L’indomani del ritorno da un viaggio, dopo essere rientrato in serata, svuoto il trolley, controllo le spese sostenute e comincio a trasferire le istantanee dalla macchina fotografica al personal computer. Ogni immagine richiama odori, suoni e dettagli che mi serviranno per la stesura del racconto. Butto giù qualche riga, frammenti di ricordi che poi diventeranno un post per il mio blog. Come sempre, la mia amica del cuore Anna leggerà la bozza, pronta a cogliere ogni dettaglio ortografico e stilistico, per renderla accurata prima della pubblicazione. Questo ennesimo racconto parigino — il ventisettesimo, per la cronaca — narra quattro giorni nella Ville Lumière, in un mese insolito per le nostre scorribande : febbraio, con un tempo meteo sorprendentemente meraviglioso. Io, Betty e Vito ci lasciamo trasportare tra un ristorante mai provato e altri diventati ormai certezze, lunghe camminate per strade che sembrano cambiare a ogni angolo, pedalate su piste ciclabili mai percorse e scorci inediti su attrazioni iconiche come la Tour Eiffel o il Sacro Cuore, senza dimenticare la scoperta di nuovi angoli della città. Tutto nasce come pretesto per assistere al musical scritto e musicato da Sting, “The Last Ship”, proprio per la presenza carismatica dell’artista sul palco. Come da tradizione degli ultimi anni, il taxi a prezzo fisso ci porta dall’aeroporto di Orly alle nostre basi nel quartiere di Montparnasse, in piena Rive Gauche. Scelsi Montparnasse nel lontano 2003 per ragioni sentimentali e cinematografiche, sognando un appuntamento con Silvia post-addio sulla scia del film Love Affair : nella pellicola era l’Empire State Building di New York, mentre qui a Parigi la mia attenzione era tutta per la Tour Montparnasse. Mai scelta, negli anni seguenti, si è rivelata più azzeccata : il quartiere è animato sia al mattino che alla sera, e l’incrocio, che sembra una piccola piazza, dove si trova l’entrata della metropolitana di Edgar Quinet, mi riporta sempre a quel 2003. Da allora lo sento come la mia comfort zone parigina, un luogo familiare dove tutto sembra trovare il suo ritmo. Passeggiare per le sue strade permette di respirare quell’atmosfera unica : Montparnasse, con i suoi storici caffè e brasserie, è stato da sempre teatro di incontri artistici e letterari, e ogni angolo porta con sé un’eco di quell’energia creativa. Dall’hotel ci siamo incamminati verso Rue de Rennes, godendoci le prime impressioni della città con il sole che illuminava le facciate dei palazzi. La passeggiata ci porta fino a Rue Bonaparte, tra vetrine eleganti, caffè storici e negozi d’arte, respirando l’atmosfera del quartiere e lasciandoci trasportare dal ritmo unico di Parigi. Ogni angolo sembra raccontare una storia diversa, e anche in queste prime ore ci rendiamo conto di quanto la città possa sorprendere, anche per chi, come noi, la conosce già da tempo. Arrivati al lungo Senna, il sole di febbraio illumina l’acqua mentre attraversiamo il Pont des Arts, la passerella in legno che collega l’Institut de France a una parte del Louvre, scoprendo la città da un’angolazione insolita. Dall’altra parte, sulla Rive Droite, ci accolgono le storiche bouquinistes, traboccanti di libri, poster, cartoline e oggetti di ogni tipo. Passeggiare tra quegli scaffali verdi e consumati dal tempo è come sfogliare un album di storia parigina, con sorprese nascoste dietro ogni copertina. Proseguendo lungo Rue de Rivoli, entriamo nel cuore del Marais, tra negozi vintage ricchi di originalità e altre vetrine raffinate, fino a raggiungere la maestosa Place des Vosges, con la sua architettura armoniosa e l’atmosfera che da secoli caratterizza questo angolo storico di Parigi. Con i cellulari aperti sulle mappe della città, puntiamo verso i due obiettivi che completeranno la giornata in modo perfetto. Arrivati davanti allo storico ristorante Bofinger, nella zona della Bastiglia — una vera istituzione parigina, aperta nel 1864 — restiamo colpiti dalla sua presenza scenica. Le sale, rinnovate nel tempo con un sontuoso mix di decorazioni Art Nouveau e Belle Époque, tra vetri colorati, boiserie lavorate, specchi incisi e divanetti in pelle, restituiscono un’atmosfera che sembra portarci indietro nel tempo senza togliere nulla alla convivialità del presente. Sfogliando il menù — tra piatti classici della cucina francese e specialità alsaziane - chiediamo come poter fare per cenare senza aver prenotato; ricevute le indicazioni, facciamo prima una tappa lungo il Canal Saint‑Martin, fino al ponte passerella intitolato a Jane Birkin, godendoci l’ora del tramonto e il lento scorrere dell’acqua. Al ritorno, il Bofinger ci accoglie al nostro tavolo : l’atmosfera è calda e avvolgente, perfetta per concludere la giornata con piatti che celebrano la tradizione francese — zuppa di cipolle gratinata al Munster (formaggio) e scaloppa di foie gras appena scottata — accompagnati da un servizio che sembra fondersi con la lunga storia del locale. Con le luci della sera ci muoviamo verso la metropolitana : i quasi 20 km percorsi in un solo pomeriggio si fanno sentire tutti. Le prime ore parigine si rivelano elettrizzanti e, come sempre, sorprendenti, trasmettendoci la sensazione che ogni angolo della città abbia qualcosa da raccontare e da emozionare, e invitandoci a sognare anche nei giorni a seguire. Il giorno dopo si apre con il ritrovo con Betty e Vito nella piazzetta all’incrocio di Edgar Quinet, dove le prime bancarelle del mercato aprono al pubblico. Da qui ci dirigiamo verso Rue de la Gaité per la prima colazione : il nostro locale preferito, Le Plomb du Cantal, aprirà il giorno seguente, quindi optiamo per la seconda scelta, il Tournesol. Qui ci godiamo il rituale caffè au lait, baguette con burro e marmellata di fragola e succo d’arancia fresco. Dopo colazione, come da tradizione, visitiamo il cimitero di Montparnasse, che consideriamo un giardino ricco di storia e memoria. Omaggiamo sempre le nostre “vecchie conoscenze” Gainsbourg e Jane Birkin, ormai quasi di famiglia, che hanno ispirato luoghi a noi cari di Parigi. Tra le tombe ci sorprende una coppia di pappagallini che sbuca da un albero, con lo skyline della Tour Montparnasse sullo sfondo : un piccolo momento di meraviglia che ci emoziona. Ora siamo pronti per il nostro giro classico. Dopo una mia tribolazione con l’app per le biciclette, partiamo, transitando davanti all’abitazione di Gérard Depardieu, per proseguire verso la Cappella di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa in Rue du Bac, luogo di pellegrinaggio e meta di un altro dei nostri riti parigini. Continuiamo poi verso l’Hôtel des Invalides, la Tour Eiffel e i Grand e Petit Palais, godendo di scorci ormai familiari ma sempre emozionanti. Per l’ora di pranzo raggiungiamo il tavolo prenotato al ristorante Au Vieux Paris d’Arcole, nascosto in una stradina dietro Notre Dame, dove ognuno di noi gusta la propria grande porzione di foie gras scottato e un assiette di ottimi formaggi da condividere. All’uscita dal pranzo, ci dirigiamo a piedi dall’Île de la Cité verso l’Île Saint-Louis, per poi attraversare il Pont Louis-Philippe e raggiungere i tavolini all’aperto del locale omonimo sulla Rive Droite, fronte sole, per un caffè e un momento di relax, assaporando l’atmosfera di questa zona di Parigi. Dal locale imbocchiamo poi la stradina che costeggia il retro della chiesa dei Santi Gervasio e Protasio : l’interno è freddo come temperatura dopo il sole della pausa. All’uscita troviamo una novità assoluta nel nostro girovagare per Parigi : le Jardin du 13 novembre 2015, il giardino commemorativo nato per ricordare gli attentati di quel tragico giorno. Blocchi di granito, incisi con i nomi delle persone scomparse e i luoghi colpiti — tra cui il Bataclan, teatro del più alto numero di vittime — sono disposti in modo da invitare alla riflessione e alla memoria. Sempre a piedi, costeggiamo il lungo Senna, il cui livello in questi giorni tocca la pavimentazione a causa delle piogge passate — fortunatamente noi le abbiamo evitate — e torniamo sulla Rive Gauche per prendere le biciclette. Percorriamo costeggiando il fiume la lunghissima pista ciclabile che ci conduce fino a Boulogne‑Billancourt, quasi un’ora di bellissima pedalata ancora con la luce del sole, su un percorso che non avevamo mai provato nelle precedenti scorribande parigine. A Boulogne‑Billancourt sorge La Seine Musicale, il centro musicale e teatrale sull’Île Seguin, dedicato ai concerti e ai musical, con spazi che dominano il fiume e accolgono grandi produzioni artistiche. È qui che si trova il teatro per l’evento che ha generato questo viaggio : il musical “The Last Ship” di Sting, che Vito, con la sua grande cultura musicale, ci aveva caldeggiato, un po’ come anni prima era successo con Jimmy Buffett e i nostri conseguenti dieci anni di appuntamenti settembrini nella capitale francese. Lo spettacolo è stato un vero successo teatrale : quasi due ore e mezza di musica e narrazione intensa, ambientata in gran parte nei cantieri navali di Newcastle, con musiche originali e alcune canzoni già note come “All This Time” dall’album “The Soul Cages”. La rappresentazione era in inglese, con traduzioni in francese sui lati degli schermi, che purtroppo non mi hanno permesso di seguire appieno la storia. Nonostante ciò, è stato un bell’evento, emozionante e curato in ogni dettaglio. All’uscita, vista l’ora tarda, abbiamo preso la metropolitana e, una volta tornati in zona Montparnasse, tre caffè au lait hanno chiuso la giornata intensa per ritmo e lunghezza, con il senso di aver vissuto appieno ogni momento. La seconda giornata ci ha visti immergerci completamente in Parigi, tra rituali consolidati e scoperte nuove. Dalla colazione a Montparnasse alla passeggiata tra tombe e pappagallini, dai classici scorci cittadini fino alla pedalata lungo la Senna e all’emozione di “The Last Ship” a La Seine Musicale : ogni momento ha unito storia, musica, luce e movimento, lasciandoci con la sensazione che la città continui a sorprendere e a raccontarsi, anche a chi crede di conoscerla. Il terzo giorno si apre ancora con il sole e una temperatura gradevole. Questa volta sarà il nostro Plomb du Cantal a regalarci il momento felice della prima colazione: caffè au lait, succo d’arancia fresco, croissant fragrante e una mezza piccola baguette con burro e marmellata di albicocca. Il tutto a un prezzo imbattibile: 6,80 euro. Con tutta questa energia in corpo e per evitare le salite che portano a Montmartre, prendiamo la metropolitana, che nella prima parte sulla linea 6 permette di vedere, con la luce del sole, il profilo unico della Tour Eiffel. Arrivati alla fermata Anvers, il tempo di una piccola camminata e la figura del Sacro Cuore appare nel suo bianco splendore, incorniciata dal cielo terso e azzurro. La lunga scalinata laterale, a fianco di quella pedonale centrale, ci fa arrancare, ma il risultato visivo all’arrivo sulla Place du Tertre è sempre straordinario. Quest’anno l’abbiamo vista nel suo splendore completo, senza i tavoli dei ristoranti a coprire le tele degli artisti che dipingono ritratti da portare a casa come souvenir personalizzati e artistici. Scendiamo poi dalla parte opposta a quella che in genere percorriamo, uno scorcio nuovo della basilica che ci regala una prospettiva diversa e sorprendente. Dopo una breve camminata, riprendiamo i nostri “cavalli a pedali” e ci dirigiamo verso la zona del Palais Royal, vicino al Louvre. Quest’anno troviamo qualche difficoltà nel lasciare le biciclette nelle stazioni apposite, ma per fortuna l’app Vélib’ ci aiuta a trovare spazi nelle vicinanze. Sta arrivando l’ora di pranzo. Percorriamo tutto il giardino del Palais Royal per sbucare dalla parte opposta, dove si trovano il ristorante Le Grand Colbert e la Galerie Vivienne. La nostra destinazione è il Caffè Bistrot Victoires, che ci ricorda subito le cene post‑concerto di Jimmy Buffett degli anni d’oro che abbiamo visto. Non è possibile prenotare, ma al nostro arrivo siamo fortunati : non c’è coda, nonostante il locale sia già pieno. Il locale è splendido e il rapporto qualità-prezzo eccezionale. Io e Betty scegliamo la tartare di salmone appena scottata, accompagnata da insalata fresca, mentre Vito opta per una loro specialità : l’entrecôte al timo fumante con patatine fritte. E cosa c’è di meglio di un flûte di champagne per suggellare questo splendido pranzo? Ça va sans dire. Il grande barattolo di moutarde al centro tavola ci ha permesso di spazzolare almeno due cestini di pane fresco delizioso e il piatto di formaggi da condividere insieme a un bicchiere di rosso Malbec. Il dopo pranzo, sempre con un sole caldo, lo trascorriamo camminando verso la Chiesa di Saint‑Eustache, nella zona del Forum des Halles. La chiesa è mastodontica, imponente nel suo stile gotico, e gli interni sono splendidi e catturano lo sguardo a ogni passo. Peccato che uno dei pezzi più interessanti, il trittico in bronzo di Keith Haring, fosse in trasferta. Nonostante la sua assenza, la visita resta emozionante e ci permette di apprezzare la magnificenza della chiesa. All’uscita, ci fermiamo a prendere un po’ di sole sulle panchine in marmo con vista sul giardino e sulla Bourse de Commerce, uno di quei momenti di pausa perfetta : luce calda e la città che scorre lenta davanti a noi. Riprendiamo poi la camminata verso il Centre Pompidou, attualmente in ristrutturazione. Qui riprendiamo le biciclette e ci dirigiamo verso le Galeries Lafayette. Sulla strada ci fermiamo davanti all’Olympia, che in serata avrebbe ospitato la cerimonia dei César, l’equivalente francese degli Oscar. Per noi, che adoriamo la scrittura e le interpretazioni del cinema transalpino, così diverse e affascinanti rispetto ad altre produzioni, è un’emozione particolare trovarci proprio lì. Peccato non poter assistere dal vivo alla premiazione, ma lo faremo in tv nella camera dei nostri hotel. Arrivati alle Galeries Lafayette, restiamo incantati dalla cupola centrale in stile Art Déco, uno spettacolo di vetri colorati che illumina l’interno del grande magazzino. Decidiamo di salire sulla terrazza panoramica, da cui si apre un bel panorama di Parigi, con la Tour Eiffel che spicca all’orizzonte tra tetti e cupole. Tornati a terra, ci dirigiamo verso Place Vendôme per la tradizionale “toccata e fuga” all’interno del Ritz, icona dello stile e dell’eleganza parigina. Facciamo poi una piccola pausa per le nostre gambe ai Giardini delle Tuileries, prima di riprendere le biciclette e tornare alla nostra zona. Senza passare dalle camere, arriviamo al ristorante Le Plomb du Cantal, nella piccola piazzetta verde vicino al nostro hotel. Evitiamo così la coda che di solito si forma per la cena, che non può essere prenotata. Al Plomb du Cantal, una delle nostre certezze parigine, propongono piatti della cucina dell’Auvergne, una regione del centro della Francia. La scelta cade per tutti su un’omelette “baveuse” con tre uova, accompagnata da una pentola di aligot — purè filante con formaggio e aglio — da condividere. Una caraffa di rosso della zona suggella al meglio la nostra ultima serata parigina. Al rientro nelle camere, ci concediamo la visione della premiazione dei César francesi. È incredibile vedere attori che fanno parte della nostra vita cinematografica, che abbiamo seguito nei loro film e amato negli anni : un finale perfetto per chiudere questa intensa giornata nella Ville Lumière. Il terzo giorno ci ha visto immergerci completamente in Parigi, tra rituali quotidiani e piccole sorprese : la colazione al Plomb du Cantal, la salita al Sacro Cuore, la pedalata verso Palais Royal, con la sosta per il pranzo al Bistrot Victoires, la passeggiata tra Galeries Lafayette, Place Vendôme e la contemplazione della Chiesa di Saint‑Eustache. Ogni passo unisce architettura, storia e vita quotidiana, mentre il tramonto ci ha accompagnato verso l’ultima cena al Plomb du Cantal con omelette e aligot, e la visione dei César ha chiuso la giornata con emozione e senso di appartenenza al cinema francese che tanto amiamo. L’ultima mattina ci accoglie con un cielo ancora limpido e una luce chiara che illumina i tetti della casa di fronte al mio hotel. Dopo la colazione, replica perfetta del giorno prima, al Plomb du Cantal, ci concediamo un’ultima pedalata verso il Quartiere Latino. Ci fermiamo a salutare i ragazzi di Signorvino, Beatrice in primis, e dove abbiamo conosciuto la new entry Zeno. Un saluto affettuoso, di quelli che sanno già di arrivederci. Poi ci immergiamo nelle stradine del quartiere, a quell’ora ancora tranquille, tra ristoranti e negozi di souvenir, godendoci il ritmo lento di chi sa che il viaggio sta per concludersi. Decidiamo quindi di andare a Notre-Dame. La coda per entrare è scorrevole e gli interni sono meravigliosi, luminosi, solenni. Cercavamo la Corona di Spine, la reliquia legata alla Passione di Cristo, che purtroppo è visibile solo nel tardo pomeriggio quando viene esposta nel suo reliquiario per la venerazione. Ci accontentiamo della bellezza dell’insieme, che dopo la rinascita recente emoziona ancora di più. All’uscita ci dirigiamo verso un’altra certezza del nostro vivere Parigi : il pranzo al Bistrot de Paris, tanto caro a Serge Gainsbourg e, per riflesso, anche a noi. L’accoglienza è sempre calorosa, premurosa al tavolo, sincera. Prima di scegliere i piatti dal menù regalo a Ioannis la Nutellina personalizzata celebrativa che nelle visite precedenti avevo già donato ad Ahmed, Gabriel e Ben — piccoli rituali che creano legami. Le scelte dei piatti saranno diverse : Betty opta per la dorade (orata) con salsa allo champagne, Vito si lancia sulla guancia di manzo con verdure cotte, io resto fedele alla classica tartare con patatine fritte. Una caraffa di ottimo rosso della Valle della Loira accompagna il tutto e il finale è una generosa mousse al cioccolato da condividere. A sorpresa arriva anche un bicchiere di rosso della Côte du Rhône, offerto con grande cortesia da Guillaume, maître di sala. Noi, senza dirlo, abbiamo già deciso che al prossimo giro ci sarà una Nutellina per lui. Il locale è perfetto per assaporare l’atmosfera e imprimere nella memoria l’odore di Parigi, il chiacchiericcio dei commensali, la luce che entra dalle vetrate, la disposizione dei tavoli : piccoli dettagli che, anche senza fretta, ricordano quanto sia intensa la vita in questa città. Poi è davvero tempo di tornare verso l’hotel, questa volta a piedi, sotto una pioggerellina leggera e non fastidiosa, quasi un saluto discreto. Recuperiamo i bagagli e ci dirigiamo verso l’aeroporto in taxi, come all’andata. Il viaggio di ritorno è un misto di dolce stanchezza fisica e soddisfazione : tre giorni pieni di luce, sapori, musica, arte e momenti condivisi che resteranno scolpiti nei ricordi, con la certezza che Parigi, ancora una volta, ci ha sorpresi e conquistati. Parigi non è mai solo una città. È un’abitudine che ritorna, un rito che si rinnova, un filo invisibile che ogni volta mi riporta qui. È nella colazione del mattino, nelle camminate e nelle pedalate lungo la Senna, nelle luci che accendono la sera, nei bistrot dove il tempo rallenta davanti a un bicchiere di rosso o a una coppa di champagne. Ogni viaggio aggiunge un tassello : un volto, una musica, un sapore, una luce diversa sui tetti. E quando l’aereo si stacca da terra, non è un addio ma un semplice “au revoir". Perché Parigi non si lascia mai davvero : resta addosso, discreta e presente, pronta a farsi ritrovare al prossimo ritorno. Avevo visto e scritto bene già nel 2003. E, a distanza di anni, continuo a scoprire che riesco a guardarla con occhi diversi ogni volta che torno. Ed è forse questo che mi sorprende di più : cambiare io, mentre Parigi continua a sorprendermi. Forse perché la formula del diario di viaggio e delle sensazioni non è solo un modo di raccontare, ma un modo per prolungare l’aver vissuto qualcosa. E anche per fissare quei dettagli che la mia memoria, ogni tanto, si prende una pausa non programmata.
Post's song : "All this time" performed by Sting
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