"Voyager vous laisse d'abord sans voix, avant de vous transformer en conteur."

samedi, mars 08, 2025

Dal lago al mare ... in treno

Proseguo il mio viaggio, il nostro viaggio, tra le bellezze paesaggistiche e le tradizioni enogastronomiche italiane. Le bellezze italiane delle nostre città, dei nostri borghi e dei nostri paesaggi naturali sono un patrimonio inestimabile unico al mondo. Il nostro paese è da sempre celebre per la sua cultura, la sua storia e la sua arte, ma lo è altrettanto per l’eccellenza della sua cucina. E così anche i nostri tesori culinari e la loro varietà regionale sono autentiche opere d’arte che, trasformate in piatti deliziosi, rispecchiano la ricchezza di una terra baciata dal sole dove l’armonia dei sapori, dei profumi e dei colori diventa una vera e propria esaltazione dei sensi. Ne deriva che anche il nostro patrimonio gastronomico è unico al mondo. Oltre alla premessa sullo splendore italico del binomio paesaggio-cucina devo menzionare gli aspetti positivi del “lavoro della pensione” che incide in maniera forte e che ha un potere decisionale sulle scelte anche dei viaggi. La pensione è una condizione nuova di vita. L’andare in pensione vuol dire riguardare il proprio impiego del tempo, anche se avere più tempo libero non significa inevitabilmente vivere meglio. Bisogna considerare il nuovo tempo disponibile come un’opportunità. Oltretutto, ogni cambiamento è problematico e sostituire una condizione nota, come nel mio caso quella lavorativa, con una ignota è tutt’altro che facile. Per certi versi la pensione può essere interpretata come la possibilità di prendersi cura di sé, meglio ancora lo definirei come mantenersi attivi e non mettere a riposo cuore e cervello. Uno strumento importante per questa manutenzione della vita attiva è il desiderio e va nutrito con cura. Non dover andare ogni giorno al lavoro significa avere del tempo libero a disposizione per poter organizzare e gestire la giornata, e nel caso dei miei scritti sono le vacanze, i viaggi. Avere il potere di scelta sul tempo, poter controllare il meteo, il poter partire da un giorno con l’altro, deciderne la durata anche in corso d’opera, risparmiare economicamente scegliendo periodi quando i prezzi sono meno cari, è indubbiamente una fortuna da coltivare. Aggiungerei a tutto ciò, per chiudere il discorso pensione, due altri elementi che sono sicuramente grandi piaceri della vita e che aiutano la nostra salute e il nostro benessere : la lettura e l’ascolto della musica. Nel mio caso anche la scrittura aiuta a mantenermi attivo oltre naturalmente al movimento che metto sul mio contachilometri vitale per le pedalate e le passeggiate abituali verso il centro di Milano in compagnia di Vito e Betty. Dopo aver certificato che il tempo meteo della settimana in questione (primi di marzo) sarà dalla nostra parte io, Betty e Vito (il Club Pensionati) siamo andati alla ricerca di costruire due piccoli viaggi “feriali” dal lago al mare per fuggire dal quotidiano utilizzando il treno come mezzo di trasporto. Il treno ha dei vantaggi incredibili (rispetto dell’ambiente, efficienza in termini di tempo e comfort) e per questi primi viaggi dell’anno è stata la nostra scelta azzeccata. In effetti rispetto all’aereo che si pensa più veloce, il tempo totale di viaggio in treno può essere più breve se si tiene conto del trasferimento verso l’aeroporto, dei controlli di sicurezza e degli eventuali ritardi del volo oltre al fatto che offre più spazio per le gambe e più libertà di movimento che contribuiscono a rendere più piacevole l’esperienza di viaggio. Il primo viaggio è stata una vera e proprio “toccata e fuga” verso la città di Como. L’avevamo testata lo scorso anno a febbraio e alla prima occasione ci erano ripromessi di ripercorrerla. E’ stato un concentrato di piacevoli emozioni racchiuse in meno di dieci ore vissute. Tempo meteo meraviglioso, un’occhiata all’app di Trenord per verificare gli orari dei treni in partenza dalla vicina Stazione di Greco Pirelli e i “giochi sono fatti” traducendo l’espressione francese. La discesa a piedi dalla Stazione di Como (S.Giovanni) è stata una rilettura dell’itinerario del centro storico. La nostra passeggiata è poi proseguita verso la sponda orientale di Como spingendoci fino alla enorme fontana collocata di fronte a Villa Geno. Ma come sempre, e per fortuna per il nostro appetito, arriva l’ora di pranzo e la trascorreremo all’aperto al tavolo del Ristorante La Darsena affacciato sul lago. La scelta del piatto era tassativa, categorica, inderogabile e tutti i sinonimi del caso : il risotto con i filetti di pesce persico. Tradizione rispettata con la mantecata perfetta del risotto e la leggera croccantezza dei filetti di pesce persico impanati e fritti nel burro. Il piatto lo abbiamo accompagnato con un calice di prosecco. Il dopo pranzo è stata una lunga passeggiata sulla riva occidentale di Como in direzione Cernobbio. Oltre un’ora per arrivare a piedi in questo incantevole borgo. Il riposo su una panchina, in attesa di prendere un traghetto che ci riportasse in città, è stato però interrotto dalle riprese di una serie TV ambientata negli anni ’30. Come se non bastasse ci hanno fatto saltare l’utilizzo del traghetto e la possibilità di vedere il lago sotto la prospettiva più piacevole. Il ritorno a Como lo abbiamo poi effettuato in autobus. Vedremo di nuovo il centro storico transitando davanti al Duomo e faremo una pausa “carnevalesca” con un dolce tortello e un caffè. L’ultima occhiata all’app di Trenord ci permetterà di prendere con calma il treno per la via del ritorno a casa. Gita più che piacevole dove l’incanto della location si è perfettamente amalgamato a quello del piatto tradizionale consumato in bella vista. Un giorno di pausa e si riparte. Mentre eravamo sul treno di ritorno da Como avevamo prenotato in contemporanea i treni e la casa, per soggiornarci una notte, per la destinazione di Genova. Anche per questo secondo viaggio il tempo meteo è stato felicemente dalla nostra parte. Due ore e arriviamo alla Stazione di Piazza Principe. Visto la bellezza del tempo (meteo) non abbiamo perso tempo (orario). Il taxi all’uscita ci porterà in meno di venti minuti al colorato Borgo Marinaro di Boccadasse. E’ un luogo incantato del Comune di Genova ed è una tappa imprescindibile tra le cose da vedere nel levante genovese. La sua particolare conformazione, con le sue case colorate arroccate sul mare e la piccola spiaggia, è una cartolina meravigliosa. Non ci siamo fatti perdere l’occasione del rito della “striscia” di focaccia accompagnandola a una tazzina di caffè al tavolo all’aperto del Ristorante Dindi. Il tempo si ferma. Il sole ci scalda. Via i maglioni e rimaniamo in maglietta. Non ci alzeremo da quel tavolo fino all’ora di pranzo. Betty e Vito metteranno i piedi in acqua in una piccola pausa. La spiaggia sarà invasa gradualmente dai turisti e dai genovesi. E’ un angolo di terra che non stanca viverlo. Col passare dei minuti le persone lo popolano, parlano, ascoltano, giocano, osservano, si rilassano e … mangiano e bevono. Ora sarà il rumore delle posate a far da contraltare a quello cadenzato delle onde del mare. Ci spostiamo di tavolo e ordiniamo una serie di piatti fritti da condividere : acciughe, merluzzo e totani impanati. Un boccale di birra fresca sarà l’ideale accompagnamento visto il tempo meteo. Il ritorno in “città” lo effettueremo in autobus. Dal momento della discesa dai gradini del bus abbiamo cominciato la nostra lunga camminata per la città. La nostra base è una bellissima casa in pieno centro dove ci aspettano le due stanze per la notte. La raggiungeremo transitando per tutta la via XX settembre e per la grande piazza dove si affacciano il Palazzo Ducale e il Teatro dell’Opera Carlo Felice. Depositati gli inesistenti zainetti, in pratica li abbiamo solo svuotati dei farmaci al seguito, abbiamo dato inizio al nostro personale tour di Genova. Abbiamo percorso l’adiacente Via Garibaldi, dove si affacciano palazzi nobiliari (rolli) e musei per poi raggiungere "Via del Campo”.  A metà di Via del Campo, c’è una piazza che porta lo stesso nome. A Genova, il Vico, la Via e la Piazza, vicine tra loro, si chiamano alla stessa maniera. In questa piazzetta, oltre alla famosa targa dedicata a Fabrizio De Andrè con una frase storica di una sua canzone “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior … “, c’è il negozio fondazione “Via del Campo 29 rosso", una sorta di museo. Qui s’incontra simbolicamente Fabrizio De André e forse si sente la sua presenza più che altrove. Siamo nel cuore della parte vecchia di Genova quella dei “carruggi” o “caruggi”, gli stretti vicoli e porticati. De André è Genova. La voce profonda di Fabrizio De André è la voce di Genova. Qui vive nel ricordo, nella memoria dei liguri che lo portano nel cuore. Quando vi troverete nella multietnica Via del Campo respirerete quel microcosmo di mondi diversi. Qui il sacro e il profano si sovrappongono e la piccola Piazzetta intitolata a Don Gallo, il prete di strada con gli ideali comunisti, è l’esatta rappresentazione. Scendiamo verso la via di Sottoripa, la strada pedonale porticata, per poi dirigerci verso la Cattedrale di S.Lorenzo con la facciata a fasce bianco e nere in stile gotico. Visiteremo l’interno e poi all’uscita ci inoltreremo per i carruggi dove proveremo un’altra striscia di focaccia. Testare le focacce a Genova è un gioco meraviglioso. Sta arrivando l’ora del tramonto. I nostri piedi iniziano a gridare vendetta. Dove farli riposare ? Sulle banchine del Porto Antico di Genova con il panorama della Grande Lanterna a fare da sfondo. Il colore del calar del sole rende la fotografia quasi fosse un quadro di Monet. A me ha ricordato il tanto famigerato San Giorgio Maggiore al tramonto e la somiglianza era davvero incredibile. Dopo aver scattato le istantanee di rito e dopo aver fatto riposare i nostri veicoli di trasporto personali andremo alla ricerca del primo piatto tradizionale di Genova : le trofie al pesto. Lo troveremo in una deliziosa rappresentazione all'Antica Trattoria Maria Del Porto. Perfetta cottura della pasta e pesto di ottima fattura. La nostra giornata non è ancora terminata. Ci penserà un concerto dell'Orchestra Paganini a Palazzo della Meridiana, (salita San Francesco) con musiche di Mozart, Paganini, Mendelssohn ed Ernst Bloch a concluderla in maniera meravigliosa. Quante emozioni in un solo giorno. E il giorno a seguire sarà una replica bellissima per le location. Treno da Brignole e fermata alla Stazione di Santa Margherita Ligure-Portofino. Con noi l’immancabile piccolissimo zainetto, il sole caldo e il cielo terso. Da Santa Margherita prenderemo il 782 l’autobus che porta fino a Portofino (mentre scrivo noto il calembour di scrittura). Noi scenderemo a Paraggi, la splendida baia col il suo mare color smeraldo e l’incantevole spiaggetta. Una piccola sosta relax prima di inoltrarci sulla pedonale Paraggi-Portofino (la passeggiata dei baci) che costeggia la strada sottostante immersa nel verde con continui saliscendi ricchi di scorci panoramici. In una quarantina di minuti si raggiunge il famoso borgo di Portofino col termine del percorso di fronte alla chiesa di San Martino. Eccoci a Portofino. dove la baia è popolata da lussuosi yacht. Decidiamo di inoltrarci dall’iconica piazzetta sulla parte sinistra, la Calata Marconi. Sulla piazzetta avverrà l’incontro inaspettato con Memo Remigi, il cantante compositore e personaggio televisivo, con tanto di fotografia a testimonianza insieme al suo cagnolino Lucio. Citando la sua più famosa canzone “Innamorati a Milano” Vito ha poi cercato di modificarne il testo pensando a Portofino. Dopo aver curiosato nelle righe dei menù e soprattutto in quelle dei prezzi dei ristoranti affacciati sulla baia abbiamo ripreso l’autobus per il ritorno a Santa Margherita Ligure. Prima di pranzare ci siamo tolti lo sfizio di testare anche una focaccia nel Panificio Pinamonti con una “slerpa” divisa in “strisce”, I termini si riferiscono alla grandezza di questa leggenda gastronomica “a fügassa”. Per assaggiare la focaccia genovese ogni momento è quello giusto : a colazione, a pranzo al posto del pane, come spuntino di mezza mattinata e pomeridiano o durante l’aperitivo. Il pranzo che suggellerà questo viaggio lo consumeremo alla Trattoria da Pezzi di Santa Margherita Ligure. Lasagna al pesto con patate e fagiolini, salame al cioccolato e un’ottima caraffa di rosso ricavata da una miscela di vitigni tra i quali il Pollera Nera. Saranno ancora due le “fatiche” che ci riserverà questo viaggio scelto dal taccuino del Club Pensionati : la pausa relax sulla spiaggia di Santa Margherita Ligure prima di riprendere il treno per Brignole e l’ennesima (alla fine ne conteremo sette) sosta a base di focaccia presa al Panificio Mario di Genova adiacente la stazione. Tutto è filato alla perfezione dal tempo meteo alle locations, dalle spese contenute alle attrazioni tra le quali molte gratuite, dalla puntualità dei treni alla gentilezza e affabilità, davvero invidiabile, da parte delle persone incontrate.  Questi angoli di terra caratterizzati dalle casette colorate, una accanto l’altra, che si rifrangono nelle acque delle baie sono incantevoli. C’era già stato in altre occasioni, ma ogni volta questi posti li senti nuovi. Così sarà per gli altri borghi tipici del Tigullio e delle Cinque Terre che metteremo nella nostra lista dei viaggi futuri in questa parte così affascinante della Liguria. Questi contrasti tra raffinatezza e autenticità credo siano il vero punto di forza di questi luoghi, che regalano loro quella attrattiva e seduzione irresistibile. I due viaggi di questo racconto sono stati anche inevitabilmente l’elogio al "lavoro della pensione”, al treno come alternativa di mezzo di trasporto e ai primi piatti della cultura gastronomica italiana oltre naturalmente alle bellezze dei luoghi.

Post's song : "Crêuza de mä" performed by Fabrizio De André

03/25

dimanche, février 23, 2025

Maratona romana

All’interno del titolo di questo racconto/diario di bordo sono racchiuse tutte le emozioni vissute nelle nostre “vacanze romane”. Il primo viaggio di questo 2025 era contraddistinto, prima della partenza, da almeno due pretesti e da altrettante novità. I pretesti erano la Mostra sulla Nutella al Maxxi (Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo) e lo spettacolo di Maurizio Micheli al Teatro Nino Manfredi al Lido di Ostia. Le novità erano il Cimitero Monumentale del Verano e il Palazzo della Civiltà all’EUR. Su questi punti fermi abbiamo costruito intorno questa bellissima vacanza romana. Tre sono stati i giorni intensi, oltre cinquanta i km di camminate, tre le gustose soste culinarie, due a pranzo al Ristorante Impiccetta nostro punto di riferimento per la tradizione culinaria romana e una divertente cena nel post-teatro al Lazzarella “Sapori Napoletani” di Lido di Ostia con l’artista amico Maurizio Micheli. A questi numeri si sono aggiunte le tante piccole meraviglie di Roma e gli incontri sorprendenti che hanno reso la vacanza una vera fuga dal quotidiano. Siamo partiti di mercoledì con il treno veloce mattutino della compagnia ferroviaria Italo che in appena tre ore, trascorse quasi senza accorgercene, ci ha trasportati nella capitale d’Italia. Armati di un piccolo zainetto, della app di Google Maps sui nostri cellulari e coadiuvati dalla colorata Guida Cartonville del Touring Club, all’uscita della stazione Termini, Betty Vito e io abbiamo cominciato a esplorare la frenetica Roma camminando per quasi un’ora in direzione Trastevere. Qui a Trastevere ci siamo fermati per pranzo al Ristorante Impiccetta, già testato molti anni fa nel periodo di Natale insieme al Nick e a Edoardo. E’ il nostro luogo sicuro di Roma per deliziarci con le specialità tipiche della gastronomia romana. La scelta come antipasto con la cicoria ripassata e il filetto di merluzzo fritto si è dimostrata azzeccata per bontà. A seguire gli abbondanti, per inciso erano la versione piccola, tonnarelli cacio e pepe e alla gricia. A Milano questi primi piatti sono le nostre scelte nell’Ostaria (osteria) Volemose Bene nella versione mezzemaniche. La base di “cacio e pepe” diventa l’apripista per le rielaborazioni della “gricia”, della “carbonara” e della “amatriciana”. Guanciale per la gricia, guanciale e uova per la carbonara e guanciale e pomodoro per l’amatriciana. Questi quattro primi piatti sono la certezza e il calore della tradizione. Non esiste nessuna trattoria romana che non serva queste specialità. La tradizione della cucina romana è una cosa seria e noi lo stiamo vedendo a Milano nella crescita sempre positiva e propositiva di nuovi ristoranti o trattorie di impronta capitolina. Una vera e propria colonizzazione romana a Milano sotto il profilo gastronomico. Con tanto ben di Dio in corpo, sempre a piedi, abbiamo raggiunto nel dopo pranzo la nostra casa/base prenotata in zona Piazza Navona. Qui si è divisa, ma solo per un’ora e mezza circa, la mia strada e quella di Vito e Betty. Io mi sono diretto al Maxxi per visitare la mostra allestita per festeggiare i 60 anni della Nutella. Era un dovere per me entrare a far parte di un viaggio iniziato 60 anni fa (1964) e che non finirà mai. E’ la storia della crema spalmabile più famosa del mondo, nata in un piccolo laboratorio di pasticceria di Alba, nel centro delle Langhe, e diventata nel tempo un’icona indiscussa di italianità. La mia storia con la creazione personalizzata delle etichette della Nutella è datata 1999; da un quarto di secolo è diventata il mio gioiello a livello grafico, testimoniata dalle tante istantanee di grandi cuochi, di artisti dello spettacolo, di scrittori, di sportivi, di medici, ma anche e soprattutto di amici e conoscenti. Un vero e proprio passaparola che ha determinato negli anni il commissionarmi le etichette personalizzate in tutti i formati in occasioni di eventi, di incontri e festeggiamenti vari. Mentre io mi inoltravo nel mondo Nutella Betty e Vito si dirigevano prima verso Piazza Navona e poi in direzione Fontana di Trevi dove ci eravamo dati appuntamento per ritrovarci insieme. Da qui è partita una lunga camminata che ci ha portato sul Lungotevere all’ora del tramonto con la meravigliosa scenografia che stava illuminando Castel Sant’Angelo e il Cupolone della Basilica di San Pietro. Cammina … cammina … siamo arrivati all’interno della Basilica. Maestosa, affascinante, suggestiva, un vero e proprio capolavoro che tocca i sentimenti in questi giorni accentuati dalle precarie condizioni di salute di Papa Francesco. Visitare di sera la zona di San Pietro è davvero un appuntamento da non perdere. All’uscita l’ennesima passeggiata in versione notturna ci porterà in zona Pantheon per un aperitivo con piccoli tranci di pizza e un boccale di fresca birra. La serata la concluderemo davanti lo schermo televisivo della “nostra casa” a vedere insieme il documentario sul percorso artistico e di vita dell’amico Edoardo Bennato. Che ricordi ! Che emozione rivedere il filmato del concerto a San Siro (Milano) del 19 luglio del 1980 e sapere che Vito e io eravamo lì nel backstage per tutto il giorno. Il tempo corre sia negli anni che nei giorni ed eccoci pronti ad affrontare una nuova alba. Il programma stabilito era intenso e così non abbiamo perso tempo prendendo un autobus da Via del Corso verso il Cimitero Monumentale del Verano che da sempre era nel nostro taccuino delle visite future. Il Cimitero del Verano, con il suo patrimonio di opere d'arte e con le sepolture di centinaia di personaggi illustri del mondo artistico, storico, letterario, musicale, cinematografico, teatrale costituisce un vero e proprio museo all’aperto. E’ un luogo di rare memorie ed emana un fascino che ha ricordato per grandezza il Père Lachaise di Parigi. Il nostro preferito rimane sempre quello di Montparnasse a Parigi che visitiamo in ogni soggiorno nella capitale francese,  quasi fosse il nostro “giardino di casa”. Al Verano, con la cartina regalataci dal centro di accoglienza all’ingresso, abbiamo inseguito e trovato le tombe di Vittorio Gassman, di Raimondo Vianello, dei fratelli De Filippo, di Alberto Sordi, di Nanni Loi, di Gigi Proietti, di Ennio Morricone, di Aldo Fabrizi, di Vittorio De Sica, di Nino Manfredi, di Marcello Mastroianni, di Maurizio Costanzo e di Rino Gaetano. Due ore e mezzo di visita. Per l’immensità del cimitero e la quantità delle sepolture ci siamo persi quelle di altri personaggi. Il tempo è tiranno e dovevamo raggiungere il Lido di Ostia per lo spettacolo pomeridiano di e con Maurizio Micheli nella pièce teatrale “Nessuno è perfetto” in scena con Elisabetta Mandalari. Al Lido di Ostia si arriva con la metropolitana (Metromare) al costo irrisorio di 1,50.- euro. (un euro e cinquancentesimi). Incredibile la fortuna che hanno i romani, in mezz’ora sono al mare senza lo stress della guida. Noi ci arriveremo il tempo giusto per uno spuntino con tavolo all’aperto da Insolito Food & Drink. Il grosso cartello fuori dal locale ci invitava ad assaggiare il cuoppo fritto napoletano di pesce e noi non ci siamo fatti sfuggire l’occasione accompagnandolo con calici di prosecco e di un bianco fermo. Per un buon caffè abbiamo solo attraversato la strada perché nel locale di fronte, il Krapfen Paglia, c’era ad aspettarci un vero krapfen artigianale per concludere nel migliore dei modi questa pausa pasto. Una vera goduria in entrambi locali. Le piccole gioie della vita sono proprio queste. Prima di assistere allo spettacolo, dopo aver depositato gli zainetti nella casa prenotata per la notte, ci siamo concessi una piccola passeggiata sul Pontile di Ostia. Uno sguardo allo skyline di Ostia, dove gli edifici hanno tutti la stessa altezza, un altro alla statua di Nettuno che sembra emersa dalle onde del mare e con il profumo del mare e una leggera brezza abbiamo respirato un’aria da anni sessanta anche grazie alla musica di sottofondo che proveniva dalle casse di un appassionato chansonnier locale. Sembrava che il tempo si fosse fermato. Dal Pontile al Teatro Nino Manfredi la distanza è breve. Qui abbiamo assistito al divertente spettacolo di Maurizio Micheli e poi insieme a lui e al produttore Enzo Sanny abbiamo cenato nel locale di marchio inconfondibile napoletano  “Lazzarella” con antipasto di polpo con contorno di friarielli ripassati e con un trionfo di pasta alla genovese e di paccheri patate e provola. La degna conclusione è arrivata con un babà alla crema. Potremmo tranquillamente definire la nostra giornata culinaria come “aria di Napoli sulla costa laziale”. Il risveglio per l’ultimo giorno di vacanza è stato baciato dal sole pieno e dal cielo limpido. Colazione su una terrazza affacciata sulla costa e poi una lunga passeggiata sul lungomare per riprendere il metromare alla stazione “Stella Polare”. La seconda novità segnata nella nostra agenda è proprio sulla linea del metromare alla fermata “Eur Magliana”. Si tratta del Palazzo della Civiltà. Il palazzo è un edificio monumentale che si trova a Roma nel moderno quartiere dell’EUR. L’edificio è a pianta quadrata e si presenta come un parallelepipedo a quattro facce uguali, con struttura in cemento armato e copertura interamente in travertino; presenta 54 archi per facciata (9 in linea e 6 in colonna) e in ragione di ciò ricevette il soprannome di Colosseo quadrato. Per la sua particolare architettura e il suo richiamo alle forme monumentali della Roma antica, il Palazzo della Civiltà Italiana è stato spesso usato come ambientazione di produzioni cinematografiche, televisive e spot pubblicitari. Noi lo abbiamo usato come sfondo per la foto del racconto. Dal Colosseo moderno a quello antico basta prendere la metropolitana linea B dall’Eur. All’uscita della stazione ci troviamo di fronte il maestoso anfiteatro e soprattutto l’immensa folla di turisti in coda per visitare anche i Fori Imperiali adiacenti. Noi proseguiamo imperterriti a piedi verso Via Condotti per vedere Piazza di Spagna e la scalinata della Trinità dei Monti. Siamo in prossimità dell’ora di pranzo e torneremo a Trastevere nel “nostro” ristorante di fiducia, l’Impiccetta. Replica pari pari dell’antipasto del primo giorno, con cicoria ripassata e filetti di merluzzo fritti, un assaggio di polpette al sugo e una leggendaria, per l’eccellente del gusto, lasagna al forno. Oltre allo speciale rapporto qualità-prezzo, nel finale Giordano, che ci ha servito l’intero pasto, ci ha omaggiato di bicchierini di amari speciali a base di arancia e ciliegia. Che bello passeggiare per Roma partendo dal dopo pranzo di Trastevere. Un salto a Piazza Campo de’ Fiori, l’incontro con il regista Ferzan Özpetek con tanto di istantanee ricordo e quello con Luigi “Grechi” (fratello di Francesco De Gregori) prima della sua serata di racconti e musica nel locale “Polmone Pulsante”; Qui abbiamo incontrato anche Lucio Bardi, musicista e amico di Vito conosciuto negli anni ottanta quando accompagnava Edoardo Bennato. Un ultimo sforzo per le nostre gambe e arriveremo di nuovo alla Stazione Termini dove si concluderà il cerchio magico di questa felice “tre giorni” capitolina. Le comode poltrone della carrozza business di Italo (in upgrade) e il servizio con un bicchiere di prosecco e un pezzo di focaccia renderanno ancora più liete le tre ore, letteralmente volate, che ci separano alla nostra quotidianità milanese. A Roma è impossibile non camminare, è quasi un atto dovuto per immergersi completamente nella storia di questa grande città. Tutto ciò che è girato proprio intorno ai km di camminate registrati nelle app (applicazioni) dei nostri cellulari è stato qualcosa di fantastico. Siamo stati bene in questo primo viaggio dell’anno, conformati anche dal tempo meteo gradevole, e confidiamo possa essere una buona rampa di lancio per quelli a venire. Le emozioni, che citavo a inizio racconto, devono essere vissute, tutte. E noi lo abbiamo fatto.

Post's song : "Vacanze Romane" performed by Matia Bazaar

02/25

mardi, décembre 31, 2024

2024 : riflessioni tra la gioia e l'inquietudine

Non è facile per me descrivere l’anno che giunge al termine oggi. E’ stato un anno di cambiamento radicale. Troppi stati d’animo hanno influito sul mio umore. Ho iniziato l’anno con la gioia dell’andare in pensione, per arrivare nel finale con la paura per la preoccupazione della malattia. Nel corso dell’anno mi ero liberato dei pensieri negativi che avevano contrassegnato gli ultimi mesi di lavoro per poi ritrovarmene altri, più pesanti, legati alla salute con la diagnosi finale di una neoplasia per fortuna “sempre" presa allo stadio iniziale. Ho scritto “sempre” in quanto è la terza volta che mi succede, sperando che questa sia l’ultima visto il detto che dice : “non c’è il due senza il tre”. I pensieri di questo tipo minacciano l’equilibrio mentale. Il 2025 che verrà sarà un anno in follow-up, e sarà così per altri anni a seguire con i controlli periodici delle mie patologie riscontrate e diagnosticate negli ultimi vent’anni. Vorrei vivere in maniera spensierata, ma non è facile quando si presentano questi eventi improvvisi. La vita mi mette alla prova, e lo ha già fatto in passato con i sentimenti, il lavoro e la situazione economica, e ora sono alla prese con cercare di riscoprire il lato positivo delle cose. Purtroppo la mia salute è stata influenzata, oltre che dalla genetica, anche da quegli aspetti interiori negativi. Devo fare un passo indietro per recuperare quei valori che non passano mai di moda, farli miei e consolidarli ed è un consiglio che dò a tutti in quest’epoca fatta di effetti collaterali per l’eccessivo uso della tecnologia. E’ facile dire che bisogna vivere alla giornata. La mente condiziona la libertà di azione. Come ho scritto nelle prima riga di questo resoconto annuale è difficile descrivere l’anno che finirà fra poche ore perché, inevitabilmente, devo toccare la sfera della gestione, per me scostante, dei rapporti interpersonali. Io mi sono sempre fatto condizionare dagli altri perché pensavo sempre che veder star bene le persone a me vicine facesse star bene anche me, ma non era così. In questo momento storico mi devo scontrare con una realtà a me troppo distante. Io mi sento completamente diverso dalla massa. Più passa il tempo e più mi ritrovo a che fare con cliché, generalizzazioni, stereotipi, conformismi, pensieri di massa, bassezze culturali ecc. ecc. e noto il mio essere diverso, di non essere d’accordo su tante cose, di non provare più le emozioni e gli entusiasmi di un tempo. Io non faccio mai domande, mentre le persone in genere ne fanno troppe, ma solo perché devono necessariamente parlare, non sono abituati al silenzio. Riscontro in loro una capacità morbosa per una curiosità effimera che non porta a niente. Si possono raccontare le bugie più grosse, spararle anche a grandi livelli e non cambierebbe niente. Verità e falsità viaggiano sulla stessa lunghezza d’onda per molte persone, in questo mondo condizionato dalla tecnologia. Bisogna dare un calcio alla tecnologia, intesa come social media o fake news, che sta invadendo la sfera dei rapporti umani e che ci porterà, proprio con l’utilizzo malsano dell’intelligenza artificiale, a una povertà intellettuale e a un isolamento sociale che già adesso si inizia a intravedere. Non c’è più creatività, tutti utilizzano le stesse applicazioni per i fini più mediocri. Sarà pur vero che non possiamo più tornare indietro, ma possiamo gestire meglio la nostra vita limitandone l’utilizzo. Non c’è più solidarietà, tutti rincorrono informazioni per lo più di scarso spessore e insulse. La maggior parte delle persone insegue la massa e questo è un fatto gravissimo. Inseguono la frivolezza, l’inconsistenza degli argomenti alle quali aggiungono l’interferenza nell’ambito personale. Non si relaziona più in maniera efficace e intelligente. Si sta utilizzando una regola fondamentale e valida solo per gli scrittori o i giornalisti che cercano di attirare la curiosità del lettore e cioè quella delle cinque W (vu doppia). Le cinque W stanno per: Who ? [«Chi ?»], What ? [«Che cosa ?»], When ? [«Quando ?»], Where ? [«Dove ?»] e Why ? [«Perché ?»]. Nei rapporti interpersonali questa regola è invadente e indelicata. Non è la curiosità del sapere è la curiosità della tecno-umanità, ossia dell’ignoranza e il tutto è controllato e manipolato dai potenti e dai monopolisti. Bisogna spingere di più sull’intelligenza naturale. Ecco perché molte volte mi convinco del conforto del vivere da soli che non vuol dire vivere di solitudine o isolarsi, ma vuol dire vivere di indipendenza. Io amo stare solo, ma amo anche vivere in coppia e in compagnia quando le stesse non condizionano il mio modo di agire. Purtroppo noto che molte persone cercano di intromettersi nella vita privata degli altri, talvolta cercando di imporre il loro stile di vita e io questo non riesco proprio a capirlo. Per quello ci sono momenti nei quali sento il bisogno di scappare e magari chissà, un giorno vedermi, come scrissi in qualche occasione, in una parte della Francia che amo, Parigi in primis. Vorrei fuggire da quest’epoca, ma nello stesso tempo vorrei correre verso qualcosa. Quel qualcosa lo potrò solo trovare con una novità nella mia vita. Ho pagato tanti conti che non erano miei e questo mi è costato molto e non parlo solo economicamente. Quei “conti” mi hanno privato della spensieratezza, del vivere con leggerezza certe situazioni. Ho un credito enorme pesando sulla bilancia il “quanto dato” e il “quanto ricevuto” e ora vorrei iniziare a riscuotere. Col nuovo anno vorrei davvero costruire qualcosa di nuovo, ci proverò, ma voglio ricordare a tutti che io sto bene quando mi chiudo in me stesso. Mi ritrovo. Ecco perché ho scelto come canzone (San Luca) del post una traccia del nuovo album musicale di Cesare Cremonini. Mi piacciono molte frasi e l’atmosfera melodica che la contraddistingue. Ho detto molte volte che chiudendo la porta di casa dall’interno dico dentro di me : grazie. E’ così. Io mi sono abituato al silenzio e lo scrivere mi aiuta molto. Noto negli altri la propensione del non riuscire a stare zitti nemmeno per trenta secondi. Devono aprire bocca, commentare, giudicare, tante volte senza dire nulla di così interessante. E’ più forte di loro e non capiscono che è tutto così ordinario (non trovo il termine preciso per far capire quello che sento e che vedo). Lo trovo di una mediocrità assoluta. Quando ascolto certi discorsi dovrei rispondere, mandare a quel paese, dire la mia direttamente, ma l’educazione e il mio carattere mi frenano. Peccato che con i loro comportamenti, con le loro azioni, con le loro parole fanno irritare gli altri. Aveva forse ragione una delle donne della mia vita a dire che ho un carattere di merda. Io ho capito soprattutto che la bontà e la gentilezza non pagano, mai. E’ un discorso lungo, forse più da analista e paziente, come facciamo Anna e io tutto l’anno, che da scrittore di racconti di viaggio e di vita. Ho lasciato poco spazio al resoconto annuale delle mie esperienze di viaggio di quest’anno, ma cerco di sintetizzarle al meglio. L’unico viaggio davvero da solo l’ho effettuato proprio nei giorni successivi il termine della mia attività lavorativa scegliendo il Marocco come destinazione. Il Marocco su di me ha un’influenza quasi magica. Ha mille volti, mille colori. E’ un altro mondo e a me piace esplorare posti nuovi. Mentre scrivo in attesa del nuovo anno mi rendo conto che lil desiderio di tornare a viaggiare con frequenza maggiore per scoprire posti nuovi, come facevo prima della pandemia di Covid, è una voglia matta e vorrei riprenderla proprio nel 2025. Dopo il Marocco, quest’anno è stato l’anno di Parigi, con due significative presenze enogastronomiche insieme a Vito e Betty, delle isole delle Cicladi in due occasioni diverse, della meravigliosa settimana francese (da sud a ovest, da nord e est) in auto con un giro circolare, dell’altrettanta splendida settimana di sole in Sardegna, del fugace ma intenso weekend concerto in Alsazia, del Natale appena trascorso nel Sud Italia. Non ho dubbi su cosa chiedere al 2025 che sta arrivando : la buona salute, la voglia di vivere con leggerezza, le gioie delle piccole cose e naturalmente il ritorno ai viaggi nuovi e chissà … anche in coppia o in solitario, oltre a quelli di gruppo consolidati negli ultimi anni. Vorrei anche tornare in posti precedentemente visti nell’epoca del Nessie Hotel (camper), come la Scozia a esempio, e altri ancora. Potrebbe essere una buona idea. L’importante sarà stimolare i famosi cinque sensi … in tutti i sensi. "E’ sempre il momento giusto per fare quello che è giusto” diceva Martin Luther King. Non ho scritto di politica solo perché questa crescente “voglia di destra fascista” mi fa solo arrabbiare e non voglio sprecare righe per l’imbecillità, l’arroganza, l’ignoranza, la volgarità, l’egoismo, la mancanza di rispetto e di compassione soprattutto. L’immagine del post è un’ironica copertina come vincitore del premio “pensionato dell’anno”. Strameritato. Grazie a tutti i miei compagni di viaggio e anche a quelli che mi sono stati vicino in questo anno così “pensieroso”, Dottori compresi, soprattutto per la pazienza e la dedizione che hanno mostrato nei miei confronti.


Post's song : "San Luca" performed by Cesare Cremonini e Luca Carboni

samedi, décembre 28, 2024

Natel n'cumpagnij

Dopo una Pasqua a New York nel 1989 e un Thanksgiving a Chicago nel 2007, eccomi alle prese con un Natale nel sud d'Italia, in parte americano grazie alla presenza di Melanie, la ragazza di Edoardo, nativa di Long Island nello stato di New York. Chissà magari un giorno festeggeremo le festività natalizie proprio negli Stati Uniti all’insegna del “Christmas with the yours and Easter what you want” di maccheronica traduzione citato nella canzone di Elio e Le Storie Tese. Oltre a Melanie la compagnia cui ho fatto riferimento nel titolo del racconto è stata composta da Edoardo, Betty, Vito e io. Partenza ancor prima dell’alba nel giorno dell’antivigilia per il volo mattiniero da Orio al Serio in direzione dell’aeroporto di Pescara. Volo di soli cinquanta minuti, ma molto turbolento per via del forte vento in prossimità dell’atterraggio. Sani e salvi e con la consegna di una Volkswagen T-Cross nera  presa a noleggio (noi volevamo una Peugeot 208 color senape), abbiamo dato inizio a questa settimana “lavorativa” dal lunedì al venerdì attraverso il passaggio di tre regioni che si affacciano sul Mar Adriatico, l’Abruzzo, il Molise e la Puglia. Prima tappa : Termoli nel Molise. La località e la regione italiana erano per tutti un’autentica novità. Il tempo meteo non è stato dalla nostra parte in questo primo giorno, ma nonostante il vento forte, la pioggia, il nevischio e la temperatura bassa siamo riusciti a mettere nel nostro carnet un assaggio piacevole della città. Ad arricchire questo inizio viaggio sono stati però un arcobaleno sul lungomare e un pranzo sorprendente al ristorante Sottovento basato su una cucina semplice, con prodotti di qualità elaborati con innovazione e inventiva rispettando la tradizione culinaria molisana. Antipasto in condivisione con un piatto di polpette rosse cacio e ova con l’aggiunta del tonno, in abbinamento con bicchieri di Malvasia del Moline per un brindisi benaugurante. A seguire una pasta mista con cozze, fagioli borlotti, spuma di gorgonzola dolce e polvere di pomodoro e una chitarrina (pasta locale simile agli spaghetti) alle vongole, prezzemolo e zest al limone. Conclusione per il terzo atto di questa sinfonia enogastronomica con un tiramisù e una millefoglie scomposta corredata dal tris finale di amari locali. Gli inizi dei nostri viaggi in ambito culinario sono sempre sfolgoranti. Sarà per la novità, sarà per l’emozione, sarà perché, in questo caso, nel sud d’Italia la cucina regionale è di un livello superiore per qualità e varietà. Con tanto ben di Dio in corpo riprendiamo il nostro itinerario, come da programma, in direzione della città di Bari dove avevamo prenotato una favolosa casa in pieno centro. Lasciati i piccoli bagagli (borse trolley e zaini) nel rispetto delle normative dei viaggi Ryanair ci siamo subito inoltrati nel quartiere di San Nicola, altrimenti detto Bari Vecchia. Italo Calvino descrisse il mondo attorno all'antico San Nicola come "… un formicaio ebbro di vitalità. con vecchi cortili che sembrano stanze e con vecchie cappelle come magazzini …". Col preannunciarsi della sera, la luce “giallo oro” che filtra nel cuore dei vicoli regala un’atmosfera senza tempo, dove passato e presente si mischiano per dare vita a un presepe urbano vivente. E’ uno spettacolo che incanta sempre e così tra locali e negozi storici ci imbattiamo nella rosticceria “da Zazzà”, dove tra panzerotti classici, riso patate cozze e braciola (involtino) di cavallino col sugo di pomodoro ci siamo subito immersi nella gastronomia tradizionale pugliese. E’ facile accettare i consigli allettanti di chi cucina queste prelibatezze e così è stato per gran parte delle pause ristoro dell’intero viaggio. Infinito ed emozionante questo primo giorno di vacanza suggellato dalla visione a casa di un classico della cinematografia natalizia, il film “National Lampoon's Christmas Vacation” con Chevy Chase e famiglia. Il secondo giorno, quello della vigilia, lo abbiamo iniziato dirigendoci verso il porto vecchio dove purtroppo, causa tempo avverso, non c’è stata la “rappresentazione” dei pescatori che puliscono i frutti di mare o sbattono i polipi per offrirne poi un assaggio ai turisti di passaggio. Decidiamo quindi di rivedere la Bari Vecchia del giorno precedente questa volta con la luce del giorno. L’appetito incombe su di noi e cosa c’è di meglio per spezzare la mattinata di una bella fetta di focaccia barese (fcazz) fragrante e profumata da condividere ? La proveremo nel locale storico “Panificio Fiore”. Olio, pomodorini tagliati, olive intere e origano rendono questa delizia un’autentica eccellenza dello “street food” pugliese insieme al panzerotto classico. Due pietanze semplici con un gusto incredibile. Le mangeresti tutti i giorni, a tutte le ore compresa la colazione del mattino. Ma noi siamo già arrivati all’ora di pranzo e scegliamo di provare le orecchiette al ristorante “La locanda dell’elfo”. Le orecchiette (pasta tradizionale locale) è un’altra indiscutibile gemma preziosa della cucina pugliese e noi le gusteremo nelle due versioni classiche, quelle con le cime di rape e quelle al sugo di pomodoro con l’involtino (“brasciola” di cavallino) dove la scarpetta di pane è un atto doveroso. Ogni volta penso al turista straniero che assaggia per la prima volta il tesoro della cucina tradizionale e regionale italiana e di quanto siamo fortunati noi ed essere ancora sorpresi di tanto gusto. Anche per Melanie è la stessa cosa in quanto vive in Italia da tanti anni, ma è sempre bello vedere il nostro stupore di fronte a tanta ricchezza del cibo e naturalmente del bere il buon vino. Si intravedono i primi raggi di sole all’orizzonte e così dopo pranzo riprendiamo il cammino sulla Muraglia della Bari Vecchia. Torneremo a casa nel tardo pomeriggio per un po’ di relax e seduti sulle comode poltrone dei due divani vedremo altri due altri film cult di Natale, “Una poltrona per due” con Dan Aykroid e Eddy Murphie e quello di animazione con il “Canto di Natale di Topolino”. La nostra cena della vigilia sarà a base di panzerotti e focaccia barese prenotati in corsa al Panificio “La Pupetta”. Terminato lo spuntino, con la temperatura meteo è ancora bassa, ci incammineremo avvolti nei nostri caldi piumini in direzione Bari Vecchia per la messa di mezzanotte nella Basilica di San Nicola, il clou del nostro programma della vigilia di Natale. Missione compiuta con tanto di “musica di sottofondo” per gli immancabili botti e spari nelle vicinanze. Siamo così arrivati al giorno di Natale. La pioggerellina ci accompagnerà in questo inizio di giornata. Una scappata e fuga a Polignano a Mare era nel nostro programma, per far vedere a Melanie il centro storico di case bianche posizionate su una suggestiva scogliera e per immortalarci tutti insieme per un autoscatto con lo sfondo della statua dedicata a Domenico Modugno. La scultura è un abbraccio del grande Mimmo al suo paese d’origine; la statua è infatti rivolta verso il borgo con le braccia aperte come intento a intonare la famosa “Nel blu dipinto di blu”, nota anche come “Volare”, brano con cui raggiunse un successo planetario. E’ arrivata l’ora di risalire la costa per dirigerci a Molfetta dove avevamo prenotato il pranzo di Natale, tutto a base di pesce, nel ristorante “I due Foscari”. Nel tardo pomeriggio saluteremo lo skyline di Molfetta illuminato dalla luce di un tramonto con nuvole rosa nel cielo azzurro e proseguiremo lungo la strada costiera verso Vieste. Vedremo Vieste con il buio della sera e poi il giorno seguente finalmente con il sole del mattino. Vieste per la sua posizione è un ottimo punto di partenza per scoprire la meravigliosa terra del Gargano. Ammireremo il centro storico, un borgo antico con le sue caratteristiche viuzze irregolari e le piazzette/belvedere (aperte alla vista del mare) con viste sul Faro, sul Castello, sulla Cattedrale e sulla spiaggia dove c’è il Pizzomunno. Il Pizzomunno è un imponente monolite in pietra calcarea alto 25 metri ed è situato all’inizio della spiaggia a sud del centro abitato; è diventato il simbolo stesso della cittadina garganica e osservarlo da vicino è davvero impressionante. Al Pizzomunno sono legate alcune leggende tra le quali quella di Pizzomunno e Cristalda, due giovani innamorati. La leggenda del bianco monolite è anche rappresentata sui gradini della “scalinata dell’amore, con parte del testo della canzone “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” presentata alcuni anni fa al Festival di Sanremo da Max Gazzè. Alla scalinata hanno legato anche un significato simbolico e magico : si dice che percorrendola insieme alla persona amata si rimarrà uniti per sempre. Edoardo e Melanie hanno tenuto fede a questa leggenda e noi li abbiamo fotografati per l’occasione. Si riparte con il sole pieno in direzione Monte Sant’Angelo per arrivarci all’ora di pranzo e mettere le gambe sotto il tavolo della “Osteria del corso”, un tipico ristorante con una cucina sana e genuina che rispecchia le antiche tradizioni. Il dopo pranzo lo abbiamo speso per visitare Monte Sant’Angelo. Il borgo situato nella parte sud del Gargano, a circa 800 metri di quota ed è noto soprattutto per il Santuario di San Michele Arcangelo, patrimonio Unesco. Oltre al santuario sono degne di nota le bianche case a schiera, con tetto a spiovente. Il Santuario è un luogo di culto antichissimo legato alle apparizioni dell’arcangelo Michele. San Michele, venerato anche tra gli ebrei e i musulmani, è il simbolo della lotta del bene contro il male. La Basilica, luogo mistico, è disposta su due livelli, quello superiore e quello inferiore. Il livello superiore include il portale romanico e il campanile, mentre il livello inferiore invece include la grotta, che si può raggiungere direttamente tramite la scalinata angioina, un museo devozionale e delle cripte. La parte più misteriosa del Santuario è proprio la grotta, dove la tradizione vuole sia apparso l’arcangelo Michele. Nonostante i secoli, l’atmosfera del luogo mantiene ancora la sua forza e la sua sacralità. Anche oggi il Santuario di San Michele Arcangelo continua a essere un luogo di grande importanza spirituale e culturale, un’esperienza unica da non perdere. Il Santuario fa parte della “sacra linea di San Michele”, talvolta nota come “spada di San Michele”, una linea immaginaria che collegherebbe 7 dei principali luoghi di culto dedicati a San Michele Arcangelo in Europa e in Terra Santa. La “sacra linea di San Michele” passa per lo Skellig Michael in Irlanda, il St Michel's Mount in Cornovaglia, le Mont Saint Michel in Bretagna, La Sacra di San Michele in Piemonte, il Santuario di San Michele in Puglia, il monastero di San Michele Arcangelo a Panormitis in Grecia e il Monastero di Stella Maris sul Monte Carmelo a Haifa in Israele. L’appuntamento per l’ultima notte e l’ultimo giorno di vacanza ci porterà a Vasto in Abruzzo. Prima di sederci al tavolo del ristorante il “Posticino” daremo una veloce "infarinatura" serale della cittadina. Nonostante il pranzo sostanzioso di Monte Sant’Angelo, la voglia di provare i veri arrosticini d’Abruzzo era così tanta che non potevamo esimerci dal testarli sul posto. Gli arrosticini sono vanto e patrimonio della gastronomia abruzzese, sono una vera prelibatezza. Originariamente noti come “rustell’, rustelle o arrustelle", gli arrosticini sono formati da pezzetti di carne di forma cubica, dello spessore di circa un centimetro per lato, infilati su uno spiedino di legno lungo al massimo venti centimetri. I classici sono preparati con carne di pecora o castrato. Gli ultimi arrivati sono gli arrosticini di fegato di vitello, in cui ogni pezzettino è intervallato da una fettina di cipolla. Noi li abbiamo provati entrambi abbinandoli al pane bruschettato (tostato e spennellato di olio di oliva extravergine) : una vera delizia. L’indomani abbiamo visitato con calma, con la luce del giorno e con il sole accecante, la città di Vasto. Affacciata su quello che viene chiamato il Golfo d’Oro, un’estesa baia a forma di mezzaluna, è uno dei luoghi più caratteristici dell’Abruzzo. E' una storica e affascinante città che si trova nella parte meridionale dell’Abruzzo al confine con la regione Molise. Oltre al suo splendido centro storico che sorge su un promontorio dal quale si può godere di un meraviglioso belvedere, Vasto è famosa come località marittima in virtù delle sue bellissime spiagge e alla presenza della suggestiva Costa dei Trabocchi. I trabocchi, o trabucchi, sono una testimonianza del passato, delle tradizioni e di un'antica civiltà legata al mare. Si tratta di palafitte usate dai pescatori che si possono vedere lungo la costa dell'Abruzzo, sul Mare Adriatico. Noi abbiamo visto da vicino quello di Trave, adiacente la statua della Bagnante, o come la chiamano molti vastesi “la sirenetta”, un monumento dedicato alla bellezza femminile, che si erge elegante ed imponente su di uno scoglio a dominare il golfo di Vasto. Vasto ci ha regalato anche l’ultimo pranzo prima del rientro per festeggiare la bellissima vacanza natalizia. Pallotte (polpette) cacio e ova, cozze ripiene alla vastese, spaghetti alla chitarra nella versione al sugo di carne e allo scoglio, e arrosticini classici sono state le nostre scelte al tavolo preparato sulla veranda della “Trattoria Toscana” (nonostante il nome è una vera cucina abruzzese doc). Nel dopo pranzo percorreremo l’ultimo tratto di litorale per arrivare all’Aeroporto internazionale d’Abruzzo di Pescara per il volo di rientro, non prima di ammirare, all’ora del tramonto, la sagoma della Bella Addormentata visibile a occhio nudo, lungo il profilo della Majella. La Bella Addormentata è il profilo di una donna che guarda il mare che si sviluppa lungo il massiccio montuoso della Majella, con tante storie di credenze popolari. E’ stata una vera vacanza di famiglia per festeggiare il Santo Natale : cinque gli interpreti (Betty Vito Edoardo Melanie e il sottoscritto), quattro le stagioni che hanno contrassegnato il tempo meteorologico, tre le regioni del Sud d’Italia attraversate, due i voli che hanno azzerato la distanza da casa e una è stata la gioia di vivere tante emozioni di viaggio. Un grazie a tutti per la buona riuscita dell’evento, in particolare a Melanie che ha saputo integrarsi facilmente nel gruppo e che ci ha regalato nel finale di viaggio una piccola storia in rima che leggerete qui di seguito. 


“Vi racconto la storia di una splendida vacanza,

cinque giorni saporiti come il miglior fritto di paranza.

Vito, Betty, Lele, Edo, viaggiatori professionali,

hanno preso un’americana proprio sotto le loro ali.

Abbiamo visto film, monti, spiagge e chiese

e pure assaggiato l’arrosticino abruzzese.

E quante cose buone poi che abbiamo mangiato,

tra orecchiette, cime di rapa e un panzerotto infuocato.

A Lele tante foto e a Betty tante stelle,

a Vito le avventure di Cenerina e Cofelle.

Ricordatevi che tutto è cominciato con gli arcobaleni,

una promessa dal cielo alla terra di stare più sereni.

Se incontri pioggia, vento, nevischio o nuvoloni,

il sole brilla sempre nelle belle emozioni.

Non potrò mai esprimere quanto vi voglio ringraziare,

per questi giorni magici e un bellissimo Natale.”


Post's song : "Have yourself a merry little Christmas" performed by Ella Fitzgerald


12/24

dimanche, novembre 17, 2024

Tutto può succedere, tutto può cambiare, il meglio deve ancora venire

Tre titoli presi dal cinema per un viaggio diverso. Pacchetto soggiorno 3 notti/4 giorni, pensione completa, trasferimenti gratuiti, camera doppia, all inclusive, costo zero. Dall’appartamento di Paros al letto di ospedale del FBF non sono passati nemmeno due mesi. Nel finale del racconto “cicladico” scrissi : “E’ stata l’ennesima vacanza nella quale quello che avevamo “pensato e sognato” si è avverato, nonostante un mio problema di salute che per fortuna non ha influito fisicamente sul corso delle giornate, sebbene mentalmente ha impensierito il gruppo.” Quel “problema di salute” fortunatamente asintomatico nel fisico, ma sfortunatamente allarmante nella diagnosi mi ha portato, anche in questo caso con la fortuna dalla mia parte per i tempi decisamente ridotti, in sala operatoria. I pensieri in tutto questo periodo sono stati decisamente pesanti e si prorogheranno ancora per un mese per i risultati definitivi di prognosi. Qualunque sia il verdetto cercherò di farlo andare nei binari giusti. Se sfavorevole andrò in appello e vedrò di vincere la causa come già successo nelle due piccole precedenti esperienze di salute negative;  se invece sarà favorevole, e questo è il mio auspicio, ne farò tesoro. “Non ci voleva” continuo a ripetermi, ma tant’è. Quando i pensieri viaggiano per questi avvenimenti si fanno anche dei buoni propositi per il futuro. Ho incolpato, anzi maledetto, il mio carattere che ha mandato giù tanti bocconi amari nelle varie vicissitudini lavorative, sentimentali, finanziarie, nei rapporti con altri e non ha saputo farsi valere nel controbattere. Tutto ciò ha minato sicuramente la mia salute negli ultimi ventidue anni. Vabbè. Cercherò di rimediare nei tempi supplementari. Li chiamo così perché dopo una vita costantemente in bilico fra successi e insuccessi, ora sono convinto di poter vincere in questo periodo di vita supplementare iniziato con l’andare in pensione. Ho davanti a me il tempo giusto per passare in vantaggio, consolidare e vincere questa partita. Attaccheranno e mi difenderò, cercheranno di approfittare della mia bontà d’animo e farò vedere, sorprendentemente per loro, di non essere scontato. Dopo una vita spesa ad aiutare e a far star bene gli altri ora mi tocca usare la carta di quel sano egoismo che non ho mai giocato. La tenevo sempre nascosta per usarla in casi estremi : è arrivato il momento di tirarla fuori in bella mostra. Continuerò ad aiutare chi ha bisogno, ma dirò un “no" bello forte a quelli che hanno abusato del mio atteggiamento altruista, che hanno bollato, a loro favore, come una cosa scontata da usare in ogni occasione. Non è così. Il mio essere altruista deriva dal cuore d’oro di mia mamma Pupella e alle sue filosofie di vita, anche se su qualcuna ora le direi che sarebbe giusta d’animo ma non in linea con gli eventi. La mia è una predisposizione, forse come le malcapitate sentenze di salute, che indica la mia qualità interiore di gentilezza e generosità. Il mio sincero interesse a fare del bene e agire con altruismo e senza secondi fini mi mostra empatico e comprensivo a quelli che non abusano dello stesso e mi mostra “sempre a disposizione, scontato”, per quelli che ne approfittano. È ora di dire basta per queste persone. Terminata la “querelle” sull’altruismo ritorno a vivere ancora per qualche giorno l’esperienza ospedaliera vestito come Jack Nicholson in “Tutto può succedere” con vestaglietta con apertura posteriore per mettere in bella mostra i glutei del sedere. Non vedo l’ora di tornare a casa anche se ho trovato delle cose positive in questa esperienza in corso. Intanto il personale infermieristico del reparto sempre sorridente e disponibile, la cordialità e la professionalità dei Medici, il non spendere soldi e non da poco la dieta a cui mi sto sottoponendo sulla falsariga pubblicitaria del “mi piace così” ribattezzata da me con un “mi basta così” visto che assaggio le pietanze per un quarto e anche meno della porzione. In compenso bevo molta acqua come da suggerimento medico, ma anche come mia abitudine a casa. Avrei voluto evitare questa esperienza, ma visto che mi ci sono ritrovato dentro cerco di trovarne i lati positivi come vorrei tanto fosse il verdetto finale. Il mio lavoro, iniziato nel secolo scorso, di designer grafico ufficioso della Nutella troverà nuovi beneficiari per aggiungerli al mio book leggendario. Poche righe per un viaggio interiore al quale non avrei voluto partecipare e con una destinazione che non ho scelto, mi ha ricordato quello del licenziamento senza però dire a quelli che ingiustamente lo hanno sentenziato che da tutto ciò ne ho ricavato esperienze umane splendide, amori travolgenti, rapporti che resteranno per sempre e nel mio caso molti professionisti in campo medico diventati veri amici. L’importante, quando ti arrivano dall’oggi al domani eventi che non ti aspettavi, ancor di più nel campo della salute, è quella di aver la capacità di scegliere cosa sia importante e prioritario nella vita. Le scelte possono migliorare il quotidiano, saper eliminare il negativo è di una importanza vitale. Così come riuscire a eliminare il superfluo sia materiale che nel rapporti interpersonali. C’est la vie. Ecco ... imparare la lingua francese è una delle cose alle quali dovrei mettermi a capofitto nell’inseguirla. Inizio a pensare di nuovo alla frase che diceva mamma Pupella sulla quotidianità : “prenditi i giorni buoni perché quelli cattivi arrivano sempre”. In pratica "cogli le opportunità e goditi i bei momenti perché quelli difficili ci sono sempre “oppure “prenditi il buono quando arriva che il cattivo non manca mai”. Concludo con un’altra frase questa volta detta Meryl Streep nel personaggio di Miranda Priestly nel film “Il Diavolo veste Prada” : “ É tutto ! “


Ringraziamenti : Betty e Vito, tutto il personale medico, infermieristico e addetti vari del reparto di Urologia dell’Ospedale Fatebenefratelli, il Dottor Borotto e la Dottoressa Giordano, tutti gli amici (quelli stretti), i parenti e gli ex colleghi che mi hanno dimostrato un affetto fuori dal comune con messaggi, audiomessaggi (che non sopporto) e presenze.


Post's song : "Another grey area" performed by Graham Parker
11/24

mardi, novembre 05, 2024

“On ne vit qu'à Paris, et l'on végète ailleurs.”

Si vive solo a Parigi e si vegeta altrove.
Il poeta e drammaturgo francese Jean-Baptiste-Louis Gresset, vissuto nel Settecento, arrivò ad affermare che la sola vera vita è nella capitale francese. Noi (Betty Vito e io) ne siamo ormai convinti da tempo. Questo è il mio 25° racconto scritto su Parigi. Nel luglio del 2003 venendoci da solo per la prima volta, presi in considerazione il fatto che proprio nella Ville Lumière era nascosto il sogno della mia vita, del mio futuro. Nell’inaugurare il mio blog https://montparnassebienvenue.blogspot.com/ proprio con il nome della zona (Montparnasse) dove torno costantemente da quel 2003 scrissi : “è un omaggio alla zona di Parigi che amo di più, è là che vorrei trascorrere il mio futuro, è il mio grande sogno”. Ci vidi lungo, visto che a distanza di oltre vent’anni riesce costantemente a sorprendermi. Mi emoziono ancora quando vado a rileggere i ventiquattro racconti precedenti, l’ultimo proprio a marzo di quest’anno e all’interno degli stessi ritrovo le continue dichiarazioni d’amore per questa città che ormai conosco più di ogni altra al mondo. Incredibilmente ogni volta riesco a trovare parole nuove per descrivere il sentimento d’amore e il trasporto emotivo verso Parigi. Parigi è stata la prima città straniera che ho visitato. Era il lontano 1979 e ci venni con Vito e altri amici in camper. Da allora ci sono ritornato sia da solo che in compagnia. E così lo è stato anche per questa fuga autunnale con Betty e Vito. Per noi Parigi è la quintessenza della bella vita. Ogni volta la nostra vacanza è un totale full immersion enogastronomico e culturale, sempre alla ricerca di novità e di consolidate certezze. Dal dizionario italiano alla voce “full immersion” si cita : svolgimento di un'attività in maniera intensissima per un arco limitato di tempo. E’ l’esatta descrizione dei nostri giorni nella Ville Lumière. Le consolidate certezze sono le biciclette per muoverci velocemente per la città, la base a Montparnasse sulla Rive Gauche (riva sinistra della Senna), la prima colazione al “Le plomb du Cantal“, la passeggiata all’’interno del cimitero di Montparnasse per rendere un doveroso omaggio a defunti celebri, il pranzo nel nostro ristorante “Le Bistrot del Paris”, la pausa bretone nella creperie “Coeur de Breizh” e la sosta elegante all’hotel Ritz. Partendo da questi punti fermi costruiamo intorno un programma degno del nostro vivere Parigi. Quest’anno le novità sono state bellissime ed emozionanti. La prima già al nostro arrivo con la nuova base all’Hotel Odessa. Subito dopo aver lasciato i “piccoli bagagli” nelle nostre stanze, con la caratteristica di due meravigliose finestre, ci siamo letteralmente infilati nella coda per accedere al ristorante brasserie “Bouillon Chartier” di Montparnasse. Il loro motto dal 1896 è quello di “offrire un pasto dignitoso a un prezzo modesto” ed è aperto dalle ore 11,30 fino alla mezzanotte, 365 giorni l’anno, 7 giorni su 7, con servizio continuo e senza la possibilità di prenotare un tavolo. Praticamente è pieno a ogni ora del giorno con code incredibili, ma la nostra fortuna è stata quella di potervi accedere in un orario, le cinque del pomeriggio, inconsueto. In ogni caso dopo 45 minuti di attesa eccoci all’interno di questa meravigliosa location in puro stile Art Nouveau (Liberty) dove un balletto di camerieri con gilet neri e grembiuli bianchi volteggia fra i tavoli annotando su un angolo della tovaglia di carta prima l’ordinazione e alla fine il conto. Il nostro conto, decisamente alla portata di ogni tasca, ha elencato : un piattino di uova sode con maionese, un piatto con due formaggi francesi, una bourguignonne (spezzatino di carne) con coquillettes di pasta, una salsiccia d’Aveyron con purè di patate, una coppetta di creme caramel da condividere, un cestino di pane baguette, una caraffa da mezzo litro di rosso Merlot e un caffè finale per tutti. Si vive un’esperienza con un’atmosfera d’altri tempi che incarna uno spirito davvero singolare. All’uscita era già buio, per il fatto che la sera precedente era scattata l’ora legale, e noi lo abbiamo affrontato con una lunga camminata che ci ha portato da Rue de Rennes fino al lungo Senna direzione Louvre e ritorno. E’ bello ammirare Parigi con le luci della sera così come è bello prendere atto di essere qui il mattino seguente. E’ lunedì’. La città si anima con le prime luci dell’alba. Si sentono i rumori dei camion che consegnano le merci e si accendono le insegne dei caffè che offrono la prima colazione. La nostra sarà come da consuetudine degli ultimi anni al “Le Plomb du Cantal” in Rue de la Gaité a due passi dall’hotel. Il rapporto qualità-prezzo è eccezionale e per meno di sette euro possiamo gustare un buon café au lait, un fresco croissant, una croccante mezza baguette da imburrare e farcire con la confettura e un bicchiere di vera spremuta d’arancia. E’ la giusta carica per affrontare il primo intero giorno parigino. Anche la prima missione rientra nelle nostre “certezze” di Parigi : la visita al cimitero di Montparnasse. Il nostro giro ci porterà prima alla tomba di Serge Gainsbourg e poi a seguire a quella di Jane Birkin, sua moglie e musa ispiratrice. Quest’anno li abbiamo onorati entrambi con l’omaggio della piccola Nutella personalizzata, da me realizzata, confezionata all’interno di una busta di cellophane per ripararla dalle eventuali intemperie. Saranno ancora nel punto dove le abbiamo lasciate quando torneremo alla prossima occasione ? Noi speriamo di sì. In rassegna poi siamo transitati davanti alle tombe di Jacques Chirac, Samuel Beckett, Philippe Noiret, Simone de Beauvoir e Jean-Paul Sartre. Si riparte alla volta della nostra Parigi inforcando le biciclette (vélos) elettriche alla volta di Rue de Bac, fermandoci alla Cappella di Nostra Signora della Medaglia Miracolosa. Qui nel 1830 la Vergine Maria è apparsa a una giovane novizia, Caterina Labouré. Durante le tre apparizioni, la Madonna le fece alcune richieste, tra cui quella di coniare una medaglia che, se portata con fede, avrebbe concesso grandi grazie. La Medaglia fu coniata nel 1832, quando Parigi fu colpita da un’epidemia di colera e portò così tante guarigioni e protezioni a tal punto che in pochi anni fu diffusa in milioni di esemplari e nel 1854 Papa Pio IX proclamò il dogma dell’Immacolata Concezione, poco dopo confermato dalle apparizioni di Lourdes. L’acquisto delle piccole medagliette era doveroso confidando nella sua protezione. Riprendiamo le biciclette e ci dirigiamo verso il lungo Senna alternando la riva di destra a quella di sinistra. Tra pedalate e camminate abbiamo raggiunto l’ora di pranzo dove avevamo prenotato un tavolo in un nuovo ristorante da testare, il “Au Vieux Paris d’Arcole”, in una piccola via dietro la Cattedrale di Notre-Dame sull'Île de la Cité. È uno dei ristoranti più antichi di Parigi, ospitato in una casa del 1512 classificata come Monumento Storico. La nostra scelta, già pregustata nel leggere il menù sul web, è caduta inesorabilmente sulla scaloppa di foie gras di canard (fegato d’anatra scottato), il nostro piatto preferito in assoluto, abbinandola a una bottiglia di vino bianco dolce e fresco di Bordeaux. Il pasto lo abbiamo egregiamente concluso con un piatto di formaggi francesi. Dalla riva destra a quella di sinistra basta solo superare a piedi il piccolo ponte che ci riporta nel Quartiere Latino dove Betty e Vito fanno una “capatina” alla storica libreria Shakespeare and Company che negli anni venti divenne luogo di incontro per scrittori come Ernest Hemingway e James Joyce tra gli altri. Nel cielo appare un sole luminoso e quindi decidiamo di incamminarci verso Montmartre per una sosta shopping (*) all’interno del Passage Jouffroy nel negozio di giocattoli “La Boite à Joujoux”. A questo punto decidiamo di prendere la metropolitana per dirigerci verso La Basilica del Sacro Cuore per un caffè pomeridiano al “Le Consulat”, altro storico locale a due passi dalla piazzetta dei pittori e ritrattisti di Montmartre. Qui si incontravano artisti del calibro di Picasso, Sisley, Monet, Toulouse-Lautrec, Van Gogh, per citarne alcuni. Ci rimarremo il tempo per vedere il tramonto arancione con lo sfondo in lontananza della Tour Eiffel e per scattare una bella istantanea del Moulin Rouge. Iniziamo quindi la discesa a piedi in direzione Montparnasse verso la nostra base, dove arriveremo quasi per l’ora di cena. La scelta “sicura” cadrà sulla creperie bretone “Coeur de Breizh” per una galette completa (formaggio, prosciutto cotto e uovo) rigorosamente affiancata da una bottiglia di sidro dolce. La lunga giornata parigina era giunta al termine, stanchi fisicamente ma felici mentalmente. La giornata di martedì ha avuto inizio con la prima colazione al locale “Le Tournesol” in quanto il nostro "Le Plomb du Cantal” era chiuso per turno settimanale. Nessun problema, la qualità rimarrà alta e la consideriamo l’alternativa migliore come già testata in altre fughe a Parigi. Biciclette pronte e via … verso il Boulevard Saint-Germain per una sosta shopping (**) allo store della Le Coq Sportif. Da qui proseguiremo a piedi verso Boulevard Saint-Michel e nel Quartiere Latino per un’altra sosta shopping (***) e per riprendere i tre “vélos” (le biciclette in francese sono un termine maschile). Ci dirigeremo verso il “Petit Palais” per visitare gratuitamente la collezione permanente. Si è trattata di una assoluta novità, tra l’altro “piacevolmente sorprendente”. Quando si sta bene il tempo passa troppo velocemente e tra una camminata a scavalcare il maestoso e largo viale (avenue) “des Champs-Élysées” e un’altra sulla elegante “Rue du Faubourg-Saint-Honoré” ci ritroviamo a combattere col tempo per il tavolo prenotato per pranzo nel nostro “Le Bistrot de Paris”. Quindi di nuovo in “pista" con i colpi di pedale per arrivare in perfetto orario. L’accoglienza è sempre speciale quando arriviamo nel locale. Ben (il maitre di sala) e Gabriel (cameriere) ci ricevono calorosamente e a loro doniamo le mie creazioni personalizzate delle miniature di Nutella preparate per l’occasione. Il pranzo sarà a base di bistecca di tonno alla piastra con salsa al pepe verde (Betty), di scaloppa di fegato di vitello scottata (Vito) e di coscia di anatra arrosto (per me). Ottimi i puré e le patate saltate all’aglio di contorno, così come la scelta di Vito per il vino rosso, un perfetto e fresco Beaujolais. Qui i dolci sono davvero speciali e di conseguenza chiudiamo il pasto con una millefoglie e una mousse al cioccolato fondente da condividere. Che altro ? Questo ristorante è il nostro preferito da anni. Vito lo aveva scoperto leggendo il libro di Serena Dandini “Avremo sempre Parigi” con sottotitolo “Passeggiate sentimentali in disordine alfabetico”. Il bistrot parigino fu senza dubbio uno degli indirizzi preferiti di Serge Gainsbourg. L’istrionico artista aveva le sue abitudini in questo bistrot di Rue de Lille. Si sedeva sempre allo stesso tavolo, il numero 46, quello proprio davanti al bar e lì trascorse perfino il giorno prima di morire, dimagrito e affaticato, a bere un bicchierino di Porto. Salutiamo Ben e Gabriel con la promessa certa di ritornarci per il pranzo del giorno dopo, il giorno del rientro a casa. Riprendiamo il nostro andare a zonzo per la città che amiamo più di ogni altra, per un caffè pomeridiano sulla riva opposta (la droite, la destra) al “Le Louis Philippe” e per una passeggiata in zona Notre-Dame a spulciare tra le bancarelle dei “bouquinistes” di Parigi che vendono libri antichi e di seconda mano, poster e altri gadget che ricordano i tempi passati. Questi tradizionali banchetti sono allestiti lungo gran parte dei quais, le banchine della Senna, intorno all'Île de la Cité e all'Île Saint-Louis: sulla riva destra, dal Pont Marie al Quai du Louvre, e sulla riva sinistra, dal Quai de la Tournelle al Quai Voltaire. Torniamo in direzione base a Montparnasse per una sosta shopping (****) al grande magazzino Monoprix nella via di fronte l’hotel. Riprendo la frase citata in mattinata sul tempo che vola quando si sta bene e con le gambe sotto il tavolo affrontiamo la cena a base di omelette al formaggio con birra di accompagnamento al locale “Le Liberté” con la sua bella insegna luminosa rossa visibile fino a tarda notte anche dalle nostre stanze dell’Hotel Odessa. Ancora stanchi fisicamente per le pedalate e le lunghe camminate, ma raggianti per un’altra splendida giornata nella capitale francese, raggiungiamo le stanze per il meritato riposo. La nostra piccola ma intensa vacanza parigina è giunta al suo ultimo giorno. Dopo la prima energica colazione al “Le Plomb Cantal” che ha riaperto i battenti, prendiamo le nostre biciclette e andiamo incontro alla ennesima novità di Parigi. Prima di arrivarci faremo un salto “liberatorio” allo storico Hotel Ritz di Place Vendome. Da qui a piedi, transitando davanti l’Opera ci ritroveremo alle Galeries Lafayette di Boulevard Haussmann. Dopo aver fotografato la monumentale cupola Art Nouveau ultimamente impreziosita da una passerella in vetro sospesa a una ventina di metri dal suolo, prendiamo le scale mobili fino al settimo piano e raggiungiamo la terrazza gratuita da dove si può vedere Parigi dall’alto. Un altro punto d’osservazione molto speciale. Davanti a noi Parigi. In primo piano il dorso dell’Opera, alla sua destra la Tour Eiffel e passeggiando lungo la terrazza con tanto di bella scritta tridimensione “Paris, je t’aime” si possono scorgere in lontananza il Centre Pompidou, la Basilica di Notre-Dame, il Pantheon e molto altro. Per trovare La Basilica del Sacro Cuore bisogna guardare in senso opposto e andare in fondo alla terrazza. All’uscita di nuovo in bici per l’appuntamento a pranzo al “nostro” “Bistrot de Paris” per l’ultima kermesse enogastronomica e dove avevamo prenotato il giorno prima una scaloppa di foie gras scottata per festeggiare in bellezza e gusto questa fuga a Parigi. Flute di champagne, un piatto di formaggi francesi e una mousse al cioccolato fondente da condividere e un bicchiere a testa di Monbazillac da accompagnare al foie gras. Questa è vita ! Pedalata finale in direzione hotel Odessa per recuperare i nostri piccoli bagagli lasciati in custodia e per prendere il taxi verso l’Aeroporto di Orly per il volo di rientro nel tardo pomeriggio. Concludo questo “post” omaggiando i vini bordolesi che hanno ormai il loro tempio nel cuore della capitale: La Bordeauxthèque, alle Galeries Lafayette. Qui è d’obbligo fotografare le bottiglie di inestimabile valore del Petrus Pomerol e del Sauternes dello Chateau d’Yquem. E’ un atto dovuto per il nostro album dei ricordi, al pari dei monumenti famosi di questa splendida città. Avremo la fortuna di assaggiare questi due vini di Bordeaux almeno una volta nella vita ? Noi continueremo a provarci e a sognare così come faremo per la “nostra” Parigi, appuntamento d’obbligo nei nostri anni a venire, almeno un paio di volte l’anno “secondo prescrizione dello psicoanalista”. Parigi siamo già pronti per tornare da te. Alla prossima.

PS. Consigli per gli acquisti.

Nella tre giorni parigina ci siamo tolti alcuni sfizi riguardo abbigliamento e altro.

Nello specifico : 


(*) busto di Tintin in ceramica bianca in edizione numerata e limitata per me

(**) paio di scarpe Le Coq Sportif dai colori autunnali per Vito

(***) berretto “strillone” stile francese per me

(****) maglia a maniche lunghe bianca con righe orizzontali blu scuro per Betty 

Post's song : "Emmenez-moi" performed by Charles Aznavour
10/24