Proseguo il mio viaggio, il nostro viaggio, tra le bellezze paesaggistiche e le tradizioni enogastronomiche italiane. Le bellezze italiane delle nostre città, dei nostri borghi e dei nostri paesaggi naturali sono un patrimonio inestimabile unico al mondo. Il nostro paese è da sempre celebre per la sua cultura, la sua storia e la sua arte, ma lo è altrettanto per l’eccellenza della sua cucina. E così anche i nostri tesori culinari e la loro varietà regionale sono autentiche opere d’arte che, trasformate in piatti deliziosi, rispecchiano la ricchezza di una terra baciata dal sole dove l’armonia dei sapori, dei profumi e dei colori diventa una vera e propria esaltazione dei sensi. Ne deriva che anche il nostro patrimonio gastronomico è unico al mondo. Oltre alla premessa sullo splendore italico del binomio paesaggio-cucina devo menzionare gli aspetti positivi del “lavoro della pensione” che incide in maniera forte e che ha un potere decisionale sulle scelte anche dei viaggi. La pensione è una condizione nuova di vita. L’andare in pensione vuol dire riguardare il proprio impiego del tempo, anche se avere più tempo libero non significa inevitabilmente vivere meglio. Bisogna considerare il nuovo tempo disponibile come un’opportunità. Oltretutto, ogni cambiamento è problematico e sostituire una condizione nota, come nel mio caso quella lavorativa, con una ignota è tutt’altro che facile. Per certi versi la pensione può essere interpretata come la possibilità di prendersi cura di sé, meglio ancora lo definirei come mantenersi attivi e non mettere a riposo cuore e cervello. Uno strumento importante per questa manutenzione della vita attiva è il desiderio e va nutrito con cura. Non dover andare ogni giorno al lavoro significa avere del tempo libero a disposizione per poter organizzare e gestire la giornata, e nel caso dei miei scritti sono le vacanze, i viaggi. Avere il potere di scelta sul tempo, poter controllare il meteo, il poter partire da un giorno con l’altro, deciderne la durata anche in corso d’opera, risparmiare economicamente scegliendo periodi quando i prezzi sono meno cari, è indubbiamente una fortuna da coltivare. Aggiungerei a tutto ciò, per chiudere il discorso pensione, due altri elementi che sono sicuramente grandi piaceri della vita e che aiutano la nostra salute e il nostro benessere : la lettura e l’ascolto della musica. Nel mio caso anche la scrittura aiuta a mantenermi attivo oltre naturalmente al movimento che metto sul mio contachilometri vitale per le pedalate e le passeggiate abituali verso il centro di Milano in compagnia di Vito e Betty. Dopo aver certificato che il tempo meteo della settimana in questione (primi di marzo) sarà dalla nostra parte io, Betty e Vito (il Club Pensionati) siamo andati alla ricerca di costruire due piccoli viaggi “feriali” dal lago al mare per fuggire dal quotidiano utilizzando il treno come mezzo di trasporto. Il treno ha dei vantaggi incredibili (rispetto dell’ambiente, efficienza in termini di tempo e comfort) e per questi primi viaggi dell’anno è stata la nostra scelta azzeccata. In effetti rispetto all’aereo che si pensa più veloce, il tempo totale di viaggio in treno può essere più breve se si tiene conto del trasferimento verso l’aeroporto, dei controlli di sicurezza e degli eventuali ritardi del volo oltre al fatto che offre più spazio per le gambe e più libertà di movimento che contribuiscono a rendere più piacevole l’esperienza di viaggio. Il primo viaggio è stata una vera e proprio “toccata e fuga” verso la città di Como. L’avevamo testata lo scorso anno a febbraio e alla prima occasione ci erano ripromessi di ripercorrerla. E’ stato un concentrato di piacevoli emozioni racchiuse in meno di dieci ore vissute. Tempo meteo meraviglioso, un’occhiata all’app di Trenord per verificare gli orari dei treni in partenza dalla vicina Stazione di Greco Pirelli e i “giochi sono fatti” traducendo l’espressione francese. La discesa a piedi dalla Stazione di Como (S.Giovanni) è stata una rilettura dell’itinerario del centro storico. La nostra passeggiata è poi proseguita verso la sponda orientale di Como spingendoci fino alla enorme fontana collocata di fronte a Villa Geno. Ma come sempre, e per fortuna per il nostro appetito, arriva l’ora di pranzo e la trascorreremo all’aperto al tavolo del Ristorante La Darsena affacciato sul lago. La scelta del piatto era tassativa, categorica, inderogabile e tutti i sinonimi del caso : il risotto con i filetti di pesce persico. Tradizione rispettata con la mantecata perfetta del risotto e la leggera croccantezza dei filetti di pesce persico impanati e fritti nel burro. Il piatto lo abbiamo accompagnato con un calice di prosecco. Il dopo pranzo è stata una lunga passeggiata sulla riva occidentale di Como in direzione Cernobbio. Oltre un’ora per arrivare a piedi in questo incantevole borgo. Il riposo su una panchina, in attesa di prendere un traghetto che ci riportasse in città, è stato però interrotto dalle riprese di una serie TV ambientata negli anni ’30. Come se non bastasse ci hanno fatto saltare l’utilizzo del traghetto e la possibilità di vedere il lago sotto la prospettiva più piacevole. Il ritorno a Como lo abbiamo poi effettuato in autobus. Vedremo di nuovo il centro storico transitando davanti al Duomo e faremo una pausa “carnevalesca” con un dolce tortello e un caffè. L’ultima occhiata all’app di Trenord ci permetterà di prendere con calma il treno per la via del ritorno a casa. Gita più che piacevole dove l’incanto della location si è perfettamente amalgamato a quello del piatto tradizionale consumato in bella vista. Un giorno di pausa e si riparte. Mentre eravamo sul treno di ritorno da Como avevamo prenotato in contemporanea i treni e la casa, per soggiornarci una notte, per la destinazione di Genova. Anche per questo secondo viaggio il tempo meteo è stato felicemente dalla nostra parte. Due ore e arriviamo alla Stazione di Piazza Principe. Visto la bellezza del tempo (meteo) non abbiamo perso tempo (orario). Il taxi all’uscita ci porterà in meno di venti minuti al colorato Borgo Marinaro di Boccadasse. E’ un luogo incantato del Comune di Genova ed è una tappa imprescindibile tra le cose da vedere nel levante genovese. La sua particolare conformazione, con le sue case colorate arroccate sul mare e la piccola spiaggia, è una cartolina meravigliosa. Non ci siamo fatti perdere l’occasione del rito della “striscia” di focaccia accompagnandola a una tazzina di caffè al tavolo all’aperto del Ristorante Dindi. Il tempo si ferma. Il sole ci scalda. Via i maglioni e rimaniamo in maglietta. Non ci alzeremo da quel tavolo fino all’ora di pranzo. Betty e Vito metteranno i piedi in acqua in una piccola pausa. La spiaggia sarà invasa gradualmente dai turisti e dai genovesi. E’ un angolo di terra che non stanca viverlo. Col passare dei minuti le persone lo popolano, parlano, ascoltano, giocano, osservano, si rilassano e … mangiano e bevono. Ora sarà il rumore delle posate a far da contraltare a quello cadenzato delle onde del mare. Ci spostiamo di tavolo e ordiniamo una serie di piatti fritti da condividere : acciughe, merluzzo e totani impanati. Un boccale di birra fresca sarà l’ideale accompagnamento visto il tempo meteo. Il ritorno in “città” lo effettueremo in autobus. Dal momento della discesa dai gradini del bus abbiamo cominciato la nostra lunga camminata per la città. La nostra base è una bellissima casa in pieno centro dove ci aspettano le due stanze per la notte. La raggiungeremo transitando per tutta la via XX settembre e per la grande piazza dove si affacciano il Palazzo Ducale e il Teatro dell’Opera Carlo Felice. Depositati gli inesistenti zainetti, in pratica li abbiamo solo svuotati dei farmaci al seguito, abbiamo dato inizio al nostro personale tour di Genova. Abbiamo percorso l’adiacente Via Garibaldi, dove si affacciano palazzi nobiliari (rolli) e musei per poi raggiungere "Via del Campo”. A metà di Via del Campo, c’è una piazza che porta lo stesso nome. A Genova, il Vico, la Via e la Piazza, vicine tra loro, si chiamano alla stessa maniera. In questa piazzetta, oltre alla famosa targa dedicata a Fabrizio De Andrè con una frase storica di una sua canzone “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior … “, c’è il negozio fondazione “Via del Campo 29 rosso", una sorta di museo. Qui s’incontra simbolicamente Fabrizio De André e forse si sente la sua presenza più che altrove. Siamo nel cuore della parte vecchia di Genova quella dei “carruggi” o “caruggi”, gli stretti vicoli e porticati. De André è Genova. La voce profonda di Fabrizio De André è la voce di Genova. Qui vive nel ricordo, nella memoria dei liguri che lo portano nel cuore. Quando vi troverete nella multietnica Via del Campo respirerete quel microcosmo di mondi diversi. Qui il sacro e il profano si sovrappongono e la piccola Piazzetta intitolata a Don Gallo, il prete di strada con gli ideali comunisti, è l’esatta rappresentazione. Scendiamo verso la via di Sottoripa, la strada pedonale porticata, per poi dirigerci verso la Cattedrale di S.Lorenzo con la facciata a fasce bianco e nere in stile gotico. Visiteremo l’interno e poi all’uscita ci inoltreremo per i carruggi dove proveremo un’altra striscia di focaccia. Testare le focacce a Genova è un gioco meraviglioso. Sta arrivando l’ora del tramonto. I nostri piedi iniziano a gridare vendetta. Dove farli riposare ? Sulle banchine del Porto Antico di Genova con il panorama della Grande Lanterna a fare da sfondo. Il colore del calar del sole rende la fotografia quasi fosse un quadro di Monet. A me ha ricordato il tanto famigerato San Giorgio Maggiore al tramonto e la somiglianza era davvero incredibile. Dopo aver scattato le istantanee di rito e dopo aver fatto riposare i nostri veicoli di trasporto personali andremo alla ricerca del primo piatto tradizionale di Genova : le trofie al pesto. Lo troveremo in una deliziosa rappresentazione all'Antica Trattoria Maria Del Porto. Perfetta cottura della pasta e pesto di ottima fattura. La nostra giornata non è ancora terminata. Ci penserà un concerto dell'Orchestra Paganini a Palazzo della Meridiana, (salita San Francesco) con musiche di Mozart, Paganini, Mendelssohn ed Ernst Bloch a concluderla in maniera meravigliosa. Quante emozioni in un solo giorno. E il giorno a seguire sarà una replica bellissima per le location. Treno da Brignole e fermata alla Stazione di Santa Margherita Ligure-Portofino. Con noi l’immancabile piccolissimo zainetto, il sole caldo e il cielo terso. Da Santa Margherita prenderemo il 782 l’autobus che porta fino a Portofino (mentre scrivo noto il calembour di scrittura). Noi scenderemo a Paraggi, la splendida baia col il suo mare color smeraldo e l’incantevole spiaggetta. Una piccola sosta relax prima di inoltrarci sulla pedonale Paraggi-Portofino (la passeggiata dei baci) che costeggia la strada sottostante immersa nel verde con continui saliscendi ricchi di scorci panoramici. In una quarantina di minuti si raggiunge il famoso borgo di Portofino col termine del percorso di fronte alla chiesa di San Martino. Eccoci a Portofino. dove la baia è popolata da lussuosi yacht. Decidiamo di inoltrarci dall’iconica piazzetta sulla parte sinistra, la Calata Marconi. Sulla piazzetta avverrà l’incontro inaspettato con Memo Remigi, il cantante compositore e personaggio televisivo, con tanto di fotografia a testimonianza insieme al suo cagnolino Lucio. Citando la sua più famosa canzone “Innamorati a Milano” Vito ha poi cercato di modificarne il testo pensando a Portofino. Dopo aver curiosato nelle righe dei menù e soprattutto in quelle dei prezzi dei ristoranti affacciati sulla baia abbiamo ripreso l’autobus per il ritorno a Santa Margherita Ligure. Prima di pranzare ci siamo tolti lo sfizio di testare anche una focaccia nel Panificio Pinamonti con una “slerpa” divisa in “strisce”, I termini si riferiscono alla grandezza di questa leggenda gastronomica “a fügassa”. Per assaggiare la focaccia genovese ogni momento è quello giusto : a colazione, a pranzo al posto del pane, come spuntino di mezza mattinata e pomeridiano o durante l’aperitivo. Il pranzo che suggellerà questo viaggio lo consumeremo alla Trattoria da Pezzi di Santa Margherita Ligure. Lasagna al pesto con patate e fagiolini, salame al cioccolato e un’ottima caraffa di rosso ricavata da una miscela di vitigni tra i quali il Pollera Nera. Saranno ancora due le “fatiche” che ci riserverà questo viaggio scelto dal taccuino del Club Pensionati : la pausa relax sulla spiaggia di Santa Margherita Ligure prima di riprendere il treno per Brignole e l’ennesima (alla fine ne conteremo sette) sosta a base di focaccia presa al Panificio Mario di Genova adiacente la stazione. Tutto è filato alla perfezione dal tempo meteo alle locations, dalle spese contenute alle attrazioni tra le quali molte gratuite, dalla puntualità dei treni alla gentilezza e affabilità, davvero invidiabile, da parte delle persone incontrate. Questi angoli di terra caratterizzati dalle casette colorate, una accanto l’altra, che si rifrangono nelle acque delle baie sono incantevoli. C’era già stato in altre occasioni, ma ogni volta questi posti li senti nuovi. Così sarà per gli altri borghi tipici del Tigullio e delle Cinque Terre che metteremo nella nostra lista dei viaggi futuri in questa parte così affascinante della Liguria. Questi contrasti tra raffinatezza e autenticità credo siano il vero punto di forza di questi luoghi, che regalano loro quella attrattiva e seduzione irresistibile. I due viaggi di questo racconto sono stati anche inevitabilmente l’elogio al "lavoro della pensione”, al treno come alternativa di mezzo di trasporto e ai primi piatti della cultura gastronomica italiana oltre naturalmente alle bellezze dei luoghi.
Post's song : "Crêuza de mä" performed by Fabrizio De André
03/25