole cose alle quali si può strappare la magia di un sorriso. Nel replicare il quotidiano, una successione di incontri non previsti gli mostra un po’ per volta qualcosa in più̀ del suo passato. Molte di queste cose le ho ritrovate a Taroudant dove pochi dirham (moneta locale) ti bastano per condurre una vita semplice. Oltre a un futuro che sogno come un “ritorno al passato”, il mio pensiero che ricorre da qualche mese, questi viaggi, questi film e di sicuro anche qualche libro e qualche incontro di vita aiutano a cercare nell’essenziale la vera risorsa di vita. Scegliere, eliminando il superfluo, per riordinare la vita. Questo vale sia per le cose materiali che per le persone. Il destino è in mano alla salute e al tempo e mi auguro sempre stiano dalla mia parte e dalla parte di chi voglio bene.


Post's song : "Sultans of swing" performed by Dire Straits
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lundi, janvier 15, 2024

Alla ricerca del tempo perduto

Un altro traguardo raggiunto. Un lungo viaggio durato oltre 43 anni. Premetto immediatamente che i posti di lavori cui ho prestato servizio mi hanno lasciato come splendida eredità amicizie destinate all’eternità e relazioni sentimentali altamente emozionanti in questo caso senza il dono della continuità. Era il 1979 quando entrai ufficialmente nel mondo del lavoro. Era il 9 di luglio, me lo ricordo bene. Mi assunse la Publietas, la concessionaria di pubblicità dell’Editoriale L’Espresso in Via Cino del Duca al numero 5 in pieno centro a Milano, dietro Piazza San Babila. Ho scritto ufficialmente per via dei famosi contributi che mi hanno permesso in questo gelido gennaio del 2024 di concludere una missione, seppur anche con disavventure non volute da me. Ufficiosamente iniziai con piccoli lavoretti sempre con la Publietas, in un pomeriggio del maggio del 1976, in quanto la mattina studiavo ancora ragioneria e dove tra gli altri conobbi Lucio che in seguito divenne e lo è tuttora è il mio migliore amico. Sempre in quel luglio del 1979 conobbi Anna destinata a diventare la mia unica amica del cuore. Anna e Lucio sono nati nel gennaio del 1962 e probabilmente questo è sicuramente un segno del destino. Tornando a quegli anni, mi occupai di tanti lavori. Dal 1976 al 1979 come “ragazzo di bottega” per commissioni varie tra banche, agenzie di pubblicità, posta, agenzia viaggi e anche come “cercatore di refusi” negli scritti per la nascente Guida de L’Espresso che si occupava, e credo ancora si occupi, di recensire i migliori ristoranti in tutta Italia. Fu il Nick, e lo ringrazierò per sempre, che lavorando presso un’agenzia di pubblicità sentì che cercavano un ragazzino per piccoli lavori di fattorinaggio in questa azienda che faceva parte di un grosso gruppo editoriale. Lui elogiò le mie doti comportamentali al fine di trovarmi un’occupazione post-studi. E così fu. Dal 1979 viste le mie eclettiche attitudini e per gli studi allora in corso il Direttore Amministrativo, la signora Marisa Savioli, mi mise subito in cassa dove la compianta Milena era la responsabile. Devo onestamente dire che lavorare sotto le grinfie della signora Savioli era decisamente gratificante per l’alta retribuzione dell’epoca (gli anni 80 furono tempi d’oro), mentre talvolta era davvero sconfortante il suo modo, che ci ha sicuramente temprato in seguito e del quale ne saremmo stati grati, di insegnarci con la massima severità possibile. Per dare un’idea basterebbe vedere Meryl Streep nei panni di Miranda Priestly, l'autoritaria direttrice della rivista di moda Runway, nel film “Il diavolo veste Prada”. I primi quindici minuti della pellicola sono esattamente quelli che noi abbiamo vissuto ogni giorno in Publietas. In quegli anni conobbi tra gli altri, anche Emilio Mascheroni, oggi splendido ottantenne di stanza in Lussemburgo, che diede una svolta alla mia crescita e a distanza potrei definirlo un mentore. Di quegli anni ricordo tantissimi aneddoti (vedi tra i tanti l’arrivo dei pacchi di Natale), l’incredibile vita vissuta nel quotidiano in un ambiente prettamente femminile e naturalmente i lauti guadagni che avevano un indiscusso peso sul piatto della bilancia delle decisioni. Dal 1989, anno della “querelle Mondadori/L’Espresso”, ho prestato servizio sempre come amministrativo alla SPER, la concessionaria di pubblicità delle radio del Gruppo. Lì si divisero le strade lavorative mie e di Anna che andò a presto servizio in Mondadori. Alla SPER lavorai fino al gennaio del 2003 dove raggiunsi, scalando i livelli professionali uno dopo l’altro, la figura di quadro, la qualifica appena sotto la Dirigenza. Quella esperienza ha maturato l’amicizia fraterna con Luca e Umberto che è ancora viva con messaggi quotidiani, cene bimestrali con annessi racconti e risate e quella con Milva, l’allora Direttore Amministrativo che ancora adesso è consolidata da una cena mensile in un locale fusion orientale per raccontarci le nostre piccole storie quotidiane attuali e i trascorsi lavorativi insieme. Dopo un intermezzo frustrante della mia vita per disavventure non volute da me, ripresi a lavorare nel maggio del 2005 nel Poliambulatorio dove ho prestato servizio fino al 12 gennaio 2024 ultimo giorno di occupazione prima della “strameritata” pensione. Qui mi sono rimesso in gioco, nonostante il basso stipendio, in un ambiente che non conoscevo affatto e mi sono fatto valere. Anche qui ho incontrato persone straordinarie, divenute poi mie amiche, sia come figure mediche, sia infermieristiche e naturalmente amministrative dove ho svolto il ruolo di Referente al CUP del Poliambulatorio di Via Andrea Doria. Non è facile descrivere gli oltre quarant’anni di attività lavorativa, di sicuro dentro il mio cuore oltre agli amici sopracitati, porto affettivamente anche le donne che hanno letteralmente sconvolto la mia vita sentimentale. Le mie grandi storie d’amore sotto tutte nate nei luoghi di lavoro dove ho prestato servizio. Anni incredibili in tutte le fasi della mia vita, dall’adolescenza (1976) alla giovinezza (1979), dalla maturità dagli anni 90 in poi fino alla “terza età” di adesso. Non rimpiango niente, sono stato fortunato e sfortunato alla stesso tempo, ho amato, ho sofferto, ho gioito, ho passato brutti momenti, mi sono rialzato e alla fine mi sono fatto apprezzare per quello che sono. Eclettico, disponibile, sveglio nel trovare soluzioni, visionario, pronto ad aiutare sempre gli altri in tutte le occasioni. Chi mi ha conosciuto in ambito lavorativo non può far altro che parlare bene di me, al contrario sarebbe in malafede. Finito questo lungo viaggio sono pronto a cercare di riprendermi quel tempo che negli anni ho perduto. Certo non mi sono fatto mancare nulla, ma è arrivato il momento giusto per dedicarmi di più a me stesso. Sarà una nuova avventura. Sulla questione tempo ne avevo già scritto in alcuni post, ora devo assolutamente riprendermelo. Primo step : eliminare il superfluo, sia per quello che mi circonda che interiormente. Paulo Coelho ha scritto : "Bisogna chiudere i cicli. Non per orgoglio, per incapacità o superbia. Semplicemente perché quella determinata cosa esula ormai dalla tua vita. Chiudi la porta, cambia musica, rimuovi la polvere. Smetti di essere chi eri e trasformati in chi sei.

Post's song : "Indiana Jones (theme from I Predatori dell'arca perduta) by John Williams