"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

dimanche, juin 28, 2026

Loin de la foule, dans une villa de luxe sur les collines de Vence

Dopo tre giorni di stacco dalla vacanza sulla costa atlantica francese con Betty e Vito,  il ritmo è cambiato del tutto, insieme all’“equipaggiamento”: il minuscolo trolley delle compagnie aeree low-cost ha lasciato il posto a una borsa più capiente, resa possibile dalla libertà di viaggiare in auto e di portare con sé qualcosa in più. Niente spostamenti quotidiani, niente cambi di alloggio ogni sera: si viaggiava in auto, la Opel Corsa di Umberto, verso una sola destinazione, una villa sulle colline di Vence. Ci sono viaggi che si ricordano per i luoghi visitati e altri che rimangono nel cuore per il luogo in cui si è vissuto. Questa settimana appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Per sette giorni abbiamo vissuto in una villa che definire splendida è quasi riduttivo: piscina, grande giardino, struttura accogliente in stile provenzale e un’atmosfera di assoluta tranquillità. Una di quelle case che normalmente si vedono solo sulle riviste. La villa era già una destinazione. A condividere questa esperienza c’erano due cari amici, il già citato Umberto e Anna. Nella vita lavorano entrambi per Radio LatteMiele: lui come regista, lei come speaker. In vacanza i ruoli professionali sono rimasti fuori dalla porta e ci siamo semplicemente goduti il tempo insieme. Le giornate scorrevano lente tra bagni in piscina e momenti di relax. Io facevo sempre il bagno con una maglietta SPF 50, per evitare irritazioni e godermi l’acqua senza pensieri. I ritmi della giornata erano ben definiti, quasi “spagnoli”: colazione verso le 9.30, pranzo intorno alle 14 e cena alle 21, sempre attorno allo stesso tavolo in soggiorno, cuore della casa. Proprio a quel tavolo sono riaffiorati i ricordi degli anni in cui io e Umberto abbiamo lavorato nella stessa azienda, lui nel mondo della produzione radiofonica e io in ambito amministrativo. Ogni mattina uscivo presto, mentre gli altri riposavano ancora, per raggiungere l’unica boulangerie della zona e tornare con croissant o brioches sucrées per me e Umberto e la baguette per tutti. Dal lunedì al venerdì ho mantenuto anche la mia camminata mattutina: la pedonale della Martesana milanese è stata sostituita dalle colline di Vence, con una salita di mezz’ora fino al borgo per una colazione in solitudine. Ognuno aveva trovato il proprio ritmo. Umberto era il direttore della colonna sonora con il suo cellulare; abbiamo sperato che il respiro del mare, pur rimanendo in lontananza, potesse fargli bene, anche se la sua tosse è rimasta discreta, senza mai togliere leggerezza alle giornate. Io fotografavo i momenti della vacanza, mentre Anna si godeva il lettino a bordo piscina, ottenendo quella che lei ha definito “la migliore abbronzatura degli ultimi anni”, con qualche inevitabile “battaglia” quotidiana contro le zanzare nei pomeriggi precedenti il tramonto, che sembravano andare solo da lei per indispettirla. Anche all’interno della casa si era trovato un equilibrio naturale: tra chi apparecchiava, chi lavava i piatti e chi cucinava gli ingredienti scelti insieme, dopo le piccole spedizioni al supermercato Leclerc. Erano ritmi diversi, dentro e fuori la casa, ma tutti perfettamente armonizzati. Le uscite sono state poche ma significative: una cena nel centro storico di Vence a base di carne, e un pomeriggio di un paio d’ore a Saint-Paul-de-Vence tra vicoli, gallerie e atmosfere sospese, complice anche il cielo nuvoloso che aveva preso il sopravvento sul sole. A fine soggiorno ho voluto lasciare un piccolo pensiero ai proprietari, Sophie e Jérôme: le mie miniature personalizzate di Nutella, molto apprezzate. Per una settimana abbiamo assaporato il lusso semplice e raro del rallentare, vivendo una vacanza diversa dal solito, in una casa che sembrava appartenere a un altro mondo, dove bastavano il silenzio, la luce e i piccoli gesti quotidiani. La Francia, per me, non è mai soltanto una meta di viaggio. È un luogo nel quale ritrovo un modo di vivere che sento vicino, fatto di semplicità, di buone abitudini e di piccoli piaceri quotidiani. Ecco perché, quando a marzo Umberto mi ha proposto questa vacanza, ho accettato senza esitazione. Del resto, è proprio nelle piccole cose che ritrovo la Francia che amo. Il momento migliore della giornata, per me, resta la prima colazione. Amo quella semplicità tutta francese, quel croissant tutto burro che accompagna il café au lait, oppure la brioche sucrée rotonda, leggera e perfetta nella sua normalità. Seduto a un tavolino all'aperto, mentre il mondo si sveglia. Questo quando ero fuori in solitario. Poi rientravo a casa, dopo aver comprato i croissant alla Bonne Pâte (unico spazio alimentare a breve distanza dalla villa), ancora caldi tra le mani, che mettevo al centro della tavola imbandita per la colazione da fare insieme. In questo viaggio, la mia prima colazione è stata doppia: prima nel silenzio delle strade di Vence ancora vuote, poi nel ritorno alla villa che si accendeva lentamente con il risveglio di Anna e Umberto. E naturalmente la baguette, fragrante ogni mattina, senza bisogno di altro. Forse in Francia le varianti di pane e croissant sono meno numerose rispetto alle nostre, ma quello che fanno ha una qualità che resta, per me, assolutamente impareggiabile: tradizionale, semplice, quasi d'obbligo e distintiva. A rendere questa settimana ancora più speciale è stata anche la compagnia: discreta, intelligente, ricca di spunti e di cultura. Quelle persone con cui il silenzio è piacevole quanto una conversazione e con cui ogni giornata lascia qualcosa in più da portare a casa. Ogni tanto, una vacanza così ci vuole. Non per cercare qualcosa di straordinario, ma per riscoprire il piacere delle piccole abitudini, di una buona colazione, del silenzio e di quel tempo che, almeno per qualche giorno, sembra finalmente smettere di correre.

Post's song : "Comment te dire adieu" performed by Françoise Hardy

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