Dall’esperienza di quest’anno, la voglia di seguire il mio cammino. Quest’anno ho viaggiato molto in compagnia, soprattutto con mio fratello Vito e mia cognata Betty. Con loro ho riscoperto grandi città come Genova e Roma, respirato il mare in Sardegna e Calabria, e naturalmente non è mancata la mia Parigi di sempre, un appuntamento fisso da oltre vent’anni. Insieme a Vito, Betty e al nipote Edoardo con Melanie, abbiamo trascorso anche la Pasqua nelle Langhe e, come novità, la vacanza di Natale in un’area che unisce le province di Treviso e Venezia. Ci sono stati anche momenti più tranquilli : qualche giorno in montagna a Branzi con Vito, Betty e sua sorella Anna, una giornata al lago di Stresa con Anna e Paolo, e un viaggio in solitaria in Provenza per ammirare la piena fioritura della lavanda. Altre avventure mi hanno portato in Grecia, in una piccola isola delle Piccole Cicladi, la meravigliosa Koufonissi, da Cinzia, Andrea e Paola, e in Germania con Anna e Umberto, giustificando il viaggio con il pretesto di un concerto. Sulla salute, quello che doveva essere un anno tranquillo di follow-up si è trasformato in una lunga battaglia dove per quasi nove mesi ho convissuto con un maledetto batterio introdotto durante una cistoscopia di controllo. Ma ci sono momenti che valgono tutto : le risate che esplodono durante le cene con Anna, Umberto e Luca in zona comasca; quelle con gli amici Dottori Meri e Frenk (scritti così, non Mary e Frank); qualche pranzo a casa di Paola e Lucio, con le decennali partite a scala 40 solo con Lucio nel dopo pasto oppure quelli gourmet dello chef Fanto (da CInzia e Andrea). Ci sono gli innumerevoli pranzi con Vito e Betty in centro, o le domeniche nel nostro ristorante di riferimento, dove le meravigliose specialità pugliesi rendono ogni incontro speciale; in qualche occasione si è aggiunta Maria Grazia e il cugino Meme, rendendo l’atmosfera ancora più calorosa. Non mancano nemmeno i gesti quotidiani che rendono speciale ogni rapporto : gli sms mattutini con Umberto, le email e le lunghe telefonate confidenziali con Anna, e le più brevi ma sempre divertenti telefonate con Lucio. Come non sono mancati nemmeno i momenti di condivisione e quelli più intime e personali : ho aiutato mio fratello Roberto nella stesura del suo libro di vita, e ogni mattina ho goduto delle insostituibili colazioni alla Pasticceria Motta, con quel delizioso croissant al profumo di burro e vaniglia, glassato di zucchero, che accompagno al mio latte macchiato. E poi gli incontri mattutini sul Viale Monza con Nataliya la mia traduttrice del blog in lingua cirillica. Sempre più spesso mi trovo “schifato” dagli atteggiamenti di chi pensa di sapere tutto di tutto e di tutti, senza accorgersi (lo spero) di quanto siano incredibilmente contraddittori, e dall’uso ossessivo degli smartphone da parte di alcune persone, come se tutto dovesse ruotare attorno agli schermi, a scapito dei rapporti reali. Molto di quello che vedono e leggono è banale, sterile e soprattutto opinabile, eppure tutti lo presentano come se fosse una illuminazione divina. In un anno fatto di viaggi, di sfide sul fronte salute e di incontri, ciò che porto con me è la consapevolezza che la vita, nei suoi gesti più semplici, sa sempre sorprendere. Tra una città riscossa, un pranzo condiviso, una partita del mio Chelsea in TV, un croissant al mattino e le piccole conversazioni quotidiane, c’è un filo invisibile che lega tutto : la capacità di sentire, di essere presenti, e di accogliere ogni momento, piccolo o grande, come unico e irripetibile. Quest’anno ho raggiunto i 500 voli, un traguardo che mi fa sorridere pensando a tutti i cieli attraversati e ai paesaggi che ho visto. Negli ultimi anni, dopo il periodo post-Covid, ho viaggiato meno in aereo, ma sento che con il 2026 voglio riprendere a volare, a scoprire nuovi posti e a respirare quell’emozione unica che solo partire sa regalare. Per il 2026 desidero un anno profondamente personale e intimo, dedicato a me stesso. Prima di tutto la salute, poi una stabilità economica più solida e, chissà, forse qualche sorpresa anche sul fronte affettivo e sentimentale. E naturalmente auguro salute e serenità a chi mi vuole bene, senza chiedere altro. Che sia un anno in cui ogni attimo, piccolo o grande, venga vissuto con consapevolezza, in cui le piccole felicità quotidiane continuino a fiorire e in cui ci sia spazio per coltivare ciò che davvero conta, senza fretta, senza rumore, solo con la quieta intensità della vita vissuta a modo mio. Il 2026 è davanti a me : lo voglio vivere con salute, serenità e attenzione a ciò che rende la vita vera. Alla fine di questo anno sento di poter dire una cosa semplice, senza rabbia e senza recriminazioni : nella vita mi sento ancora un po’ in credito. E lo dico pur sapendo di essere stato fortunato. Per questo il primo pensiero va ai miei genitori, che non ci sono più, e ai quali devo tutto ciò che sono : i valori, il modo di stare al mondo, la capacità di dare senza fare conti. Forse è proprio per questo che, nel tempo, ho spesso dato più di quanto abbia ricevuto. L’ho fatto senza calcolo, perché era naturale così, e non me ne pento. Oggi però ne sono consapevole, e questa consapevolezza è diventata una forma di rispetto verso me stesso. Il futuro lo immagino così : continuare a vivere con gratitudine, ma anche con maggiore attenzione a ciò che ritorna, senza smettere di essere quello che sono. Se c’è ancora qualcosa che la vita mi deve, arriverà. E se non arriverà, resterà comunque il valore di tutto ciò che ho dato. Mentre scrivo questo post di fine anno, che mi serve per riassumere quanto vissuto, visto e fatto, penso a quello che sta avvenendo in questi giorni: tutti a chiedere ‘“Cosa fai l’ultimo dell’anno?”, come se fosse fondamentale sapere ogni dettaglio della vita altrui. Io, invece, non pongo mai questa domanda e non amo né l’inizio né la fine dell’anno. Per me, ogni giorno è una fine e un inizio.
Post's song : "Elegantly wasted" performed by INXX


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