Sono rientrato da Parigi dopo tre giorni diversi dal solito, ma profondamente importanti per me. Questa volta non sono venuto soltanto per ritrovare la città che amo, quella che negli anni è diventata quasi una parte della mia vita. Sono venuto per accompagnare tre persone speciali: il mio amico Cipo (Alessandro), sua moglie Cristina e Lara Janis, sua figlia. Per Cristina e Lara era la prima volta a Parigi. Per Cipo, invece, era quasi un ritorno: c’era stato più di quarant’anni fa, quando Parigi era ancora un ricordo lontano e tutto, inevitabilmente, era diverso. Così, per tre giorni, ho fatto il cicerone. Ma, in realtà, mentre mostravo loro la città, sentivo di condividere qualcosa di molto più personale: la mia Parigi, quella che ho imparato a conoscere e ad amare nel tempo. Abbiamo soggiornato in zona Porte de Clignancourt, nei pressi del mercato delle pulci Saint-Ouen, in un hotel Kyriad, una catena che non conoscevo e che mi ha piacevolmente sorpreso. Letti e cuscini comodissimi, una colazione a buffet ricca e con prodotti freschi, pulizia, Wi-Fi e uno staff sempre gentile. E soprattutto una posizione davvero comoda, con la fermata della linea 4 della metropolitana a pochissimi metri. Per muoverci abbiamo scelto il Navigo Semaine, la tessera settimanale che ci ha permesso di utilizzare senza limiti i mezzi pubblici e di muoverci per Parigi con grande libertà. Metrò, cambi di linea, scale, corridoi interminabili… la metropolitana è stata praticamente una compagna di viaggio. L’abbiamo utilizzata tantissimo e, alla fine, abbiamo fatto parecchi chilometri anche sottoterra, attraversando le stazioni, salendo e scendendo scale e passando per quei lunghi percorsi che, a volte, sembravano vere e proprie passeggiate. In questi tre giorni abbiamo camminato davvero tanto, sia sopra che sotto Parigi. Ogni spostamento diventava un’occasione per stare insieme, parlare, ridere, osservare la città e lasciarsi sorprendere da qualcosa. A pranzo, dopo le prime ore trascorse a scoprire Parigi, non poteva mancare il nostro brindisi di inizio viaggio: quattro coppe di champagne, una per ciascuno di noi, per festeggiare il nostro arrivo e i tre giorni che avevamo davanti. Un piccolo brindisi, ma il modo perfetto per dare ufficialmente inizio alla nostra avventura parigina. Ma Parigi non è stata soltanto quella che ho mostrato a loro. È stata anche un viaggio dentro i miei ricordi. In quei tre giorni mi sono ritrovato a vivere nuovamente momenti e luoghi che avevo già vissuto tante volte: nei miei viaggi a Parigi da solo e, soprattutto, in quelli condivisi con Vito e Betty. Alcuni luoghi mi hanno riportato immediatamente a quei giorni: a quelle passeggiate, a quelle chiacchiere, alle emozioni e a quelle sensazioni che pensavo appartenessero ormai soltanto al momento in cui le avevo vissute. Parigi ha questa capacità: riesce a custodire ciò che abbiamo vissuto e a restituircelo all’improvviso, magari in una strada, davanti a un palazzo, a un monumento, su una banchina della metropolitana o semplicemente osservando la luce cambiare sui suoi tetti. E così, mentre accompagnavo Cristina, Lara e Alessandro alla scoperta della città, dentro di me ritrovavo anche i miei trascorsi a Parigi. Non come ricordi lontani, ma come parte di quei momenti che Parigi continua a tenere vivi. Forse è proprio questa la cosa più intensa che mi ha regalato questo viaggio: ho potuto condividere con loro una città che per me non è soltanto un luogo, ma una storia fatta di persone, affetti, assenze, ritorni e momenti che non smettono di significare qualcosa. E poi ci sono stati loro, i miei compagni di viaggio, con i loro modi di essere, le loro abitudini e il loro modo personale di vivere Parigi. Cipo, in viaggio, è esattamente come nella vita: tranquillo, riflessivo, paziente. Osserva, ascolta, lascia che le cose accadano senza bisogno di rincorrerle. Anche davanti a una giornata piena di spostamenti, camminate e programmi, mantiene il suo equilibrio, con quella calma che lo contraddistingue. Cristina, invece, è stata dinamica, curiosa e felice di vivere questa avventura insieme. Si percepiva il suo entusiasmo davanti alle strade, ai monumenti, ai quartieri e alle piccole scoperte quotidiane. Aveva voglia di vedere, capire, assaporare ogni momento, senza lasciarsi sfuggire nulla. Lara, invece, ha vissuto Parigi con un’energia tutta sua. Era praticamente sempre in contatto con il suo fidanzato, cellulare alla mano in videochiamata, per raccontargli i nostri spostamenti, le sue emozioni, ciò che vedeva e, naturalmente, anche tutte le loro cose. In questo modo, quasi senza accorgercene, anche lui è entrato un po’ nel nostro viaggio, seguendo a distanza ogni tappa della nostra avventura. E poi, naturalmente, ogni tanto si faceva sentire anche la differenza generazionale. Noi più interessati a vedere la cultura, la storia e i luoghi di Parigi; Lara, invece, attratta soprattutto dalle originalità e dalle cose più particolari. Ognuno, insomma, con la propria idea di cosa valesse la pena scoprire. E così anche il nostro itinerario doveva, inevitabilmente, tenere conto delle sue priorità. E poi c’era il nostro piccolo tormentone quotidiano: io e Cipo non perdevamo occasione per punzecchiare Lara sulla sua grande ammirazione per Ariana Grande, soprattutto quando si parlava del suo fisico. Bastava poco per far partire una battuta e, naturalmente, Lara era subito pronta a prendere le difese della sua beniamina. Anche questo, a modo suo, è stato parte dei nostri tre giorni insieme. Con Lara, inoltre, ho scoperto un’altra Parigi: quella delle pasticcerie più originali e sorprendenti. Nell’ordine di visita, abbiamo scoperto Boris Lumé, una pasticceria legata all’universo di Marinette, la protagonista di Miraculous Ladybug. La visita si è rivelata un’esperienza particolare, soprattutto per chi, come Lara, conosce e apprezza quel personaggio. Poi c’è stata la volta, dopo una lunga attesa in coda per Lara e Cipo, di Cédric Grolet Le Meurice, dove le creazioni sembrano esposte più in una gioielleria che in una pasticceria. Dolci perfetti, curati in ogni dettaglio, quasi troppo belli per essere mangiati. Infine abbiamo condiviso un enorme “pangocciolo gigante” che in francese si chiama “cramique” da Aux Merveilleux de Fred; è una brioche tonda, molto soffice, ricca di burro e piena di gocce di cioccolato fondente, una vera meraviglia da dividere, gustosa e scenografica, capace di trasformare una semplice pausa in un piccolo evento. Con lei ho capito che anche una pasticceria può diventare una destinazione. Non soltanto un luogo dove comprare qualcosa di dolce, ma uno spazio da osservare, fotografare, raccontare e condividere. E poi c’è stata, naturalmente, la Parigi da mangiare. Non abbiamo cercato esperienze gastronomiche particolari, ma abbiamo assaggiato un po’ di tutto: le due tartare poêlées, di manzo e di salmone e il pollo arrosto con un purè aromatico al Bistrot Victoires, le galettes e la crêpe alla Crêperie Cœur de Breizh, il fish & chips, lo spiedino di carne e l’insalata con avocado e quinoa al Café Kleber, i sandwich mangiati all’interno del locale Pret a Manger, la salsiccia e l’hamburger con aligot al Bistrot L’Arsenal. E poi, immancabili, le frites e le baguette, che a Parigi sembrano avere sempre un posto riservato. Anche il cibo, alla fine, è stato parte del viaggio: piatti e sapori diversi dai nostri, assaggiati in luoghi e momenti diversi, che hanno accompagnato le nostre giornate. Ho cercato di mostrare loro non soltanto la Parigi dei grandi monumenti, quella che tutti conoscono, ma anche quella che amo io: le strade da percorrere a piedi, i quartieri, gli angoli meno scontati, i miei ristoranti, i piccoli dettagli che spesso si rischiano di perdere correndo da un’attrazione all’altra. Volevo che potessero vedere almeno un frammento della Parigi che porto dentro. Quella che mi ha accompagnato in tanti momenti della mia vita e che, ogni volta, riesce a farmi sentire a casa. Sono stati quasi tre giorni pieni. Di quelli in cui alla sera ti accorgi di aver camminato tantissimo e, nonostante tutto, di aver visto ancora troppo poco. Tre giorni di sorrisi, chiacchiere, stanchezza e tanti momenti che resteranno. Momenti semplici, forse, ma proprio per questo preziosi: una passeggiata, una battuta, uno sguardo, le ricerche di Lara alla scoperta di qualcosa di originale, l’entusiasmo di Cristina e la calma di Cipo, sempre presente e attento. Per Cristina e Lara è stato il primo incontro con Parigi. Per Cipo, un ritorno dopo più di quarant’anni. Per me è stato qualcosa di diverso: un nuovo viaggio attraverso una Parigi che conoscevo già, ma che questa volta ho avuto il privilegio di vivere insieme a loro. E forse è questo il regalo più bello: aver potuto trasformare i miei ricordi in qualcosa da condividere, aggiungendo nuove immagini e nuove emozioni a una storia che continua. Adesso che sto rientrando, mentre inizio a scrivere questo racconto seduto nella sala d’attesa dell’aeroporto di Orly, Parigi rimane alle mie spalle. Ma non se ne va davvero. Con me tornano i ricordi di sempre: quelli legati ai miei viaggi in solitaria, quando ho iniziato a conoscerla meglio, quelli condivisi con Vito e Betty, insieme a quelli nuovi che abbiamo appena costruito con Cristina, Lara e Alessandro. Tornano le strade, i monumenti, le stazioni della metropolitana, le chiacchiere, le pasticcerie, il cellulare di Lara sempre acceso e i racconti inviati al suo fidanzato. Tornano la tranquillità di Cipo, l’energia di Cristina e la sensazione di aver vissuto qualcosa di speciale insieme. E so già che, quando tornerò ancora una volta a Parigi, anche questi tre giorni faranno parte della città che ritroverò.
dimanche, août 30, 2026
Un nouveau voyage dans mon Paris
mercredi, août 19, 2026
Stresa, una splendida giornata
Da qualche anno è diventata una piacevole tradizione: nel mese di agosto trascorrere una giornata da Anna e Paolo. Loro, ormai da tantissimi anni, hanno fatto di Stresa la loro casa d’agosto e, ogni volta che ci torno con loro, è un po’ come ritrovare un luogo che ormai sento anche un po’ mio. Quest’anno, a differenza dei due anni precedenti, ho preferito viaggiare in treno. Il tempo di viaggio era più o meno lo stesso e, soprattutto, non avevo voglia di stressarmi alla guida. Ho quindi scelto la soluzione più comoda e rilassante, lasciando che fosse il treno a portarmi sul Lago Maggiore. All’arrivo in stazione c’erano Anna e Paolo ad aspettarmi. Il tempo di prendere la macchina e parcheggiarla vicino al Lido e ci siamo accomodati a un tavolino fronte lago, con un panorama a dir poco stupendo, per il nostro caffè di benvenuto. Da lì sono partiti i primi racconti, un po’ su tutto. Quei racconti che si intrecciano, passano da un argomento all’altro e che, come spesso succede quando ci si trova bene insieme, finiscono per accompagnare l’intera giornata. E c’è una cosa che considero una fortuna: grazie al cielo, sulla visione del mondo la pensiamo praticamente allo stesso modo. Non è affatto scontato e forse è proprio questo che rende così piacevoli le nostre chiacchiere: possiamo parlare di tutto, confrontarci e spesso arrivare alla stessa conclusione. Poi ci siamo incamminati verso la passeggiata sul lungolago e, lungo il tragitto, abbiamo fatto l’autoscatto nel punto dove ogni anno ci immortaliamo. Una fotografia che ormai è diventata parte della nostra piccola tradizione. Dal lido al lungolago il passo è breve e la vista sulle tre Isole Borromee — Pescatori, Bella e Madre — è semplicemente impareggiabile. Un vero gioiello del Lago Maggiore. Siamo arrivati fino a quell’albero che Anna ha ormai fatto suo come riferimento di pace e bellezza. Un punto preciso che per lei ha un significato particolare e che, inevitabilmente, finisce per diventare un po’ speciale anche per chi lo guarda insieme a lei. Da lì abbiamo proseguito fino ad arrivare davanti all’elegantissimo e storico Grand Hotel des Iles Borromées. L’ingresso affacciato sul lago è bellissimo e, appena entrati, sembra quasi di fare un salto indietro nel tempo. In fondo al lungo corridoio, la reception e la conciergerie mi hanno dato per qualche istante l’illusione di essere tornato in un’altra epoca, quasi nella Belle Époque. Mi ha colpito proprio quel lungo corridoio, quelle scritte in francese, la reception, la conciergerie e quell’atmosfera elegante e un po’ fuori dal tempo. Un piccolo assaggio di quella Francia che, chissà perché, riesce sempre a riaffiorare nei miei pensieri. Poi siamo usciti e abbiamo girovagato per il giardino, tra colonne, statue e archi. Un altro piccolo viaggio nel passato, prima di riprendere la nostra passeggiata. E dopo la passeggiata, naturalmente, un’altra tradizione immancabile: il pranzo all’Idrovolante. Qui il tavolo da solo vale quanto il menù. Davanti a noi avevamo una vista sulle due isole più vicine davvero in bellavista, quasi fossimo a teatro con la nostra balconata privata sul lago. Dalla carta Anna e io abbiamo scelto i ravioli con ripieno di verdure e vitello, con burro di nocciola come condimento, mentre Paolo ha preferito le pennette al pesto di rucola. Poi, da condividere, un’assiette de fromages e pommes frites. (piccolo appunto francese: dopo quella parentesi al Grand Hotel, con quelle scritte in francese che mi avevano colpito, forse un piccolo richiamo alla Francia ci stava proprio bene). Cucina impeccabile, location unica e compagnia eccellente. Et quoi d’autre ? Una chiacchiera tira l’altra e anche il caffè in chiusura ha concluso il cerchio di questa pausa meravigliosa. Dopo pranzo abbiamo trascorso un po’ di tempo su una panchina, rigorosamente all’ombra, sul lungolago. Davanti a noi il panorama a 360 gradi del Golfo Borromeo, una brezza piacevolissima e il rumore delle onde come colonna sonora. In quei momenti non serve molto altro. Basta stare lì, guardare il lago, parlare, ridere e godersi la compagnia. Il tempo vola quando si sta bene e, guardando l’orologio, ci siamo accorti quasi con sorpresa che era arrivato il momento di rientrare. Io dovevo prendere il treno che avevo prenotato per tornare a casa. A conti fatti, l’unica spesa della giornata è stata quella della colazione da “Paul”, in Stazione Centrale a Milano (France docet). Il viaggio in treno l’ho decurtato dalla carta regalo che Anna mi aveva regalato per i miei sessant’anni, mentre il caffè di benvenuto e il pranzo sono stati un altro, gentilissimo “cadeau” di Anna e Paolo. Insomma, a pensarci bene, questa giornata è stata quasi interamente un regalo. Una splendida giornata, che nell’insieme ha rasentato la perfezione. Non per una cosa sola, ma per la somma di tante piccole cose: il viaggio senza stress, l’arrivo in stazione, il caffè fronte lago, la nostra fotografia di rito, le tre isole, quell’albero che per Anna rappresenta pace e bellezza, il fascino del Grand Hotel, quella parentesi quasi da Belle Époque, il pranzo con una vista straordinaria, le passeggiate, la brezza, il rumore dell’acqua e, soprattutto, le nostre interminabili chiacchiere. Ma più di tutto per la compagnia. Perché una giornata così non la fa soltanto il luogo. La fanno le persone con cui la vivi. E io oggi l’ho vissuta con la mia amica del cuore e suo marito. Cosa chiedere di più? Una toccata e fuga in Francia, dopo tutte queste citazioni nel racconto, sarebbe doverosa? Questo pezzo l’ho scritto tutto d’un fiato durante il viaggio di ritorno in treno, per non lasciare che il tempo portasse via le emozioni di questa giornata e per provare a fissarle, ancora vive, nelle parole.
Post's song : "Splendida giornata" performer by Vasco Rossi
08/26
vendredi, août 07, 2026
Due giorni di mare in Abruzzo, una promessa mantenuta
A volte non servono settimane di vacanza per vivere qualcosa di speciale. Bastano pochi giorni, se il motivo per partire è quello giusto. Siamo nei primi giorni di agosto, nel pieno dell’estate, quando l’ennesimo desiderio di staccare dai ritmi abituali e concedersi qualche momento di leggerezza si fa sentire. Questo è stato un viaggio breve: tre giorni in tutto, di cui due intensi e uno dedicato al ritorno a casa. La destinazione era Francavilla al Mare, dove sono andato a trovare Lucio e Paola. Era una promessa che avevo fatto qualche anno fa e che, anno dopo anno, avevo rinnovato ogni volta che mi chiedevano di raggiungerli. Finalmente era arrivato il momento di trasformarla in realtà. C’era anche una piccola “missione” da compiere: assaggiare finalmente quegli arrosticini abruzzesi di carne ovina tanto decantati da Lucio e Paola, diventati negli anni quasi un appuntamento obbligato nei loro racconti. Ma soprattutto c’era il desiderio di trascorrere qualche giorno insieme nella tranquillità del mare, lontani dalla quotidianità. Qualche giorno prima della partenza, dopo aver avuto la conferma che nell’agriturismo dove alloggiavano ci sarebbe stato posto anche per me grazie alla disponibilità del divano letto, non ho esitato. Ho aperto l’app Ryanair e acquistato il biglietto per Pescara. La scelta si è rivelata azzeccata: partenza al mattino alle 8:25, un orario ideale per me e un costo quasi incredibile. La tratta aerea è costata appena 23 euro, mentre il prezzo del treno Malpensa Express necessario per raggiungere l’aeroporto ha quasi fatto sorridere nel confronto: 15 euro. Ho preparato il piccolo zainetto con il necessario per quei due giorni pieni: qualche indumento, gli effetti personali e naturalmente i farmaci. La sveglia è suonata nel cuore della notte perché dovevo recarmi in aeroporto circa due ore prima dell’imbarco, ma la levataccia non è pesata: il desiderio di riuscire in questa piccola impresa era molto più forte della stanchezza. Arrivato in aeroporto, tutto si è rivelato più semplice del previsto. Il check-in e i controlli dei bagagli sono stati velocissimi, grazie anche al ridotto afflusso di passeggeri. Ho potuto vivere la partenza con grande tranquillità, anche approfittando della lounge Monteverdi dell’aeroporto, ricordando che con la mia Amex Oro ho la possibilità di accedervi due volte all’anno. Il volo è andato benissimo, oltre le aspettative: prezzo conveniente, partenza e arrivo in orario, navigazione tranquilla e assistenti di volo premurosi. Anche il comandante aveva il mio stesso nome di battesimo, una piccola curiosità che ha aggiunto un sorriso a quella mattina. All’arrivo a Pescara ho trovato Lucio ad aspettarmi, quasi fosse il mio autista personale, con la sua grande e comoda Audi Q3 bianca, affettuosamente chiamata “la Gigi” per via delle iniziali GG della targa. Nel giro di circa un’ora dall’atterraggio ero già sistemato: lasciato lo zainetto all’agriturismo, indossati il costume, la mia t-shirt protettiva UPF 50+ e le ciabatte Adidas, ero pronto a raggiungere insieme a Lucio e Paola la spiaggia Summertime di Francavilla al Mare. Il primo tuffo nelle acque dalla temperatura ideale è stato il modo migliore per iniziare questi giorni. Immersi nel mare Adriatico, poco profondo in questa zona, abbiamo iniziato a raccontarci alcune cose dei giorni precedenti. Io e Lucio ci sentiamo ogni giorno al telefono da tantissimi anni, ma alcune chiacchiere hanno un sapore diverso quando vengono condivise di persona, uno accanto all’altro, dentro il mare, con davanti una giornata di vacanza. L'esperienza mi ha fatto anche cambiare prospettiva sul mio rapporto con il mare. Ho sempre pensato di non amarlo particolarmente, ma forse avevo semplicemente bisogno delle condizioni giuste: una temperatura dell’acqua piacevole, una sdraio e, soprattutto, un buon ombrellone a proteggermi dal sole. Ho capito così che, almeno per me, sono proprio questi gli ingredienti indispensabili per riuscire ad apprezzare davvero una giornata al mare. Durante il relax sulla spiaggia, al riparo dal sole particolarmente intenso, è continuato anche il nostro appuntamento ormai immancabile: la partita a carte “Scala 40” con Lucio. Tra battute, sfottò, risate e finti bluff abbiamo proseguito la sfida iniziata qualche mese fa durante un pomeriggio post pranzo a Brugherio, nella loro casa, dove Lucio ci aveva preparato arrosticini e altre leccornie. Una gara diventata ormai una piccola tradizione, che terminerà quando uno dei due raggiungerà un distacco di 50 partite. A quel punto arriverà la resa dei conti: il vincitore incasserà realmente i 50 euro messi in palio. Ma il vero valore di questa sfida è tutto ciò che la accompagna: complicità, prese in giro, risate e quei momenti di leggerezza che fanno parte della nostra consolidata amicizia, un legame che nel prossimo ottobre raggiungerà un traguardo speciale: 50 anni. Il tempo è trascorso velocemente fino alla pausa pranzo al locale Pizza Trieste di Francavilla al Mare, dove ho ritrovato le deliziose pizzette che avevo già assaggiato qualche anno prima durante un weekend autunnale. Dopo questa piacevole parentesi siamo rientrati all’agriturismo. La sabbia della spiaggia Summertime ha lasciato il posto al bordo piscina, dove anche l’acqua sembrava confermare la piacevole sensazione vissuta al mare. Tra un bagno ristoratore e l’altro è continuata la partita a carte, mentre Paola si rilassava leggendo un libro sul Kindle e navigando con lo smartphone alla ricerca di novità da condividere. La prima sera aveva ancora in serbo la cena al ristorante “Manzetto Rosso”, con il tavolo prenotato proprio il giorno stesso in cui avevo comunicato la mia decisione di raggiungerli. L’obiettivo era uno solo: provare finalmente quegli arrosticini di cui Lucio e Paola mi avevano tanto parlato. Mai aspettativa si è rivelata più giustificata. Quelli del “Manzetto Rosso” sono stati i migliori mai provati negli anni, sia nei ristoranti frequentati tra Milano sia in quelli di questa zona dell’Abruzzo. Pezzi più grandi rispetto ai normali arrosticini, con quel gusto della brace difficile da replicare. Ogni boccone era un’esplosione di sapore. Appartenevano davvero a un’altra categoria, la più alta. Sono rimasto esterrefatto, tanto da inserirli nella mia personale classifica dei piatti perfetti incontrati nei miei viaggi: dagli spaghetti al pomodoro ai Maronti di Ischia al kobe di Tokyo, dal foie gras scottato di Parigi alla schnitzel di Kaufering in Germania. Oltre agli arrosticini abbiamo condiviso olive ascolane con mix di tre carni con crema di peperoni, scamorza affumicata filante con pane caldo tostato all’olio e gustose patate al forno, il tutto accompagnato da un bicchiere di Montepulciano rosso per me e Lucio. Paola, nonostante i miei tentativi, è rimasta fedele alla sua scelta di non bere vino. Una giornata intensissima era ormai terminata. Tornati all’agriturismo, sono letteralmente crollato sul divano letto nel giro di pochi minuti. La mattina seguente Lucio e Paola mi hanno raccontato divertiti che, durante il sonno, avevo iniziato a parlare, senza però riuscire a comprendere quale fosse il contenuto del mio discorso notturno. Il secondo e ultimo giorno pieno è iniziato con la colazione a bordo piscina e ha seguito la traccia del precedente: spiaggia, una lunga camminata con Lucio sulla battigia, bagno tutti insieme, relax, letture di Paola, piscina e naturalmente ancora “Scala 40". Pochi gesti semplici, ma capaci di rendere speciale anche una giornata normale. La sera ci aspettava un altro momento speciale: l’invito di Emiliano e Marcella, amici da tempo di Lucio e Paola, nella loro splendida villa per una cena sul terrazzo. Io, Lucio e Paola avevamo deciso di non pranzare proprio per arrivare con il giusto appetito. È stata una serata di racconti personali, piacevoli conversazioni e divertenti incursioni nei termini del dialetto abruzzese. La protagonista era lei: la “regina porchetta”. Intorno a questo piatto principe, Marcella aveva preparato tante delizie vegetariane: pomodori cuore di bue, peperoni arrostiti, insalata verde croccante, zucchine grigliate, pane con olio e carciofini. Non poteva mancare una caraffa di Montepulciano di produzione privata per me, Lucio ed Emiliano, mentre per chi non beveva vino c’erano acqua naturale e gassata. La conclusione è stata affidata alle pannocchie bollite e alla frutta fresca: melone (ahi, un mio nemico storico al pari della rucola), anguria e uva bianca. A seguire, la crostata che Lucio e Paola avevano ordinato appositamente per l’occasione, un ulteriore gesto di attenzione per rendere ancora più completa la serata. Il brindisi finale è stato accompagnato da un flute di Mionetto Extra Dry, offerto da Lucio e Paola, e dal liquore alle erbe San Pasquale, dal caratteristico colore verde intenso e dai suoi “soli” 45 gradi, che Emiliano aveva particolarmente elogiato. La brezza del terrazzo ha mitigato il caldo intenso di questo periodo italiano. La buona compagnia, il piacere della conversazione e naturalmente il buon mangiare hanno reso questa cena il degno completamento del viaggio. Il giorno dopo, il ritorno verso Milano e Brugherio è stato affrontato insieme a Lucio e Paola a bordo della fidata “Gigi”. Tre giorni soltanto: due vissuti intensamente e uno dedicato al ritorno verso casa. Pochi giorni sulla carta, ma pieni di incontri, risate, mare, piscina, partite a carte, sapori indimenticabili e soprattutto amicizia. Perché a volte non serve molto tempo per creare un ricordo importante. Bastano le persone giuste, un luogo piacevole e la voglia di condividere momenti autentici. Questo piccolo viaggio verso Francavilla al Mare è stato proprio questo: una promessa mantenuta e un nuovo capitolo di un’amicizia, quella tra me e Lucio, che nel prossimo ottobre festeggerà cinquant’anni.
Post's song : "Perfect world" performed by Huey Lewis and The News
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