"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

samedi, juillet 20, 2019

La vie est belge

Di birra … in birra nella regione della Vallonia in Belgio. La birra e la Vallonia sono una coppia indivisibile. La birra è un prestigioso biglietto da visita della Vallonia (e del Belgio intero) nel mondo per i suoi birrifici artigianali, per l’incredibile varietà (oltre cinquecento) scegliendo tra la bionda e la bruna, passando da quelle d’abbazia alle esclusive trappiste, da quelle fruttate a quelle stagionali. La birra costituisce un distintivo del gusto del Belgio, così come le patatine fritte e il cioccolato e in effetti quando si parla di questa piccola nazione del Nord Europa non si può fare a meno di pensare a questi cliché.
La Regione della Vallonia corrisponde a quella parte a sud della capitale  belga (Bruxelles) ed è un territorio piacevole da girare per la facilità della della flessibilità e della comunicazione nei trasporti. E’ il cuore del Belgio meridionale, di lingua francofona e riserva sempre scoperte inaspettate. Dopo la grande Liegi visitata due anni fa e la minuscola Dinant a novembre scorso, è arrivato il turno delle altre piccole città di questa verde regione. Cittadine che sono delle autentiche scatole magiche che aprendole riservano piacevoli sorprese. Ho scelto come base un hotel situato in un’ex cappella di Mons e da lì con bei collegamenti ferroviari mi sono mosso nei quattro giorni di vacanza. La città collinare di Mons in Belgio, dista circa 65 chilometri da Bruxelles. E’ la capitale culturale della Vallonia ed è stata anche quella europea nel 2015 insieme alla “ceca” Pilsen che ho subito inserito nella personale lista delle città da visitare in futuro. Ho iniziato l’itinerario alla scoperta di Mons dalla Grand Place.
La vita cittadina di Mons, ruota intorno a questa raffinata piazza animata da ristoranti e caffè con tavoli all’aperto (in questa stagione) che offrono prelibatezze cittadine accompagnate sempre dai fiumi di birra locale. Su questa piazza si affacciano edifici in pietra armonicamente uniti dallo stile gotico a quello moderno. Su tutti spicca il prestante municipio (Hotel de Ville) distinguibile dalla piccola torre centrale tipica dell’architettura delle “grand-place” belghe. All’esterno sul lato sinistro del portale d’ingresso si deve assolutamente sottostare  a un rito tradizionalmente portafortuna. Qui si trova una piccola scimmia in ferro, la Singe du Grand Gard, che va accarezzata rigorosamente con la mano sinistra esprimendo un desiderio. Quando ci si passa davanti diventa una “felice” abitudine a tutte le ore del giorno. Sempre dal cuore della piazza si propagano vicoli e stradine dove si passeggia piacevolmente osservando palazzi, piccoli giardini, edifici costruiti in pietra e in mattoni.
E risalendo una di queste diramazioni acciottolate si arriva sulla collina dove ci si imbatte nella torre civica (alta più di ottanta metri) simbolo della città, il Beffroi. Il Beffroi è l’unico campanile del Belgio costruito in stile barocco e sfoggia un carillon con quarantanove campane. Dalla sommità della torre, già innalzata dalla collina, si domina la città di Mons. Doppio riconoscimento da parte dell’Unesco per la struttura impreziosita in cima da cupole nere e dorate e per l’esperta opera dei maestri campanari. Scendendo dalla collina della torre civica si può raggiungere la bellissima e imponente chiesa del Quattrocento, la Collégiale Sainte-Waudru. Altre particolarità di Mons sono i murales colorati e le originali scritte sui muri esterni del carcere cittadino. Victor Hugo descriveva così questa città : “Forse varrà la pena che io ti riparli di Mons, perché è una città affascinante...” E’ veramente una piccola città tradizionale belga legata al suo folclore, ma in continuo sviluppo e lanciata verso il futuro.
Io l’ho vissuta sempre nelle tarde ore pomeridiane e in tutte le serate del mio soggiorno a Mons; già perché ogni mattina, come pendolare del turismo, mi avventuravo nella visita di altre piccole città della Vallonia. Come a esempio Tournai. una delle più antiche città del Belgio. dal ricco passato che si respira attraverso gli edifici del pittoresco centro storico che gira attorno alla triangolare piazza del mercato e all’immancabile Beffroi. Assolutamente da non perdere e da fotografare la visione delle cinque robuste “torri campanili” di pietra della cattedrale di Notre Dame.
Con una piccola e rilassante passeggiata lungo il fiume ci si ritrova al ponte “Pont de Trous”, ricoperto da feritoie dei trascorsi militari. Tournai è piacevole da visitare. E’ una città a misura d’uomo, come del resto le altre due visitate, che ti trasmette la voglia di relax e camminando in solitario lungo il fiume ti dà la possibilità di “giocare” con i pensieri positivi e con i buoni propositi che da sempre fanno parte del DNA dei miei viaggi. E dopo Tournai è stata la volta della romantica Namur, il capoluogo della Vallonia.
Altro treno, altro regalo. Namur è strategicamente collocata sulla confluenza dei fiumi Mosa e Sambre. E’ una città dominata e protetta dalla maestosa Cittadella (fortezza), costruita nel Medioevo sopra un alto sperone di roccia che scende a picco verso la Mosa. Ma la vera sorpresa è stata l’abbandonarsi senza una meta precisa per le caratteristiche vie ciottolate del centro. Non ci si stanca mai nel passeggiare nei quartieri storici di Namur, una sorta di città nella città, per via delle piccole piazze che nascondono meraviglie d’atmosfera. E il cammino diventa più lento, proprio per assaporare e rimanere incantati dagli angoli che racchiudono sempre qualcosa di interessante. Tutto è a portata di mano e la tranquillità del luogo regala sensazioni di felicità.
Vicoli pieni di fascino con caratteristici negozi, dove si entra anche solo per curiosare, che si alternano a caffetterie e piccoli ristoranti. Namur è una città attraente grazie al suo patrimonio storico. Anche Namur ha il suo bel Beffroi ed è adiacente all’elegante piazza sulla quale si staglia il Palazzo della Borsa. E proprio davanti la stessa ci sono le statue di Djoseph et Francwès (celebri personaggi popolari) e la lumaca, che da ghiotto prodotto locale è diventata l'emblema della città. Questo piccolo tour della Vallonia mi ha fatto scoprire gioielli culturali e artistici e mi ha piacevolmente sorpreso per l’ambiente pacifico che lascia un dolce sapore per l’arte del buon vivere.
E’ una terra da visitare con calma per scoprire le peculiarità e le sorprese che ci riserva. Una meta ideale per una vacanza in questo torrido periodo d’estate, dove si trova una singolare gastronomia affiancata alle prestigiose birre cui ho accennato nell’inizio del racconto. E così tra la visione di un monumento, di un’abbazia, di una torre, ci ferma in piazza e si gustano le cozze al vapore con le patatine fritte, le crocchette di formaggio, le insalate con formaggi caprini arrostiti su crostoni di pane e tagli di carne succulenti. E cosa c’è di meglio di gustarle insieme a una Brugge Triple, a una Blanche di Namur, a una Maredsous e a una Chimay rossa, le birre che ho testato in questo viaggio ? Direi che l’abbinamento è sempre stato perfetto. L’ultimo giorno, prima del volo di rientro del tardo pomeriggio di sabato, l’ho dedicato a piccole sfumature di Bruxelles.
Ho preso un biglietto giornaliero della metropolitana e mi sono fermato alla stazioni dedicate a Eddy Merckx grande campione di ciclismo degli anni sessanta/settanta, ancora vivente e a Jacques Brel
cantautore, compositore, attore e regista della Parigi d’autore, scomparso prima di compiere i cinquant’anni di vita. Ho fotografato la bicicletta con la quale il “cannibale” del ciclismo Merckx fece il record dell’ora in Mexico e la statua gioiosa in posa da cantante di Brel. E sempre a proposito di statue non mi sono perso quelle della Jeanneke Pils alter-ego al femminile della celeberrima del bambino che fa la pipì (Manneken-Pis) simbolo di Bruxelles.
E ancora quella divertente del “De Vaartkapoen” (canaglia del canale) dove un furfante che appare dall'apertura della fogna sul sentiero, fa inciampare un poliziotto. Non mi sono dimenticato di autofotografarmi sulla elegantissima Grand-Place, di mangiare a pranzo la polpetta di Ballekes, di ammirare i murales di Bruxelles e di fare shopping nel negozio di Tintin il mentore fumettistico dei miei viaggi. Cambiando una sola consonante si passa da “La vie est belle (la vita è bella)” a “La vie est belge” (la vita è belga), gioco di parole che inquadra alla perfezione questa mia fuga estiva nella terra della birra, delle patatine fritte e del cioccolato, come da stereotipo popolare.

Post's song : "The world is mine" performed by Hooverphonic"
7/19

lundi, juillet 15, 2019

Tears for Beers

Un concerto come pretesto di un viaggio. Era già accaduto altre volte, da solo o in compagnia, ma il connubio viaggio-concerto è sempre un successo. La musica come colonna sonora, la musica per rinverdire i ricordi, in questo caso grazie alle note dei Tears for Fears. Quando erano uscite le tappe del tour dei Tears For Fears, uno dei gruppi più acclamati della scena musicale degli anni ottanta/novanta, cercavamo la location giusta per l’evento e alla fine si era deciso di puntare verso il Castello di Bruchsal nella verde Germania sud occidentale. A quel punto eravamo già in viaggio con Bumby (Umberto) alla guida della Twingo, per la sua grazia col pedale dell’acceleratore, verso il Nord d’Europa al confine tra Francia e Germania.
Si fugge dalla rovente Milano, si fugge per vivere un’esperienza speciale mischiando la scoperta di luoghi sconosciuti con melodie, parole e suoni. E poi che estate è senza un concerto ? E quindi via alle danze per creare la ricetta giusta per il viaggio perfetto; per renderlo tale e gustarselo a pieno è necessario scegliere gli ingredienti con cura, selezionare i migliori. Il pilota dal piede leggero, capace di guidare per ore e condurci a destinazione, l’esperto di viaggi con mille cose da raccontare e la elegante novità che ha alimentato quell’entusiasmo senza il quale non si compiono grandi cose, come da doverosa citazione.
E sulle ali di quell’entusiasmo qualunque imprevisto si trasforma nel momento perfetto. Per esempio può accadere che i due collaudatissimi viaggiatori, pilota e navigatore, decidano di fare km in cerca di un rifornimento di benzina, in terra straniera, col rischio di rimanere senza … e con qualche minuto di panico, poi dissolto tra grandi risate e la cortesia di due belle signorine tedesche. Può accadere di ritrovarsi a cantare le canzoni dei Tears For Fears sotto una pioggia battente e non avere l’ombrello perché lo hai lasciato in macchina: “c’è il sole, ti sembra tempo da pioggia questo?”
Le ultime parole famose (in effetti il sole c’era, appunto c’era). Ma che importa la musica era bellissima, la compagnia divertente e poi è bastato un poncho in plastica trasparente per ripararsi. Di questo incredibile viaggio ricorderemo ogni frammento, i colori della romantica Colmàr, la schnitzel gustata all’aperto a Baden-Baden e le birre, immancabili nelle nostre soste ristoro. Un’altra meravigliosa esperienza condivisa ! Ottima l’organizzazione e le istantanee scattate dall’esperto di viaggi, splendida la guida del pilota che ha condotto la “nostra” Twingo a destinazione, appassionanti le righe traccia scritte da una fresca penna e un grazie particolare a Kate, Silvia
e Simona (le voci elettroniche del navigatore) senza le quali non saremmo mai finiti dove non volevamo. E naturalmente la musica dei Tears For Fears nel castello di Bruchsal. La band entra in scena, Roland Orzabal e Curt Smith si impossessano del palco e si inizia proprio con «Everybody wants to rule the world» la canzone che ha dato il nome al tour. Il concerto sposta le lancette sugli anni Ottanta, una sorta di omaggio a un’epoca. Un pop di pregio, dalla formidabile sonorità melodica, che è stato parte della colonna sonora di chi è cresciuto negli anni ’80.


Post's song : "Everybody wants to rule the world" performed by Tears for Fears
7/19