Il titolo di questo racconto nasce da una semplice scritta che accompagna chi arriva sulle spiagge di Pori e Fanos: "This is living”, una frase associata alla campagna della birra Corona. Poche parole che racchiudono lo spirito di un'isola dove il ritmo delle giornate cambia rispetto alla vita quotidiana e l'essenziale torna a essere protagonista. Ci sono luoghi che non si visitano soltanto: si ritrovano. Ogni volta che ci torni, ti regalano la stessa magia della prima volta. Koufonissi è uno di questi. Quando Andrea (Fanto) mi ha detto che sarebbe tornato in Italia per qualche giorno e che poi sarebbe ripartito per Koufonissi, dove ad attenderlo c’era Cinzia, non ho avuto bisogno di pensarci. Ho accettato immediatamente il suo invito e, senza esitazione, ho prenotato i voli e il parcheggio a Malpensa, considerando gli orari particolari del viaggio: una partenza nel cuore della notte e un rientro altrettanto “notturno”. A volte alcune decisioni nascono così, semplicemente. Non servono grandi riflessioni: basta dare spazio a qualcosa che fa stare bene. Cinque giorni soltanto, pochi sulla carta, ma sufficienti per riscoprire una dimensione più lenta e ricordare che la felicità può trovarsi nelle cose più semplici. Ma Koufonissi, per me, aveva ormai un significato che andava oltre una semplice vacanza. Dopo una prima, fugace visita nel 2018, sono tornato per tre anni consecutivi: nel 2024, nel 2025 e ora nel 2026. Quattro incontri con la medesima isola, ma ogni volta con una nuova emozione: quella di tornare in un luogo familiare, capace di regalare qualcosa che non appartiene soltanto al presente, ma rimane nel tempo. Koufonissi è il mare dai colori incredibili, le stradine tranquille, le case bianche, il profumo della cucina greca, i sentieri che conducono a calette nascoste. Ma soprattutto è un modo di vivere. È il piacere di rallentare, di non dover rincorrere nulla, di trascorrere le giornate senza fretta. Una passeggiata, un bagno in un mare che nessuna fotografia riesce a raccontare, una taverna dove fermarsi a mangiare, una conversazione con gli amici. Piccoli momenti che diventano grandi ricordi. A Koufonissi il tempo sembra avere un ritmo diverso. Le ore non si inseguono: si assaporano. E ogni ritorno è uguale e diverso allo stesso tempo. Uguale, perché l’isola conserva la sua anima. Diverso, perché siamo noi a cambiare, portando con noi nuove esperienze, nuovi pensieri e nuovi ricordi. Koufonissi non è soltanto una destinazione. È una parentesi sospesa, dove per qualche giorno, tutto ritrova il proprio ritmo. Ed è proprio guardando quel mare, sotto quel cielo perfetto, che nasce spontanea una frase: Koufonissi, this is living. Perché vivere non significa necessariamente fare grandi cose. A volte significa semplicemente trovarsi nel posto giusto, con le persone giuste, nel momento giusto.
Il viaggio verso Koufonissi. Anche questa volta sembrava di rivivere una scena già vista. Stessi giorni, stessi voli, stessi scali aeroportuali dell’anno precedente. Un percorso ormai familiare, quasi un rito che si ripeteva, con una sola variante: questa volta il viaggio prevedeva, dopo l’arrivo a Mykonos, il trasferimento in traghetto verso Naxos e, da lì, il successivo passaggio verso Koufonissi, nel cuore delle Piccole Cicladi. Io e Andrea siamo partiti in piena notte, lasciandoci alle spalle una Milano ancora immersa nell’afa estiva. La sera prima della partenza, però, c’era stata una di quelle serate che sembrano già far parte della vacanza: una splendida cena a base di pesce al "Maremosso" di Milano. Il piacere della compagnia, il gusto della tavola, le chiacchiere e quella piacevole attesa che accompagna ogni partenza. Poi la strada verso Malpensa, nel silenzio della notte, con la città che lentamente lasciava spazio all’emozione del viaggio. Ad attenderci c’era il volo dell’alba verso Mykonos. Un orario che costringe a svegliarsi quando il giorno deve ancora iniziare, ma che regala anche qualcosa di particolare: vedere nascere una giornata mentre si sta già andando incontro a una nuova avventura. Dopo l’arrivo a Mykonos, il viaggio sarebbe proseguito via mare. Davanti a noi il blu intenso dell’Egeo e l’emozione che accompagna ogni traversata, mentre ci avvicinavamo lentamente alla nostra prima tappa, lungo il percorso verso Koufonissi.
L’arrivo a Koufonissi. Il primo assaggio di Koufonissi è iniziato già a Naxos. Ad attenderci c’era Cinzia, che nel frattempo era arrivata sull’isola per portare a riparare la sua bicicletta. In attesa dello Skopelitis, il piccolo e storico battello che collega le isole delle Piccole Cicladi, ci siamo seduti a un tavolino fronte porto per condividere un club sandwich. Una scena quotidiana, ma già con il sapore della vacanza: il porto davanti agli occhi, l’attesa del prossimo trasferimento e la sensazione che, da quel momento, tutto fosse davvero cominciato. Poi il mare, un po’ mosso per il vento, ci ha accompagnati verso Koufonissi. L’arrivo sull’isola aveva già qualcosa di speciale. Dopo aver sistemato il mio trolley ed esserci concessi un po’ di meritato relax, siamo usciti per la nostra prima passeggiata. Koufonissi è speciale anche per questo: raccolta, tranquilla, vissuta senza fretta e percorribile principalmente a piedi. Qui non servono grandi spostamenti: basta camminare per lasciarsi guidare dai colori, dai profumi e dai panorami. La prima sera abbiamo raggiunto a piedi la taverna "Aneplora", oltre il mulino, in una posizione privilegiata con una splendida vista sulla baia adiacente. La cena era già un incontro con la Grecia che amo: pietanze tradizionali, sapori semplici e autentici, accompagnati da un grande pesce dalle carni bianche che ha completato quella prima serata sull’isola. Poco prima di raggiungere la taverna, però, Cinzia ha avuto letteralmente un piccolo “incidente di percorso”, senza che questo riuscisse a rovinare il piacere di quella prima cena insieme. Dopo cena, la proprietaria del ristorante si è offerta spontaneamente di riaccompagnare Cinzia a casa con la sua auto. Un gesto naturale, fatto senza esitazione, che racconta molto dell’ospitalità di Koufonissi: un’attenzione che forse, in altri luoghi, avrebbe semplicemente portato qualcuno a chiamare un taxi. Io e Andrea invece abbiamo deciso di rientrare a piedi, attraversando nuovamente la Chora di Koufonissi. Le strade illuminate, il movimento della sera, le case bianche e quella particolare atmosfera dell’isola ci hanno fatto dimenticare una cosa: erano passate meno di ventiquattro ore dalla partenza da Milano. Eppure sembrava che quei giorni fossero iniziati già da tempo. Forse è proprio questa una delle magie di Koufonissi: riesce a rallentare il tempo fin dal primo momento.
Il giorno della marmotta. La mattina seguente arriva la conferma di quella percezione. Ogni risveglio sembrava una scena già conosciuta, ma mai scontata. Dalla meravigliosa terrazza dell’incantevole nido bianco creato e arredato con grande cura dall’architetto Cinzia, con una particolare attenzione all’armonia degli spazi, il panorama era sempre lo stesso e sempre sorprendente. Un cielo azzurro terso, il sole splendente e quella leggera brezza marina che rendeva tutto ancora più gradevole. Mi è venuto spontaneo pensare al film “Ricomincio da capo”, al famoso giorno della marmotta, dove il protagonista si ritrova a vivere la stessa giornata. A Koufonissi, però, quella ripetizione aveva un significato completamente diverso: non era monotonia, ma il piacere di ritrovare ogni volta la stessa magia. Come se l’isola dicesse: “Bentornato, nulla è cambiato.” Ed era proprio da quella terrazza, da quella luce e da quel senso di tranquillità che iniziavano le nostre giornate.
Le giornate a Koufonissi. Le nostre giornate iniziavano con la colazione preparata dallo chef Fanto. Una colazione ricca di sapori e attenzioni: yogurt greco, noci, pesche, caffè con aggiunta di latte, frittelle di ceci, miele e crema di sesamo. Un rituale mattutino diventato uno dei piaceri di quelle giornate, con una piacevole variante in due occasioni: un krapfen gigante da condividere e dei croissant al burro, immancabile richiamo alla mia amata Francia. Dopo la colazione arrivava la scelta della spiaggia. Un rito semplice: decidere dove trascorrere quelle ore di mare, con loro (Cinzia e Andrea) pronti per la classica lunga nuotata, mentre io mi limitavo a immergermi vicino alla riva, rigorosamente con la mia t-shirt protettiva, per poi tornare all’ombra dell’ombrellone e dedicarmi alla lettura del libro prestatomi da Andrea. Quest’anno, però, c’era anche una novità che Cinzia e Andrea avevano pensato per me: Kato Koufonissi. L’isoletta di fronte, raggiungibile in pochi minuti via mare, mi ha regalato una prospettiva nuova e un’altra scoperta da custodire tra le esperienze vissute sull’isola. Piccole calette dall’acqua cristallina, una taverna appena superato l’approdo e la presenza immancabile di una chiesa bianca e blu, simbolo di quella Grecia che tutti portiamo negli occhi e nei ricordi. Sia all’andata che al ritorno abbiamo attraversato il mare con la piccola imbarcazione di Mavros, sulla quale eravamo gli unici passeggeri. Un trasferimento semplice, quasi privato, accompagnato dal rumore del motore, dal vento sul viso e dall’acqua intorno a noi. Un viaggio nel viaggio. A Koufonissi anche questo significa vivere: ritrovare ciò che si ama, ma continuare a scoprire qualcosa di nuovo. I pranzi, rigorosamente in orari quasi spagnoli, erano un altro appuntamento della giornata. Panini, o meglio “pite” gourmet, preparate ancora una volta dal nostro chef Fanto, capaci di trasformare un pranzo informale in qualcosa di più curato. Le cene a casa sono state tra i ricordi più belli di quei giorni, fatte di cucina, amicizia e condivisione. Da quella preparata dal chef Fanto, con gli gnocchi di patate accompagnati da una crema di cacio e pepe, seguita dalle insalate greche in due versioni con feta preparate da Cinzia, fino alla serata vissuta in compagnia di Amalia e Jonas, lei greca e lui svedese, i vicini di casa. Un momento reso ancora più personale dai miei segnaposti preparati con cura per l’occasione e dalle due piccole Nutelline in miniatura lasciate come ricordo. Lo chef Fanto anche questa volta ha dato spazio alla sua creatività preparando cinque antipasti finger food gourmet e un gustoso piatto di fregola con mazzancolle. L’ultima sera, prima della mia partenza, abbiamo deciso di salutarci nel modo tradizionale: una cena alla taverna “Melissa”, con i sapori autentici della Grecia. Una tavola ricca di piatti tipici: dal fritto di zucchine al saganaki, il formaggio greco fritto, dal calamaro alla griglia al souvlaki di pollo, fino alle polpette fritte. E naturalmente non poteva mancare la tzatziki, immancabile e da me richiesta come ogni volta che torno in Grecia. A chiudere quella splendida serata sono arrivate le loukoumades (frittelline) al miele da “Τo Κyma”, accompagnate da un bicchierino di ouzo, mastika e rakomelo. Sapori, profumi e rituali che appartengono a questa terra e che rendono ancora più difficile salutare un’isola così amata. E forse erano proprio questi piccoli rituali a dare il ritmo alle nostre giornate. Come il “portokàli”, la spremuta d’arancia fresca, ordinata durante una sosta, che diventava un altro modo per assaporare il tempo. A Pori, insieme ad Andrea, era la pausa prima di ripartire verso le calette che avevamo programmato di raggiungere. Da To Kyma, con Cinzia e Andrea, era invece un momento di tranquillità prima di proseguire verso le spiagge più vicine o attendere insieme l’imbarcazione per Kato Koufonissi. Piccoli gesti apparentemente semplici, ma capaci di racchiudere lo spirito di quei giorni: perché a Koufonissi non contano soltanto i luoghi dove arrivare, ma anche i momenti vissuti lungo il cammino.
L’amicizia, il vero valore di questi giorni. Prima di raccontare il momento del mio ritorno, c’è qualcosa che merita di essere ricordato più di ogni altra cosa: l’ospitalità di Cinzia e Andrea. Quei giorni a Koufonissi non sono stati soltanto una vacanza in un’isola meravigliosa, ma il privilegio di condividere tempo, spazi e quotidianità con due amici capaci di trasformare una semplice permanenza in un’esperienza da custodire. La loro gentilezza, la cura nei dettagli, il piacere di far sentire chi arriva come se fosse già parte della casa. Una casa che non era soltanto un luogo dove dormire, ma un punto d’incontro fatto di racconti, risate e condivisione. Sono state le mille risate nate durante le giornate, le conversazioni sempre piacevoli, gli sberleffi sui nostri piccoli comportamenti quotidiani, qualche divertente battibecco a rendere ancora più bello il tempo trascorso insieme. Perché una vacanza non è fatta soltanto di panorami, tramonti e luoghi da scoprire, ma soprattutto delle persone con cui si condividono. E poi c’era quella terrazza. Quell’angolo speciale dove iniziare la giornata, bere un caffè, guardare il mare e lasciarsi avvolgere dalla tranquillità dell’isola. Più che una terrazza, era il luogo da cui cogliere la felicità semplice di quei giorni. E naturalmente non poteva mancare Luna, o meglio Luly, la padrona di casa a quattro zampe. Con la sua presenza discreta ma sempre simpatica, i suoi passaggi improvvisi e quel modo tutto suo di partecipare alla vita della casa, ha aggiunto un sorriso alle nostre giornate. Anche lei, a modo suo, è diventata parte dei miei ricordi di Koufonissi. Alla fine sono proprio questi dettagli che rimangono più impressi: un’amicizia, una risata, una conversazione, un animale che entra nella quotidianità, una terrazza davanti al mare, un tavolo dove ritrovarsi e condividere un pasto, magari davanti a un tramonto o in una piccola taverna. Sono queste le cose che trasformano una bella vacanza in un ricordo da custodire.
Il ritorno. Il momento dei saluti è arrivato sul piccolo porto di Koufonissi. Un ultimo sguardo all’isola, un ultimo abbraccio a Cinzia e Andrea, poi il momento di salire sulla barca veloce che mi avrebbe portato verso Santorini, da dove sarebbe partito il volo notturno di ritorno. Mentre la barca si allontanava lentamente dal porto, guardavo l’isola allontanarsi e portavo con me la certezza di aver vissuto qualcosa di speciale. Ma la sorpresa più grande è arrivata dopo. Sul bus che dal porto nuovo di Santorini conduce verso Thira, il centro dell’isola, ho provato una sensazione che non avevo mai sentito prima: una profonda pace interiore. Non era malinconia. Non era tristezza per la fine della vacanza. Era semplicemente una calma assoluta. Mi sentivo bene, in equilibrio, come se quei giorni avessero lasciato dentro di me qualcosa di difficile da spiegare. Anche nella passeggiata con il mio piccolo trolley tra le vie affollate di Santorini, circondato dai turisti in attesa del tramonto, non ho provato fastidio. Al contrario, ho assaporato quel momento. Ero lì, in mezzo alla confusione, ma con una tranquillità che arrivava da dentro. Mi sono fermato per un semplice “doppio” gyros accompagnato da una Coca-Cola Zero, osservando il movimento intorno a me e ripensando ai giorni appena trascorsi: il mare, la terrazza, le risate, le cene, le passeggiate e quella sensazione di tempo rallentato che solo certi luoghi sanno regalare. La stessa serenità in aeroporto, nell’attesa del volo. Intorno a me si sentivano le voci e le urla di alcuni giovani ragazzi italiani, con gli audio dei tablet e dei cellulari che si mescolavano ai rumori dell’aeroporto. Tra quei suoni arrivava anche la finale della Coppa del Mondo di calcio tra Spagna e Argentina. A vincere sono state le Furie Rosse spagnole. Ma quella sera il risultato della partita era quasi un dettaglio. Io ero ancora immerso nei miei pensieri, nella mia calma, nella consapevolezza di aver ricevuto molto più di una vacanza. Avevo portato con me qualcosa di invisibile, forse più importante di qualsiasi fotografia. E quello stesso stato d’animo mi ha accompagnato anche al rientro. Nel cuore della notte, alla guida della mia Twingo che da Malpensa mi riportava verso casa, con davanti al parabrezza i lampi lontani dei temporali che illuminavano il cielo. Fuori il mondo continuava a fare rumore. Dentro, invece, c’era pace. Forse il vero viaggio non era stato soltanto quello che mi aveva portato fino a Koufonissi, ma quello che l’isola aveva iniziato dentro di me. Perché certi luoghi non finiscono quando si riparte. Restano con noi.
Koufonissi, this is living.
Post's song : "Benvenuti in paradiso" performed by Antonello Venditti
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