"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

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samedi, juillet 20, 2019

La vie est belge

Di birra … in birra nella regione della Vallonia in Belgio. La birra e la Vallonia sono una coppia indivisibile. La birra è un prestigioso biglietto da visita della Vallonia (e del Belgio intero) nel mondo per i suoi birrifici artigianali, per l’incredibile varietà (oltre cinquecento) scegliendo tra la bionda e la bruna, passando da quelle d’abbazia alle esclusive trappiste, da quelle fruttate a quelle stagionali. La birra costituisce un distintivo del gusto del Belgio, così come le patatine fritte e il cioccolato e in effetti quando si parla di questa piccola nazione del Nord Europa non si può fare a meno di pensare a questi cliché. La Regione della Vallonia corrisponde a quella parte a sud della capitale  belga (Bruxelles) ed è un territorio piacevole da girare per la facilità della della flessibilità e della comunicazione nei trasporti. E’ il cuore del Belgio meridionale, di lingua francofona e riserva sempre scoperte inaspettate. Dopo la grande Liegi visitata due anni fa e la minuscola Dinant a novembre scorso, è arrivato il turno delle altre piccole città di questa verde regione. Cittadine che sono delle autentiche scatole magiche che aprendole riservano piacevoli sorprese. Ho scelto come base un hotel situato in un’ex cappella di Mons e da lì con bei collegamenti ferroviari mi sono mosso nei quattro giorni di vacanza. La città collinare di Mons in Belgio, dista circa 65 chilometri da Bruxelles. E’ la capitale culturale della Vallonia ed è stata anche quella europea nel 2015 insieme alla “ceca” Pilsen che ho subito inserito nella personale lista delle città da visitare in futuro. Ho iniziato l’itinerario alla scoperta di Mons dalla Grand Place. La vita cittadina di Mons, ruota intorno a questa raffinata piazza animata da ristoranti e caffè con tavoli all’aperto (in questa stagione) che offrono prelibatezze cittadine accompagnate sempre dai fiumi di birra locale. Su questa piazza si affacciano edifici in pietra armonicamente uniti dallo stile gotico a quello moderno. Su tutti spicca il prestante municipio (Hotel de Ville) distinguibile dalla piccola torre centrale tipica dell’architettura delle “grand-place” belghe. All’esterno sul lato sinistro del portale d’ingresso si deve assolutamente sottostare  a un rito tradizionalmente portafortuna. Qui si trova una piccola scimmia in ferro, la Singe du Grand Gard, che va accarezzata rigorosamente con la mano sinistra esprimendo un desiderio. Quando ci si passa davanti diventa una “felice” abitudine a tutte le ore del giorno. Sempre dal cuore della piazza si propagano vicoli e stradine dove si passeggia piacevolmente osservando palazzi, piccoli giardini, edifici costruiti in pietra e in mattoni. E risalendo una di queste diramazioni acciottolate si arriva sulla collina dove ci si imbatte nella torre civica (alta più di ottanta metri) simbolo della città, il Beffroi. Il Beffroi è l’unico campanile del Belgio costruito in stile barocco e sfoggia un carillon con quarantanove campane. Dalla sommità della torre, già innalzata dalla collina, si domina la città di Mons. Doppio riconoscimento da parte dell’Unesco per la struttura impreziosita in cima da cupole nere e dorate e per l’esperta opera dei maestri campanari. Scendendo dalla collina della torre civica si può raggiungere la bellissima e imponente chiesa del Quattrocento, la Collégiale Sainte-Waudru. Altre particolarità di Mons sono i murales colorati e le originali scritte sui muri esterni del carcere cittadino. Victor Hugo descriveva così questa città : “Forse varrà la pena che io ti riparli di Mons, perché è una città affascinante...” E’ veramente una piccola città tradizionale belga legata al suo folclore, ma in continuo sviluppo e lanciata verso il futuro. Io l’ho vissuta sempre nelle tarde ore pomeridiane e in tutte le serate del mio soggiorno a Mons; già perché ogni mattina, come pendolare del turismo, mi avventuravo nella visita di altre piccole città della Vallonia. Come a esempio Tournai. una delle più antiche città del Belgio. dal ricco passato che si respira attraverso gli edifici del pittoresco centro storico che gira attorno alla triangolare piazza del mercato e all’immancabile Beffroi. Assolutamente da non perdere e da fotografare la visione delle cinque robuste “torri campanili” di pietra della cattedrale di Notre Dame. Con una piccola e rilassante passeggiata lungo il fiume ci si ritrova al ponte “Pont de Trous”, ricoperto da feritoie dei trascorsi militari. Tournai è piacevole da visitare. E’ una città a misura d’uomo, come del resto le altre due visitate, che ti trasmette la voglia di relax e camminando in solitario lungo il fiume ti dà la possibilità di “giocare” con i pensieri positivi e con i buoni propositi che da sempre fanno parte del DNA dei miei viaggi. E dopo Tournai è stata la volta della romantica Namur, il capoluogo della Vallonia. Altro treno, altro regalo. Namur è strategicamente collocata sulla confluenza dei fiumi Mosa e Sambre. E’ una città dominata e protetta dalla maestosa Cittadella (fortezza), costruita nel Medioevo sopra un alto sperone di roccia che scende a picco verso la Mosa. Ma la vera sorpresa è stata l’abbandonarsi senza una meta precisa per le caratteristiche vie ciottolate del centro. Non ci si stanca mai nel passeggiare nei quartieri storici di Namur, una sorta di città nella città, per via delle piccole piazze che nascondono meraviglie d’atmosfera. E il cammino diventa più lento, proprio per assaporare e rimanere incantati dagli angoli che racchiudono sempre qualcosa di interessante. Tutto è a portata di mano e la tranquillità del luogo regala sensazioni di felicità. Vicoli pieni di fascino con caratteristici negozi, dove si entra anche solo per curiosare, che si alternano a caffetterie e piccoli ristoranti. Namur è una città attraente grazie al suo patrimonio storico. Anche Namur ha il suo bel Beffroi ed è adiacente all’elegante piazza sulla quale si staglia il Palazzo della Borsa. E proprio davanti la stessa ci sono le statue di Djoseph et Francwès (celebri personaggi popolari) e la lumaca, che da ghiotto prodotto locale è diventata l'emblema della città. Questo piccolo tour della Vallonia mi ha fatto scoprire gioielli culturali e artistici e mi ha piacevolmente sorpreso per l’ambiente pacifico che lascia un dolce sapore per l’arte del buon vivere. E’ una terra da visitare con calma per scoprire le peculiarità e le sorprese che ci riserva. Una meta ideale per una vacanza in questo torrido periodo d’estate, dove si trova una singolare gastronomia affiancata alle prestigiose birre cui ho accennato nell’inizio del racconto. E così tra la visione di un monumento, di un’abbazia, di una torre, ci ferma in piazza e si gustano le cozze al vapore con le patatine fritte, le crocchette di formaggio, le insalate con formaggi caprini arrostiti su crostoni di pane e tagli di carne succulenti. E cosa c’è di meglio di gustarle insieme a una Brugge Triple, a una Blanche di Namur, a una Maredsous e a una Chimay rossa, le birre che ho testato in questo viaggio ? Direi che l’abbinamento è sempre stato perfetto. L’ultimo giorno, prima del volo di rientro del tardo pomeriggio di sabato, l’ho dedicato a piccole sfumature di Bruxelles. Ho preso un biglietto giornaliero della metropolitana e mi sono fermato alla stazioni dedicate a Eddy Merckx grande campione di ciclismo degli anni sessanta/settanta, ancora vivente e a Jacques Brel cantautore, compositore, attore e regista della Parigi d’autore, scomparso prima di compiere i cinquant’anni di vita. Ho fotografato la bicicletta con la quale il “cannibale” del ciclismo Merckx fece il record dell’ora in Mexico e la statua gioiosa in posa da cantante di Brel. E sempre a proposito di statue non mi sono perso quelle della Jeanneke Pils alter-ego al femminile della celeberrima del bambino che fa la pipì (Manneken-Pis) simbolo di Bruxelles. E ancora quella divertente del “De Vaartkapoen” (canaglia del canale) dove un furfante che appare dall'apertura della fogna sul sentiero, fa inciampare un poliziotto. Non mi sono dimenticato di autofotografarmi sulla elegantissima Grand-Place, di mangiare a pranzo la polpetta di Ballekes, di ammirare i murales di Bruxelles e di fare shopping nel negozio di Tintin il mentore fumettistico dei miei viaggi. Cambiando una sola consonante si passa da “La vie est belle (la vita è bella)” a “La vie est belge” (la vita è belga), gioco di parole che inquadra alla perfezione questa mia fuga estiva nella terra della birra, delle patatine fritte e del cioccolato, come da stereotipo popolare.

Post's song : "The world is mine" performed by Hooverphonic"
7/19

lundi, novembre 19, 2018

Tintin et la gemme de Dinant


«Se mi sono messo a viaggiare non è stato solamente per vedere nuovi paesaggi o per documentarmi, ma per scoprire altri modelli di vita, altri modi di pensare: insomma, per allargare la mia visione del mondo.» Questa frase, che identifica perfettamente il mio pensiero di viaggiatore, l’ha scritta Georges Prosper Remi più conosciuto al mondo con lo pseudonimo di Hergé, il fumettista belga, creatore di Tintin. Ed è proprio il Belgio la meta di questo mio weekend di metà novembre. E’ il ritorno al Belgio della Vallonia francofona, polmone verde nel cuore dell’Europa, dopo il viaggio a Liegi dello scorso anno. Uno sguardo al meteo compiacente e la scelta azzeccata di Dinant come destinazione. Dinant è una autentica località da cartolina, un'incantevole gemma incastonata tra una falesia e il fiume Mosa. Basta soltanto attraversare il ponte intitolato a Charles De Gaulle, che qui fu ferito combattendo contro i tedeschi nel 1914, e fermarsi sulla banchina del lungofiume accanto alla sua statua. Qui godrete l’immagine di Dinant più affascinante : lo sguardo che sale verso l’imponente Cittadella sovrastante e il bulbo del campanile della Collegiata di Notre-Dame in pietra nera, il tutto incorniciato dal nastro di case colorate, negozi e ristoranti posti lungo la riva del fiume. Un quadro da ammirare a tutte le ore della giornata. Come è da ammirare lo strapiombante panorama che si offre davanti ai vostri occhi arrivati in cima alla Cittadella prendendo, alle spalle della Collegiata, la funivia sospesa che si impenna a 100 m d’altezza o percorrendo, con le gambe adeguatamente allenate, una ripida scalinata di oltre quattrocento gradini (408 per l’esattezza). Qui si domina tutto e lo sguardo di insieme mi ha permesso di individuare le tappe successive del mio itinerario alla ricerca delle attrazioni di Dinant. Dal belvedere della “Cittadelle” arroccata sullo spuntone di roccia che domina la stretta vallata si nota subito il fiore all’occhiello di questo borgo del Belgio: la chiesa (o Collegiata) gotica di Notre Dame, con il suo caratteristico campanile a forma di bulbo. Dalla base della Collegiata inizia il percorso che porta a due delle tre “icone” diventate famose in tutte il mondo che hanno avuto origine in questa cittadina belga : il sax (sassofono) e la birra Leffe. La terza è legata alla leggenda delle “Frites”, le patatine fritte. Camminando lungo la strada parallela al lungo fiume ci si imbatte nella  statua di Adolphe Sax seduto su una panchina. Adolphe Sax, nato a Dinant, è l’inventore del sassofono. E proprio dietro la sua statua si trova uno spazio-installazione che racconta la vita e le opere del musicista attraverso un allestimento accattivante impreziosito da suoni ed estratti musicali. Non si tratta di un vero e proprio museo, ma di una “maison” dove viene studiato e presentato il suo lavoro. La storia di Dinant è rigorosamente intrecciata con quella dello strumento musicale inventato da “Monsieur” Sax e passeggiando per la città vi imbatterete in molte statue raffiguranti questi strumento a ricordo del suo mitico inventore. Le piazzette, le vie del centro storico e soprattutto il ponte De Gaulle sulla Mosa sono chiazzati dalle forme allegre di coloratissime sagome di sassofono. Superando la statua di Sax e proseguendo sulla stessa riva del fiume si raggiunge l’abbazia duecentesca di Notre-Dame de Leffe (purtroppo oggi non visitabile), da cui per secoli è stata prodotta la celebre birra (ora le etichette con il marchio sono confezionate industrialmente a Leuven). I monaci dell'abbazia iniziarono a produrre la loro birra per due ragioni: la paura di bere acqua contaminata, che trasmetteva malattie ed epidemie mortali e l'ospitalità verso i viaggiatori e i pellegrini di passaggio. A poca distanza, sulla parte opposta del fiume si può andare a curiosare alla Maison Leffe un vero e proprio museo con installazioni interattive, che utilizzano moderni touch screen. Qui si scopriranno la storia e i segreti di questa mitica birra risalenti al 1240 e potrete degustare le nove varietà della loro produzione e ricevere l’omaggio del classico bicchiere. La Maison Leffe è ospitata nella cappella dell’antico e affascinante convento di Bethléem, oggi trasformato in hotel con ristorante annesso. La terza “icona” di Dinant narra la leggenda secondo la quale gli abitanti di Dinant fossero soliti friggere i piccoli pesci pescati nella Mosa. Durante il lunghi inverni però il fiume ghiacciava e così è nata l’idea di utilizzare le patate, tagliandole a forma di piccoli pesci, e friggerle nell’olio bollente. Ecco spiegata la storia delle Frites e della straordinaria bontà delle stesse con la doppia cottura che le lascia croccanti all’esterno e morbide all’interno. Un’altra attrazione da non perdere è il Rocher Bayard, una spettacolare guglia di roccia di circa 35 metri di altezza completamente staccata dal resto della falesia a ridosso del fiume. Dinant mi ha conquistato per la bellezza d’insieme e per la tranquillità del luogo. Ho camminato tanto anche per bruciare le calorie in corpo grazie regalate dalla sostanziosa gastronomia belga che verrà relazionata nel finale del racconto. E’ stato un sabato felicemente intenso, baciato dal sole e dal cielo completamente azzurro privo di nuvole, confortato dalle mie riflessioni solitarie, staccato dalla quotidianità del mio habitat. La mattina di domenica ho preso il treno in direzione aeroporto fermandomi a metà strada a Louvain-le-Neuve per una sosta culturale alla scoperta del favoloso mondo di uno, per me, dei più grandi artisti del XX secolo, Hergé, omaggiato a inizio post. In un luogo magico dalla costruzione audace e luminosa si fa un viaggio nel cuore dell’artista attraverso ottanta tavole originali, ottocento fotografie, documenti e oggetti vari con uno sguardo appassionato alla vita e all’opera di Tintin, la sua creazione più famosa.L’edificio che ospita questo mondo sognante è fuori dagli standard tipici ai margini di un piccolo parco nella bellissima provincia del Brabante Vallone. Graphic designer, pubblicista, sceneggiatore e pittore, Hergé era tutto questo e molto altro ancora. Un uomo dai molteplici talenti. Ho ancora qualche ora da spendere di questo spensierato weekend e le userò recandomi, sempre in treno, nel cuore di Bruxelles … la Grand Place. Un salto nell’atelier di Tintin, una mitragliata di scatti dell’architettura “merlettata” della piazza e vista l’ora di pranzo una sosta gustosa in un locale (Ballekes) con personale giovane e intraprendente che propone un piatto autentico della gastronomia belga : le boulettes (polpette di carne). Per pochi euro si possono scegliere le differenti carni (manzo, maiale e pollo), accoppiando la grossa polpetta a una delle sei salse proposte, a un contorno e a una bibita a scelta. Io ho scelto la polpetta di manzo, con salsa di crema di verdure ispirata allo waterzooi di Gent, le morbidissime crocchette di patate e la mia Coca-Cola zero che ha sostituito il fiume di birra bevuto a partire dalla serata del mio arrivo. Ho provato per prima una Leffe bionda insieme a un cartoccio di patatine fritte e ho poi continuato nella giornata di sabato, degustando nella visita alla Maison Leffe la “Ruby” incredibilmente fruttata e nel loro ristorante a cena la Leffe bruna (la mia preferita). A pranzo avevo scelto, inseguendo la tradizione,  l’immenso piatto di moules (cozze) e patatine nel locale Chez Bouboule autodefinitosi come da insegna “Le roi des moules” (il re delle cozze). Cultura e gastronomia in questo mio viaggio in territorio belga; un weekend semplicemente inappuntabile, immedesimandomi nella figura di Tintin alla scoperta della gemma di Dinant, come da titolo del personalissimo racconto. In Belgio non dimenticatevi di assaggiare una gauffre (cialda croccante fuori e morbida dentro, cotta su doppia piastra) … provatene una al cioccolato dal “Maitre” Pierre Marcolini in una delle sue pasticcerie (all’apparenza gioiellerie) coi fiocchi. “Voilà c’est tout.” (questo è tutto).

PS in questo viaggio ho preferito una bruna a una bionda. 
Si trattava di una birra, ma forse anche un monito a guardare oltre ...

Post's song : "Romantic" performed by Hooverphonic
11/18

samedi, août 05, 2017

Liège ... à la liégeoise

Liegi è una città francofona della Vallonia in Belgio. Liège è il suo nome in lingua francese, ma la ritroverete anche come Luik (olandese) e come Lidje (vallone). Liegeoise o liegeois si riferisce agli abitanti di Liegi, alle abitudini, ai modi, alle usanze, ai piatti locali.
In genere quando si nomina Liegi il primo pensiero vola diretto verso la Liegi-Bastogne-Liegi, la corsa in linea maschile di ciclismo su strada, una classicissima di questo sport. Uno sport che mi appassionava negli anni ’70 ed ero tiifosissimo del grande Eddy Merckx nato proprio in Belgio. E quando si racconta di Liegi, terza città del Belgio, inevitabilmente non si può non accennare alla penna prolifica di Georges Simenon, il creatore del Commissario Maigret famoso per essere stato portato anche sul piccolo schermo in bianco e nero di casa dai grandi Gino Cervi in Italia e Jean Gabin in Francia. E mi immagino che di sera, con la complicità della nebbia d’inverno, camminando per le vie dell’Oltremosa si possano sentire i passi di quell’uomo di corporatura robusta, dal temperamento burbero ma dalle sembianze distinte, estimatore della buona cucina e accanito fumatore di pipa, alle prese con una sua inchiesta poliziesca. Nel suo “metodo” ho ritrovato in parte la mia personale visione sulla visita di città nuove  e cioè “quando si trovava di fronte a un ambiente nuovo, con delle persone di cui non sapeva nulla, si sarebbe detto che egli aspirasse macchinalmente la vita che l’attorniava.” Esattamente come il mio “respirare” le città. I suoi romanzi sono ambientati a Parigi ma l’ispirazione nasce proprio dall’atmosfera della sua città natale, Liegi. Al grande scrittore e al suo personaggio letterario la città di Liegi ha reso omaggio con statue (una panchina e un busto in due piazze al di qua e al di là del fiume Mosa) e con l’intitolazione di una via e di una piazza. L’arrivo a Liegi in treno vi regalerà una perla architettonica avveniristica : è la stazione di Liège-Guillemins, progettata dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava e inaugurata nel 2009 come segnale di rinnovamento e grande trasformazione. La mia Liegi è stata quella di viverla “respirandola” come ho accennato sopra. Non avevo in mente niente di organizzato e infatti all’arrivo, dopo aver depositato il mio trolley salendo 47 gradini in legno che portavano alla mia camera presso “Chez Mamy", seguendo l’immagine di Maradona (mio idolo calcistico) che prega affissa sui manifesti in centro sono andato a visitare la mostra esposizione al Musée de la Vie Wallonne “Au nom du foot” dove il calcio viene quasi irriverentemente visto come religione moderna o quanto meno se ne pone la domanda. Giunta l’ora di pranzo, nel chiostro del museo, sorto sulle ceneri del convento dei frati minori datato diciottesimo secolo, ho provato le prime due specialità … à la liegeose, le polpette e il caffè. Le polpette (boulets) sono a base di carne e cipolla cosparse da con una salsa agrodolce tipica della città e accompagnate dalle insuperabili patatine fritte belghe e maionese, mentre il caffè, famoso nel mondo proprio con il nome di café-liegeois, è presentato con panna montata che sormonta un mix di caffé, gelato e liquore di Liegi (peket). La mia dieta dei quindici giorni precedenti il viaggio è stata definitivamente stroncata. Alla maniera di Liegi (à la liegeoise) troverete anche una insolita insalata (salade) a base di salsiccia, lardo affumicato, fagiolini verdi e patate lesse e la celebre guafre de Liège, dolce tipico a cialda, croccante fuori e morbido dentro, cotto su doppie piastre roventi che gli regalano il caratteristico aspetto goffrato (ovvero una superficie a grata). Viene accompagnata nella versione dolce a zucchero a velo, sciroppi, marmellata, cioccolato, panna, frutta, burro, gelato. Da provare assolutamente il Pékèt, il liquore alcolico vallone buono per tutte le feste.. Al naturale o fruttato o addirittura flambé, il Pékèt si coniuga bene con tutti i gusti e in tutti i colori. Io l’ho scelto al lampone. Ma Liegi non è solo il lato goloso della vita e volutamente ho tralasciato di descrivere quello gioioso della birra e del cioccolato, ma è anche una città dal ricco patrimonio architettonico e culturale cui attingere a piene mani. Attraversata dal fiume Mosa, la città della Vallonia ti accoglie con un centro storico raccolto e ti dà il benvenuto invitandoti a sederti in uno dei tanti ristoranti della piccola piazza del mercato dove si distingue il suo Perron (fontana sormontata da una colonna). Non lontano si trovano il Palais des Princes-Eveques, antica residenza nobiliare oggi sede del tribunale, il bianco palazzo dell’Opera e l’intero quartiere pedonale chiamato Carré dove brilla per grandezza la Cattedrale con al suo interno un ricco “tesoro”. Liegi è una città a misura di passeggiata e infatti sempre a pochi passi vi ritroverete davanti al museo Grand Curtius e all’adiacente collegiata di Saint-Bartelemy dove all’interno è conservato il prezioso fonte battesimale, considerato una delle sette meraviglie del Belgio, capolavoro composto da un cilindro in bronzo intorno al quale si svolgono Scene del Battesimo con figure in rilievo e simbolismi come i buoi che lo sorreggono, a rappresentare i dodici apostoli. Liegi è una città cosmopolita, per lo più di impronta africana per vie delle colonie degli ultimi due secoli appena trascorsi. Una navetta fluviale sulla Mosa, per un paio di euro, ti porta da un museo all’altro e quindi dal Grand Curtius superando due ponti si arriva alla Boverie. All’interno un ricco museo dove spiccano quadri dell’impressionismo francese e del surrealismo belga. E’ un luogo dove concedersi una piccola pausa immersi nel rilassante verde del parco omonimo. Un’attrazione imperdibile che lascia davvero col fiato sospeso per la vista e col fiato corto per la salita a piedi è la Montagna di Bueren, una ripida scalinata che conduce alla parte più alta della città. La pendenza è di quasi il 30% e salire i 374 gradini è un esercizio che richiede calma e volontà ma quando si arriva in alto si gode di una bella vista panoramica della città di Liegi. Mi sono talmente addentrato nella vita cittadina di Liegi che venerdì sera ho assistito allo spettacolo di una partita di calcio della prima serie del Belgio tra il locale Standard de Liège e il Genk. Risultato favorevole alla squadra cui facevo il tifo, i rossi dello Standard, per due goal a uno. Atmosfera unica, con una tifoseria gioiosa e chiassosa per tutto il match. Un evento da non perdere per chi, come me, ama questo sport. Il clima nei giorni del mio soggiorno a Liegi è stato semplicemente perfetto e mi sono goduto i 20/25 freschi gradi mentre in Italia l’anticiclone Lucifero omaggiava le città con temperature anche oltre i 40 gradi. Devo dire che scappo sempre al momento giusto. Odio il caldo e sono felicemente ostile alle vacanze “ferme” sdraiati a far niente sulle spiagge dei litorali, anche se talvolta devo sottostare al volere altrui di genere femminile. E non me ne capacito ! Ultimamente faccio fatica a condividere le mie vacanze. Sto bene quando viaggio da solo, con i miei ritmi, con in miei pensieri, con le mie voglie. Non rinuncerei mai a questa libertà, non rinuncerei mai ad ampliare i miei orizzonti, ad aprire la mia mente. E come diceva Einstein e ritroverete la frase in francese nella testata del blog … “io non ho un talento particolare, sono solo appassionatamente curioso” e aggiungo … delle città, dei mondi nuovi, meglio se accompagnati dai bei vizi della vita, mangiare e bere compresi.

Post’s song : “Holiday” performed by Madonna
8/17

jeudi, août 14, 2014

Les Flandres insolites et fascinants

Nei locali e ristoranti di questa parte del nord Europa dove ho deciso di trascorrere qualche giorno prima del Ferragosto, si ascolta quasi solo musica anni '80, ma il tempo non si è fermato. E nemmeno io. Sono nella media della mia personale tabella viaggi prefissata a inizio anno; ottavo mese, ottava trasferta, ottava nazione. Destinazione Belgio, le Fiandre insolite. Base “star” : Leuven, “featuring” Mechelen e “special guest” Gent. Le scritte sono tutte in fiammingo e in poche indicazioni il francese mi riserva per le stesse città i nomi di Louvain, Malines e Gand. Mi sono sempre chiesto del perché non lasciare il nome originale alle città. London è London e non Londra o Londres e così via … Posso capire la presenza di etnie diverse ma il nome avrà una sua definizione unica, no ? Non è ridicolo leggere i nomi delle città italiane come Venice, Florence, Milan, Rome, Turin, Naples. ? Chiusa la parentesi lemmi, torno a inizio post e proseguo nel mio viaggio insolito e affascinante in questa bellissima parte del Belgio dove ho già visitato anni indietro le turistiche Bruxelles (Brussel), Anversa (Antwerpen) e Bruges (Brugge). Il centro storico di Leuven è un vero gioiello architettonico, si resta incantati dalla bellezza del suo Municipio. Mechelen è stata una sorpresa con il suo campanile della cattedrale così imperioso. Gent l'ho ritrovata in splendida forma dopo i miei tour in camper degli anni '90 e 2000 ed è una certezza. Per me che adoro le bionde, qui mi sono preso una sbandata con le “birre” locali. Una birra al giorno … una per ogni città visitata. Soprattutto perchè a Leuven c'è anche, dal 1366, la Stella Artois la più antica fabbrica di birra della città ora di proprietà della società InBev maggior produttore al mondo per quantità prodotte. Che dire ? Ci fosse stato Umberto al mio fianco avrei avuto più delucidazioni sulle singole diversità, ma sicuramente mi darà lezione nel weekend che ci porterà a Ulma (Ulm) in Germania nel finale di questo mese. E mentre lui si idraterà a birra, io farò la solita misera figura chiedendo una “piccola”. Le Fiandre sono una vera ricchezza culturale e moltissime delle loro “attrazioni” sono sotto il Patrimonio dell'Unesco. Leuven mi ha stregato per nucleo storico perfettamente diviso tra due piazze adiacenti, l'elegante Grote Markt, con il Stadhuis (Municipio) e la Chiesa di Sint-Pieterskerk (la Collegiata di San Pietro), e la giovane studentesca Oude Markt. Leuven è una città universitaria e la statua della Sapienza che apre il sipario delle due piazze è un omaggio ai giovani studenti. Il colpo d'occhio è notevole, luccicante raffinata armoniosamente ornata la prima, quanto frizzante e vivace la seconda. E anche i locali sono differenti. Nella Grote Markt si affacciano eleganti brasseries, mentre nell'altra sembra di stare nel più lungo bar d'estate, all'aperto. Un locale a fianco l'altro senza quasi distinguerne il confine di proprietà. Intorno alle due piazze le viuzze ospitano tantissimi ristoranti con gastronomia belga e quella etnica. Non si può dir certo che non si trova da mangiare … Da visitare a Leuven anche i due “beghinaggi” (il piccolo e il grande), una serie di piccoli edifici usati dalle beghine nel tredicesimo secolo, che erano sorellanze laiche di donne religiose, appartenenti alla Chiesa Cattolica che cercavano di servire Dio senza ritirarsi dal mondo. Da non perdere, prenotando anticipatamente, il tour con assaggio allo stabilimento della birreria storica della Stella Artois. Bellissimi anche la piazza e il Palazzo della Biblioteca dove in alto al campanile, come il protagonista innamorato di Giù al Nord, vengono suonate melodie caratteristiche. Il mio hotel è proprio nella piazza di fronte la stazione e quindi prendere un treno al volo è facilissimo e così non mi sono lasciato sfuggire l'occasione per andare a Gent, a Mechelen e … a Bruxelles, missione Tintin. Tutto perfettamente in orario e con tante possibilità. Gent è a un'ora da Leuven ma ne vale la pena. Oscurata dal gioiello di Bruges, Gent vive di riflesso proprio. Un giro nei canali è doveroso per vedere in poco tempo tutte le attrazioni come il Castello dei Conti di Friandra o lo skyline medioevale passeggiando lungo le pittoresche Graslei e Korenlei e ritornando indietro nel tempo quando in città c'era ancora un porto. A pranzo ho provato la birra locale Augustin e un piatto tipico come lo stufato di manzo alla birra doverosamente accompagnato dalle meravigliose patatine fritte cui ho dedicato il post di Bruxelles e Anversa dell'aprile del 2009. Rientrare di sera a Leuven è piacevole: Il tempo di una doccia e via di nuovo per il centro per confondersi con i giovani che festeggiano la fine della stagione di studio e con i turisti abbagliati dalla cornice illuminata dei monumenti principali. La mattina seguente raggiungo Mechelen che dista solo venti minuti di treno da Leuven e che è considerata l'ultima dei tesori delle Fiandre dopo Bruxelles, Bruges, Gent, Anversa e naturalmente Lovanio (il nome italiano di Leuven). Mechelen è stata una rivelazione. La piazza centrale è uno splendido quadro fiammingo dove spicca la Cattedrale di San Rombaldo con il suo possente campanile-torre alto 98 metri che ospita un carillon di 98 campane. Oltre al Municipio gotico sulla piazza della Cattedrale si può dare una splendida una occhiata spingendosi leggermente al cortile del Palazzo rinascimentale di Margherita d'Austria. A pranzo, con il tavolo aperto sullo scenario rilassante della piazza, ho provato il cock (pollo) arrosto con indivia assolutamente belga e patate al rosmarino. Ho brindato con la loro birra locale, la Gouden Carolus Triple. Mechelen, un'altra tappa fondamentale nel mio carnet delle insolite e affascinanti Fiandre. E visto che in treno ci vogliono soltanto altri venti minuti perché non trasferirsi per un piccolo saluto nella capitale Bruxelles ? Non mi lascio sfuggire l'occasione e il giorno seguente ci vado all'ora di pranzo, cerco e trovo un buon ristorante sulla Grand Place, la Brasserie dell'Ommegang, e scelgo un altro piatto tipico della gastronomia belga il Waterzooi di pollo servito come zuppa con patate lesse e verdure tagliate fini. Il gioco è fatto e la birra Primus sarà il giusto complemento. Nella via che venendo dalla stazione di Brussel Centraal vi porta alla Grand Place vi imbatterete prima nella Boutique di Tintin e più avanti nella famosissima statua di Manneken Pils. Nello store del mio personaggio dei fumetti preferito ho deliberatamente acquistato due meravigliose statuine in ceramica che mi assomigliano nei modi. Adoro TinTin e il suo amore per i viaggi. Forse inconsciamente ho preso spunto da lui. Al posto di Milou io sto cercando una biondina che mi seguirà nei viaggi a venire. Ci conto. All'aeroporto di Bruxelles gli occhi del peluche gigante di Milou sugli scaffali del duty-free mi guardava così intensamente che non ho resistito a portarmelo a casa. Quando viaggio da solo vengo rapito dai miei pensieri e mi piace giocare con loro. Alcuni talvolta cerco di cancellarli, per altri trovo delle soluzioni, per i restanti mi preparo per affrontarli meglio al rientro. Il viaggio di per sé mi carica, sempre. Il più delle volte sono pensieri sentimentali. L'incontro nel 2011 con la donna che mi ha stregato e ora sto raccogliendo le ultime briciole di senno e poi la tavola sarà pulita o di nuovo apparecchiata a lusso. Questione di stile. A proposito di tavola, piatti e birre locali, a Leuven la prima sera e l'ultima sera del viaggio ho cenato con le classiche moules (cozze) nell'abbinamento perfetto con le patatine fritte e con una tartare da condire al momento abbinata, come da suggerimento ricordo di Girona, da un bicchiere di gin-tonic. Ma quante ne so ?

Post's song : “Heaven in my hands” performed by Level 42
8/14

mardi, novembre 30, 2010

"In Bruges"

Due giorni prima di partire per questo nuovo viaggio ho rivisto, dalla mia collezione dei DVD, il film “In Bruges”, una “black comedy” girata interamente nella splendida cittadina medioevale, la più suggestiva del Belgio e la meglio conservata in tutta Europa. La pellicola racconta le vicende di due killer Ray e Ken, interpretati da Colin Farrell (magistrale performance) e Brendan Gleeson,che dopo un assassinio non andato come programmato, vengono spediti dal loro capo Harry (Ralph Fiennes) nella tranquilla città di Bruges in attesa di disposizioni. Mentre Ken, per ingannare il tempo dell'attesa, decide di girare per le sue strade di Bruges e ammirare le opere d'arte che musei e chiese racchiudono, Ray senza nemmeno vederla la disprezza e si chiude in una specie di resistenza passiva. La pace del luogo è in contrasto con la coscienza dei tre uomini, che dovranno prendere decisioni molto importanti. Un movie del 2008 con dialoghi brillanti e originali e con la straordinaria visione sullo sfondo della città di Bruges con le sue luci, i suoi luoghi e le sue particolarità. Siamo nello stesso periodo dell'anno nel quale mi trovo e pertanto le locations e l'atmosfera sono veramente seducenti. L'autobus che dalla stazione ferroviaria mi porta in “centrum” mi lascia proprio davanti al Belfort l'imponente torre emblema di Brugge (in lingua fiamminga). Da lì a piedi raggiungo il mio hotel e tra i vicoli acciottolati. che acquistano il sonoro con lo scalpiccio degli zoccoli dei cavalli sulle carrozze, mi sembra di vivere in un'altra epoca. L'atmosfera da fiaba già unica di per sé prende ancor più effetto con i colori del tramonto e con le luminarie del periodo pre-natalizio. L'hotel scelto è all'altezza della situazione; la visione delle travi e del pavimento in legno della stanza hanno dato quel tocco magnifico all'inizio della mia permanenza “In Bruges”. La hall e la saletta di fronte hanno due splendidi camini e la sala della prima colazione si affaccia su un giardino all'italiana con pianta secolare, piccola fontana e statue. La struttura è già addobbata per il Natale e il calore dell'evento a venire riempie di gioia il mio cuore. Come prima cosa, nel tragitto verso l'hotel, non mi sono fatto mancare l'attrazione fotografica della città dal punto in assoluto più panoramico il Rozenhoedkaai (Quai du Rosaire), reso ancor più affascinante dalle perfette luci. E' la fotografia del post. Ho deciso di visitare Bruges seguendo il percorso dei suoi canali, la chiamano Venezia del nord (*) e la scelta è sicuramente la più piacevole si possa fare. Il consiglio l'ho trovato nella guida della Lonely Planet fedele compagna nei miei viaggi in Belgio. E' domenica e l'abbondante colazione dell'hotel cerco di smaltirla dirigendomi prestissimo lungo il Dijver verso i giardini che circondano i modesti villini bianchi che sono stati un quieto rifugio per le beghine nel 1200. Siamo nell'incantevole Begijnhof. Le beghine erano donne nubili o vedove che in seguito alla morte degli uomini partiti per le Crociate si univano per sostenersi a vicenda e guadagnandosi da vivere con la produzione di tessuti. A fianco di questi tranquilli giardini il canale porta al laghetto dell'amore il Minnewater con l'attrazione dei cigni che vivono in questo delizioso spazio e che di questi tempi, con il gelido clima che si sta muovendo in tutta Europa, si divertono nel cercare gli sprazzi di sole per scaldarsi. Di ritorno mi sono fermato nella vivacissima piazza principale, il Markt (teatro quotidiano dei turisti in coda per salire sulle carrozze) dove mi aspettavano, seguendo l'ispirazione dal film, i 366 gradini dell'imponente campanile il Belfort o Beffroi o Belfry (in Belgio si parlano più lingue). Stranamente ho fatto meno fatica rispetto alle scalate dei campanili di Copenhagen e Valencia e credo che la dieta dei giorni precedenti abbia avuto un ruolo fondamentale. Dopo la discesa mi sono diretto al Burg, elegante piazzetta a due minuti dal Markt, dove alle 11.30 mi attendeva la venerazione della reliquia del Sangue di Gesù (una delle poche al mondo). Momento toccante e spirituale al quale ho dedicato le mie preghiere e le mie protezioni quotidiane. A questo punto, vista l'ora e il tempo ancora baciato dal sole ho ripreso il mio itinerario sui canali incamminandomi questa volta dalla parte opposta di quella del primo mattino. Facciate di case in bellavista, ponti sui canali da fotografare, statue dedicate a personaggi celebri, viottoli con acciottolati in prossimità del ritorno al Markt. Da lì mi sono diretto al Groeningen Museum per la mostra dei pittori fiamminghi Van Eyek e Durer; peccato che per l'occasione hanno tolto l'intera collezione permanente dove confidavo di vedere il trittico di Bosch sul Giudizio Univerale (l'avevo visto nel film). “Mannaggia” mi sono detto : mi toccherà ritornare a Bruges, magari in dolce compagnia visto il luogo così romantico : ho già un'idea. Sono quasi le due ed è arrivato il momento di cercare un ristorantino fuori dallo sciame di turisti e con mia fortuna ho trovato il Gruuthuse Hof dove ho provato lo spezzatino fiammingo a base di birra (in Belgio se ne producono oltre 600). La giornata è volata velocemente e al rientro in hotel ho riprovato dopo anni la bellezza di un buon bagno caldo (a casa ho solo la doccia … bella esteticamente con le piastrelle nelle tonalità blu-mare di Bisazza ma sicuramente meno rilassante). Bruges diventa meravigliosa dal tramonto in poi (in questo periodo accendono le luci alle 17) con un'illuminazione sublime dei palazzi e dei monumenti principali. Se poi aggiungiamo o la piccola coltre di neve o un accenno di nebbia il tutto risulta così preciso per una location da film … Bruges in questo periodo ospita il festival mondiale delle sculture di ghiaccio e neve e la mia partecipazione era un atto dovuto. Il capannone di fronte la stazione ferroviaria, con meno sei gradi di temperatura interna, ha racchiuso la collezione che artisti del ghiaccio da tutto il mondo hanno dato vita con le loro opere rappresentando monumenti di tutto il mondo, statue di personaggi celebri e opere d'arte altrettanto illustri. Una mostra davvero particolare alla quale per il freddo bisogna essere perfettamente attrezzati nell'abbigliamento con tanto di guanti cappellini calze termiche e giacche a vento. Quando si arriva in Belgio e Bruges è la più visitata turisticamente di tutta la nazione non si può far a meno di notare gli innumerevoli negozi che vendono cioccolato grazie al cacao proveniente dal Congo ex colonia belga (credo che in nessuna città al mondo ce ne siano così tanti o comunque così tutti condensati in pochi isolati). Lo shopping prosegue con i negozi dei merletti e poi ancora con quelli della birra. Per non parlare dei ristoranti con menù a base di cozze (piatto nazionale) accompagnate dalle strepitose patatine fritte già da me esaltate nel post di Anversa e Bruxelles del 2009. Altra istituzione culinaria sono le gaufres, cialde a forma di nido d'ape ormai conosciute in tutto il mondo nelle versioni lisce appena zuccherate o riempite di cioccolato caldo, crema o panna. Vi segnalo un ottimo pranzo da De Koetse un ristorante recensito nella guida della Lonely Planet dove ho assaggiato delle ottime capesante saltate con salsa allo zafferano, le immancabili cozze nella versione “Bruges” (birra e panna) e un gelato alla vaniglia ricoperto di cioccolato caldo di produzione locale. Ho trovato Bruges veramente incantevole. E' pur vero che anche questa volta sono stato fortunato sia per il clima sia per il periodo pre-natalizio che aiutano gli occhi e il cuore.

PS si arriva a Bruges in treno da Bruxelles. Nel tragitto di andata e di ritorno (un'ora a tratta) ho apprezzato il viaggio in treno; guardare fuori dai finestrini e fantasticare aiutato non poco dal paesaggio che era tutto spolverato di bianco per la neve.

(*) di Venezie del Nord ne ho già viste e lette tante, ma nessuna è come Venezia !

Post's song : “Reign of love” performed by Coldplay
11/10



vendredi, avril 24, 2009

Les diamants et les frites

"Made in Belgium". L'accostamento del titolo può sembrare irriverente per i diamanti ma vi posso assicurare che le patatine fritte belghe sono delle autentiche gemme. In questo viaggio in una delle nazioni più piccole d'Europa sono arrivato proprio nel cuore del vecchio continente. La meta non era quella classica turistica del Belgio dove Bruges e Gand (già visitate in altri periodi della mia vita) attirano oltre un milione di turisti l'anno soprattutto per la bellezza romantica dei loro canali; io mi sono addentrato in quella zona forse più nota per l'economia e la politica che ha come veri punti di riferimento Anversa e Bruxelles. La bellezza architetttonica delle parti vecchie delle due città è sorprendente e le due piazze (la Grote Markt di Antwerpen e la Grand Place di Bruxelles) sono in assoluto le più belle del Belgio, due veri e propri teatri all'aperto. Anversa (Antwerpen in fiammingo) è nota universalmente per essere la città dei diamanti. Con un quota superiore al 70% la splendida città è il più importante centro di scambio e di lavorazione dei diamanti al mondo e i più importanti gioiellieri acquistano qui le loro preziosissime gemme. Gemme come le "frites" (patatine fritte) cui accennavo all'inzio del post. Chiamatele come volete, le patatine fritte belghe restano le migliori del mondo. In primo luogo sono fatte con le patate Bintje, le migliori provenienti dal Belgio e dai Paesi Bassi confinanti, in secondo luogo devono essere tagliate a listarelle di circa 1 cm., ma la cosa più importante è che vengono cotte due volte : dapprima a bassa temperatura e poi, lasciate riposare, a una temperatura più elevata che le rende croccanti all'esterno e morbide dentro. Esiste una varietà incredibile di salse per accompagnarle, ma per non sbagliare bisogna sempre iniziare dalla maionese (che resta anche la più indicata). La mia ricerca si è basata sull'assaggio (quantità enorme in cartoccio ...) di quattro punti particolari, due ad Anversa il Fritkot Max e il Frituur n°1 (da me giudicato come il migliore) e due a Bruxelles il Fritland e il Belgian Frit'n, tutti di altissima qualità e soprattutto bontà. Il punto di partenza per visitare Anversa è la Centraal Station (stazione ferrioviaria) imponente nella sua architettura, una vera cattedrale. In questa zona ci sono lo zoo, il museo dei diamanti, lo store del Diamontland e una miriade impressionante di negozi che vendono diamanti uno attaccato l'altro. Da qui attraversando il lungo e largo viale pedonale, la strada per eccellenza dello shopping (la Meir) si arriva alla parte vecchia concentrata in tre piazze una a seguire l'altra. Si parte con la Groen-Plaats (la piazza verde) con la Cattedrale in bellavista, si passa alla piccolissima Handchoenmarkt per arrivare a quella principale e cuore della città, la Grote Markt. Questa piazza è meravigliosa, circondata da splendidi edifici (vedi foto grande del post) tra i quali il rinascimentale Municipio. Al centro della stessa c'è la Fontana di Brabo che rappresenta la leggenda del leggendario soldato romano (Brabo appunto) che uccise il gigante cattivo Antigon. Antigon chiedeva grossi compensi per concedere il diritto di passaggio sul tratto del fiume Schelda e a coloro che si rifiutavano tagliava una mano : Brabo si ribellò e lo uccise tranciandogli la mano e gettandola nel fiume. Questo spiega il nome della città di Anversa "Antwerpen" che in fiammingo significa proprio"mano tagliata". Di notevole importanza architettonica è il Nuovo Palazzo di Giustizia inaugurato nel 2006 con le sue originali e modernissime guglie. Anversa vanta anche il secondo porto più grande d'Europa e affascinanti percorsi che toccano l'arte di Rubens e Van Dick. L'itinerario in treno che mi porta a Bruxelles (un'oretta più o meno) mi ha fatto ricordare quel del Lussemburgo dal mio amico Emilio (collega a L'Espresso) con la nebbiolina tipica del mattino e tanto verde intorno. Eccomi finalmente a Bruxelles, la capitale del Belgio e dell'Europa (per via della sede del Parlamento Europeo). Si parla sempre di Bruxelles come di una città noiosa, burocrate e grigia. Ci si sbaglia. A 5 minuti di distanza dal mio hotel arrivo alla Grand Place, autentico gioiello, cuore della Bruxelles pittoresca, brulicante a tutte le ore e incastonata tra le facciate coreografiche dei suoi edifici: un vero capolavoro architettonico. A nord, nelle viuzze animate dell'Ilot Sacré, i chiassosi ristoranti acchiappaturisti si mescolano alle vecchie case fiamminghe. A sud, il malizioso Manneken Pis non si stanca mai di comparire su foto (anche nella mia) e cartoline : si tratta di una piccolissima statua di un bambino che fa la pipì ... simbolo della città; per trovarla basta seguire la folla. 
La zona vecchia di Bruxelles si visita facilmente a piedi, oltretutto non perdendo mai di vista i tanti murales sparsì qua e là nelle vie del centro, veri affreschi della scuola fumettistica belga. Per apprezzarli al meglio bisogna innanzitutto visitare il Centre Belge de la Bande Dessinée (museo del fumetto). Troverete tutto il materiale riguardante la storia dei fumetti, tra i quali ovviamente prevalgono quelli di Tintin e di Gaston LaGaffe. Qui è scattato nella mia mente il ricordo dei lavori grafici fatti insieme all'amico Claudio "Claude" Medina, un vero artista del fumetto, che spaziavano da locandine di manifestazioni, liste di panini per il bar del centro, biglietti di auguri personalizzati ecc.ecc. Eravamo armoniosamente amalgamati, lui il braccio autentico dono di natura e io la mente creativa. Ora il computer ha sostituito il buon Claude nei miei lavori ma chissà se in futuro ... (nel frattempo gli ho portato un album di lavori del suo artista preferito di riferimento Franquin papà di Gaston La Gaffe). Dopo questa tappa obbligatoria, secondo me, per la visita di Bruxelles, la visione dei vari murales è diventata un'autentica caccia al tesoro e direi che ho portato nella scheda della mia macchina fotografica digitale un ricco paniere. Da visitare assolutamente la Cattedrale di Saint-Michel (San Michele è il patrono della città) e il centro fondazione omaggio al celebre cantautore belga Jacques Brel. Il tragitto dell'autobus del City Sightseeing mi ha poi portato a visitare l'Atomium, costruzione in acciaio consistente in nove sfere che rappresenta una molecola di ferro ingigantita 165 miliardi di volte e alta 102 m. dall'alto della quale si può godere del panorama circostante. Mi ha veramente impressionato la grandezza di quest'opera moderna. Avendo citato alla grande e con lusinga le proprietà gustative della patatina fritta belga ho lasciato per ultimo le altre specialità gastronomiche belghe, che spaziano dalle praline di cioccolato famose in tutto il mondo alle cozze come piatto nazionale, per arrivare allo "stoemp" (puré di patate e verdure di colorazione arancione) che accompagna i piatti di carne e salsicce (o salcicce) locali passando attraverso le 400 birre di loro produzione. Ad Anversa mi aspettava la visita , per via dei miei traumi distorsivi in età giovanile, dal Dott.Prof. Martens luminare della chirurgia del ginocchio. Diagnosi e prognosi : evidenti lesioni stabilizzate in entrambe le ginocchia non invalidanti per effettuare viaggi di piacere. Si consiglia la visita di conferma dal Dott. Stedman nel suo studio di New York.

Post's song : "Lady writer" performed by Dire Straits
4/9