Sette giorni tra mare, monti, sapori e incontri di Calabria
È stata una settimana intensa, in compagnia di Vito e Betty con l’entusiasmo e la curiosità di chi non ha smesso di meravigliarsi. Abbiamo attraversato la Calabria da costa a montagna, da borghi sospesi nel tempo a spiagge che abbagliano di luce, tra incontri, belle conversazioni e momenti di autentica bellezza. Un viaggio così denso di emozioni che avrei potuto scrivere sette racconti, uno per ogni giorno, per cercare di restituire almeno in parte l’intensità di ciò che abbiamo vissuto. Al ritorno, qualcosa dentro di me mi invita a guardare a come ero prima, ora che la salute mi ricorda quanto tutto sia fragile. Riprendo la routine quotidiana, e insieme sento il bisogno di alleggerire : lasciare andare il superfluo, le cose inutili, ma anche ciò che affolla lo spazio intorno e dentro di me. Ci sono viaggi che non finiscono con il ritorno; continuano a vivere dentro di te, a fare spazio a ciò che conta davvero.
Giorno 1 – Pizzo Calabro
Era la prima volta per tutti e tre che visitavamo la Calabria : l’ultima delle venti regioni italiane a completare il nostro personale mosaico di viaggi. Come già accaduto con la Sardegna, ci siamo chiesti perché non fossimo venuti prima. Avevo sempre detto che avrei visitato l’Italia quando fossi andato in pensione, ma il Covid, in qualche modo, aveva già anticipato questo progetto, spingendomi a guardare più da vicino il nostro Paese. Ho visitato molti Paesi europei, spesso da solo, ma questo viaggio era diverso: condiviso, più lento e allo stesso tempo pieno di pensieri positivi. Tutto è iniziato a Lamezia Terme, dove abbiamo ritirato una Panda bianca a noleggio, la nostra compagna di viaggio per tutta la settimana. Prima tappa : Pizzo Calabro. Il sole ci ha accolto con un sorriso, così come il nostro primo pranzo, alle tre del pomeriggio : frittura di calamari da condividere, tonno alla griglia, vino bianco frizzante della casa e, per finire, una scelta di amari che ci ha subito introdotti al gusto forte e deciso della regione. Già in questo primo pranzo abbiamo avuto uno scambio cordiale con i gestori del ristorante Antonio e Giuseppe, che ci hanno consigliato vini, amari e posti da visitare. Tanto ci siamo trovati bene che siamo tornati da loro anche la sera, per una pizza con salame e ’nduja, preceduta da polpette di melanzane e di carne, il tutto accompagnato da un fresco rosso locale. Nel pomeriggio avevamo cercato un alloggio: il primo posto che avevamo adocchiato su internet era al completo, ma la seconda scelta si è rivelata un colpo di fortuna. Abbiamo trovato una casa accogliente e curata, con tutti i comfort, a parte i “mille” gradini per raggiungerla ! Pizzo ha una grande piazza vivace, piena di bar, ristoranti e gelaterie : celebre, ovviamente, per il suo tartufo di Pizzo. Il primo tramonto ci ha regalato colori caldi e un buon auspicio per i giorni a venire.
Giorno 2 – Tropea
Il mattino seguente siamo partiti da Pizzo alla scoperta della chiesetta di Piedigrotta, scavata nella roccia e affacciata direttamente sul mare. Un luogo sorprendente, quasi surreale, dove statue scolpite nella pietra raccontano scene religiose molto suggestive. A metà mattinata abbiamo raggiunto la seconda tappa del viaggio: Tropea. Una cittadina mozzafiato, sospesa tra cielo e mare, con la sua rupe imponente e il santuario che domina dall’alto un mare turchese dalle sfumature quasi caraibiche. Anche qui, per risalire al centro storico, i gradini non mancavano: faticosi, sì, ma affrontati con il sorriso di chi è felice di esserci. Dopo aver ammirato il panorama dalla torre, ci siamo concessi un pranzo leggero ma tipico : insalata di tonno e cipolla rossa di Tropea, accompagnata da una birra fresca. Nel pomeriggio, Vito e Betty si sono tuffati in mare, mentre io mi sono limitato a “pucciare i piedi”. Non ho mai amato fare il bagno, non sento proprio il beneficio dell’acqua come loro, che invece nuotano felici. Era successo anche a Koufonissi, in Grecia in compagnia di Cinzia, Paola e Andrea. Il tardo pomeriggio lo abbiamo dedicato a un giro tra le vie del centro storico di Tropea, vivace e colorato. Come benvenuto, un gelato… alla cipolla ! Sì, proprio alla cipolla rossa. Mi ha divertito leggere che in certi periodi dell’anno ne propongono anche uno al tonno. Il tramonto di Tropea è stato qualcosa di indescrivibile : nuvole infuocate, l’isola di Stromboli in primo piano e, sullo sfondo, le altre isole che sembravano galleggiare nel mare. Abbiamo concluso la giornata con una cena in un ristorantino del centro: fileja alla cipolla rossa di Tropea per Vito, e per me e Betty una gustosa pasta (scialatielli) con mollica di pane, alici, pomodorini e peperoncino a parte, che abbiamo dosato con attenzione. Proprio durante la cena, abbiamo scambiato qualche parola con il cameriere Rocco, un ragazzo gentile e chiacchierone, fiero della sua terra. Ci ha raccontato di come, d’estate, Tropea si riempia di vita ma che, d’inverno, “restano solo il mare e i pochi di sempre”. Nelle sue parole c’era un misto di malinconia e orgoglio, quella stessa fierezza che si ritrova nei sapori forti dei piatti calabresi. La Calabria è terra di passioni e contrasti, di sole e di piccante e noi, da buoni turisti prudenti, chiedevamo sempre ai camerieri: “È troppo piccante o accettabile ?”. Ottima la bottiglia di Cirò rosso, perfetto compagno della serata, e per chiudere, immancabili, altri amari calabresi. Abbiamo ormai capito che la Calabria è davvero la patria degli amari, ognuno con la sua storia e il suo profumo di erbe.
Giorno 3 – Scilla e Chianalea
L’indomani lasciamo la splendida Tropea e scendiamo ancora verso sud, lungo la costa tirrenica, fino al punto che guarda la Sicilia, all’imbocco del suo canale. La meta del giorno è Scilla, una delle perle più suggestive della Calabria. Dall’alto della cittadina si scende verso la spiaggia di Marina Grande, dove il mare brilla sotto un sole generoso. Il meteo è ancora dalla nostra parte, e questo basta perché Vito e Betty si tuffino subito in acqua, felici come bambini. Io, invece, approfitto per cercare un alloggio per la notte : trovo un B&B su Booking, ma decido di chiamare direttamente la struttura. Mi risponde Giusy, gentile e disponibile, che mi offre due camere con colazione inclusa a un prezzo persino migliore. Una scelta perfetta, come si rivelerà più tardi. Davanti al tratto di spiaggia dove Vito e Betty si sono immersi, un ristorante affacciato sul mare ha subito catturato la nostra attenzione, con il suo menù invitante e la vista aperta sull’orizzonte: il Sunset Bistrot dell’Hotel Le Sirene. A darci il benvenuto è Aldo (Gesualdo), il proprietario, un uomo accogliente ed empatico, che in pochi minuti ci fa sentire ospiti e non clienti. Iniziamo con una frittura di calamari da condividere, accompagnata da un piatto di alici fritte offertoci da Aldo. Come portata principale, ci propongono, al posto degli involtini di pesce spada non disponibili, un pesce simile, probabilmente smeriglio, cotto in padella con olive, pomodorini rossi e gialli e capperi. Una vera delizia, da gustare fino all’ultima goccia di sugo, complice anche il pane al rosmarino fatto in casa. Aldo continua a coccolarci : con il caffè arrivano dei piccoli dolcetti alle mandorle, e, mentre pranziamo, un uomo si avvicina con una tastiera Yamaha. È Antonio (Ruoppolo) un architetto prestato alla musica, che inizia a suonare brani in stile jazz di grandi artisti italiani e internazionali. Un’atmosfera magica, che si fa ancora più personale quando, durante le pause, scopriamo che Antonio e Vito hanno un’amicizia in comune. La conversazione si scalda, nascono confidenze e promesse : “se voi pensate di ritornare per cena, io tornerò stasera”. Affare fatto. Nel pomeriggio, dopo aver preso possesso delle camere al B&B, torniamo sul mare per una passeggiata che ci porta fino a Chianalea, a pochi passi da Scilla. È un borgo marinaro incantevole, con case costruite direttamente sugli scogli, vicoli stretti e scorci che si aprono sul Castello Ruffo, visibile dall’altro lato rispetto alla spiaggia del mattino. Si ritorna alla Marina Grande di Scilla per un altro bagno per Vito e Betty, mentre io mi godo il sole e l’atmosfera del luogo. All’ora del tramonto, un piccolo aperitivo con un Crodino biondo ci accompagna mentre il sole scende sul mare, colorando le barche e le facciate delle case. Poi risaliamo a piedi verso la Chiesa Madre dell’Immacolata, per poi ridiscendere lentamente, con le luci dei lampioni a disegnare riflessi dorati sulla sabbia e sulle onde. Come promesso, torniamo al ristorante di Aldo, dove ci accolgono lui e Antonio, già pronto con la tastiera. Le prime note sono di Pino Daniele, e la serata prende subito un tono speciale, fatto di musica, profumi di mare e complicità. A cena, cozze all’nduja con ricotta salata e paccheri con sugo di melanzane, pesce spada e pomodorini : un trionfo di sapori, che chiudiamo, naturalmente, con l’ennesimo giro di “scarpetta” e un bicchierino di amaro Silano. Antonio si unisce a noi a fine serata, raccontandoci aneddoti e incontri della sua vita musicale, tra artisti, concerti e viaggi. Una chiacchierata piena di curiosità e umanità, che chiude un’altra giornata meravigliosa e intensa, baciata dal sole, dalla buona cucina e da nuove conoscenze genuine e appassionate.
Giorno 4 – Reggio Calabria, Riace e la forza degli incontri
Il quarto giorno calabrese si apre con il sole che filtra dalle finestre delle nostre stanze e con l’attesa della colazione, promessa da Giusy, la proprietaria del B&B. La sorpresa arriva presto: Giusy si presenta sorridente, con un sacchetto pieno di cornetti da pasticceria, fragranti e profumati, da accompagnare alle bevande calde che prepara sul momento per noi. Mentre ci serve il caffellatte, nasce spontaneamente una piacevole chiacchierata che spazia tra mille temi: i suoi quattro figli piccoli, la corsa quotidiana tra scuola, sport e cucina, il famoso ponte sullo Stretto, “il sogno degli ignoranti al governo”, e le località da visitare per proseguire il nostro viaggio. La simpatia e la schiettezza di Giusy rendono quella colazione un momento autentico e familiare, uno di quelli che ti restano dentro. Dopo i saluti, partiamo verso Reggio Calabria, distante una ventina di minuti. La sera precedente avevamo prenotato i biglietti per visitare i Bronzi di Riace, capolavori assoluti della scultura greca del V secolo a.C., custoditi nel Museo Archeologico Nazionale. Entrare nella sala che li ospita è un momento quasi solenne: le due statue, perfette e misteriose, emanano una forza che toglie il fiato. Le ammiriamo da ogni prospettiva. Visiteremo anche altri interessanti reperti del museo. All’uscita dal museo ci incamminiamo lungo il Corso Garibaldi, elegante e animato, che si snoda per quasi due chilometri parallelo al lungomare Falcomatà, definito da molti “il più bel chilometro d’Italia”. Il “Corso” è davvero un salotto a cielo aperto: palazzi eleganti, negozi curati, persone che passeggiano con calma in questo periodo dell’anno. Durante la camminata, contatto telefonicamente la mia amica Caterina, che tutti chiamano Meri, la nostra cardiologa e, ormai, un’amica di lunga data. I miei trascorsi al Poliambulatorio di Via Andrea Doria mi hanno fatto conoscere tanti professionisti, alcuni diventati compagni di viaggio nella vita. Meri, nata proprio a Reggio Calabria, ci racconta con affetto della sua città e ci dà un consiglio imperdibile : quello di provare il gelato della gelateria Cesare, il chiosco verde sul lungomare, un vero pezzo di storia di Reggio. Detto fatto. Raggiungiamo la storica gelateria Cesare, che da oltre cent’anni rappresenta l’emblema gustoso della città. Io e Betty optiamo per una coppetta, mentre Vito, con il suo instancabile entusiasmo, sceglie una brioche col gelato, farcita con i gusti tipici locali, tra cui il celebre bergamotto, profumato e intenso. Ogni cucchiaino è una piccola magia, un incontro tra freschezza e memoria. Di fronte al chiosco entriamo, per curiosità, nel punto vendita Callipo, attratti dalle vetrine colorate e dai prodotti ittici d’eccellenza : tonno, filetti, paté e specialità di mare in mille varianti. Una vetrina perfetta per chi ama portarsi a casa un po’ di Calabria, anche solo in un barattolo di vetro. All’uscita del negozio riprendiamo la nostra Panda bianca e ci dirigiamo ancora più a sud, spinti dalla curiosità di raggiungere il punto più estremo della Calabria, con la speranza di trovare un ristorantino fronte mare. Speranza svanita, complice il periodo di bassa stagione. Così decidiamo di proseguire la nostra “corsa” verso la costa ionica, in direzione Soverato, fermandoci nel pomeriggio al McDonald di Siderno per un veloce panino al pollo fritto. Lungo il percorso facciamo tappa nel borgo di Caulonia, paese natale di un nostro amico, Ilario, oggi trapiantato al Nord. Vito lo chiama al telefono, e da lì parte una lunga e piacevole conversazione sui luoghi della zona e sui ricordi condivisi del passato. Il pomeriggio è ancora lungo, così riprendiamo la strada verso Riace, spinti da un desiderio profondo : incontrare Mimmo Lucano, l’uomo che ha creato il celebre Modello Riace. Il “Modello Riace” rappresenta un sistema di accoglienza e integrazione dei migranti basato su un’idea semplice e rivoluzionaria: ridare vita a un borgo spopolato attraverso la solidarietà. Case vuote riassegnate, botteghe riaperte, una comunità viva e multiculturale. Un modello che ha ricevuto riconoscimenti internazionali e che ha trovato nella politica italiana attuale un muro di incomprensione e arroganza, segno dei tempi che viviamo. E la fortuna è dalla nostra parte. Appena parcheggiata l’auto, quasi di fronte al municipio, Vito riconosce Mimmo Lucano seduto a un tavolino, intento a parlare con due signore. Un vero flash. Ci avviciniamo e, con semplicità, ci uniamo alla conversazione. Mimmo ci accoglie con gentilezza e, tra una parola e l’altra, ci racconta la sua storia : le difficoltà, le accuse ingiuste, la sua visione di un’Italia più giusta e solidale. Le sue parole, pacate ma profonde, ci toccano dentro. Un incontro che lascia il segno, suggellato da una foto insieme, scattata con emozione e gratitudine. Dopo l’incontro, passeggiamo per le vie del paese fotografando i murales che raccontano la storia di Riace e ci fermiamo al frantoio sociale, un’altra testimonianza concreta di comunità e collaborazione. Con l’emozione ancora nell’aria, riprendiamo il viaggio verso Soverato, dove ci attende un appartamento vista mare. La cena sarà semplice, hamburger di pesce e birra, seguita, passeggiando, da un gelato sulla via principale del paese. Un’altra giornata all’insegna del bel tempo, delle splendide località e degli incontri che arricchiscono l’anima.
Giorno 5 – Soverato, Badolato e Le Castella
Il quinto giorno si apre con i raggi dell’alba che filtrano decisi dalle lunghe fessure delle finestre dell’appartamento. La colazione la facciamo in una pasticceria del centro. Poi partiamo per una toccata e fuga a Badolato, un altro dei tanti borghi arroccati che punteggiano la Calabria. La breve sosta ci regala un momento di pura dolcezza: un bicchiere di latte di mandorla fresco, gustato nella piccola piazza del paese. Rientriamo a Soverato giusto in tempo per parcheggiare la nostra fidata Panda, raggiungere l’unico stabilimento balneare aperto (il Lido San Domenico) e noleggiare due lettini e un ombrellone. È finalmente il momento di un bagno insieme: la temperatura dell’acqua è così piacevole che, per qualche minuto, mi concedo anch’io un tuffo, rompendo la mia solita distanza dal mare. Vito e Betty, invece, restano a lungo in acqua, mentre io scatto qualche foto alla costa e al cielo terso. Più tardi, Vito prosegue la camminata sulla battigia fino a un tratto di spiaggia dove un gruppo di pescatori pesca i tonnetti. Decine di canne infisse nella sabbia, tutte allineate: uno spettacolo curioso e nuovo per noi. Quando arriva l’ora di pranzo, il nostro tavolo vista mare è già pronto. Ordiniamo l’ennesimo, delizioso fritto di calamari da condividere e, come piatto principale, linguine con tonnetto locale e pomodorini, piatto generoso, da “scarpetta” finale, accompagnato da un fresco bianco frizzante Monamour di Spadafora. Una combinazione perfetta di mare, sole e sapore. Dopo pranzo, la pigrizia prende il sopravvento : Vito e Betty si concedono una pennichella sui lettini, mentre io decido di replicare la camminata mattutina di Vito verso i pescatori, per scattare qualche istantanea. Al mio ritorno, cambio della guardia : io mi sdraio e mi lascio andare al sonno, mentre loro tornano a passeggiare per mostrare a Betty il punto dei tonnetti. Quando il sole comincia a scendere e la spiaggia perde la sua luce piena, decidiamo di ripartire verso Capo Rizzuto. Sulla strada, proprio all’ora del tramonto, ci imbattiamo nella località di Le Castella, e la decisione è immediata : trascorrere lì la notte. Le Castella si rivela una vera sorpresa, dominata dal suo castello aragonese che emerge dalle acque come in un sogno. Passeggiamo nel buio della sera lungo il mare, affascinati dalle luci che si riflettono sulle mura del castello. La cena lascia spazio solo a qualcosa di leggero: un gelato per me e Vito, un latte macchiato per Betty. La serata si chiude nell’alloggio, in un’atmosfera tranquilla. Cerchiamo in rete il film “Tutto può succedere”, con Diane Keaton, scomparsa il giorno prima : un piccolo omaggio inatteso a un’attrice che ci ha accompagnato con unicità e classe. Il film poi termina nella sfarzosa brasserie Le Grand Colbert di Parigi, locale che abbiamo avuto modo di frequentare più volte durante le nostre sortite francesi, e con quella scena nella mente si chiude un’altra bellissima giornata di viaggio, fatta di sole e di mare..
Giorno 6 – Dal mare alla montagna, da Capo RIzzuto alla Sila
Il sesto giorno si apre con il sole ancora a farci compagnia. Dopo una colazione in una pasticceria, con meravigliose paste alla crema di fiordilatte, si parte dritti verso Capo Rizzuto, dove davanti a una “panchina gigante” ci autoscattiamo un’istantanea con lo sfondo della rocca sul mare. Il panorama si distende fino a Capocolonna, che raggiungeremo di lì a poco. Da Capocolonna a Crotone sono appena venti minuti di macchina : la tappa è d’obbligo per rendere omaggio alla statua di Rino Gaetano, qui nato, il cantautore scomparso in giovane età in un incidente stradale. Breve sosta in città, giusto il tempo di attraversare un piccolo mercato colorato di rosso (cassette di pomodori, peperoni, peperoncini, cipolle di Tropea e ‘njduja nel budello) e acquistare in una salumeria un assaggio di capocollo, di salsiccia tipica (non piccante) e di formaggio locale. Tutto gustato seduti sugli scalini del Duomo di Crotone. La costa è lì, a un passo. Perché non concedersi ancora un tuffo prima di lasciare il mare per i monti, con un pranzo vista panoramica ? La struttura del Lido degli Scogli, sul tragitto, è aperta. Vito e Betty pareggiano il loro primato di bagno in tarda stagione; io li seguo con lo sguardo, godendomi il contrasto tra il blu dell’acqua e la calma del luogo. Il tempo di asciugarsi ed è ora di pranzo. Il ristorante gode di un’ampia sala luminosa con splendida vista sul mare. Si accede attraversando corridoi tappezzati di fotografie di ospiti illustri e non. Un calice di vino bianco, frizzante per Vito e Betty, fermo per me, accompagna gli spaghetti alle vongole (per me e Betty) e il polipo con patate leggermente piccante per Vito. È il momento di salutare la costa ionica e puntare verso l’entroterra, con destinazione da scegliere nel Parco Nazionale della Sila, il più vicino possibile ai Giganti della Sila, meta iniziale dell’ultimo giorno. Dal mare della Magna Grecia alle montagne silane in appena ottanta chilometri : tutta la bellezza e la varietà paesaggistica della Calabria concentrata in un percorso “foliage” che conduce fino a Camigliatello Silano, destinazione decisa sul momento. Camigliatello è una località turistica montana, a 1.300 metri d’altitudine. L’aria, citata come la più pulita d’Europa, ci avvolge subito. La scelta dell’hotel si rivela magnifica per il rapporto qualità-prezzo, complice il periodo autunnale. Una struttura a quattro stelle, con tanto di ristorante dalle specialità tipiche. Sembra di essere in Trentino-Alto Adige, con un’atmosfera quasi natalizia. Ci accoglie Eugenia, altro incontro felice. Dopo una breve passeggiata per respirare l’aria di montagna, mettiamo le gambe sotto il tavolo del ristorante dell’hotel, chiamato curiosamente Giùdilì. Le scelte enogastronomiche sono impeccabili : una bottiglia di vino rosso calabrese “I Gelsi” (Cabernet Sauvignon, Gaglioppo e Merlot), un antipasto di cacio al tegamino con crema di porcini e sbriciolata di guanciale, e le patate silane doc ‘mbacchiuse, saltate in padella fino a diventare perfettamente appiccicate. Squisita anche la minestra calabra con fagioli borlotti, patate e cicoria. Dalla sala ristorante ci spostiamo nella sala bar, dove Eugenia ci offre due amari calabresi d’eccellenza : l’Amaro Silano e l’Amaro Supremo Capobranco. Un’ulteriore piacevole chiacchierata su luoghi, sugli amari e sulla vita d’albergo conclude la serata. Stanchi ma felici, ci ritiriamo nelle nostre stanze.
Giorno 7 – Dalla Sila al mare: il cerchio si chiude
Ultimo giorno di questo viaggio itinerante e intenso. Siamo al giorno numero sette. Svegliarsi e vedere gli alberi della montagna dalla finestra della camera è una sensazione strana dopo giorni di mare. C’è ancora il sole, e così abbiamo fatto l’en plein. Ricca colazione nella sala dell’hotel e poi via, verso i Giganti della Sila. Sono maestosi pini larici ultracentenari, la cui età si aggira intorno ai 350 anni e la cui altezza può raggiungere i 45 metri. Si trovano all’interno della Riserva Naturale del Parco Nazionale della Sila : un percorso di circa mezz’ora, facile e ben segnalato, che si snoda in un silenzio fatto di luce e di colori autunnali. Pian piano che si ridiscende verso il mare, destinazione Falerna Marina, vicino Lamezia Terme, iniziamo a spogliarci dell’abbigliamento : via il piumino, via la felpa, via la maglietta. Ed eccoci di nuovo in costume, sui lettini dell’elegante struttura bianca del Riva Restaurant & Lounge Bar. Il tempo dell’ultimo bagno, record stagionale per Vito e Betty, e arriva l’ora di pranzo.Il ristorante è una magnifica location sul mare. Pranziamo all’aperto, con calici di Cirò bianco, frittura di gamberi e calamari per Vito e Betty, e spaghetti con cozze e zucchine per me. Da uno scambio di messaggi con “Cappe” Daniele, figlio del mio amico Umberto, comandante pilota Ryanair, arriva la dritta per l’ultima chicca del viaggio : il bagno nella vasca termale gratuita accanto alle Terme di Caronte. Prima però ci concediamo un gelato alla Coneria Italiana, adiacente al Corso Numistrano, un locale dove il tempo sembra essersi fermato agli anni Sessanta, con tanto di musica d’epoca. Eccoci finalmente alla vasca termale gratuita vicino alle Terme di Caronte. E’ una vasca naturale alimentata da acqua sulfurea che sgorga a 39°, accanto alla quale una cascata di acqua fredda del torrente permette di rinfrescarsi nelle giornate calde. Proprio qui, immersi pacificamente nell’acqua calda, abbiamo conosciuto Angela, una signora della nostra età, gentile e loquace, che ci ha raccontato di tanti luoghi belli da visitare, alcuni già attraversati in questo viaggio, altri che diventeranno meta di un futuro ritorno in Calabria, quando se ne presenterà l’occasione buona. È stato il momento più rilassante e surreale del viaggio : il sole che cala, il vapore dell’acqua, le parole di Angela e la sensazione di aver davvero chiuso un cerchio. Un altro viaggio gioioso, fatto di cultura, di incontri amichevoli, di paesaggi magnifici e di una cucina autentica, un vero e proprio spot pubblicitario per la bellezza italiana. Guardando indietro, realizzo con soddisfazione che in soli sette giorni abbiamo attraversato e dormito in tutte e cinque le province della Calabria : Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio Calabria, Crotone e Cosenza. Un percorso completo, da costa a montagna, che ci ha permesso di vivere appieno la varietà straordinaria di questa regione. Il Sud Italia ha qualcosa di unico, difficile da spiegare ma facile da sentire. Ti accoglie con semplicità e calore, con quella gentilezza spontanea che non ha bisogno di parole. È un Sud autentico, vero, che profuma di mare e di terra, di cose fatte con amore e senza fretta. Qui il tempo scorre diversamente, più umano, più sincero. È un Sud che sa farti sentire a casa anche se sei lontano, che ti lascia addosso il sapore delle persone, dei luoghi e dei momenti condivisi. Spero solo che il Sud non si lasci mai influenzare troppo dal Nord, che non perda la sua essenza, la sua genuinità, quel modo tutto suo di vivere e di accogliere che lo rende così speciale.
Con il volo di ritorno da Lamezia Terme a Orio al Serio ho tagliato il traguardo dei 500 voli, dal mio primo Napoli Capodichino–Milano Linate del 1981. Mi ero prefissato questo obiettivo : raggiungerlo al termine di un viaggio così bello è stata la consacrazione perfetta.
Post's song : "Back on the chain gang" performed by Pretenders
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