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mercredi, septembre 30, 2026

Is carboidratos, sas bellesas e s'aria de Sardigna

"Cagliari · Costa Sud · Costa Est · Costa Nord · Olbia". È il mio sesto ritorno in Sardegna, sempre insieme a Betty e Vito, nell’arco di appena cinque anni, ma questa volta è settembre a ospitarci, dopo che nei precedenti viaggi è stata la primavera a farci da cornice. L’idea iniziale, in realtà, è stata la Corsica. Ma i voli low cost diretti da Milano si sono fermati ad agosto e così, felicemente, abbiamo dirottato sull’isola nazionale. Anche perché il prezzo dei voli è stato davvero irrisorio: 14,99 euro a tratta. Abbiamo scelto di arrivare a Cagliari e ripartire da Olbia, oltre per il costo, così anche per evitare di ripercorrere le stesse strade e costruire un itinerario tutto da scoprire: dalla Sardegna meridionale, risalendo lungo il versante orientale, con una breve incursione nella Gallura settentrionale, per poi ridiscendere verso est e concludere il viaggio nel nord-est dell’isola. A completare il quadro, un’auto a noleggio, un trolley piccolissimo (Ryanair docet), un meteo decisamente favorevole e, soprattutto, una gastronomia regionale deliziosa, già ampiamente testata nei viaggi precedenti. La protagonista a quattro ruote è stata una Lancia Ypsilon bianca, il nostro piccolo Gano il magico cavallo bianco sardo (ho cercato in rete dopo aver battezzato Rocinante la Opel Corsa rossa del viaggio precedente in solitaria). Prima di mettersi finalmente in marcia, però, ci ha fatto penare più del previsto. Evito di soffermarmi sui dettagli di una vicenda che ha condizionato non poco l’inizio della vacanza: meglio lasciarla rapidamente alle spalle e cominciare a raccontare quello che davvero ci è interessato. Le strade, i paesaggi, le spiagge, il mare, i piccoli paesi, i panorami, la gastronomia, le soste improvvisate e tutto ciò che abbiamo incontrato lungo il percorso. Perché questo titolo in sardo? Perché i carboidrati, questa volta, sono stati consumati in dosi decisamente generose, grazie alle superlative paste regionali, con gli spaghetti alle vongole e bottarga e i malloreddus al sugo scelti quasi all’ordine del giorno. E poi il pane carasau, nella versione classica o in quella pergamena guttiau, croccante e condita con olio e sale, soprattutto nella zona di Olbia, i croissant della colazione, il pane inzuppato nell’olio e tutto quello che, durante una settimana sarda, è riuscito felicemente a finire nel piatto. Sulle bellezze di questa meravigliosa isola, invece, non ci sono discussioni. E forse non servono nemmeno commenti. Quanto all’aria di Sardegna, quella la lasciamo alla fine. Per la cronaca, dopo un pasto veloce sul lungomare del Poetto, a Cagliari, ancora nel pieno dell’arrabbiatura per la vicenda del noleggio dell’auto, ci siamo messi finalmente in marcia verso Tuerredda, una delle spiagge più scenografiche della costa sud-occidentale. Adagiata in una splendida insenatura, Tuerredda ci è apparsa in tutta la sua bellezza: una lunga mezzaluna di sabbia chiara e finissima, un mare cristallino e, proprio di fronte, il piccolo isolotto. E, soprattutto, un’acqua dalla temperatura semplicemente spettacolare. Un paesaggio che, per una volta, non ha bisogno di molte parole. Qui è avvenuto anche il vero cambio di stagione del viaggio: via i vestiti da viaggio, dentro costumi, magliette e ciabatte da mare. Da quel preciso momento, e per tutta la settimana, questo è diventato il nostro abbigliamento ufficiale del mattino. Dopo il primo bagno, autunnale soltanto per il periodo dell’anno ma decisamente estivo per il clima, siamo rimasti a Tuerredda fino all’ora che ha preceduto il tramonto, quando i colori del cielo hanno iniziato a fondersi con quelli del mare e la luce si è fatta lentamente dorata. È stato proprio il ristorante sulla spiaggia a regalarci il primo impatto gastronomico del viaggio e il primo brindisi. Gli spaghetti alle vongole, con la bottarga a parte da dosare a piacere, e il bicchiere di mirto finale hanno accompagnato e deliziato il momento, mentre, con il passare del tempo, il chiaro di luna ha finito per impreziosire ulteriormente il paesaggio. Nel buio della sera, su una strada completamente priva di illuminazione, senza lampioni né catarifrangenti a segnalarne il percorso, ci siamo poi diretti verso Teulada, dove avevamo prenotato in corsa il primo hotel del viaggio e dove, ad attenderci, abbiamo trovato il proprietario Gildo, che ci ha intrattenuto, con nostra sorpresa, con i suoi aneddoti sul luogo e sulla vita del posto. A quel punto, un po’ di ruggine per l’inconveniente iniziale dell’auto l’avevamo decisamente tolta. Il giorno seguente è stata in programma la nostra tappa a Is Arenas, una lunga distesa di sabbia affacciata sul mare, con le dune che si estendevano alle spalle della spiaggia. Tutto è stato perfetto: il sole, il mare e, nelle saline adiacenti, un’infinità di fenicotteri che ha completato uno scenario davvero suggestivo. Bagno, una lunga camminata sulla battigia, relax sui lettini sotto l’ombrellone e poi il pranzo, a base di culurgiones classici, i tipici ravioli sardi ripieni di patate, pecorino e menta, accompagnati da una birra Ichnusa. Tra il primo pomeriggio e la mattina successiva erano già presenti tutte le premesse per un viaggio meraviglioso: mare, sole, paesaggi, buon cibo e quella piacevole sensazione di essere lontani dalla quotidianità. Ma sono stati soltanto l’inizio, perché da lì in avanti ci hanno aspettato sorprese, luoghi nuovi e location incredibili, capaci di trasformare questo viaggio in qualcosa di ancora più speciale. Nel pomeriggio il lungo tratto di strada ci ha portato prima a Capo Giunco, dove le rocce, con il loro aspetto quasi bretone, hanno fatto da cornice a uno splendido bagno, accompagnato da onde vivaci che hanno reso ancora più piacevole la sosta. Da lì abbiamo proseguito verso Villasimius, dove si è presentato un piccolo episodio curioso: la proprietaria dell’hotel “Stella d’Oro”, gentilissima e ospitale, è venuta personalmente a prenderci per farci seguire la sua auto e condurci fino alla struttura, per colpa di Google Maps e del blocco di alcune strade del centro, che ci avevano creato non poche difficoltà nel raggiungerla. La serata l’abbiamo trascorsa nella movimentata Villasimius, con una cena a base di focaccia ripiena di maialetto sardo e patate. L’indomani era in programma la tappa finale ad Arbatax, ma prima ci siamo fermati a Cala Pira, una spiaggia che avevamo adocchiato sui cartelloni pubblicitari appena arrivati all’aeroporto di Cagliari e che avevamo deciso di andare a scoprire. Mattinata di mare per Betty e Vito, prima del pranzo al “Chaplin”, dove la pasta fatta in casa ci ha regalato ancora una volta una bella soddisfazione: malloreddus al sugo di salsiccia e spaghetti alla chitarra alle cozze.Seadas e mirto da condividere hanno concluso in bellezza il delizioso pranzo. Nel pomeriggio siamo arrivati finalmente ad Arbatax. Una leggera spruzzata di pioggia è sembrata quasi preparare il terreno allo spettacolo che ci aspettava: appena il sole è tornato a illuminare la costa, le celebri “Rocce Rosse” si sono accese di un colore difficile da descrivere. Le grandi formazioni di porfido rosso, affacciate sul mare, sono sembrate ancora più intense sotto la luce arrivata dopo la pioggia, con quella tonalità rosso mattone che è cambiata continuamente a seconda di come è stata colpita dal sole. La serata si è conclusa a Tortolì, con ottimi paccheri bianchi al sugo di gallinella e polvere di cappero. E, per non farci mancare nulla, è arrivato anche il primo gelato della vacanza. Il quarto giorno, con destinazione inizialmente prevista per San Teodoro, abbiamo fatto una sosta a Cala Gonone, dove ci siamo fermati per conoscere Mario, il proprietario dell’hotel che sarà il futuro suocero di Daniele, il figlio del mio amico Umberto. Un caffè gentilmente offerto e qualche consiglio sono stati sufficienti per indirizzarci verso la spiaggia di Cala Osalla, scelta per la tarda mattinata. I lettini ce li ha procurati il suo compare Gigi e, per il pranzo, l’unico punto di ristoro sulla spiaggia ci ha proposto dal menù malloreddus e spaghetti alle vongole, che non ci siamo fatti scappare, con il consueto immancabile mirto finale. Nel pomeriggio, arrivati a San Teodoro, ci siamo concessi un piccolo bagno, con onde piacevoli, prima di modificare il programma della serata, prenotando una casa a Murta Maria e, soprattutto, tornando al ristorante “Il Portolano”, dove eravamo ormai alla quarta volta negli anni. Una scelta che si è rivelata ancora una volta azzeccata, per la sua splendida location, con l’isola di Tavolara a fare da sfondo alla nostra cena, e per la sua cucina. La cena è stata un piccolo percorso nella cucina sarda contemporanea: uovo frattau con spuma di pomodoro, crema di pecorino e guttiau; tagliolini all’uovo con gamberi e porri; gnocchi di patate con scarola e bottarga; varietà di caprini delle campagne di Oliena, il tutto annaffiato dalla bottiglia di vino rosato Jara, Isola dei Nuraghi. Un’altra, decisamente piacevole, incursione nella cucina sarda. Il quinto giorno è stato quello dedicato ai delfini di Golfo Aranci. Arrivati in mattinata nel punto da cui partivano canoe, kayak e gommoni, li abbiamo avvistati praticamente subito, con l’isola di Figarolo sullo sfondo. Un incontro inatteso e ravvicinato che ha reso speciale quella mattinata. Dopo l’avvistamento ci siamo indirizzati verso Cala Moresca, fermandoci alla spiaggia dei Baracconi, dove ci ha accolto, ancora una volta, un mare cristallino. Ritornati a Golfo Aranci, vicino alla riparata Prima spiaggia, abbiamo trovato un ristorante dove ci siamo concessi ancora una volta i nostri amati piatti di pasta: paccheri con sugo di pesce spada e pomodorini e malloreddus al sugo per Vito, che ne era diventato ormai il testatore principe. Nel pomeriggio, incursione alla spiaggia di Capriccioli, già conosciuta nei nostri precedenti viaggi. Una certezza per un bagno splendido, nelle acque che spaziavano dal blu al turchese, sempre limpidissime. La serata è proseguita con una visita alla scalinata di Santa Lucia ad Arzachena e, successivamente, in un ristorante-gastronomia di Cannigione, dove finalmente un bel tonno alla griglia con peperoni arrosto ha dato tregua alla pasta. Anche se pane caldo e olio buono, naturalmente, non sono potuti mancare a fare da contorno. Siamo rientrati all’Hotel Citti di Arzachena per il meritato riposo, dopo una giornata così intensa. L’indomani, ormai al sesto giorno, ci siamo spinti ancora più a nord, fino a Portobello della Gallura, dove ci ha atteso una spiaggia ricoperta da minuscoli sassolini rosa. Al nostro arrivo eravamo gli unici, con la Corsica proprio di fronte a noi. Tanto vicina in linea d’aria che, a un certo punto, dai nostri cellulari è arrivato il messaggio: “Benvenuti in Francia”. Peccato che noi fossimo ancora in Italia ! Betty e Vito non si sono fatti sfuggire l’occasione per un tuffo, poi foto di rito e via verso Vignola Mare, dove ci siamo concessi un’altra sosta sul mare prima del meritato pranzo: mezze maniche al tonno per tutti. Nel pomeriggio ci siamo spostati tra Palau e Arzachena per lasciare i tre minuscoli trolley nella casa della “Locanda Domus de Vida”, immersa nel verde aromatico. Annusando quelle piante, un profumo balsamico ci ha fatto tornare per un attimo all’infanzia, ricordandoci il mitico Vicks VapoRub. Da lì siamo andati poi alla riparata spiaggia dell’Urticeddu, dove ci siamo concessi il bagno pomeridiano, accompagnato da piccole onde e da una piacevole conversazione con alcune donne del posto, che ci hanno dato qualche dritta per proseguire il nostro viaggio. La serata si è conclusa a Palau, con l’assaggio della zuppa gallurese (timballo) in una rosticceria con tavoli all’aperto e, a seguire, un buonissimo gelato nella via principale. Il settimo giorno si è aperto con una colazione fronte sole, immersi nella natura, prima di fare ritorno a Golfo Aranci, nella sua Prima spiaggia. La contrattazione per lettini e ombrellone è stata persa in partenza, ma alla fine li abbiamo noleggiati comunque. In compenso, ci siamo ritrovati davanti a un mare calmissimo e limpidissimo. A piedi abbiamo riprovato poi l’incontro con i delfini, questa volta senza successo. In compenso, la spiaggia, con alle spalle le tre casette sul mare, era una visione splendida: acqua trasparente con sfumature di verde e turchese. Bagno per Betty e Vito, poi ritorno alla Prima spiaggia per il tempo necessario a cambiarci e via verso il ristorante della nostra prima volta a Golfo Aranci. Gli spaghetti alle vongole e bottarga, con la bottarga sempre servita a parte per poterla dosare, si sono rivelati un piatto buonissimo, che ha rasentato la perfezione. Birra e mirto per tutti come supporto liquido. L’acqua, durante i nostri pasti, non l’abbiamo richiesta mai: durante la giornata ci siamo idratati già in maniera decisamente salutare. Il pomeriggio è stato dedicato al relax, per sfruttare al meglio la dotazione da spiaggia noleggiata in mattinata. Per l’ultima notte prima dell’ultimo lungo giorno abbiamo prenotato una casa a San Teodoro. Durante il tragitto, vista panoramica su Tavolara e sul golfo, prontamente immortalata con i cellulari e con la mia fedele, ma ormai un po’ azzoppata, Canon. La cena, nel piccolo e animato centro di San Teodoro, è stata a base di pizza con tonno e cipolle, birra e Coca-Cola Zero per me. E naturalmente, durante la passeggiata serale, non è potuto mancare il gelato. Anche questo settimo giorno, insomma, i carboidrati ci hanno fatto compagnia. E siamo arrivati all’ultimo giorno, l’ottavo. L’idea iniziale era stata quella di prendere il traghetto per Tavolara, che vedevamo sempre in grande stile fotografico e panoramico, ma che in questi anni non avevamo mai visitato. Arrivati al punto dell’imbarco, ci hanno detto che non avrebbero effettuato la traversata per via del vento che stava per arrivare. Abbiamo guardato le spiagge intorno a quella zona e abbiamo scelto Coda Cavallo. Scelta azzeccata. Una spiaggia con un mare, per l’ennesima volta, cristallino e calmo, che ci siamo goduti per un paio d’ore. Poi trasferimento a Pittulongu, mentre il vento ha iniziato nel frattempo a farsi sentire. E naturalmente il richiamo del carboidrato non è potuto mancare. Abbiamo scelto un ristorante praticamente sulla spiaggia, con Tavolara in bellavista oltre le vetrate. Per me e Vito spaghetti alle vongole e bottarga nella solita metodica, con la bottarga servita a parte, mentre Betty ha scelto gli spaghetti allo scoglio. Prima, però, abbiamo diviso un ottimo e croccante fritto di calamari. Chiusura d’obbligo con il bicchierino di mirto gentilmente offerto. Che dire. La vacanza era ormai agli sgoccioli e il volo da Olbia, in tardissima serata, ci aspettava a soli quindici minuti di macchina. Il tempo di noleggiare, per fortuna a prezzo politico, lettini e ombrellone e ci siamo goduti la spiaggia fino alla classica ora in cui a Londra si beve il tè. Tornati al parcheggio, ci siamo cambiati, già pronti per il viaggio. Poi, all’ora del tramonto, ultima tappa a Olbia, in un’enoteca dove ci siamo concessi un bicchiere di Korem (vino sardo rosso importante) e abbiamo condiviso un tagliere di formaggi. E anche qui, per non smentirci, l’ultima dose di carboidrati era nascosta nelle pergamene guttiau che accompagnavano il piatto. Un ultimo gelato in una via carina della zona del porto e poi l’ultimo trasferimento della nostra Lancia Ypsilon: il tempo di fare rifornimento e riconsegnarla. Ho voluto raccontare questo viaggio così, giorno dopo giorno, seguendo i nostri spostamenti, le strade percorse, i luoghi visitati, le soste, i panorami e anche quello che abbiamo mangiato. Forse è un modo un po’ particolare di raccontare una vacanza, ma l’ho fatto soprattutto per non dimenticare nulla di questa settimana e poterla, un giorno, rileggere e rivivere attraverso queste pagine. Ancora una volta la Sardegna ha fatto centro. Non solo non ha tradito le aspettative, ma in alcuni momenti è riuscita persino a superarle. È un’isola che ti rimane dentro: è bellissima, punto. È un’isola che riesce a coinvolgere tutti i sensi: i colori e i panorami per gli occhi, i profumi della vegetazione, il rumore del mare, il contatto con l’acqua e, naturalmente, i sapori di una cucina locale ottima. E alla fine, l’indomani dal rientro, nonostante tutto quello che ci siamo concessi a tavola, la bilancia di casa mi ha regalato addirittura due etti in meno. E allora, visto quello che abbiamo mangiato, non resta che dare il merito all’aria di Sardegna. Durante il viaggio, a Golfo Aranci, ci siamo imbattuti in un murales con una frase di Fabrizio De André che sembra quasi la sintesi perfetta di quello che abbiamo appena vissuto: “La vita in Sardegna è forse la migliore che un uomo possa augurarsi…”. De André parlava della Sardegna come di un possibile paradiso. E dopo averla vissuta ancora una volta, viene quasi da pensare che abbia avuto la fortuna di conoscerlo due volte: una qui, in Sardegna, e una seconda volta dove si trova adesso. Ancora in Sardegna, a questo punto. Del resto, se esistessero davvero un paradiso e un Dio che lo ha creato, quando avesse creato la Sardegna avrebbe avuto una giornata particolarmente ispirata. Noi, per otto giorni, ci siamo stati. E a questo punto capiamo anche perché De André ne parlasse così.


Post's song : "Il mondo nuovo" perfeormed by Neffa

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