"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

mercredi, février 24, 2010

Souriez, vous êtes à Fès

Il grosso cartellone pubblicitario all’arrivo in aeroporto mi ricorda di sorridere e mi fa subito pensare alla famosa frase di mia mamma come augurio in occasione di un viaggio o di qualche attività da intraprendere. Fès mi è piaciuta subito, di pelle. E' un altro mondo.
Ho giusto il tempo di ammirare al mio arrivo la meravigliosa archittettura del riad, dove alloggerò per i giorni della vacanza, fatta di archi moreschi, stucchi, maioliche alle pareti e sui pavimenti, vetrate colorate, un patio con una fontana e un altro patio con una piccola piscina.
Un’isola paradisiaca quasi protettiva. Una camminata di dieci minuti ed eccomi in quell’altro mondo di cui ho parlato sopra. Il vero tesoro di Fès è indubbiamente la sua Medina, la più grande del Marocco e di una bellezza veramente incomparabile al tal punto che l’Unesco l’ha posta sotto la sua protezione come luogo di grande interesse culturale del mondo. Basta infatti oltrepassare una delle porte d’accesso alla Medina per trovarsi davvero in un altro mondo, quello magico e misterioso dell’oriente che svela qui tutti i suoi incanti e dove, nell’atmosfera che regna nei dedali delle novemilacinquecento viuzze, il tempo sembra essersi fermato al Medioevo. La maggior parte degli uomini che incontro sono vestiti con la tunica “fassi” con cappuccio; i più usati sono quelli color bianco sporco e il marrone nelle varie tonalità. Senza volerlo e naturalmente senza saperlo avevo messo nel mio piccolo trolley da viaggio due maglie pesanti, una color bianco panna e l'altra marrone scuro, entrambe con cappuccio. Immediatamente ho pensato che fosse l’abbigliamento perfetto per mischiarmi alle persone nei vicoli della vecchia Medina ma non è andata così. Ogni persona che incontro (ça va ? ça va bien !) cerca di aiutarmi confondendomi prima per uno spagnolo poi per un francese e infine per quello che in realtà sono (la mia erre limita subito il fatto di essere italiano) e poi simpaticamente mi sottopone le altre domande di rito : vuole una guida ? Cerca qualcosa di particolare ? Cerca un buon ristorante ? Le interessano prodotti tipici artigianali ? etc. etc.…. Insomma avevo perfettamente capito che non sarei riuscito a mimetizzarmi a dovere. Munito di cartina mi butto fiducioso nella mischia. Dopo venti minuti mi rendo conto che mi sono completamente perso nel groviglio dei vicoli della Medina vecchia. Le cartine fai da te sono inutili e senza troppo pensarci decido di lasciarmi andare e respirare tutto il possibile di questo “altro mondo” dove nessuno sa dove finiscono i piaceri dello spirito e dove cominciano quelli dei sensi. Vengo letteralmente trascinato per il dedalo brulicante di persone, negozi, merci e muli che accalcano i vicoli pieni di colori di questa antica (ancienne) Medina. Per i turisti è facile perdersi in questo labirinto della Medina, la più grande del Maghreb, cui si accede valicando, come detto sopra, le varie porte disseminate lungo tutto il perimetro delle mura come a esempio la famosa Porta "Bab Boujeloud" smaltata di blu (il colore di Fès) all'esterno e di verde (il colore dell'Islam) all'interno e tra scale, stradine, piazzette, passaggi, volte, vicoli ciechi bui profondi, cortili, botteghe, souk (suq, souq) tutti da vivere e da vedere sembra proprio di essere in un mondo a sé. Qui l’unico mezzo per il trasporto delle merci è il mulo e ogni tanto sentendo urlare “balek” (attenzione) alle mie spalle mi devo spiaccicare velocemente lungo il muro per non essere travolto. Senza saperlo, nel continuo giravagare senza meta, arrivo nella zona delle “tanneries” (le concerie), una vera istituzione a Fès. Entro, richiamato da un commesso-guida, in un negozio di articoli in pelle, il quale mi mette in mano un rametto di menta (ingenuamente pensavo mi desse il benvenuto offrendomi il delizioso té alla menta); poi mi accompagna attraverso gradini, passaggi, piccoli cunicoli e mi fa sbucare sopra una terrazza. Qui l’odore è talmente forte e intenso, che capisco subito l’utilità della menta. Senza quel rametto da annusare intensamente difficilmente si riuscirebbe a resistere per l'odore acre quasi nauseabondo delle pelli ancora da conciare.
Sotto di me una distesa di vasche di vari colori. Tutti naturali. Quelle che a me sembrano delle belle vasche bianche la guida mi spiega essere le peggiori: servono per ammorbidire le pelli e prepararle a ricevere le varie tinture e il colore bianco è dato dalla calce e dagli escrementi di piccione. I poveri tintori ci lavorano (dietro un misero compenso) tutto il giorno piegati, immersi a bagno fino alle ginocchia e fino a tutti gli avambracci. Ci sono ritornato anche nell’ultimo giorno di visita e facendomi guidare da un addetto della loro cooperativa mi sono inoltrato proprio nel cuore delle “tanneries” scattando fotografie suggestive, facendo attenzione a non scivolare nelle tinozze colorate. Anche questo è turismo, questo è il Marocco più vero e affascinante. Nei giorni seguenti, fingendomi vissuto ed esperto, mi sono immerso sempre da solo nel tessuto della città antica e ho scoperto angoli splendidi, anche se troppo spesso in abbandono. Nei vicoli ogni tanto si incontrano passaggi in maiolica con piccole porte appena visibili che conducono a splendidi cortili di palazzi e a interni di antichi edifici o caravanserragli. Quelli non in abbandono sono diventati meravigliosi riad, ristoranti o negozi di tappeti e stoffe.
Una buona parte di questi edifici versa ahimè in un desolante stato di abbandono, così come alcune moschee e mederse (scuole coraniche) come quella di Es Sahrij, nel quartiere andaluso. Nella Medina è quasi impossibile vedere il cielo sia per la vicinanza degli edifici, talora veri e propri spiragli, sia per la presenza di passaggi coperti. Descrivere lo snodarsi delle stradine del suq (souq, souk) sarebbe troppo complicato perchè sicuramente non si riuscirà mai a seguire un itinerario prestabilito e ci si lascerà trasportare dalla smania di curiosare nella marea di botteghe che compariranno davanti agli occhi man mano che si avanza. Appena si esce da questo garbuglio di vicoli si giunge in piazze gremite di petit taxi. Sono auto rosse malridotte, quasi tutte Fiat Uno o Palio, che però per 10 dirham (90 centesimi di euro) ti portano ovunque nel circuito cittadino. Da non perdere a Fès anche il Palazzo Reale (si può visitare solo dall’esterno) dalle grandi porte dorate che brillano alla luce del sole, la bellissima medersa Bou Inania, splendido esempio di architettura ispano moresca e la moschea el-Qaraouiyyn con l‘Università più antica del mondo. Nel visitare le tombe dei Mérinides scopro un panorama su Fés davvero suggestivo. Dall’alto vedo le due anime della Medina di Fès : Fès el-Jedid (Fes la Nuova) e Fès el-Bali (ossia la Vecchia quella che ho vissuto di più). Il modo migliore per visitarla è davvero camminare senza fretta e senza meta, di lasciarsi trasportare dai sensi. E a proposito di sensi … si provocano quelli dell’olfatto e del gusto con i sapori di spiedini, di pasticcini al miele (e anche delle pelli da conciare), quello dell’udito dal vociare delle persone, dai rumori sordi dei utensili da lavoro, dal canto del muezzin amplificato nei minareti e quello della vista per gli imperdibili colori di tutto l’insieme. Fès, grande capitale spirituale, è anche capitale della gastronomia. E' la culla della pastilla appetitosa e leggendaria : una pasta sfoglia leggera come un foglio di seta che racchiude un delicatissimo trito di piccione, mandorle zucchero e spezie. Per i miei gusti è troppo dolce. Nel ristorante del riad dove ho alloggiato ogni sera mi sono stati proposti piatti tipici marocchini e oltre alla pastilla appena descritta ho assaggiato una deliziosa zuppa di pomodoro, ceci e spezie, antipasti incredibili per abbinamento agro e dolce, il couscous tradizionale (ho provato quello di pollo e verdure lesse) e un’ottima versione di tajine (spezzatino di manzo stufato con albicocche e prugne). Superbo il dolce con crema di latte profumata di rosa con disegno di fragole (foto sopra a sinistra). E poi come spuntino giusto accompagnamento al tè alla menta gli incredibili dolci intrisi di miele (foto sopra a destra).Fès con la sua vivacità, è una città unica che sprigiona un'infinità di sensazioni. La visita di Fès alla fine è una passeggiata così seducente che viene sempre voglia di rifarla : dall'alba al tramonto quando i raggi del sole inzuppano di color ocra e di arancione intenso le facciate degli edifici. E’ un invito a ritornare. L'accompagnatore Mohammed nei tragitti transfert aeroporto/Riad El Amine mi ha raccontato che il Re Mohammed VI vorrebbe riportare Fès come capitale dello Stato del Marocco (ora capitale spirituale) per due ragioni : una di salute per via dell'aria secca e buona che lo allevierebbe dall’asma che lo assilla e l’altra politica culturale per via del fatto che Fès è la città imperiale più autentica del Nord Africa.
"Il Marocco è un susseguirsi di porte che si spalancano a mano a mano che si avanza. E non si può avanzare se non visitandolo assiduamente, e conservando in sé il desiderio dello stupore, la curiosità di conoscere e di assimilare". Queste parole del più importante scrittore marocchino contemporaneo Tahar Ben Jelloun, toccano nel vivo l'anima di questo Paese. Fès è suggestiva, incantata, ricca di testimonianze di splendori passati, avvolta in ritmi di vita antichi che offre al viaggiatore del terzo millennio una possibilità ormai difficile da trovare altrove: quella di sognare. E direi che la mia visita ne è stata la sublime conferma. Tre giorni nei quali i miei occhi hanno visto tanti colori, tanta bellezza, tanta storia e anche tanto abbandono, ma ero a Fès e sorridevo.
Colgo l'occasione per ringraziare lo staff (Najia, Nabil, Adil, Pelé, Mounia, Houria e il direttore Abdelkader) del Raid El Amine per lo splendido trattamento riservatomi durante tutto il soggiorno.
Post's song : "Magnificement" performed by U2 (proprio a Fès gli U2 hanno girato il video della canzone)


2/10

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