"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

vendredi, septembre 29, 2023

Paris est une fête

Il titolo dell’ennesimo post su Parigi prende spunto da una pausa ristoro pomeridiana, dopo una delle nostre scorribande in bicicletta, nel piccolo spazio all’aperto de La Closerie des Lilas, il caffé-ristorante sito sul Boulevard du Montparnassse, famoso per le frequentazioni di noti artisti (*) tra il finire del XIX secolo fino ai ruggenti anni ’20 del XX secolo. L’immagine della carta menù riproduce il volto stilizzato di Ernest Hemingway e aprendola la prima scritta è “Paris est une fête” il titolo di un suo libro (Festa Mobile in italiano). Così, nel luogo dove Hemingway veniva per scrivere nei suoi trascorsi parigini, ho copiato e coniato il suo titolo per cercare di racchiudere con questo slogan il racconto del viaggio celebrato e trascorso insieme a Betty e Vito. Parigi è una festa per noi, da sempre, e proprio nel quartiere di Montparnasse, cuore della vita artistica e intellettuale parigina tra la prima e la seconda guerra mondiale, che abbiamo scelto la nostra base preferita. Questa festa per un decennio intero, tra il 2009 e il 2019, ce l’ha regalata il grande cantautore americano Jimmy Buffett scomparso proprio all’inizio di questo mese di settembre. Grazie a Vito e alla sua cultura musicale che ci ha portato a conoscerlo dal vivo, ogni anno dal 2009 fino al 2019 abbiamo vissuto con i suoi concerti (anche insieme a Edoardo) un’esperienza unica vestiti con le nostre camicie a fiori e la colonna sonora della musica caribbean rock, così la definiva lui, sprigionata insieme alla sua band la Coral Reefer Band. La sua scomparsa ci ha sorpresi, perché speravamo ancora di andare ad ascoltarlo, e addolorati; questo viaggio a Parigi  è stato anche il nostro omaggio alla sua memoria. Su Parigi, sulla Francia, sui parigini, sui francesi, sulla loro gioia di vivere ho speso tante righe da quando scrivo i miei racconti nel blog, ma ogni volta ci sono sorprese ed emozioni che danno spunto alla mia voglia di scrivere e sognare. Il periodo è stato proprio quello nel quale coincideva ogni anno il concerto di Jimmy Buffett e nonostante l’autunno abbia avuto inizio, proprio come lo scorso anno il sole caldo ha fatto sì che sembrasse estate. Il taxi dall’aeroporto di Orly ci ha portato direttamente a Le Bistrot de Paris. altro punto fermo del nostro vivere Parigi. E’ il ristorante che amava e frequentava Serge Gainsburg e anno dopo anno lo amiamo e frequentiamo anche noi. I camerieri ci riconoscono e ci fanno sentire come a casa, forse anche meglio visto che si beve e mangia bene. L’ambiente è quello classico della tradizione dei bistrot francesi con tanto di boiserie, ottone, specchi e divanetti di velluto e ogni elemento contribuisce allo stile del locale, compresi i piatti decorati con la scritta "Le Bistrot de Paris". L’atmosfera è piacevole in cui si possono origliare le conversazioni dei vicini con il brusio di fondo e l’affaccendato andirivieni dei camerieri. Piatti di carne, un babà al rum, un buon rosso della Côte du Rhône e tante carinerie offerteci dal cameriere Ahmed per questo inizio di vacanza. Il dopo pranzo lo abbiamo speso con la tradizionale passeggiata lungo la Rue de Rennes per raggiungere il nostro hotel a Montparnasse. Lasciate le piccole borse nelle piccole stanze, la prima tappa nel tardo pomeriggio è stata quella di rendere un altro omaggio a un’altra artista scomparsa a luglio di quest’anno Jane Birkin, compagna di vita di Serge Gainsburg, anche lui sepolto nel cimitero di Montparnasse. Non sembra nemmeno di essere all’interno di un cimitero tanta è la familiarità di questi anni vissuti in questo quartiere. Il nostro secondo step delle prime ore a Parigi è la serata al Le Vieux Belleville non prima di assistere al tramonto con sfondo della tour Eiffel dai giardini del Parco di Belleville. A Le Vieux Belleville (restaurant musette) si esibisce l’artista locale Minelle che accompagna le canzoni del passato (cantate da tutti i commensali con tanto di testi consegnati a ogni tavolo) con la fisarmonica rendendo gioiosa la serata con il suo sorriso e il suo buon umore. Per arrivare a Belleville abbiamo alternato bicicletta e camminate come del resto faremo nei giorni a seguire. Il primo giorno a seguire cade di domenica e la inizieremo con una buonissima colazione (petit-déjeuner) all’interno del ristorante Plomb du Cantal con un freschissimo croissant, una vera spremuta di arancia, una croccante baguette sulla quale abbiamo spalmato burro e marmellata accompagnando i caffè au lait (Betty e io) e il caffè americano (Vito). Ingerito il fabbisogno energetico siamo pronti ad affrontare un’altra intensa giornata. La iniziamo con una novità assoluta di questi anni, il Mercato delle Pulci di Saint-Ouen (Porta di Clignancourt) il più grande di Parigi, alla ricerca della location del film “Midnight in Paris” di Woody Allen altra fonte di ispirazione e pretesto per i nostri viaggi nella capitale francese. Lo raggiungeremo in metropolitana. Il mercato si estende su una superficie di sette ettari ed è considerato un vero e proprio paradiso di chi è alla ricerca di curiosità e oggetti vintage. In questo mercato, si trova veramente di tutto, dai mobili ai vestiti, dai libri antichi agli specchi, dalle lampade all’oggettistica dei secoli passati. E’ stata una piacevole sorpresa passeggiare curiosando nei vari spazi riservati. Si ritorna in pieno centro città sempre con l’accoppiata bici-gambe e aiutati anche dalla metropolitana. La nostra ricerca di “mercato” per il pranzo era trovare una brasserie con tavolini all’aperto che esponesse nel menù la tradizionale omelette francese. Dopo una serie di locali che non la proponevano ecco finalmente in zona Opera la “Brasserie Royal Opera” pronta ad accoglierci e a farci gustare il piatto che abbiamo scelto nella versione “al formaggio”. Tre bicchieri di vini diversi (due rossi Bordeaux e un bianco Sancerre) e voilà il pranzo è servito. Il pomeriggio, sempre col sole caldo estivo, lo suddivideremo con la visione dell’installazione “grotta” a coprire la faccia dell’Opera in restauro, con la pausa panoramica sulle sedie dei Jardins des Tuileries (vedi foto post), con la traversata del Quartiere Latino, con il saluto a Caroline (amica francese) sul suo posto di lavoro al Grand Hotel de l’Univers in zona Saint-Germain e con la piccola sosta sulla graziosa Place (in realtà Rue) Furstemberg (novità). La conclusione della giornata è tutta racchiusa nella cena bretone a base di galettes (salate) e crepes (dolci) con sidro dolce in abbinamento e nella passeggiata “teatrale” sulla Rue de Gaité. La mattinata del lunedì si apre con la colazione “copia” del giorno prima a Le Plomb du Cantal. Carburante in corpo iniziamo la nostra classica pedalata verso la Tour Eiffel con estensione sugli Champs-Elysées. Betty durante la colazione aveva letto sul giornale che all’Hotel Drouot la casa d’aste Ader metteva in vendita la collezione di opere d’arte (quadri e sculture) di proprietà di Gerard Depardieu. Diventa così la nostra missione del giorno sempre nella speranza di incontrare il grande artista. Mentre ci dirigiamo  verso la destinazione Hotel Drouot ecco invece, grazie al colpo d’occhio infallibile di Vito, l’incontro con un attore francese a noi noto Jean-Pierre Darroussin. Le nostre singole istantanee immortaleranno l’evento. Quasi ogni anno abbiamo incontrato artisti o sportivi nelle nostre escursioni parigine. Siamo decisamente fortunati. L’appuntamento del giorno è invece al tavolo riservato a pranzo a Le Grand Colbert, ristorante location di grandi film già testato negli anni precedenti. Vitello tonnato, magret d’anatra, formaggi “à parteger” (condivisione) e una bottiglia di rosso Brouilly (stranamente di 14 gradi) le nostre scelte. Il pomeriggio ci porterà a Montmartre con la Basilica del Sacro Cuore in bellavista, la piazzetta degli artisti sempre affollata e con una piccola passeggiata che ci porterà alla statua-busto della cantante Dalida (altra novità). Nel ritorno ci fermeremo per quella sosta citata a inizio racconto a La Closerie des Lilas. Il martedì, giorno del nostro rientro, dopo la colazione a Le Tournesol adiacente il Le Plomb du Cantal (chiuso) ci dirigiamo in bicicletta verso l’imbarco sulla Senna davanti al Musée d’Orsay. Biglietti del Batobus acquistati in corsa con l’app sul cellulare. Il Batobus è il trasporto fluviale nel cuore di Parigi, per raggiungere alcune zone della capitale francese. L’imbarcazione con le vetrate a cielo aperto ci permetterà di vedere una Parigi differente con nove scali lungo la Senna. Il tempo scorre velocemente, ahinoi, e ci ritroviamo già nell'ora di pranzo dove replicheremo da dove avevamo cominciato a Le Bistrot de Paris questa volta scegliendo dal menù il piatto di pesce (merluzzo con uovo poché), abbinandolo a un bianco di Borgogna. Conclusione con una deliziosa millefoglie, con le ciliegie kirsch e una fetta di torta alle fragole con crema. Ultima sgambettata con le velo (bici) e la corsa con il taxi verso Orly per l’aereo di ritorno verso Linate dove abbiamo testato (andata e ritorno) un’altra novità : la nuova linea della metropolitana che porta direttamente in aeroporto. Parigi è davvero una festa e ogni anno ipotizziamo il futuro con sogni che vorremmo si avverassero. Da quel luglio del 2003 (vent’’anni fa) ogni volta che arrivo a Parigi mi sento a casa, vorrei davvero fosse la mia casa, perché sento che la Francia sia il mio posto preferito per vivere. Lo vedo negli occhi, nel muoversi della gente, la gioia di vivere è proprio qui e Montparnasse è il mio ombelico del mondo, la mia casa. Io sono sempre stato un sognatore, provarci non costa niente. 

(*) Zola, Cézanne, Baudelaire, Verlaine, Lenin, Apollinaire, Hemingway, Fitzgerald, Miller, Modigliani, Picasso Wilde, Beckett, Ray, Ungaretti, Sartre e tanti ancora.


Post's song : "Last mango in Paris" performed by Jimmy Buffett

9/23

samedi, septembre 23, 2023

Il tramonto magico di Zara

Per festeggiare le mie “sessantadue primavere” ho approfittato delle offerte a prezzi stracciati dei voli della Ryanair. Nel mio file sui viaggi futuri avevo appuntato per un weekend la città Zara in Croazia. Zadar (in croato) si presta perfettamente per trascorrere un delizioso fine settimana grazie alla facilità di vedere il suo centro storico, alle splendide attrazioni e all’ottima scelta enogastronomica. E così ho fatto. Viaggio in solitario come nei bei tempi pre-Covid, ogni tanto ci vuole. Con il sole in borsa (in questo caso piccola piccola come vuole la compagnia aerea) mi sono ritrovato, quasi senza accorgermene, nell’appartamento che avevo prenotato con Booking come base per esplorare la città.. Il volo tra decollo e atterraggio è di una cinquantina di minuti e il tragitto che copre aeroporto-centro storico è meno di venti minuti. Siamo nel bel mezzo dell’antico Mediterraneo. Leggendo nelle brochure rilasciate dall’ufficio turistico la città è anche legata al grande maestro del cinema thriller Alfred Hitchcock che fu stregato dalle mille sfumature del tramonto di Zara. Spesso mi è capitato di ammirare, fotografare, ma soprattutto vivere un tramonto. Ricordo quello magnifico di Istanbul al ritorno dalla piccola crociera sul Bosforo con le figure delle moschee con lo sfondo rosso del tramonto oppure quello di Oia sull’isola di Santorini o ancora quello vissuto con Betty e Vito a Mykonos con un arcobaleno di colori. Ogni tramonto regala un’emozione indescrivibile e visto che non ce ne può essere uno uguale all’altro la ricerca continua. A pochi chilometri dall’Italia, sulla costa croata, si può assistere a un panorama tra i più belli al mondo. Lo sfondo delle isole davanti a Zara immerse nell’Adriatico, al calar del sole, diventa un quadro dai colori magici. Il tramonto di Zara, definito da Hitchcock come il più bello del mondo quando vide il crepuscolo dalla sua stanza d’albergo, si concentra in una zona particolare del lungomare ed è di una bellezza incredibile anche grazie al supporto delle due installazioni moderne : l’Organo Marino e il Saluto al Sole. Nel 2005  l’architetto croato Nikola Bašić ha inaugurato la sua opera proprio di fronte al tramonto sul lungomare; si tratta di un organo marino, che si trova sotto la pavimentazione della banchina. Invisibile dall’esterno se non per la scalinata di pietra che contiene le 35 canne che trasformano il movimento del mare in suoni, quasi ipnotizzanti, lievi e malinconici. A fare da contrappunto ai suoni, il Saluto al Sole è una sinfonia di colori. Inaugurata nel 2008 questa installazione è un’altra esperienza sensoriale, quella che passa attraverso la vista. E’ formata da un cerchio che contiene 300 pannelli di vetro che al tramonto del sole lo omaggiano, ricreando un gioco di luci che imita il suo moto. Ecco il perché della magia che prende vita e io l’ho vissuta. In realtà le emozioni di Zara le ho provate sin dall’inizio. Oltrepassando la porta di Terraferma, la più famosa fra tutte le sue porte, si accede al centro storico della città e si vive un’esperienza meravigliosa. Camminando ci si lascia conquistare dalle sue stradine ciottolate, dagli angoli del centro storico di questa città protetta da possenti mura.  Si percorre la via principale e al termina della stessa ci si ritrova ad ammirare, quasi fossimo a teatro in prima fila, la Chiesa di San Donato di forma circolare e l’imponente Campanile della Cattedrale. Sono la fotografia da cartolina della città di Zara. Basta una giornata piena per conoscere meglio la città di Zara. Da non perdere sono la Cattedrale di Santa Anastasia, il Foro Romano, la suggestiva Piazza dei Cinque Pozzi dove si possono vedere ancora i pozzi che furono costruiti ai tempi degli assedi dei turchi per permettere alla città le indispensabili risorse idriche. Il bello di Zara sta proprio nel perdersi tra i suoi vicoli, alla ricerca di negozietti o di ristoranti dove fermarsi dopo le lunghe camminate. I locali sono innumerevoli e la scelta culinaria di Zara è varia e ricca. Dall’esplorazione della città in termini architettonici si passa felicemente alla passeggiata attraverso i sapori delle specialità locali. L’Adriatico offre diversi tipi di pesce e io ho provato un tenerissimo tonno alla griglia, le alici marinate e un delizioso risotto agli scampi. Sul fronte “carne” ho mangiato i cevapcici, polpettine di carne speziate dalla forma allungata e un gustosissimo cosciotto di agnello cotto allo spiedo. Nei menù della tradizione dalmata ho trovato anche il trionfo dei gamberi, il risotto al nero di seppia e molti piatti di pasta preparati col tartufo. C’era davvero l’imbarazzo della scelta e sei mi fossi fermato più giorni avrei sicuramente provato altre specialità che mettevano appetito solo nel leggerle. Nel primo giorno ho affrontato Zara esclusivamente a piedi attraverso le lunghe camminate su tutto il perimetro della città, nel secondo giorno ho noleggiato una bicicletta e mi sono spinto lungo la costa alla ricerca delle spiagge frequentate dai turisti e dagli abitanti locali. Peccato non aver portato il costume perché il mare cristallino e il sole caldo erano invitanti. Zara è un ottimo punto di partenza per le escursioni verso le isole che si trovano proprio di fronte al suo lungomare. La brochure che ho prelevato all’ufficio del turismo aveva sulla pagina di copertina tre parole che condensano il vivere del viaggiatore : incontra, sperimenta, esplora. Zara mi è piaciuta molto e se dovessi scegliere una città emozionante per un weekend romantico o “di stacco” dal quotidiano non avrei dubbi nel metterla ai primi posti. Ringrazio le oltre cento persone che mi hanno fatto gli auguri attraverso le telefonate (che prediligo) e i messaggi. E’ sempre bello essere in viaggio il giorno del compleanno. Lo rende speciale.  

Post's song : "Champagne Supernova" performed by Oasis
9/23