"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

mercredi, décembre 31, 2025

2025 : il mio futuro? Vivere a modo mio.

Dall’esperienza di quest’anno, la voglia di seguire il mio cammino. Quest’anno ho viaggiato molto in compagnia, soprattutto con mio fratello Vito e mia cognata Betty. Con loro ho riscoperto grandi città come Genova e Roma, respirato il mare in Sardegna e Calabria, e naturalmente non è mancata la mia Parigi di sempre, un appuntamento fisso da oltre vent’anni. Insieme a Vito, Betty e al nipote Edoardo con Melanie, abbiamo trascorso anche la Pasqua nelle Langhe e, come novità, la vacanza di Natale in un’area che unisce le province di Treviso e Venezia. Ci sono stati anche momenti più tranquilli : qualche giorno in montagna a Branzi con Vito, Betty e sua sorella Anna, una giornata al lago di Stresa con Anna e Paolo, e un viaggio in solitaria in Provenza per ammirare la piena fioritura della lavanda. Altre avventure mi hanno portato in Grecia, in una piccola isola delle Piccole Cicladi, la meravigliosa Koufonissi, da Cinzia, Andrea e Paola, e in Germania con Anna e Umberto, giustificando il viaggio con il pretesto di un concerto. Sulla salute, quello che doveva essere un anno tranquillo di follow-up si è trasformato in una lunga battaglia dove per quasi nove mesi ho convissuto con un maledetto batterio introdotto durante una cistoscopia di controllo. Ma ci sono momenti che valgono tutto : le risate che esplodono durante le cene con Anna, Umberto e Luca in zona comasca; quelle con gli amici Dottori Meri e Frenk (scritti così, non Mary e Frank); qualche pranzo a casa di Paola e Lucio, con le decennali partite a scala 40 solo con Lucio nel dopo pasto oppure quelli gourmet dello chef Fanto (da CInzia e Andrea). Ci sono gli innumerevoli pranzi con Vito e Betty in centro, o le domeniche nel nostro ristorante di riferimento, dove le meravigliose specialità pugliesi rendono ogni incontro speciale; in qualche occasione si è aggiunta Maria Grazia e il cugino Meme, rendendo l’atmosfera ancora più calorosa.  Non mancano nemmeno i gesti quotidiani che rendono speciale ogni rapporto : gli sms mattutini con Umberto, le email e le lunghe telefonate confidenziali con Anna, e le più brevi ma sempre divertenti telefonate con Lucio. Come non sono mancati nemmeno i momenti di condivisione e quelli più intime e personali : ho aiutato mio fratello Roberto nella stesura del suo libro di vita, e ogni mattina ho goduto delle insostituibili colazioni alla Pasticceria Motta, con quel delizioso croissant al profumo di burro e vaniglia, glassato di zucchero, che accompagno al mio latte macchiato. E poi gli incontri mattutini sul Viale Monza con Nataliya la mia traduttrice del blog in lingua cirillica. Sempre più spesso mi trovo “schifato” dagli atteggiamenti di chi pensa di sapere tutto di tutto e di tutti, senza accorgersi (lo spero) di quanto siano incredibilmente contraddittori, e dall’uso ossessivo degli smartphone da parte di alcune persone, come se tutto dovesse ruotare attorno agli schermi, a scapito dei rapporti reali. Molto di quello che vedono e leggono è banale, sterile e soprattutto opinabile, eppure tutti lo presentano come se fosse una illuminazione divina. In un anno fatto di viaggi, di sfide sul fronte salute e di incontri, ciò che porto con me è la consapevolezza che la vita, nei suoi gesti più semplici, sa sempre sorprendere. Tra una città riscossa, un pranzo condiviso, una partita del mio Chelsea in TV, un croissant al mattino e le piccole conversazioni quotidiane, c’è un filo invisibile che lega tutto : la capacità di sentire, di essere presenti, e di accogliere ogni momento, piccolo o grande, come unico e irripetibile. Quest’anno ho raggiunto i 500 voli, un traguardo che mi fa sorridere pensando a tutti i cieli attraversati e ai paesaggi che ho visto. Negli ultimi anni, dopo il periodo post-Covid, ho viaggiato meno in aereo, ma sento che con il 2026 voglio riprendere a volare, a scoprire nuovi posti e a respirare quell’emozione unica che solo partire sa regalare. Per il 2026 desidero un anno profondamente personale e intimo, dedicato a me stesso. Prima di tutto la salute, poi una stabilità economica più solida e, chissà, forse qualche sorpresa anche sul fronte affettivo e sentimentale. E naturalmente auguro salute e serenità a chi mi vuole bene, senza chiedere altro. Che sia un anno in cui ogni attimo, piccolo o grande, venga vissuto con consapevolezza, in cui le piccole felicità quotidiane continuino a fiorire e in cui ci sia spazio per coltivare ciò che davvero conta, senza fretta, senza rumore, solo con la quieta intensità della vita vissuta a modo mio. Il 2026 è davanti a me : lo voglio vivere con salute, serenità e attenzione a ciò che rende la vita vera.  Alla fine di questo anno sento di poter dire una cosa semplice, senza rabbia e senza recriminazioni : nella vita mi sento ancora un po’ in credito. E lo dico pur sapendo di essere stato fortunato. Per questo il primo pensiero va ai miei genitori, che non ci sono più, e ai quali devo tutto ciò che sono : i valori, il modo di stare al mondo, la capacità di dare senza fare conti. Forse è proprio per questo che, nel tempo, ho spesso dato più di quanto abbia ricevuto. L’ho fatto senza calcolo, perché era naturale così, e non me ne pento. Oggi però ne sono consapevole, e questa consapevolezza è diventata una forma di rispetto verso me stesso. Il futuro lo immagino così : continuare a vivere con gratitudine, ma anche con maggiore attenzione a ciò che ritorna, senza smettere di essere quello che sono. Se c’è ancora qualcosa che la vita mi deve, arriverà. E se non arriverà, resterà comunque il valore di tutto ciò che ho dato. Mentre scrivo questo post di fine anno, che mi serve per riassumere quanto vissuto, visto e fatto, penso a quello che sta avvenendo in questi giorni: tutti a chiedere ‘“Cosa fai l’ultimo dell’anno?”, come se fosse fondamentale sapere ogni dettaglio della vita altrui. Io, invece, non pongo mai questa domanda e non amo né l’inizio né la fine dell’anno. Per me, ogni giorno è una fine e un inizio.

Post's song : "Elegantly wasted" performed by INXX

dimanche, décembre 28, 2025

Natale "mantecato"

Questo è il secondo Natale con la stessa formazione : una piccola tradizione che sta prendendo forma, intervallata da una Pasqua condivisa, come una parentesi luminosa tra un inverno e l’altro. Questa volta abbiamo preso un’auto a noleggio partendo direttamente da casa ed era la prima volta che ci capitava. Per cinque giorni e in cinque, con spostamenti relativamente brevi tutti al Nord, abbiamo dovuto ripensare alle nostre abitudini e ai mezzi : le auto di uso quotidiano, affidabili quanto compatte, non sarebbero bastate, tra borse, regali, giacconi e persino un ukulele. Tra spintoni gentili visto che i sedili posteriori non erano comodissimi, ci siamo organizzati come si poteva, stringendoci un po’ per stare insieme. Anche questo, in fondo, faceva parte del viaggio. Al momento del ritiro, la Renault Clio color orange era ancora un semplice mezzo, anonimo e funzionale, ma già prometteva qualcosa : quell’arancione acceso, un po’ festoso, sembrava fatto apposta per accompagnare un Natale frizzante. Solo più avanti in corso d’opera, durante la visita allo showroom della cantina storica Mionetto (specializzata nella produzione di prosecco in varie tipologie), quel colore avrebbe finalmente trovato il suo nome. Da quel momento in poi, la Clio sarebbe diventata color Mionetto, e non avrebbe potuto chiamarsi in nessun altro modo. Abbiamo percorso i quasi trecento chilometri che ci separavano dalla base scelta a Scorzè, una casa su due piani ricavata da un vecchio fienile. All’interno, un meraviglioso camino prometteva calore, profumo di legna e lunghe serate rilassanti. Entrare lì è stato come trovare un porto : lo spazio giusto per contenere noi cinque, le valigie, i giacconi ancora addosso e quella bellissima sensazione che solo certe case sanno dare. La casa sembrava dettare il ritmo lento di un Natale “mantecato”, nome preso in prestito dal baccalà tipico di queste parti, che avremmo gustato subito come antipasto nella piccola osteria del paese, adagiato su una fetta di polenta grigliata, calda e leggermente croccante ai bordi. La cremosità del baccalà e il sapore rustico della polenta si tenevano insieme alla perfezione, come se il viaggio per arrivare fino lì si fosse sciolto in quel piatto. Seduti attorno al tavolo, tra chiacchiere leggere e brindisi, abbiamo capito che quel Natale sarebbe passato anche da lì : dal cibo, dalla condivisione, da ciò che lentamente si lega. Il baccalà mantecato aveva aperto le danze culinarie, quasi un rito di benvenuto. A seguire, il primo piatto : il risotto di gò (ghiozzo) il pesce tipico della zona, con un’armonia delicata tra riso e pesce. Poi è arrivato un fritto misto, croccante e profumato, perfetto per chiudere il pasto. Il tutto era accompagnato da un litro e mezzo di prosecco sfuso, frizzante e leggero, che scorreva tra molteplici brindisi, rendendo l’atmosfera ancora più conviviale. Dopo il rientro dal pranzo, abbiamo deciso di fare un salto a Treviso, per ammirarla con le luci della sera, visto che il buio arrivava già nel tardo pomeriggio. L’impatto con la città è stato emozionante : i canali riflettevano le luci natalizie, il centro storico brillava tra vetrine decorate e luminarie, e le piccole vie acciottolate invitavano a passeggiare lentamente. Abbiamo osservato i portici eleganti, le piazze, le case dalle persiane color pastello, respirando appieno l’atmosfera dei giorni che precedono il Natale. I profumi e i sapori del vin brulé e del sidro di mele caldo, assaggiati in condivisione, si mescolavano all’aria frizzante. Al rientro a Scorzè ci siamo fermati in una pizzeria per prendere cinque pizze d’asporto da consumare a casa, pronte a chiudere in maniera semplice ma gustosa la prima giornata del nostro Natale “mantecato". Il giorno della vigilia, come da previsioni meteo azzeccatissime, la pioggia ci ha accolto già al cancello di casa, sconvolgendo in piccola parte il programma. Abbiamo deciso di dirigerci verso la zona di Valdobbiadene per due motivi principali : il desiderio di incontrare all’Abbazia di Follina Padre Francesco Rigobello, “scoperto” nei primi anni 2000 a Milano, nella Chiesa di San Carlo, e l’occasione di ammirare le colline del prosecco, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. L’incontro con Padre Francesco è stato emozionante : anche lui era sorpreso della nostra visita. Ci avevano colpito, a Milano all’epoca, le sue omelie fuori dal comune, che sfidavano le interpretazioni tradizionali, e insieme le abbiamo ricordate, ripercorrendo le sue frasi e i suoi pensieri, scambiandoci emozioni, gioia e tenerezza. Alla fine ci siamo scambiati le email per inviargli la foto che abbiamo scattato insieme nel chiostro romanico dell’Abbazia di Follina, mantenendo vivo un contatto che ora ci lega a quel ricordo speciale. Dopo tanta emozione, ci siamo concessi un pranzo all’Osteria il Caminetto a un passo dall’Abbazia, proseguendo la scia del “baccalà” : nella versione mantecata, racchiuso in un paninetto, e in quella classica alla vicentina con polenta. Ottima l’insalata di barbabietole scelta da Melanie. A chiudere il pasto, un’altra delizia nata in queste terre : un perfetto tiramisù, dolce e delicato, con il cacao appena spolverato, capace di completare una giornata già così intensa e speciale. Nel pomeriggio, dopo il pranzo, ci siamo inoltrati all’interno delle famose colline del prosecco, fermandoci proprio alla cantina Mionetto di Valdobbiadene, a cui avevo già fatto riferimento parlando del colore dell’auto. Anche sotto un cielo grigio e piovoso, lo showroom sembrava sospeso nel tempo, tra file ordinate di bottiglie. La serata della vigilia l’abbiamo trascorsa in casa, assaggiando formaggi locali e un fiocco di prosciutto crudo, accompagnati da una bottiglia di Tignanello del 2018, portata da Edoardo, che se l’era aggiudicata in un’asta aziendale. Il camino acceso, le luci soffuse e i sapori di quella serata hanno reso quel momento di convivialità familiare un preludio perfetto al Natale ormai alle porte. Il giorno di Natale, il tempo meteo è stato clemente, senza pioggia e senza la cupezza della giornata precedente. Avevamo prenotato il tavolo del nostro pranzo all’Antica Trattoria Agnoletti di Giavera del Montello, in provincia di Treviso, ma prima di arrivarci abbiamo deciso di fare un salto proprio a Treviso per rivederla con la luce del giorno. Ripercorrendo i luoghi visti con le luminarie, ci siamo soffermati anche al Duomo, dove siamo arrivati nel finale della messa di Natale, per la solennità del momento. Mentre percorrevamo la strada verso il ristorante, Edoardo ha fatto uscire dalle casse della Clio l’anteprima della sua nuova canzone, “Thank You”, subito approvata come canzone del viaggio. Bellissima sia nella musica che nel testo, un canto di ringraziamenti tradotto per noi via “WhatsApp" dal nipote artista. Il pranzo all’Antica Trattoria Agnoletti è stato luculliano e di buona qualità, dedicato per lo più alla carne, senza traccia, ahinoi, dell’amato baccalà mantecato dei giorni precedenti. Nel tardo pomeriggio siamo rientrati a casa giusto il tempo per una brevissima sosta, prima di dirigerci nella vicina Mirano per assistere al cinema al divertente film di Checco Zalone, “Buen Camino”. La cena, quella sera, l’abbiamo praticamente saltata, sazi del pranzo abbondante e felici per la giornata trascorsa insieme. Il giorno di Santo Stefano ci siamo diretti a Venezia in treno da Noale/Scorzè e, in appena mezz’ora, siamo arrivati alla Stazione di Santa Lucia. La giornata meteo era splendida : sole meraviglioso e cielo terso, un vero regalo che rendeva la città lagunare ancora più magica. Al mattino abbiamo percorso le calli e i canali, ammirando il Ponte di Rialto e le piccole botteghe. La città, non troppo affollata, ci ha permesso di godere ogni scorcio, dalle gondole lungo l’acqua alle persiane color pastello degli edifici storici. Per il pranzo ci siamo fermati all’Ostaria “Il Diavolo e l’Aquasanta”. Per quattro di noi baccalà mantecato con polenta gialla, mentre Melanie ha scelto le sarde in saor. Per me, Vito e Betty, anche il fegato con cipolle alla veneta, mentre Edoardo ha optato per una pasta al nero di seppia e Melanie per quella con zucchine e totani. A chiudere, cinque forchette per condividere un tiramisù eccellente. Tutto il pranzo è stato sempre accompagnato dal prosecco. Dopo pranzo ci siamo diretti verso San Marco e, di fronte al Ponte dei Sospiri, abbiamo cercato eventuali balzi del delfino Mimmo, che sta vivendo il suo momento d’oro in quel tratto della laguna. Abbiamo poi visitato l’originale e particolare libreria Acqua Alta, un vero piccolo labirinto di libri, dove volumi antichi e moderni si accumulano ovunque, in scaffali, vasche da bagno e persino gondole ripiene di testi, creando un’atmosfera unica, pittoresca e surreale. Al ritorno da Venezia, dove siamo stati per otto ore, abbiamo ordinato altre cinque pizze nella pizzeria adiacente alla casa, chiudendo così la giornata con semplicità ma con la stessa gioia di sempre. L’ultimo giorno, sempre con un sole lucente e un cielo limpido, prima di dirigerci verso Verona, abbiamo provato a seguire la strada dei mulini vicino a Scorzè. Il tragitto non era accessibile alle auto e quindi abbiamo deviato per vedere da fuori lo stabilimento dell’Acqua San Benedetto che, a nostra insaputa, abbiamo scoperto che si trovava proprio a Scorzè. Arrivati a Verona, ci siamo diretti prima in Piazza delle Erbe e poi all’Arena, dove abbiamo potuto ammirare da vicino il fascino unico della città scaligera. Per il pranzo, visto il tempo meteo meraviglioso, abbiamo mangiato all’aperto con lo scenario maestoso dell’Arena davanti. Prima di ripartire abbiamo fatto un salto al negozio Bauli vicino Piazza delle Erbe per una condivisione del Minuto Bauli : il "Minuto di Bauli” è il nuovo format di pasticceria/laboratorio che trasforma il classico impasto del pandoro in un dolce da gustare tutto l'anno, farcito al momento con varie creme (noi abbiamo scelto la classica pasticcera) o confetture, ideale per una pausa veloce o una merenda come la nostra. Sull’ultimo tratto di autostrada, il sole calante ha tinto l’orizzonte di tutte le sfumature dell’arcobaleno, delicate e pastello, trasformando l’ultima luce del viaggio in un quadro sospeso degno di un dipinto in stile Folon, fino alla riconsegna dell’auto presa a noleggio. Ogni mattina, nelle quattro notti trascorse nella bellissima casa di Scorzè, io, Betty e Vito ci siamo concessi una colazione nella piccola Pasticceria Ore Liete di Scorzè, dove Lamberto, il gentile ed empatico proprietario, ci accoglieva con sorrisi e consigli sulle cose da visitare davanti a latte macchiati, cappuccini, brioche fresche appena sfornate. Le serate a casa sono state altrettanto preziose : davanti al camino, premurosamente e professionalmente acceso e rinvigorito da Melanie, ci siamo goduti i film che hanno accompagnato i nostri momenti di relax : da “È tutta fortuna” con Martin Short e Danny Glover e “Una fuga per tre” sempre con Martin Short e Nick Nolte fino a "National Lampoon's Christmas Vacation" con Chevy Chase, chiudendo ogni giornata con il calore della casa, la compagnia della famiglia e la magia del nostro Natale mantecato. Alla fine, quel baccalà mantecato non era solo un piatto : era l’emblema del viaggio stesso, dei legami familiari, delle novità che abbiamo scoperto, delle strade percorse e dei piccoli rituali condivisi, come un filo invisibile che unisce ogni momento di questa avventura.

Post's song : "Thank you" performed by Edward Fox and The Animal Kingdom

12/25